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Oltre 131mila visitatori per la 1019esima "Foire de Saint-Ours". Soddisfazione degli artigiani, ma critiche da parte degli esercenti della "Fiera commerciale"

Elena Meynet
La vendita dei ciondoli ufficiali della 2019esima 'Foire'

C'è chi espone alla "Fiera di Sant'Orso" per svelare agli amici il lavoro e le sperimentazioni degli ultimi mesi, e chi spera di arrotondare vendendo qualche lavoretto artigianale. C'è chi vuol far vedere che, nelle "scuole", si impara a realizzare oggetti apprezzabili e chi cerca di imitare i grandi "maestri". Anche nella "Foire" numero 1019 c'è stato di tutto, compresi i musicisti andini che si sono spinti fino a ridosso dell'"Atelier des Métiers", per essere poi invitati a spostarsi dagli agenti della Polizia locale.
Alla fine, i pezzi più venduti sono stati quelli piccoli, di tradizione oppure no, forse per l'idea che "piccolo" significhi anche "meno costoso", ma c'è chi ha fatto buoni affari anche con oggetti d'arredo in ferro battuto.

«La Fiera come occasione di incontro e scambio». La "Foire" deve essere così: un momento di grande festa, in cui poter vedere una panoramica delle tendenze nell'artigianato, perché le mode ci sono e cambiano negli anni: «si viene alla Fiera per fare festa - ha raccontato a 12vda Giangiuseppe Barmasse, che crea sempre attesa attorno alla creazione dell'anno - non penso certo di vendere le sculture che rappresentano il ragazzino, a grandezza naturale, o il pastorello. Sono due giorni di incontri e di scambi, il resto è lavoro per tutto l'anno».
«Sono un po' dispiaciuto - ha rincarato Giovanni Verducci, autore di uno dei primi testi sull'intaglio, che per molto tempo ha insegnato nelle scuole - quest'anno la gente passa e sembra che non veda nulla, quando invece noi artigiani siamo qui per raccontare le nostre opere, spiegare come sono nate, a chi non conosce quest'arte».
«Mi stupisce che qualcuno cerchi di imitarmi - aggiunge Pino Bettoni, sceso da Chemp, il villaggio in quel di Perloz dove si è stabilito per farlo tornare a vita - mi mette un po' in imbarazzo, soprattutto quando sento ipotesi su come posso aver realizzato le mie opere. Invece, semplicemente, mi guardo attorno e provo finché non riesco a riprodurre come dal vero: per esempio questa spilla da balia in legno e funzionante è stata realizzata con molta pazienza da un unico pezzo, si vede dalle venature del legno, e non, come mi ha chiesto qualcuno, scaldando e piegando il legno».



Successo per lo "Street food" valdostano e la "Veillà di Petchou". Pronti a festeggiare erano anche i produttori riuniti nel padiglione enogastronomico, che hanno tentato con le loro prelibatezze i visitatori, ben contenti di assaggiare e acquistare. E' tornata la grappa "Saint-Roch" in edizione limitata, che ha raccolto fondi per la "Fondazione comunitaria", "Bertolin" ha portato il suo salame che al posto della parte grassa ha la "Fontina", mentre dolci, marmellate, conserve, pani e formaggi hanno trovato palati disposti a lasciarsi educare ai sapori naturali. Il padiglione enogastronomico, così come l'atelier in piazza Chanoux, sono rimasti aperti fino a domenica 3 febbraio, mentre si è esaurito nei due giorni di fiera, il 30 e il 31 gennaio, l'esperimento dello "Street food" vicino al Teatro romano, dove dieci produttori sono tornati, ben volentieri, ad occupare gli chalet dove alcuni di loro avevano già avuto un ottimo riscontro durante il "Marché vert Noel".
Si contano con una mano i ricoveri per troppo alcool durante la veillà, mentre le stime sul totale dei passaggi hanno contato 131.096 visitatori, ma la gente si muove e quel che conta è la percezione che ce ne sia stata tanta, tra cui molte persone che hanno preso mezza giornata se non di più di ferie per visitare Aosta.
Tra i più felici ci sono i bambini, che nel pomeriggio di mercoledì 30 gennaio hanno preso parte alla "Veillà di Petchou" alla "Cittadella dei Giovani", dove hanno partecipato a diverse attività, tra le due pecore "Rosset" ribattezzate «i fidanzatini», la lavorazione della lana e lo spettacolo con Michel Mondello, in attesa del momento clou quando Sant'Orso, sempre Mondello, ha dato il via alla battaglia del fieno sulle note di "Danza pà desù lo fen" del "Groupe folklorique traditions valdôtaines", «Dansa pà desù lo fen, pappa rogne...», dopo i laboratori del "Museo dell'artigianato valdostano di tradizione" e della cooperativa "Les Tisserands" di Valgrisenche e con il gruppo etnografico "Travai d'in có" di Arnad.

Grossi problemi e malcontento per la "Fiera commerciale". Tra chi invece non è stato contento ci sono soprattutto gli espositori della "Foire de l'Ours de la Ville d'Aoste", la cosiddetta "Fiera commerciale", delusi dalla nuova posizione nelle due piazze dedicate al mercato cittadino: le aziende più grandi hanno occupato lo spazio e chiamato in modo preventivo i clienti, mentre le aziende dallo stand più contenuto hanno patito il fatto che fossero mescolati macchine grandi per l'agricoltura e strutture, più piccole, per l'edilizia e la casa.
Lo "schiaffo" maggiore è venuto dal fatto che, hanno fatto notare diversi espositori, l'ingresso a piazza Cavalieri di Vittorio Veneto fosse occupato da banchi di birra e torrone e dal fatto che gli espositori valdostani fossero mescolati a quelli non locali, con il rischio di indurre in confusione l'acquirente che, oltre a non orientarsi, «poi non trovano l'azienda locale che lo possa seguire anche nell'assistenza», hanno lamentato in molti.
La richiesta in generale è quindi di un miglioramento, di una maggior organizzazione, perché la "Foire" è sempre più grande, tutti vogliono partecipare e farsi vedere, ma la sensazione finale è di confusione, tanto che alcuni artigiani storici si affidano ormai ai "social" per annunciare la propria assenza da una manifestazione che ormai pare allargarsi troppo oltre i confini dell'artigianato di tradizione, che dovrebbe invece esserne l'anima.

«Allo studio sinergie e sviluppi per dare occasioni di crescita e di lavoro». «La Fiera ha saputo, senza mai perdere il suo tratto distintivo, evolversi e caratterizzarsi per la qualità crescente delle opere proposte che sono e restano il punto di forza - ha analizzato Renzo Testolin, assessore regionale alle finanze, attività produttive ed artigianato, che ha organizzato la "Foire", stanziando 300mila euro - al quale si aggiunge il forte e profondo sentimento di identificazione nell'evento che ogni valdostano prova ritrovandosi a suo modo protagonista della millenaria. La "Foire", proseguendo nel suo percorso ricco di storia, rappresenta un appuntamento di straordinaria importanza per tutta la comunità valdostana e costituisce un momento unico per la valorizzazione dell'artigianato di tradizione. Ma la Fiera guarda al futuro. Durante l'evento si sono riunite ad Aosta le maggiori associazioni regionali che lavorano a vario titolo per la valorizzazione dell'artigianato d'arte e di tradizione: iniziativa che ha consentito di programmare un percorso comune nell'ambito della "Carta internazionale dell'artigianato artistico della tradizione" ed ipotizzare sinergie e sviluppi che portino a valorizzare quest'enorme potenzialità che anche in Valle d'Aosta potrà garantire, nel rispetto delle proprie peculiarità, occasioni di crescita e di lavoro per le future generazioni. Gli artigiani si sono detti entusiasti della competenza e dell'interesse manifestato dai visitatori dell'edizione 2019. Una dimostrazione di come la Fiera abbia saputo coinvolgere anche i veri intenditori e appassionati dell'artigianato tipico di tradizione».
«Un caloroso ringraziamento va rivolto a tutti coloro, Forze dell'ordine, volontari, gruppi, Enti ed associazioni - ha concluso Testolin - che hanno contribuito alla buona riuscita della 1019esima edizione della Fiera».

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 1 Febbraio '19, h.10.10

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