Clamoroso equivoco su "Facebook" del consigliere comunale Andrea Manfrin: un post su una presunta «risorsa boldriniana» diventa virale

Angelo Musumarra
La foto pubblicata da Andrea Manfrin sulla sua pagina 'Facebook'

Chissà se basterà la foto con «il fratello leghista Joseph», pubblicata su "Facebook" nella serata di giovedì 11 maggio per far passare in secondo piano il clamoroso equivoco che ha visto protagonista, sempre sul social network, il consigliere comunale aostano della Lega Nord Andrea Manfrin, che nella mattinata del giorno precedente ha pubblicato, sulla sua pagina ufficiale, la foto di un ragazzo di colore mentre transita, ad Aosta, in via 1° maggio, sul marciapiede, a bordo di uno scooter elettrico autobilanciato: «Sapete quanto costa un hoverboard? - si è chiesto Manfrin - Quello che questa risorsa boldriniana usa per andare a spasso vicino alla Cogne (o per scappare dalla guerra)? Anche usato viene fra i 200 ed i 500 euro. Quanti cittadini valdostani se lo possono permettere?».

L'equivoco di Manfrin è diventato virale. Il post ha provocato, in un giorno, solo sulla pagina del consigliere comunale, oltre 1.100 reazioni, sia a favore che contro, raccogliendo più di trecento condivisioni, oltre ad alcune evidenti minacce come «ti stanno cercando in molti, spera di non finire tra le mie mani perché quella tua faccina te la apro come un cocomero», o anche «sei un ritardato, datti fuoco, sei un peso per la società», o ancora «brutta copia di Salvini».
Non sono mancate anche le risposte goliardiche che ironizzano sull'ormai scontata similitudine "nero = migrante = clandestino", con foto dell'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama nella sua recente visita a Milano o del calciatore italiano Mario Balotelli alla guida della sua "Ferrari" o ancora dell'ex campione del mondo di "Formula 1" Lewis Hamilton.
Per Mattias Chabod, militante della Lega Nord, che ha realizzato la foto e l'ha inviata a Manfrin, l'uomo nella foto è un rifugiato perchè, come ha scritto su "Facebook" «dietro lui a piedi ce ne erano altri tre con cuffie e telefono in mano» aggiungendo che «si é fatto anche le strisce pedonali con tutta tranquillità su quel coso».

Un padre di famiglia, a spasso col giocattolo del figlio. «Ho letto quasi tutti i vostri commenti - ha quindi evidenziato Luca Girasole, consigliere comunale di "Epav" ad Aosta - alcuni assurdi, alcuni astrusi, alcuni corretti ma a mio avviso manca ancora qualcosa che da nessuna parte ho letto, e sinceramente la cosa mi preoccupa un pochino. Ok che qualcuno conosce il ragazzo della foto (e quindi è "giustificato"), ma possibile che nessuno abbia ipotizzato che possa essere italiano??? Vi dice niente Balotelli? Nel 2017 non si riesce ancora ad associare una persona di colore alla nazionalità italiana? Senza parole...» A rendere nota l'identità del ragazzo è stata la sorella della moglie dell'uomo: «comunque è mio cognato - ha scritto - è sposato legalmente ed un bellissimo bambino a cui non fa certo piacere leggere certi commenti».
L'uomo ritratto di spalle è infatti un cittadino aostano, di origine senegalese, sposato da otto anni con un'aostana, dipendente stagionale di una società che gestisce gli impianti di risalita, padre di un bambino di cinque anni, a cui era stato regalato il gioco elettronico, erroneamente indicato con il nome di "hoverboard".

I Carabinieri hanno chiesto di cancellare il post. Più che soffermarsi sull'etnia, Manfrin avrebbe dovuto far notare il fatto che ad Aosta è vietato, come nel resto d'Italia, per motivi di sicurezza, sulle strade e sugli spazi riservati ai pedoni, come i marciapiedi, l'uso dei cosiddetti "acceleratori d'andatura", tra cui anche i pattini a rotelle, i monopattini e gli skateboard, questi ultimi che affollano quotidianamente senza problemi, nonostante i diversi cartelli di divieto, soprattutto piazza Deffeyes, ormai irreparabilmente rovinata, nonostante le centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici utilizzati per la riqualificazione della zona.
La famiglia dell'interessato si è quindi rivolta ai Carabinieri per valutare una denuncia per diffamazione ed i Militari hanno poi contattato telefonicamente Manfrin intimandogli di cancellare il post in questione, azione inutile in quanto, presente in rete da oltre dieci ore, era già stato copiato e ripubblicato da numerosi avversari politici, tra cui anche il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz ed il consigliere regionale del Partito Democratico Jean-Pierre Guichardaz che lo ha apostrofato come «imbecille». L'attacco del PD nei confronti di Manfrin e proseguito sui "social", sopratutto da parte di chi si occupa (abusivamente, in quanto non iscritto all'Ordine dei giornalisti, come previsto dalla normativa) della comunicazione del gruppo consiliare, che ha associato l'incendio al campo rom avvenuto a Roma, che ha provocato la morte di tre sorelle, alla presunta xenofobia dell'esponente leghista (quando invece si tratta di una faida tra famiglie nomadi), scrivendo «grazie ai fomentatori di odio di professione come il signor Manfrin oggi piangiamo la morte di tre bambine» cancellando poi il post, e segnalando l'attività del consigliere comunale leghista alla trasmissione televisiva "Gazebo", senza ricevere però nessuna risposta. «Pregiudizio... disinformazione... e cattiveria gratuita... tutti elementi pessimi per qualsiasi cittadino - ha commentato Alexis Vallet, segretario di Alpe - molto molto peggio per chi si dice politico... un'occasione persa per un bel silenzio».

Sulla questione interviene anche l'Ordine dei giornalisti. La vicenda ha comunque avuto una vastissima eco nazionale, ed il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta, Tiziano Trevisan, ha annunciato che «in considerazione del fatto che Manfrin è iscritto all'Albo dei giornalisti, ritengo opportuno e necessario comunicare il fatto alla Commissione territoriale di disciplina dell'Ordine dei giornalisti che, per competenza, stabilirà se vi siano eventuali violazioni di carattere deontologico. Rimane inteso che quanto espresso nei contenuti del "post", seppur non di carattere giornalistico in senso stretto ma comunque scritto da un giornalista, è quantomeno discutibile e deprecabile, soprattutto per il fatto, verificato e confermato dalle persone interessate, che i commenti pubblicati in seguito al "post" siano stati rimossi».

«Il razzismo è negli occhi di chi guarda» risponde Manfrin. «Io e il fratello leghista Joseph ringraziamo tutti per i messaggi di solidarietà e sostegno, ma anche per le critiche e le minacce - ha quindi scritto Andrea Manfrin pubblicando la foto insieme a Joseph Nsibambi, aostano originario dell'Uganda - il razzismo è negli occhi di chi guarda, ed alle polemiche si risponde con i fatti!», foto che è stata condivisa su "Facebook" dalla moglie dell'uomo ritratto nella prima foto che ha commentato: «adesso basta fare una foto con uno qualsiasi per dissipare i dubbi sul suo conto?»
«Tutti quelli che mi hanno insultato o condiviso il post credendo di farlo non hanno capito che in ogni caso hanno portato il mio messaggio a centinaia di altre persone - ha poi spiegato Manfrin, sul suo profilo personale - che condividono quanto esprimo e che mi hanno scritto, privatamente e pubblicamente, per testimoniarmi il loro sostegno o la loro adesione alla Lega». Rispondendo a chi lo attaccava ha quindi chiesto «esattamente in cosa avrei sbagliato? Ho forse votato qualcosa che ha messo sul lastrico una famiglia? Ho dato il via ad una delibera che ha tolto una casa a qualcuno?», dicendosi «non preoccupato per quelli che sono stati definiti "scivoloni"» sottolineando che «querelerò chi mi avrà insultato» e ribadendo che, invece, una querela nei suoi confronti «non è rilevante visto che, come hanno spiegato i gentili Carabinieri (Manfrin svolge attività di volontariato proprio nella "Associazione nazionale Carabinieri", n.d.r.) la persona non è riconoscibile».

Ultimo aggiornamento: 
Venerdì 12 Maggio '17, h.12.25

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