L'Ordine nazionale dei giornalisti conferma la sentenza di sospensione per Andrea Manfrin: «se è un errore esprimere il proprio pensiero, mi dichiaro colpevole»

redazione 12vda.it
Paolo Sammaritani ed Andrea Manfrin

Andrea Manfrin, 34 anni, consigliere comunale ad Aosta della Lega, dipendente della cooperativa "Leone Rosso", per la quale coordina l'assistenza degli scolari in diverse scuole, per due mesi non potrà più svolgere la sua attività di collaborazione giornalistica con un settimanale valdostano: nel giorno in cui è andato a pagare la quota annuale di 120 euro di iscrizione all'Ordine dei giornalisti, gli è stata infatti notificata la decisione del rigetto, da parte dell'Ordine nazionale, del ricorso contro la sospensione che, lo scorso luglio gli era stata sanzionata dal Collegio di disciplina presieduto da Daniele Genco e formato dai giornalisti professionisti Nathalie Grange e Cristina Porta.

A maggio aveva pubblicato e commentato la foto di un ragazzo di colore su un "hoverboard". Il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta, Tiziano Trevisan, aveva infatti segnalato al Consiglio di disciplina il post che, lo scorso maggio, Manfrin aveva pubblicato su "Facebook", che commentava la foto di un ragazzo di colore, non realizzata da lui, mentre transita, ad Aosta, in via 1° maggio, sul marciapiede, a bordo di uno scooter elettrico autobilanciato: «Sapete quanto costa un hoverboard? - aveva scritto Manfrin - Quello che questa risorsa boldriniana usa per andare a spasso vicino alla Cogne (o per scappare dalla guerra)? Anche usato viene fra i 200 ed i 500 euro. Quanti cittadini valdostani se lo possono permettere?».
La questione aveve provocato numerose polemiche sui "social", in Consiglio comunale e nel mondo politico valdostano, aumentando però la notorietà di Manfrin che aveva anche dovuto subire, lo scorso dicembre, il blocco della sua pagina su "Facebook", con i suoi sostenitori che avevano coniato l'hastgag #iostoconmanfrin, oltre al procedimento disciplinare da parte dell'Ordine dei giornalisti, dato che dal 27 maggio 2014 Manfrin è giornalista pubblicista.

"I giornalisti che svolgono attività politica devono chiedere la sospensione". I tre giornalisti che hanno giudicato l'operato di Manfrin hanno premesso che a loro "non spetta il compito di valutare e giudicare se il giornalista pubblicista Andrea Fabrizio Manfrin sia o meno razzista, ma se il post su "Facebook", con allegata fotografia, da lui scritto e pubblicato, rispetti le regole a cui i giornalisti, anche quando scrivono in forma privata sui "social media", sono tenuti per evitare la diffusione e la divulgazione di scritti che possano ledere la dignità delle persone appartenenti a razze, religioni o orientamenti sessuali diversi da quelli della maggioranza e possano rafforzare e legittimare in chi legge opinioni di natura razzista".
I tre giornalisti ritengono, inoltre "che sia soggetto alle regole deontologiche anche il giornalista che contemporaneamente svolge attività politica senza aver chiesto la sospensione dall'Ordine professionale - scrivono nella delibera di sospensione - e, analizzando la documentazione pubblicata sugli organi di informazione in merito alla vicenda" hanno ritenuto che Manfrin non abbia verificato "la verità sostanziale dei fatti prima della pubblicazione della fotografia che lui stesso ammette di non aver scattato, ma di aver ricevuto da terzi" evidenziando che "le affermazioni contenuti nel post hanno un evidente carattere razzista e xenofobo" dato che per loro "definire, un uomo "risorsa boldriniana" è sicuramente, per un giornalista, inopportuno, deontologicamente e professionalmente non corretto".

"Superata la linea di demarcazione di una legittima espressione del proprio pensiero". Manfrin si era difeso sottolineando che «quanto mi viene contestato è stato espresso sulla mia pagina personale politica di "Facebook", che non è un organo di informazione registrato in Tribunale. Non sono stato querelato, anzi la richiesta di querela non è stata nemmeno accettata dalle Forze dell'Ordine a cui si sono rivolti i presunti familiari della persona fotografata».
Genco e le due colleghe hanno però ritenuto "che Andrea Manfrin abbia ampiamente superato la linea di demarcazione di una legittima espressione del proprio pensiero - scrivono ancora, motivando la sospensione dall'attività professionale per due mesi - si ritiene pertanto che il giornalista pubblicista, Andrea Manfrin, con la sua condotta, abbiamo compromesso la stessa dignità della professione, non rispettando i codici e le regole deontologiche che la stessa è tenuta a seguire".
Il contenuto della delibera di sospensione, secretato lo scorso luglio in attesa del rinnovo del direttivo dei vari Ordini dei giornalisti, che erano in regime di "prorogatio", in attesa che lo stesso Manfrin decidesse di ricorrere, contro la decisione, all'Ordine nazionale (ma che era comunque arrivato sui tavoli di alcune redazioni), è stato reso pubblico dopo il 19 dicembre, dopo che a Roma, su richiesta dell'avvocato aostano Paolo Sammaritani, difensore di Manfrin, e candidato al Senato per la Lega alle prossime elezioni politiche, era stata accettata la sospensiva della sospensione, dato "che i tempi necessari alla decisione del merito - aveva scritto Sammaritani - appaiono lunghi, considerata la durata della sanzione inflitta".

Pubblicate altre foto su "Facebook": «le opinioni non si censurano». In realtà neanche un mese dopo, il 23 gennaio, il Consiglio nazionale di disclipina dell'Ordine dei giornalisti, presieduto da Giovanni Battista Faustini, ha respinto il ricorso di Manfrin, confermando così la sanzione della sospensione di due mesi prevista dall'articolo 54 della legge numero 69 del 1963, "per aver violato l'articolo 2 della legge professionale che definisce i diritti e doveri del giornalista", ma la questione sembra non aver minimamente toccato Andrea Manfrin che, anche se sospeso, continua a scrivere su "Facebook".
Proprio nella giornata del 29 gennaio ha infatto postato due foto di altrettanti ragazzi di colore impegnati a giocare, in locale pubblico, alle slot machine, commentando «Un buongiorno a chi lavora». A chi gli ha ricordato la sospensione ha risposto «esercito diverse professioni per fortuna, non vivo di politica», mentre a chi contestava il fatto che le foto pubblicate potessero essere state scattate senza il permesso degli stessi ha aggiunto: «io non ho fotografato nessuno, almeno informati, quanto ad utilizzare l'immagine, non ti sfuggirà che se una persona non è riconoscibile la questione non si pone. Se poi è un errore morale esprimere il proprio pensiero, vostro onore, mi dichiaro colpevole, ma correttezza intellettuale vuole che non si censurino le opinioni altrui, per quanto lontane siano dal proprio sentire. Non si censurano perché le idee si combattono con le idee. Io adoro quelli che si battono ad armi pari con me, detesto coloro che si confrontano solo delegittimandoti. Ma se queste sono le armi, rispondo volentieri alla stessa maniera».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 31 Gennaio '18, h.14.20

Commenta..

Scrivi qui sopra il tuo commento alla notizia.

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il commento non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine

Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.

12vda.tv per #Regionali2018

1. Pour Notre Vallée - Area Civica - Stella Alpina


2. Centro Destra VdA


3. Partito Democratico


4. Impegno Civico


5. Union Valdôtaine Progressiste


6. Alpe


7. Lega VdA


8. Union Valdôtaine


9. Mouv'


10. Movimento Cinque Stelle


Tutti i video su 12vda.tv