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Nuova inchiesta su Rollandin: la Procura gli contesta l'abuso d'ufficio per tre lettere di "patronage" che garantivano un "fido" di 19 milioni al Casinò

redazione 12vda.it
Augusto Rollandin in Consiglio Valle

Nasce da lontano la nuova inchiesta sui finanziamenti della "Casino de la Vallée SpA" che interessa, ancora una volta, Augusto Rollandin, ex presidente della Regione, attuale vice presidente del Consiglio Valle, indagato dal pubblico ministero Luca Ceccanti per abuso d'ufficio continuato, in merito a tre lettere di "garanzia" verso altrettanti istituti bancari in modo da consentire il mantenimento di 19 milioni di euro di "fido" per la Casa da gioco.

Le tre lettere erano state chieste ma mai inoltrate in Procura. I fatti risalgono al 2014, e le tre lettere, considerate dagli inquirenti "garanzie patrimoniali atipiche", che hanno "intenzionalmente cagionato un ingiusto vantaggio patrimoniale", riguardano quattro milioni di euro di crediti concessi al Casinò dalla "Banca di Credito cooperativo valdostana", cinque milioni dalla "Banca Passadore" e dieci milioni dalla "Banca popolare di Sondrio", lettere che erano già state chieste dalla Procura durante le indagini per il procedimento di concordato preventivo della società, ma che non sono state mai inoltrate.
Ceccanti ha quindi perso la pazienza e, visto "l'atteggiamento non collaborativo degli organi regionali", ha firmato un decreto di perquisizione degli uffici della Presidenza della Regione: dalle ore otto di venerdì 15 marzo, per oltre sei ore, quindici agenti della Guardia di Finanza hanno controllato, anche con la "rimozione di eventuali ostacoli fissi che eventualmente si frapponessero al regolare svolgimento delle operazioni di perquisizione locale", la corrispondenza cartacea ed elettronica del presidente e del capo dell'ufficio di Gabinetto, trovando le tre comunicazioni ufficiali che non erano state autorizzate dalla Giunta regionale né dal Consiglio Valle e che, secondo gli inquirenti, avrebbero necessitato di una legge regionale specifica.



«Non eravamo a conoscenza di queste lettere». «Ho ricevuto la visita della Fiamme Gialle questa mattina presto - ha raccontato il presidente della Regione, Antonio Fosson, senza nascondere un evidente imbarazzo - che sono salite prima al secondo piano per acquisire una documentazione di anni passati inerente al Casinò, di lettere, eccetera. Noi, come sempre, abbiamo dato la più ampia disponibilità ad una collaborazione e c'è una collaborazione con la Guardia di Finanza che sta facendo le sue verifiche. Non sono delle lettere che hanno avuto un passaggio in Giunta, noi non ne eravamo a conoscenza (lui e Renzo Testolin, facevano parte dell'Esecutivo regionale, come assessori, rispettivamente, alla sanità ed all'agricoltura, n.d.r.). Io ho lasciato i miei uffici e sono venuto in Giunta, loro hanno raccolto diversa documentazione, insieme ai nostri tecnici che hanno collaborato, e non sono atti governativi di Giunta o di Consiglio».



«Invece, nell'ottobre 2014 l'Esecutivo lo sapeva». Secondo Elso Gerandin, consigliere regionale di Mouv', la Giunta regionale era e conoscenza delle tre lettere: «sono stupito dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente Fosson e dall'assessore Testolin in merito alle lettere inviate dall'allora presidente Rollandin alle banche a garanzia dei finanziamenti alla "Casino de la Vallèe SpA" ed oggetto di inchiesta della Magistratura di Aosta - ha ricordato - dato che gli atti ufficiali del Consiglio Valle raccontano una storia diversa. L'assessore alle finanze Ego Perron nell'ottobre 2014 dichiarò in Consiglio, in risposta ad una mia interpellanza in cui mettevo in dubbio la base giuridica delle lettere di "patronage", partite nella primavera dello stesso anno, che questo fossero invece assolutamente legittime, frutto delle competenze del presidente. Perron aggiunse poi che pur non facendo parte della Giunta nel periodo in cui le lettere partirono, di poter dire la verità, sostenendo inoltre che tutto l'Esecutivo precedente era assolutamente a conoscenza dell'atto in questione e che le lettere di "patronage" non erano un impegno reale per l'Amministrazione regionale, mentre oggi le banche chiedono di riscuotere quelle garanzie. I dubbi sulla legittimità e la conoscenza dei fatti era patrimonio di tutto il Consiglio regionale a partire dall’ottobre 2014, compresi a maggior ragione l'attuale presidente Fosson ed l'assessore Testolin, che oggi dicono il contrario e cioè di non saperne nulla. In questa ennesima triste vicenda legata alla Casa da gioco,qualcuno mente sapendo di mentire».
«E' molto preoccupante l’atteggiamento degli uffici nei confronti della magistratura che dovrebbe essere sempre trasparente ma così pare non sia stato - ha commentato Luciano Mossa, consigliere regionale del "Movimento Cinque Stelle" - e siamo indignati per le tempeste giudiziarie che continuano a coinvolgere gli esponenti della più alta istituzione della Valle d'Aosta. La nostra Regione si merita ben altro, si torni al voto dopo l'entrata in vigore della nuova legge elettorale per ridare la parola ai valdostani».

«Linee di credito garantite a firma del presidente». «In una data ben precisa, più o meno in concomitanza con quella che sarebbe dovuta essere la scadenza della presentazione del bilancio 2013 - aveva evidenziato Gerandin il 9 ottobre 2014, in Consiglio Valle - vale a dire il 31 marzo 2014, che è stata poi posticipata al 30 giugno 2014, sono partite una serie di comunicazioni a firma del presidente ad istituti di credito: una in data 5 marzo 2014, l'altra in data 29 aprile 2014, un'ulteriore in data 9 maggio 2014, in cui nella prima parte si conferma quella che è la partecipazione azionaria della Regione all'interno della "Casino de la Vallée SpA, nella seconda parte si fa riferimento ad aperture di linee di credito che la "Casino SpA" ha chiesto e che vengono in parte avallate o comunque diciamo meglio, qualcuno ha usato il termine "patronage", vengono in parte, diciamo, garantite a firma del presidente. I nostri dubbi sono in merito al fatto che l'azione amministrativa di un presidente, in questo caso anche con le funzioni prefettizie, deve essere fatta con tutta la trasparenza possibile e soprattutto deve essere esercitata per le competenze che debbono essere esercitate dal presidente in questo caso».

«Chi garantisce queste garanzie sostitutive?». «Noi abbiamo visto queste comunicazioni - aveva continuato Elso Gerandin - peraltro per un importo globale di 19 milioni, per cui non qualche centinaia di migliaia di euro, che non fanno riferimento a nessun atto né dell'Esecutivo, ancor meno del Consiglio, perché comunque, al di là di tutto, per quello che riguarda soprattutto la parte relativa alla competenza, "per le partecipazioni superiori al cinquanta per cento, è competente il Consiglio regionale". Mi direte senz'altro che qua non ci riferiamo chiaramente ad una sottoscrizione azionaria, però fa specie leggere che queste garanzie vengono date con due clausole, che a noi paiono quanto meno preoccupanti: la prima è che, "nell'ipotesi di perdita del controllo, ci impegniamo sin d'ora a procurarvi adeguate garanzie sostitutive". Ora, noi vorremmo capire quali sono queste garanzie sostitutive, chi le garantisce queste garanzie sostitutive, a nome di chi vengono garantite, chi può permettersi di parlare a nome dell'Amministrazione regionale, di prendere impegni a nome dell'Amministrazione regionale a garanzia di queste banche».

«Un ruolo del Consiglio è stato limitato ad un'azione personale». «C'è un altro passaggio che ci preoccupa non poco - aveva poi insistito Gerandin - perché, quando io ho parlato del rispetto dei ruoli del Consiglio, il secondo mi pare veramente, ai fini del rispetto, ancora più preoccupante, perché si dice: "si dichiara di impegnarci altresì nei vostri confronti, qualora dovessero verificarsi eventuali future diminuzioni della nostra partecipazione diretta nel capitale della società "Casino de la Vallée", a darvi di ciò comunicazione scritta con trenta giorni di preavviso". Ora, delle competenze che spettano specificamente al Consiglio, perché, oltre alle acquisizioni dirette, anche le cessioni, viene detto che gli organi competenti a disporre l'acquisizione delle partecipazioni sono autorizzate anche a deliberarne in tutto o in parte la cessione. A noi preoccupa che un ruolo che compete in questo caso al Consiglio venga di fatto limitato ad un'azione del tutto personale, perché le lettere non hanno nessun presupposto giuridico". Questa corrispondenza avviene in un momento in cui, come ci è stato ricordato e confermato nell'audizione che abbiamo avuto con il signor Luca Frigerio, nella quale ci viene detto che l'esposizione verso istituti di credito è completamente esaurita, supera i novanta milioni di euro».

«Operato del presidente legittimo per le sue competenze». «L'operato del presidente risulta assolutamente legittimo nell'ambito di quelle che sono le sue competenze - aveva risposto Ego Perron, che all'epoca, deteneva la delega alla Casa da Gioco - voglio evidenziare che nelle comunicazioni del presidente nessun passaggio si configura come una garanzia della Regione su linee di credito nei confronti della società "Casino de la Vallée". Dalla comunicazione in oggetto invece è piuttosto chiaro che la "Casino de la Vallée" è di interesse per la Regione. Io penso che questa sia una tesi, al di là delle diverse valutazioni che si possono avere, condivisa, con sensibilità forse diverse, ma da tutte le forze politiche per le ricadute che il Casinò ha, per l'occupazione che ancora produce, per l'indotto, per l'immagine stessa generale della Regione. Qualora la compagine sociale dovesse modificarsi, la Regione si impegna a comunicarlo per tempo agli istituti bancari, prevedendo, se la modifica della compagine sociale risultasse tale da renderle necessarie, idonee garanzie alternative. Ricordo e aggiungo che il presupposto giuridico all'emissione di una lettera di "patronage" risiede nel fatto che il presidente ha la competenza strategica sulle partecipate regionali e all'epoca delle lettere la delega specifica sul Casinò».
Perron aveva quindi ribadito, «a nostro modo di vedere, che gli impegni assunti dal presidente rientrano pienamente nell'ambito della legittimità del suo incarico e risultano opportuni anche sul piano delle strategie politiche che riguardano la Casa da gioco di Saint-Vincent. Le lettere di "patronage" non impegnano né l'Amministrazione regionale, né chi le ha sottoscritte e ciò non nell'errata convinzione che siano state emesse in assenza di un presupposto giuridico autorizzativo, ma piuttosto perché il testo formulato nelle stesse non rappresenta un impegno vincolante per l'Amministrazione e le banche interessate di questo hanno pienamente conoscenza».

«Pensavo ad un eccesso di zelo, ma qui non c'è nessuna validità giuridica». «Io sono allibito da quello che lei mi ha risposto - aveva poi ribattuto Elso Gerandin - sinceramente, preferivo che mi avesse detto che, non so, per un eccesso di zelo, il presidente ha visto il Casinò in difficoltà ed ha fatto queste lettere e poi magari le ha comunicate alla Giunta. Era molto meglio se me lo diceva, ma non trovare dei presupposti giuridici su un atto che non ha nessun presupposto giuridico, non ha nessuna validità giuridica! Lei ha ragione a dire che queste lettere non impegnano l'Amministrazione regionale, ha assolutamente ragione, sbaglia nella seconda parte quando dice che non impegnano chi le ha scritte, queste lettere impegnano eccome chi le ha scritte! Perché sono firmate, sono delle responsabilità di carattere personale e non andavano scritte!».

Rollandin, insieme a Perron ed al collega Mauro Baccega, attuale assessore regionale alla sanità, era stato assolto, lo scorso novembre, nel processo per truffa nei confronti della Regione e falso in bilancio per la concessione dei 140 milioni di euro di finanziamento pubblico: sulla sentenza il pubblico ministero Eugenia Menichetti ha presentato appello.
Nella giornata di lunedì 18 marzo, dopo alcuni funzionari dei tre istituti bancari, Elso Gerandin si è recato in Procura, dove è stato sentito come "persona informata sui fatti", e dove ha parlato con gli inquirenti per oltre un'ora e mezza dei contenuti delle tre lettere, che sono state secretate. Dopo di lui è salita al secondo piano del Palazzo di giustizia, sempre come "persona informata sui fatti", l'ex assessore regionale Ego Perron, mentre Augusto Rollandin, come avevano annunciato i suoi legali, non si è presentato.

ultimo aggiornamento: 
Lunedì 18 Marzo '19, h.16.50

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