Riunione annuale sull'utilizzo dei fondi europei: «prima c'era l'aiuto della Regione, ora bisognerà essere più bravi» raccomanda Mattei

Elena Meynet
Pierluigi Marquis, Claudio Restano, Annamaria Careri, Gaetano De Gattis ed Enrico Mattei all'inizio della riunione

Si è riunito nella mattinata di venerdì 30 giugno, ad Aosta, a Palazzo regionale, il "Forum partenariale della Politica regionale di sviluppo 2014-2020", che si è aperto con un primo momento dedicato al settennio 2007-2013 e l'illustrazione del "Rapporto finale di valutazione", predisposto dal "Nucleo di valutazione dei programmi a finalità strutturale - Nuval" della Valle d'Aosta che ha analizzato l'utilizzo dei fondi europei della precedente programmazione: «direi che il bilancio è positivo - commenta a 12vda Enrico Mattei, dirigente del Dipartimento politiche strutturali ed Affari europei della Regione - sia in termini di utilizzo delle risorse, perché è un dato che abbiamo monitorato nel corso del tempo, ed eravamo già assolutamente convinti di questo. La novità che viene presentata oggi è che, a conti chiusi, è anche stata fatta una valutazione finale degli effetti di questo insieme di progetti e quindi di questa politica. A farla è stato il "Nuval" ma è stata una valutazione "partecipata" peché abbiamo voluto far esprimere tutti i portatori di interesse sugli effetti che loro rilevano in positivo o in maniera anche talvolta critica rispetto agli effetti di alcuni di questi progetti. Quindi oggi viene presentato da parte del "Nucleo di valutazione" questo rapporto di valutazione finale e verrà discusso tra la Giunta e il partenariato».

«Vantaggioso aver potuto usufruire di risorse regionali aggiuntive». «In Valle d'Aosta abbiamo potuto fruire di un piccolo vantaggio - sottolinea Mattei - da un lato il fatto di aver potuto disporre, almeno fino al periodo pre-crisi, di risorse regionali anche aggiuntive, che sono state direi preziose per chiudere bene questa programmazione, perché in effetti sovente ci sono delle economie sui progetti e le risorse aggiuntive riescono a supplirle e quindi possiamo dire che abbiamo chiuso bene i conti. Questo vantaggio, a seguito della riduzione delle risorse pubbliche, tendenzialmente viene un po' meno, quindi dovremo essere più bravi a usare meglio le risorse europee, questo è il dato. E' chiaro che il peso dell'Amministrazione regionale è cresciuto, essendo diminuite, negli ultimi anni, quelle proprie della Regione, quindi l'incidenza di quelle risorse è diventata sempre più importante».

«I fondi europei sono una grande opportunità della quale non possiamo fare a meno». «Credo che i fondi europei rappresentino sempre di più una opportunità di investimento, di sviluppo, per favorire la coesione socio economica negli ambiti territoriali dell'Unione europea - aggiunge Pierluigi Marquis, presidente della Regione - occorre sempre di più che le risorse siano investite per limitare le differenze tra le grandi aree urbane e le aree a bassa densità abitativa, come le aree di montagna che sono penalizzate rispetto ai grandi centri urbani. Quindi un utilizzo consapevole di queste risorse, un utilizzo finalizzato a garantire le occasioni di sviluppo delle comunità interessate, per determinare le pre-condizioni allo sviluppo, di tipo infrastrutturale, sia nei beni materiali che immateriali, rappresentano queste risorse una grande opportunità delle quali non possiamo fare a meno in un momento di grande ristrettezza economica, in un momento in cui i bilanci degli Enti regionali hanno subito delle contrazioni rispetto alle disponibilità che c'erano parecchi anni fa».

"Interventi che non riescono ad autosostenersi dopo il finanziamento". Tra i punti di forza della programmazione valdostana, è emersa la "capacità di agire in termini anticiclici e di adattamento in corso d'opera per rispondere ai mutamenti del contesto", la "capacità di utilizzare, pur a fronte di procedure gestionali relativamente complesse, le risorse finanziarie messe a disposizione dall'Unione europea e dallo Stato", il fatto che siano stati "raggiunti in larghissima maggioranza gli obiettivi quantitativi proposti ad inizio programmazione" con "l'utilizzo pressoché totale delle risorse finanziarie disponibili" ed un "progressivo apprendimento amministrativo". Per contro le debolezze riguardano "l'eccessiva frammentazione degli interventi che non raggiungono la massa critica sufficiente per avere delle ricadute sul lungo termine", con una "limitata capacità degli interventi ad autosostenersi una volta venuto meno il finanziamento pubblico originario" ed una "limitata sinergia, in un'ottica di "sistema", degli interventi d'incentivazione" oltre alla "difficoltà di percepire i risultati degli interventi attuati nella loro dimensione non settoriale". A tutto questo si aggiunge il problema della "capacità di governance che, in taluni settori dell'Amministrazione regionale, stenta ad assumere una visione più strategica, dando prevalenza al breve termine".

"Positiva la capacità di programmare per aree d'intervento". Se le prospettive future sono minacciate dall'"incremento nella complessità delle regole europee e nazionali, come il nuovo codice degli appalti e stazione unica appaltante", non mancano le opportunità, come "l'integrazione degli interventi programmati e da programmare attraverso strategie complessive sul modello della "Ris 3" e dei Progetti strategici", o anche "l'adozione delle modalità di semplificazione della rendicontazione finanziaria dei progetti attuati basata su modelli di costo standard".
Inoltre è visto positiviamente il "Piano di rafforzamento amministrativo che ne rafforzi gli interventi in ambiti che possono rappresentare un freno ad efficienza ed efficacia della Politica regionale di sviluppo" e la "rafforzata capacità di dialogo tra i vari settori dell'Amministrazione, introducendo prassi nuove che vanno nella definizione di una cultura amministrativa basata sulla programmazione per aree d'intervento secondo una logica attenta all'integrazione intersettoriale e territoriale".

«Dobbiamo agire su tutte le risorse in grado di attuare bene i progetti». Resta comunque problematico l'accesso ai fondi europei da parte delle piccole strutture soprattutto dal punto di vista burocratico ma anche per la tempistica: «il rimedio sta un po' nel "Piano di rafforzamento amministrativo" di cui ci siamo dotati all'inizio di questo nuovo periodo di programmazione - suggerisce Enrico Mattei - che vuole andare ad agire su tutti gli elementi che servono per dare una buona attuazione dei Programmi, quindi sono le procedure, sono gli strumenti, sono le risorse umane che sono quelle importantissime per poi attuare bene i progetti. Attraverso questo Piano siamo andati ad agire su tutti i vari elementi per rafforzare il sistema regionale in modo che sia ancor più capace di attuare bene questi Programmi».

«L'Europa è costituita da tanti territori comuni, che devono valorizzare le differenze». Dopo la presentazione della programmazione operativa annuale, dove sono state condividise le principali azioni già avviate o da avviare, attraverso il sostegno dei fondi europei e statali, Luigi Malfa, segretario generale della Regione, in qualità di responsabile del Piano di rafforzamento amministrativo della Valle d’Aosta, ha illustrato lo stato di attuazione del Piano stesso, evidenziando in che misura ha contribuito ad assicurare qualità, efficacia ed efficienza nella gestione dei Programmi: «l'attenzione della Regione non è solo posta ai programmi strutturali - ribadisce comunque Marquis - ma anche a tutte le occasioni che derivano dai Programmi di cooperazione transfrontaliera, dai programmi di collaborazione transnazionale che vedono accomunare su tematiche comuni delle realtà anche distanti fisicamente, delle realtà dalle quali possono scaturire delle sinergie nell'approcciare delle probolematiche comuni. Credo che sia sempre più importante questo approccio perché l'Europa è costituita da tanti territori che hanno delle comunanze e che quindi devono valorizzare le proprie differenze»

Ultimo aggiornamento: 
Venerdì 30 Giugno '17, h.11.05

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