Ad Aosta, col traffico sempre più congestionato e pericoloso a causa dei troppi cantieri aperti, torna "In città senza la mia auto", con nuovi disagi per gli automobilisti

Angelo Musumarra
Automobili e scolari in piazza San Francesco ad Aosta

Con l'inizio dell'anno scolastico la viabilità di Aosta è diventata ulteriormente insopportabile: già durante la stagione estiva i diversi cantieri aperti, che hanno paralizzato per mesi soprattutto corso Saint-Martin-de-Corléans ed il successivo "ripristino" dell'asfalto, hanno provocato numerosi disagi agli automobilisti, sia residenti che turisti, obbligati a dei "giri immensi" (cit.) per giungere a destinazione, con un sovraccarico di traffico in via Roma e via Parigi che ha causato, negli orari di punta, code lunghissime che arrivavano fino alle periferie del capoluogo regionale.
I lavori della posa delle tubazioni del teleriscaldamento, dei quali l'Amministrazione comunale, in crisi finanziaria, approfitta per effettuare interventi sull'acquedotto, non si sono conclusi nei tempi previsti (che in ogni caso non vengono comunque segnati nei cartelli di indicazione, dove c'è sempre e solo scritto "fino a fine lavori"), sia per l'ovvio ritrovamento di reperti archeologici, ma anche per numerosi imprevisti dovuti principalmente alla scadente infrastruttura su cui poggiano le strade aostane.

Non è stata felice neanche la scelta dei tempi, nonostante sia operativo un "tavolo di coordinamento", dato che sono in corso i lavori nella zona tra viale della Pace, via Federico Chabod, corso XXVI febbraio e corso Padre Lorenzo, punto di snodo di ben cinque Istituti scolastici (tra cui il nuovo "Istituto tecnico professionale Corrado Gex", che è tuttora un cantiere aperto), benché si sapesse da mesi che lunedì 12 settembre sarebbero iniziate la lezioni.

Dalla sua pagina "Facebook" il sindaco Fulvio Centoz (che parcheggia la sua auto, così come tutti i componenti della Giunta comunale, nei box riservati in piazza Narbonne) si è scusato pubblicamente del disagio ed ha suggerito «viste anche le splendide e calde giornate di settembre», di «andare in centro a piedi e assaporare la nostra splendida città» (anche se lui abita a Charvensod).
A fargli eco Delio Donzel, assessore comunale all'ambiente, che in una nota ha chiesto «ai genitori degli alunni residenti in Aosta» ed a «coloro che arrivano da fuori città» di «non congestionare con le auto le vie che insistono sugli istituti scolastici», di «utilizzare il meno possibile l'auto e di non far scendere, tranne casi di emergenza, gli studenti nell'immediata vicinanza delle Istituzioni scolastiche».

Inutile evidenziare come le richieste siano state disattese, e dal 12 settembre, davanti alle cinque scuole si assiste ad un continuo e pericoloso percorso ad ostacoli, con scolari, studenti e genitori costretti a camminare tra auto e mezzi di cantiere in movimento, con i conseguenti rischi per la loro incolumità. A spiegare il perché gli appelli di Centoz e Donzel siano tristemente andati a vuoto ci hanno pensato i consiglieri comunali Etienne Andrione, Nicoletta Spelgatti, Andrea Manfrin e Carola Carpinello: «la maggior parte dei genitori accompagna i figli in auto - scrivono in una mozione "bipartisan" presentata all'Assemblea cittadina - per questioni di rapidità, trattandosi spesso di lavoratori che devono poi timbrare il cartellino, non perché timorosi per la vita loro o della loro prole e ancor meno perché insensibili allo struggente e malinconico fascino di un caldo autunno nella nostra città».

Inoltre i quattro consiglieri hanno rimarcato che il disagio provocato dai lavori del teleriscaldamento è stato provocato perché si è verificata «l'opposizione del vescovo all'attraversamento permanente delle sue proprietà per raggiungere il Palazzo comunale e la scuola "San Francesco"», situazione che «appare se possibile ancor meno spiegabile, stante l'abbondante tempo a disposizione per sondare le intenzioni della Curia e trarne le dovute conclusioni» e quindi chiedono al sindaco ed al suo assessore di «utilizzare, nelle comunicazioni col pubblico, a maggior ragione quando in fallo rispetto a promesse ed impegni non mantenuti, un linguaggio più consono alla carica ricoperta ed alla doverosa vergogna per i risultati mancati».

Reali ed efficienti alternative all'uso dell'auto privata, ad Aosta e più in generale in tutta la Valle, non ce ne sono: l'offerta del trasporto pubblico è sempre più limitata ed inaffidabile e subisce i disagi e le code provocate dai cantieri, mentre l'utilizzo della bicicletta nel rispetto del codice della strada (quindi senza transitare, ad esempio, sui marciapiedi, riservati ai pedoni, o evitando di andare contromano) è impossibile, vista l'assenza di piste ciclabili, oltre alla presenza di numerosi "sobbalzi" sulle strade aostane che potrebbero provocare gravi incidenti. Resta solo la scelta di andare a piedi, passando però per strade che sono congestionate da auto in coda con i motori accesi e quindi respirando aria potenzialmente cancerogena, oltre al rischio di essere colpiti da sassi o pezzi di asfalto che si staccano dal fondo stradale.

Eppure, così come nel resto d'Italia, anche gli automobilisti aostani contribuiscono a rimpolpare le tasche delle Amministrazioni pubbliche, pagando le tasse sull'auto (come l'assurdo "bollo", la tassa di possesso che va direttamente alla Regione, o l'"Imposta provinciale di trascrizione - Ipt", quando si acquista un veicolo, oltre alle accise sui carburanti e le immancabili multe per divieto di sosta, quest'ultime incassate dai relativi Comuni), e si ritrovano in una viabilità aostana caotica e pericolosa, dopo aver percorso la strada statale 26, anch'essa vicina al collasso, a causa del numeroso traffico che deve sopportare a causa dei prezzi proibitivi dell'autostrada valdostana.

Quello che non manca, ad Aosta, sono i parcheggi a pagamento: il Comune e l'Aps, l'azienda partecipata che gestisce, tra l'altro, le "zone blu" del capoluogo regionale, sono riusciti, aumentando gli stalli, il costo della sosta ed il tempo minimo di permanenza, ad offrire una disponibilità pressoché totale: ora anche al martedì ed al sabato, giorni in cui era molto difficoltoso trovare un parcheggio, ci sono spazi di sosta liberi, che restano tali fino alle ore 18, quando termina l'orario di pagamento, che ad Aosta si può solo effettuare con monetine, vista l'obsolescenza dei parcometri, che non sono in grado di ricevere carte di credito (nonostante le severe disposizioni europee) o di essere compatibile con le varie "app" che permettono di pagare con lo smartphone. Sottoutilizzati sono anche il parcheggo dell'ospedale "Parini", per il quale, chi arriva da Sarre è costretto a percorrere quasi due chilometri in più per entrare nella struttura, così come quello della "Consolata", utile solo ai pullman turistici che preferiscono evitare il caos cittadino. Nonostante questo, a fianco dello stabilimento "Cogne", è in corso la costruzione di un terzo parcheggio pluripiano, a pochi metri da quelli liberi della funivia per Pila o dell'area industriale "Espace Aosta".

In una tale situazione suona un po' paradossale l'ostinazione dell'Amministrazione comunale nell'organizzazione dell'inutile giornata "In città senza la mia auto", prevista per domenica 25 settembre, che vuole sensibilizzare, in un giorno festivo, quando il servizio è ancora più limitato, "l'uso dei mezzi pubblici" e prevede la chiusura al traffico automobilistico delle "vie della città", in modo tale che, come si legge in una nota diffusa dal Comune, "i pedoni ed i ciclisti potranno riappropriarsi delle strade cittadine", o almeno di quello che ne resta.
Insomma, se la domenica era tendenzialmente un giorno di "relax" per gli automobilisti, vista la chiusura di scuole ed uffici, ad Aosta, invece, il disagio aumenta e si estenderà dalle ore 6 alle 20, con la chiusura al traffico di piazza Arco d'Augusto, dell'area di parcheggio davanti le scuole "Ponte di Pietra", di viale Federico Chabod tra il ponte e piazza Arco d'Augusto e di viale Garibaldi, mentre dalle ore 9 alle 18, il divieto si applicherà fondamentalmente nella zona del perimetro delle mura romane, con l'assurda istituzione del divieto di sosta con rimozione forzata (quindi obbligando l'incauto automobilista ad una spesa minima di 145 euro per rientrare in possesso del mezzo) in piazza della Cattedrale, piazza San Francesco, via Hotel des Etats, piazza Plouves ed in piazza Chanoux, anche per i veicoli in possesso delle autorizzazioni di sosta nelle "ztl", che pagano al Comune, ogni anno, fino a 120 euro per ogni permesso, il quale viene quindi unilateralmente revocato per la giornata in questione, senza che venga previsto un rimborso od un'estensione al vessatissimo utente.

Ciliegina sulla torta, non sarà possibile utilizzare neppure il parcheggio a fianco di piazza Arco d'Augusto, in via Ancien Abattoir, dato che verrà chiuso dalle ore 8 di domenica fino alle una di lunedì 26 settembre, contribuendo così ulteriormente al disagio cittadino. L'Amministrazione comunale, evidentemente, non si rende conto dei problemi che crea ai propri cittadini tanto che, "per contribuire al successo della Giornata europea "In città senza la mia auto" - si legge nell'ordinanza che, di fatto, blocca la viabilità cittadina, ma solo per coloro i quali non sono interessati dalle manifestazioni collaterali della "Giornata", che invece possono utilizzare senza problemi i loro veicoli privati - invita i residenti e coloro i quali siano anche temporaneamente domiciliari nelle zone indicati ed in quelle ricomprese all'interno della delimitazione perimetrale delle vie interessate, a non occupare parcheggi ed a limitare, per quanto possibile, gli spostamenti mediante l'utilizzo dei loro mezzi privati".

Se si volesse veramente promuovere un'educazione ambientale adeguata al momento basterebbe far rispettare le ordinanze, prima fra tutte quella che vieta l'accesso ad Aosta ai mezzi "euro zero", così come controllare e multare, come da disposizione del codice della strada, le emissioni di numerosi veicoli palesemente inquinanti oltre promuovere con efficacia la mobilità elettrica, viste anche le caratteristiche della Valle d'Aosta. Dopotutto basterebbe solo copiare la "Tesla", l'azienda statunitense che di tasca sua, ha realizzato nel maggio 2015, a Pollein, il "supercharger" più grande d'Italia, per permettere la ricarica gratuita ai propri clienti.

Oltre un anno dopo nulla si è mosso, solo l'Assessorato regionale alle attività produttive ed energia si è dotato, grazie ad un contributo nazionale, di una "Nissan Leaf" elettrica con l'assessore Raimondo Donzel che, nell'occasione, ha annunciato che «è in corso di affidamento l'appalto per l'installazione delle colonnine di ricarica elettrica, che garantiranno la copertura su tutto il territorio regionale» ipotizzandone l'apertura per il prossimo ottobre.
A Milano, non senza difficoltà, dal 2015 ne sono operative un'ottantina, ma nel capoluogo lombardo i parcheggi non costano uno sproposito ed il trasporto pubblico è efficiente.

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