Primo scontro tra Augusto Rollandin e Pierluigi Marquis sulla primogenitura della proposta di esclusione dei Casinò dalla "Legge Madia" sulle società partecipate in perdita

Angelo Musumarra
Marianna Madia, ministro per la semplificazione e la pubblica Amministrazione

E' scontro tra la nuova Giunta regionale presieduta da Pierluigi Marquis e la precedente, guidata da Augusto Rollandin, sulla primogenitura della proposta di emendamento sull'esclusione del Casinò di Saint-Vincent dalle disposizioni della cosiddetta "legge Madia", dal nome del ministro per la semplificazione e la pubblica Amministrazione, Marianna Madia, che in realtà è un decreto legislativo, il numero 175 del 19 agosto 2016, che definisce il "Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica".

L'emendamento Rollandin del 9 marzo e la conferma di Lanièce. La questione era stata sollevata da Rollandin nella sua ultima conferenza stampa da presidente della Regione, venerdì 10 marzo, prima della riunione del Consiglio Valle che lo avrebbe sfiduciato, dove aveva sottolineato che il giorno precedente aveva partecipato a Roma alla "Conferenza Stato - Regioni" «perché si discuteva un problema che ci interessa molto - aveva raccontato - l'applicazione della "legge Madia" ai Casinò. In quest'occasione ho chiesto che fosse presentato un emendamento con l'esclusione delle Case da gioco dalla legge. Questo è stato preso in considerazione dall'Assemblea e la parte riferita a questi problemi è stata recepita come indirizzo da parte delle Regioni. E' stato anche chiesto un incontro con il ministro competente e l'indirizzo dell'Assemblea è quello di chiedere una deroga all'applicazione della "175" per i Casinò. Questo è importante, visti i rischi che si potrebbero conseguire dai tre anni di perdite». Nello specifico, il decreto, prevede infatti all'articolo 20, che dispone la "razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche", il fatto che "le Amministrazioni pubbliche effettuano annualmente, con proprio provvedimento, un'analisi dell'assetto complessivo delle società in cui detengono partecipazioni, dirette o indirette, predisponendo, un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante messa in liquidazione o cessione" in sei casi specifici tra cui quella in cui la società partecipata abbia "prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti".
Nel pomeriggio di mercoledì 15 marzo, Albert Lanièce, senatore della Valle d'Aosta, pubblica poco dopo le ore 16, un "tweet" con una foto insieme ad Angelo Rughetti, sottosegretario alla funzione pubblica, testimoniando un «incontro per sostenere l'emendamento Rollandin sulla modifica della "legge Madia" per i Casinò».

Il nuovo emendamento Marquis. Tutto bene quindi? Pare proprio di no, visto che il giorno successivo, nel tardo pomerigio un nota della Presidenza della Regione annuncia, che Marquis, partecipando a Roma alla "Conferenza unificata Stato - Regioni - Città", alla riunione "che esaminava il decreto correttivo al decreto legislativo Madia 175/2016 in materia di società partecipate" ha concordato "insieme al Governo e alla Conferenza, alcune modifiche al decreto stesso, che introducono una maggiore flessibilità per gli interventi urgenti in materia di Casa da Gioco di Saint-Vincent".
"Una proposta formulata nella seduta precedente - continua la nota, senza citare Rollandin - che prevedeva la semplice disapplicazione per le Case da gioco italiane del decreto sulle partecipate, aveva richiesto ulteriori approfondimenti. La proposta formulata dal presidente Marquis in accordo con la Conferenza e con il Governo, elaborata nei dettagli, è stata accolta. Per le Case da gioco è stato concordato il posticipo di dodici mesi dell'applicazione delle limitazioni alle garanzie e agli interventi in concomitanza di un piano di risanamento nei casi di crisi, come previsto dal comma 5 dell'articolo 14 del decreto ed inoltre le Case da gioco saranno escluse dall'applicazione periodica di piani di razionalizzazione alle condizioni indicate dall'articolo 20".
Proprio il comma in questione prevede infatti che le Amministrazioni pubbliche "non possono effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate, con esclusione delle società quotate e degli istituti di credito, che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti straordinari alle società di cui al primo periodo, a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti, purché le misure indicate siano contemplate in un piano di risanamento, approvato dall'Autorità di regolazione di settore ove esistente e comunicato alla Corte dei conti, che contempli il raggiungimento dell'equilibrio finanziario entro tre anni".

Marquis accusato di essere "l'utlizzatore finale". Dopo la nota di Marquis arriva un secondo "tweet" del senatore Lanièce che esprime «soddisfazione per il recepimento da parte del Governo delle nostre istanze sulla modifica del decreto Madia per i Casinò. Ora il decreto passa alle Commissioni parlamentari», ma nella mattinata di venerdì 17 marzo la nuova minoranza del Consiglio Valle, dicendosi «stupita» dalle dichiarazioni di Marquis, ha ricordato l'impegno di Rollandin e dello stesso Lanièce, con quest'ultimo che aveva ottenuto «in una logica di azione sinergica, il recepimento delle istanze valdostane, sulla questione, da parte del Governo».
I consiglieri regionali di opposizione, stigmatizzano il commento del presidente della Regione che «si è inserito come utilizzatore finale - si legge nella nota congiunta dei gruppi consiliari di Union Valdôtaine, Partito Democratico ed "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano", dove è citata la definizione utilizzata dall'avvocato Nicolò Ghedini per difendere l'allora premier Silvio Berlusconi, processato nel 2009, per induzione alla prostituzione dopo il "caso Ruby" - anche perché mentre i nostri rappresentanti si preoccupavano della situazione delle Case da gioco, lui era impegnato in progetti il cui esito si è visto proprio in quei giorni. Molto più apprezzato sarebbe stato, da parte sua, dare atto del lavoro sostanzialmente già completato, anziché cercare di impossessarsene e rivenderlo come un successo personale. Ora ci sarà il passaggio nelle Commissioni parlamentari dove il nostro senatore e il nostro deputato monitoreranno affinché si concluda correttamente l'iter. Su un dossier di rilievo, come quello del Casinò, saremo particolarmente vigili, ben sapendo che lo stesso coinvolge un numero elevato di lavoratori e le loro famiglie. Aspettiamo di vedere proposte e atti concreti ma per ora, registriamo esclusivamente questo tentativo di maldestra appropriazione dell'operato della precedente maggioranza».

«L'emedamento Rollandin era irricevibile». «Tempo fa - ha poi spiegato Pierluigi Marquis - era stato presentato un emendamento che tendeva ad escludere dall'applicazione della "legge Madia" tutte le Case da gioco italiane, ma questo non ha avuto fortuna, tanto che sono stato contattato due giorni fa dal sottosegretario della funzione pubblica, che mi ha avvisato che non era accettabile. Quindi, nella mattina di giovedì 16, sul tavolo della "Conferenza della Regioni", non c'era l'emendamento, visto che era già stato rigettato ed è stata quindi trovata una prima mediazione, andando ad escludere l'assoggettamento delle Case da gioco all'articolo 20 comma 2, lettera e), che sostanzialmente prevedeva la possibilità di non dover dismettere o liquidare le aziende di questo tipo. E' sicuramente una soluzione che non ci poteva dare soddisfazione perché, di fatto, non dava comunque la possibilità di risanare l'azienda Casinò, ma al pomeriggio, in sede di "Conferenza unificata Stato - Regioni", abbiamo sottoposto al sottosegretario la questione e siamo riusciti ad introdurre la deroga per un anno dell'applicazione dell'articolo 14, comma 5 della legge, il che ci consentirà, entro un anno, di acquisire un Piano di risanamento aziendale e darà anche la possibilità, eventualmente, qualora si dovesse rendere necessario, di poter trasferire delle risorse, alla Casa da gioco, nel successivo triennio».
«Questa è stata un'operazione importante di mediazione con lo Stato
- ha aggiunto - che ha consentito di raggiungere un buon risultato. Su questo argomento, sempre nell'ambito della Conferenza unificata, tenuto conto della delicatezza di questo argomento ho chiesto la costituzione di un "Tavolo bilaterale Stato - Regione" per poter verificare e monitorare l'applicazione della "legge Madia" in riferimento alle problematiche della nostra Casa da gioco, perché questo per noi è un argomento troppo importante, visti i riverberi sotto il profilo turistico, sull'impatto economico della nostra regione ed anche per i riflessi occupazionali. C'è stata la disponibilità, da parte del Governo, di approfondire questo tema e non abbiamo potuto che esserne grati. Putroppo gli emendamenti sono delle proposte che portano delle soluzioni, ma non sempre possono trovare delle condizioni favorevoli per arrivare al risultato ed in questa situazione è andata così».

«Sempre meglio che niente...». La questione l'ha chiusa Albert Lanièce, con un terzo "tweet", nel pomeriggio di venerdì 17: «l'emendamento di Rollandin sui Casinò chiedeva cento, un'ottima base di discussione - ha scritto - il risultato è stato cinquanta, comunque sempre meglio che niente».

Ultimo aggiornamento: 
Venerdì 17 Marzo '17, h.18.25

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