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Fulvio Centoz plaude alla legge elettorale greca ed alla vittoria di "Syriza". Donzel critica il separatismo di "L'altra Valle d'Aosta"

Angelo Musumarra
Alexis Tsipras dopo la vittoria elettorale

«Un sistema elettorale che con il 36 per cento consente al singolo partito di ottenere il 51 per cento dei seggi in un Parlamento monocamerale, da stasera, sembra il miglior sistema elettorale, bene». Così Fulvio Centoz, segretario regionale del Partito Democratico, commenta, su "Facebook", domenica 25 gennaio, la vittoria, alle elezioni in Grecia, di "Syriza", la coalizione della Sinistra radicale, guidata da Alexis Tsipras: «se anche "Syriza" ottenesse 151 seggi su 300, cioè la maggioranza assoluta - aggiunge - difficilmente si formerà un governo monocolore. Ve lo vedete Tsipras rinegoziare gli accordi europei con una maggioranza simile a quella che abbiamo qui in Regione dal maggio 2013? Penso che nessuno si imbarcherebbe in una simile avventura senza una maggioranza ampia e robusta. Immaginare di replicare l'esperienza greca in Italia e magari in Valle d'Aosta credo sia alquanto complicato. Da Atene arriva un risultato probabilmente atteso ma sicuramente di portata storica, non solo per l'entità della vittoria ma per il significato politico se letto in chiave europeo. I raggruppamenti estremisti di destra, i neo fascisti sono il terzo partito, stanno crescendo in tutta Europa e le presidenziali francesi del 2017 diventano un vero e proprio banco di prova».
Centoz ne approfitta quindi per lanciare un messaggio a "L'altra Valle d'Aosta": «un augurio sincero e complimenti vivissimi a Carola Carpinello ed Andrea Padovani per la loro avventura. L'inizio sembra promettente! Non sto rosicando ed assicuro che stasera dormirò sonni tranquilli».

Chi invece critica la separazione del progetto politico che voleva mettere insieme le varie anime della Sinistra valdostana è Raimondo Donzel, capogruppo in Consiglio Valle del PD: «non posso che prendere atto con rammarico che un pezzo di Sinistra valdostana, "L'altra Valle d'Aosta", non si presenterà nelle elezioni comunali di Aosta unita al PD ed alle altre forze come il Psi, dando seguito all'esperienza delle regionali del 2013 - scrive sul suo blog - la scelta di opporsi all'alleanza tra Union Valdôtaine e Stella Alpina, prescinde infatti dall'idea che comunque da mesi, dopo l'esperienza delle elezioni europee, era maturata di correre da soli, con una lista separata da quella del PD. Poi, negli altri Comuni naturalmente "niveaux differents" anche per la "sinistra radicale". La coerenza vale se conviene in ogni buona famiglia politica che si rispetti e vale pure per il "Movimento 5 stelle" in Valle d'Aosta».

I due fondatori di "L'altra Valle d'Aosta", erano infatti in lista con il PD alle elezioni regionali del 2013, con Andrea Padovani secondo non eletto con 462 voti (davanti a Fulvio Centoz) e Carola Carpinello ventesima (con 177 preferenze): «ho stima personale per tanti compagni di Sinistra - continua Donzel, che alle elezioni aveva vinto la lista, con 1.397 voti - abbiamo condiviso insieme tante battaglie piccole e grandi, abbiamo subito fianco a fianco cocenti sconfitte, nel 2007, e gioito di grandi vittorie nel 2012 e nel 2013, quindi non posso che augurare loro buona fortuna, e continuare a seguire con attenzione il loro lavoro e le loro proposte, oltre a cogliere le occasioni in cui si possa fare qualcosa di buono assieme, ma non nascondo però un groppo alla gola sulla storica incapacità delle Sinistre tutte di unirsi per far valere i nostri valori comuni, equità in primis. Certo, non è facile gestire ad Aosta dualismi che contrapposero prima Togliatti e Nenni o Saragat, poi la spaccatura Berlinguer e Craxi, per continuare con Prodi e Bertinotti, Bersani e Ferrero, Renzi... (e Tsipras?). Divisioni nazionali importanti che qui finiscono per essere liti di condominio. Nella confusione politica regionale un po' di chiarezza viene a galla: gli autonomisti divisi studiano come rimettersi assieme e dividere gli altri, obiettivo non impossibile, la Sinistra tutta è troppo in salute invece per perdere l'occasione di correre divisa, il "bene comune" può attendere».

Donzel quindi ribatte a "L'altra Valle d'Aosta" con una sorta di mini programma: «con la logica del dividersi per contarsi, possono attendere, la rinegoziazione dei rapporti economici fra capoluogo e Regione - elenca - rinegoziare le grandi opere per ridimensionale, la pista ciclabile, l'ostello dei giovani, una riorganizzazione dei servizi che tuteli i deboli, gli anziani, i bimbi, le famiglie, l'attenzione alla qualità della vita nei quartieri, una politica della casa che non faccia di Aosta il centro delle emergenze ma riporti in città le giovani coppie, nuove forme di partecipazione dei cittadini alle scelte, la tutela del suolo e il recupero e la riqualificazione del centro storico, una qualità dell'ambiente e del verde cittadino, un rapporto più funzionale con la collina e le frazioni, il recupero di attività industriali, artigianali e commerciali in un'ottica di sviluppo sostenibile e che crei occupazione, fare di Aosta il primo Comune della Valle con gestione "rifiuti zero", e favorire la fruibilità turistica dell'immenso patrimonio culturale. Noi, quindi, con grinta e determinazione, cercheremo di non far attendere i cittadini di Aosta che sono giustamente studi di aspettare ed anteporremo alla logica della conta autonomista o di Sinistra quella del cittadino, che si aspetta da un nuovo Governo la concretezza mancata alla Giunta Giordano, soffocata dalle promesse fasulle dell'alleanza di destra».

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