Non passa la mozione di sfiducia nei confronti di Emily Rini: «mia colpa è di essere stata ascoltata dalla magistratura come persona informata dei fatti»

comunicato stampa
Emily Rini in Consiglio Valle, con Ego Perron

Nella seduta di mercoledì 22 novembre, il Consiglio Valle ha respinto con votazione per appello nominale, con diciannove voti contrari (Union Valdôtaine, Union Valdôtaine Progressiste, Partito Democratico ed "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano", con l'assessore Emily Rini non ha partecipato al voto) e tredici a favore, una mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore all'istruzione e cultura, Emily Rini, sottoscritta dai gruppi Alpe, "Area civica - Stella Alpina - Pour notre Vallée", "Movimento cinque stelle" e Gruppo misto.

«Dietro ad ogni storia ci sono delle persone». Come concordato dalla Conferenza dei capigruppo, prima dell'inizio della discussione, ha preso la parola l'assessore Rini: «intervengo in questo momento per agevolare un dibattito costruttivo e sereno. Non è facile per me, ma preciso che tutto ciò che dovevo dire e spiegato l'ho detto e spiegato in tempi non sospetti e nelle sedi preposte, in procedimento aperto presso la procura di Aosta. La persona informata sui fatti nella fase procedimentale è analoga a chi testimonia davanti al giudice nel processo. E' la figura che mantengo tutt'oggi, come confermato dall'autorità giudiziale. Comunico la ferma intenzione di informare i colleghi e l'opinione pubblica non appena le esigenze investigative me lo permetteranno, dato che oggi sono tenuta anche in quest'Aula al segreto istruttorio, nel totale rispetto della magistratura inquirente. Il periodo è complesso, per la politica, per i movimenti politici, per la mia famiglia, che ringrazio per essermi vicina, così come ringrazio tutte le persone che in me ripongono fiducia. La mia unica colpa è essere stata ascoltata dalla magistratura come persona informata dei fatti, perché non sono nemmeno indagata. Ho letto nelle premesse della mozione con vivo stupore e amarezza di un mio presunto coinvolgimento nell'inchiesta: non è vero. La discussione oggi è inopportuna, perché la politica valdostana ha già scritto brutte pagine, condite da brutte vicende che spero trovino soluzioni favorevoli per mantenere l'immagine positiva della nostra bella Regione, anche al di fuori dei confini. Nella mozione si ricostruisce un episodio che mi vede interessata. Un episodio, non i rapporti di cui mi si accusa, confondendo in maniera irrispettosa i ruoli. La politica faccia il suo, in quest'Aula si parli dei problemi dei valdostani. Ciò non vuol dire che mi sottragga alle discussioni. Ma parlare di questioni giudiziarie si fa nel rispetto della magistratura, ad indagini concluse. Capisco le esigenze elettorali, non le condivido, mi chiedo come sia possibile muovere certe accuse. Dietro ad ogni storia ci sono delle persone».
L'assessore Rini ha quindi concluso: «Ribadisco: saranno mia cura e interesse informare la comunità. Non sono attaccata dalla poltrona e rassicuro gli scettici in quest'Aula: se mai dovessi essere coinvolta penalmente nell'inchiesta, non attenderò il sollecito di nessuno. Per l'etica che ho sempre avuto, rassegnerò immediatamente le mie dimissioni da assessore, ma oggi non è il momento di fomentare la polemica. Ricordo a questo proposito che in passato mi sono dimessa per mere questioni politiche da presidente del Consiglio prima e da assessore poi. Non peso in maniera diversa le condanne, come successo in quest'Aula. Il Consigliere regionale è un pubblico ufficiale, che deve assumersi le responsabilità, sempre e comunque. L'eletto ha l'onere e l'onore di rappresentare i valdostani. Ognuno di noi risponde in primis a se stesso, poi alla comunità. Mi limito quindi a chiedere rispetto per la mia persona e la mia posizione».

«Regolamento non rispettato per i capricci di qualcuno». Si è quindi passati all'illustrazione della mozione da parte della consigliera Chantal Certan (Alpe): «Siamo persone corrette, non siamo mai andati e non andremo mai sulla sfera personale. Trovo antidemocratico quanto successo oggi: vi è un regolamento da rispettare e il fatto che si accontentino i capricci di qualcuno non mi vede d'accordo. Avevamo già dato la possibilità all'assessore Rini di fare questa precisazione nel corso dell'ultimo Consiglio, attraverso un question time. Questa mozione è stata presentata soltanto dopo la mancata discussione di quell'interrogazione a risposta immediata e la mancata iscrizione da parte della maggioranza di una risoluzione. Non ci interessano le vicende private, il nostro unico obiettivo è di chiarire ai valdostani se le assunzioni nelle società partecipate abbiano subito o subiscano pressioni da parte degli Amministratori regionali per regolare questioni personali. Questi rifiuti da parte della maggioranza sono gravissimi, e oggi c'è stata la procedura irrituale e non regolamentata di far parlare per primo l'assessore Rini. Quest'Aula non è luogo di peripezie per mantenere lo status quo, dovrebbe svolgere un servizio a favore dei cittadini. Se non si è in grado, bisogna lasciar stare. Oggi chiediamo di far luce su questa vicenda che ha avuto negli ultimi giorni accelerazioni, facendola diventare "inquietante". Pur mantenendo lo spirito garantista, riteniamo opportune le dimissioni dell'assessore Rini, che ha già provato a farci desistere da questa discussione, assumendo un comportamento a dir poco anomalo nello scorso Consiglio e oggi stesso. Ben vengano i chiarimenti, ma non credo sia normale che in Valle d'Aosta le cause di separazione avvengano come descritto sui giornali, con un importante fornitore di società partecipate regionali, ora agli arresti, che si presenta all'udienza con un contratto di lavoro a tempo indeterminato per uno dei coniugi. Molto strano appare infine che proprio quel coniuge qualche mese dopo venga assunto con contratto interinale come funzionario con un lauto stipendio in una società partecipata. I valdostani devono sapere se in questa vicenda le regole di trasparenza e pari opportunità siano state rispettate, perché credo che allora come oggi ci siano persone titolate a ricoprire quel posto di lavoro, che avrebbero voluto, ma non hanno potuto, partecipare ad una manifestazione di interesse pur non essendo ex mariti di un assessore. E avevamo già sollevato questo fatto con un'interpellanza a marzo 2016».
«Oggi riaffermiamo l'esigenza
- ha proseguito la consigliera Certan - che i cittadini abbiano chiarezza delle assunzioni nelle società partecipate. I cittadini hanno diritto ad avere un assessore sereno, che non venga scavalcato dal presidente della Regione in ogni iniziativa. Rimaniamo fermi sulle nostre posizioni, in attesa di spiegazioni e di un passo indietro»

«Che messaggio abbiamo trasmesso ai giovani con questa vicenda?». Il consigliere del "Movimento cinque stelle", Roberto Cognetta, ha commentato: «L'assessore Rini ha voluto parlare per prima: una scelta del tutto personale, ha voluto scusarsi subito, pur non essendo dovuto. In questa mozione manca l'analisi dell'operato come assessore all'istruzione e cultura, perché, da un punto di vista politico, le si possono attribuire diverse colpe, a partire dalla "buona scuola": ad esempio, avrebbe fatto comodo trovare un posto di lavoro anche a diversi insegnanti valdostani di educazione tecnica. Concordo che questa sia una brutta pagina, ma sono solo quisquilie, ci aspetta ben altro. L'assessore Rini deve farsi un esame di coscienza politico, perché è un esponente di quel sistema fatto apposta per aiutare qualcuno a discapito di qualcun altro. Sarebbe un segnale, significherebbe capire gli errori commessi e voler cambiare».
Il consigliere Claudio Restano ("Area civica - Stella Alpina - Pour notre Vallée") ha ricordato che «nello scorso Consiglio ci Eèstato negato il dibattito in quest'Aula respingendo l'iscrizione della nostra risoluzione che chiedeva la sospensione delle deleghe all'assessore Rini: la maggioranza si è arroccata nel suo fortino tentando di sottrarsi al confronto democratico, il che è un comportamento strano per chi appartiene a movimenti che pongono alla base del proprio agire il confronto con la popolazione. Il mancato dibattito ha peraltro danneggiato ancor di più la loro collega perché ha cristallizzato la vicenda per due settimane. Premettendo doverosamente che non dobbiamo inoltrarci nel campo giudiziario, credo che qui dobbiamo parlare di moralità e di etica politica, soprattutto in considerazione del fatto che la collega Rini è responsabile dell'istruzione e quindi della formazione dei giovani. Allora, qual è il messaggio che abbiamo trasmesso ai giovani valdostani con questa vicenda? La politica unionista è inceppata e, in parte, compromessa e la discussione odierna lo dimostra chiaramente. Il tentativo di favorire parenti e affini assume una sorta di tradimento nei confronti degli elettori valdostani, e in particolare di coloro in cerca di lavoro. Noi dobbiamo trasmettere esempi positivi, ma purtroppo non lo stiamo facendo»

«Inquietanti i collegamenti con certi personaggi». Il consigliere Andrea Padovani (Gruppo Misto) ha sottolineato: «Ciò che ha portato in tribunale l'assessore Rini è un fatto assolutamente privato e tale deve restare, ma, leggendo gli stralci delle ordinanze riportati dalla stampa, trovo collegamenti inquietanti con certi personaggi. Mi auguro davvero che, quando potrà, l'assessore darà spiegazioni, in particolare per alcune sue dichiarazioni che hanno valenza politica perché riguardano rapporti tra imprenditori e enti pubblici. Per chi nella vita fa politica attiva il confine tra pubblico e privato è molto labile, ma in questo caso la questione mi sembra tutto tranne che privata. Le indagini riguardano la magistratura, ma le vicende politiche vanno esaminate in quest'Aula. Chiediamo un segnale di rinnovamento anche da parte dell'Union Valdôtaine, anche per non rovinare l'immagine della Valle d'Aosta e della politica tutta».
Per la consigliera di Alpe Patrizia Morelli «l'intervento della collega Rini, pur apprezzabile nell'intento, giunge tardivo, perché la mozione di sfiducia è la conseguenza di un comportamento omissivo da parte sua e della sua maggioranza. Sono comprensibili la reticenza e l'imbarazzo di intervenire su questioni personali e familiari, però non è comprensibile il rifiuto di rispondere ad un question time con cui si chiedeva di fare chiarezza rispetto ad una vicenda che era di dominio pubblico. Un question time che avrebbe consentito di spiegare la sua posizione in una vicenda che il giudice definisce "invero inquietante" e, come riportato dagli organi di informazione, delinea "un tessuto corruttivo particolarmente significativo e variegato" nella quale la collega, E' corretto precisarlo, non è coinvolta in quanto indagata, ma come persona informata sui fatti. Se la decisione di non rispondere era della maggioranza, questa non ha reso un servizio all'assessore Rini, anzi ha alimentato i sospetti. L'assessore dovrebbe prendere le distanze da questo sistema. Questa mozione, oltre che cosa dovuta, è una misura improntata alla prudenza: perché se è vero che Rini non è indagata, il giudice ha asserito che si tratta di "circostanze meritevoli di successivo approfondimento". In via cautelare, a tutela del buon nome della Regione e suo personale, Emily Rini non dovrebbe più essere assessore perché nell'inchiesta sulla corruzione è emerso che "l'avvenuto cambio di maggioranza ha permesso al partito di Rollandin, l'Union Valdôtaine, di ritornare in maggioranza, il che potrebbe favorire la posizione di Accornero all'interno della compagine regionale e delle società partecipate". Un'affermazione che dovrebbe scatenare una reazione all'interno delle altre forze che compongono la maggioranza, ma in primis all'interno dell'Union Valdôtaine stessa in cui ci auguriamo ci sia la voglia di andare fino in fondo per cercare di ridare un'altra prospettiva a questa Regione».

«Non colta l'occasione di dare un segnale all'opinione pubblica». Il consigliere segretario Carlo Norbiato ("Area Civica -Stella Alpina -Pour notre Vallée") ha specificato: «Mi son sempre distinto per una politica nobile e oggi voglio far riflettere l'assessore Rini sul fatto che la section di "Aoste Ville", di cui è esponente di spicco, con una comunicazione lo scorso marzo mi ha sottolineato come gli interessi personali o di qualcuno a loro vicino vadano in secondo piano rispetto alla volontà degli elettori. A buon'intenditrice, poche parole».
Il consigliere del gruppo misto Alberto Bertin ha osservato che «questa mozione è un invito all'assessore Rini a dare un segnale all'opinione pubblica. Tutte le questioni giudiziarie di questi giorni, bisogna ricordarlo, prendono avvio da un'indagine della "Dia" sulla 'ndrangheta in Valle d'Aosta. Da queste vicende giudiziarie, sta emergendo un quadro desolante nel quale il voto di scambio, inteso in senso generale, è diventato sistema. Il Consiglio regionale poteva tentare di mettere un freno introducendo la preferenza unica, l'unico meccanismo in grado di rendere il voto pulito e contrastare questa deriva, ma l'occasione non è stata colta. Una grave responsabilità di questo Consiglio. Non si può assistere passivamente fingendo di stupirsi, bisogna agire. Questa mozione era l'occasione per dare un segnale e ci auguravamo che l'assessore Rini e la sua maggioranza lo cogliessero».

«La Rini fa parte di un sistema di raccomandazioni e scorciatoie». Il consigliere del gruppo misto Elso Gerandin ha dichiarato: «Mi aspettavo un "coup de théâtre", un ripensamento da parte dell'assessore Rini. Fa male vedere l'immagine che della Valle d'Aosta sta uscendo: una regione a due velocità, con la politica che elargisce favori. Questa mozione è legittima e opportuna perché legata al contesto che stiamo vivendo, non ad una persona. L'assessore Rini non è penalmente coinvolta ma fa comunque parte di un sistema in cui si chiedono raccomandazioni e scorciatoie. C'è bisogno di un passo indietro, di fare chiarezza, anche solo per un sospetto. Provare a cambiare una gestione poco trasparente non è populismo. Una volta per sempre, bisogna decidere se ci si vuole assumere la responsabilità di essere i guardiani del tappeto, della polvere e delle macerie. Ventidue consiglieri regionali nell'arco della Legislatura devono difendersi nelle aule di giustizia: è il momento di alzare quel tappeto e spiegare ai valdostani che nessuno ha il diritto di avere corsie preferenziali. E' forse una delle ultime possibilità che abbiamo».

«Quest'Aula non è un foro inquirente». Per il consigliere di "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano" André Lanièce, «non spetta a questa assise trasformarsi in una sorta di foro inquirente. Qui si deve parlare di politica. Conoscendo la collega Rini, sono sicuro che in presenza di un suo coinvolgimento, non esiterà a fare un passo indietro. Fa strano che oggi la mozione di sfiducia sia stata sottoscritta da chi, otto mesi fa, aveva costituito un nuovo Governo dove era stato nominato un assessore sul quale pesava una condanna in secondo grado per uso improprio di fondi pubblici. Un Governo che non ha cambiato il sistema, che non ha promosso iniziative legislative significative, ma si è limitato a portare avanti quanto fatto dalla precedente Giunta. Con questa mozione di sfiducia nei confronti della Rini si è applicata la regola "dei due pesi e due misure", dimenticando che oggi, sotto i riflettori, finisce una persona che non è nemmeno indagata, E' solo persona informata sui fatti. La verità è che questa mozione di sfiducia è stata promossa solo con l'intento di strumentalizzare elettoralmente il tutto. Fa strano però notare che, qualche anno fa, quando c'era l'indagine sui gruppi consiliari, nessuno abbia pensato di presentare una mozione di sfiducia nei confronti dei colleghi interessati: forse perché quasi i tutti i gruppi consiliari erano coinvolti? Forse perché le elezioni regionali erano ancora lontane? Oggi, non esistono fatti acclarati, lasciamo la magistratura fare il proprio corso e occupiamoci dei problemi della Valle d'Aosta, lavorando sul confronto di idee e di programma e cercando di promuovere politiche che ridiano sviluppo alla Valle d'Aosta e serenità ai valdostani».

«Minoranza garantista solo per i suoi appartenenti». L'assessore al turismo, Aurelio Marguerettaz è intervenuto «perché più volte sono stato tirato in causa nel dibattito», affermando: «Siamo di fronte ad un'inchiesta su cui vige il segreto istruttorio. Oggi in Aula è stata letta pressoché tutta l'ordinanza, anche con elementi che sui mezzi d'informazione non erano stati pubblicati: forse un po' più di prudenza sarebbe opportuna. La minoranza è garantista solo per i suoi appartenenti, ha un doppio binario per la giustizia e per la politica. In questo contesto, per parlare di lealtà ci vuole coraggio. Con voli pindarici si è riusciti ad accostare persino un omicidio della 'ndrangheta con la separazione della collega Rini. E' giusto che ci siano le indagini, che ci sia modo di difendersi senza essere messi alla gogna. La minoranza cerca di giustificare una mozione senza senso, accusandoci di non voler discutere, di non volerci confrontare. Invece è un atto che non c'entra nulla con le vicende giudiziarie, ma è un passo avanti nella campagna elettorale che, se dovesse continuare in questi termini, credo avrà molto poco successo».
Il capogruppo dell'Union Valdôtaine Progressiste, Nello Fabbri, ha dichiarato: «Oggi, non siamo nemmeno più in un'Aula di tribunale siamo in un'Aula dell'inquisizione. Mi riferisco, in particolare, a quanto detto sul mio movimento, le cui scelte sono state dipinte in modo scorretto e non rispecchiano la realtà. La politica è azione e l'UVP ha deciso di passare all'azione perché il momento è grave e difficile e bisognava assumersi le proprie responsabilità. Ma non poteva farlo da sola: volevamo che i compagni di viaggio fossero molti, ma purtroppo non è stato così. Abbiamo quindi portato avanti il nostro progetto per il futuro della Valle d'Aosta con chi ha voluto condividerlo. Oggi ho sentito solo parole di distruzione, che non danno nessuna prospettiva di avvenire. Io mi auguro che si possa tornare a ragionare in positivo al fine di dare fiducia e speranza alla nostra regione»

«Scorretto dare mezze verità in pasto all'opinione pubblica». Il consigliere Paolo Contoz (UV) si è chiesto «per quale motivo questa mattina abbiamo continuato a mettere il coltello nella piaga nonostante le dimissioni già rassegnate da Ego Perron, mentre nel pomeriggio abbiamo discusso dell'assessore Rini, che non è nemmeno indagata. Ma sono questi i problemi dei valdostani? Cerchiamo di non trasformare quest'Aula in un tribunale ma pensiamo alle vere esigenze dei cittadini».
Il capogruppo del Partito Democratico Paolo Cretier ha aggiunto: «Il nostro è un partito, non c'è una sola persona che prende le decisioni. Bisogna guardare avanti, non rinvangare al passato. La procura sta svolgendo il proprio lavoro, non ci vogliono interventi della politica a gettare fango. Siamo in quest'Aula non per fare gossip, ma per costruire il futuro alla Valle d'Aosta. Non ci dobbiamo occupare di questioni personali, E' riduttivo e stiamo perdendo tempo. Da quale pulpito si sentenzia, se alle spalle ci sono condanne definitive? Siamo in campagna elettorale, si vuole creare astio per attrarre una quota di popolazione. Il verdetto finale spetta alla magistratura, non certo a noi, il nostro mandato è legato a ben altro. Per questo non abbiamo avallato l'iscrizione del question time. Dare in pasto all'opinione pubblica mezze verità è scorretto».

Il dibattito in Consiglio Valle tra Emily Rini e Chantal Certan:

 

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