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Sette arresti per spaccio di cocaina da parte della Guardia di Finanza nell'operazione "malAosta": «sorpresi da una criminalità così violenta»

comunicato stampa
Il comandante Caracciolo con il machete sequestrato durante gli arresti

Sono partite già nella notte tra giovedì 13 e venerdì 14 giugno le attività che hanno portato al culmine dell'operazione "malAosta", indirizzata a contrastare lo spaccio di cocaina in Valle d'Aosta e fenomeni di criminalità diffusa. Oltre sessanta Finanzieri del Gruppo Aosta sono stati impegnati nell'esecuzione di sette arresti, di cui due già eseguiti d'iniziativa nella serata di mercoledì 12 giugno ed altri cinque disposti dalla Procura della Repubblica di Aosta, con lo strumento del "fermo di indiziato di delitto".

"malAosta" abbraccia lo spaccio di stupefacenti, episodi di estorsione, porto di armi di varia natura e si intreccia con vari fenomeni di violenza, fra cui una furibonda rissa scoppiata nel mese di marzo scorso al "quartiere Cogne" di Aosta, che è stato particolarmente interessato dalle perquisizioni in corso, fortino quasi inespugnabile di attività criminali di varia natura. Le sirene delle auto dei finanzieri del Gruppo Aosta, l'abbaiare dei cani antidroga, "Fiamme Gialle" a quattro zampe dal fiuto infallibile, i fari ad illuminare scantinati e soffitte utilizzati come nascondigli della polvere bianca che sempre più inonda, rovinandola, la vita di tanti valdostani.
 



Perché è di cocaina che "malAosta" si è occupata in modo prevalente. Venerdì 14 giugno l'operazione è giunta al culmine, con decine di perquisizioni in città, nella "Plaine", ma anche in altri Comuni della Valle. Decine sono state anche le cessioni di stupefacenti monitorate ed i "recuperi" di singole dosi acquistate dai tossicodipendenti, fino al sequestro di oltre un etto di "bamba" effettuato nella nottata fra mercoledì 12 e giovedì 13 giugno. Nell'occasione, sono scattate le manette ai polsi di Raffaele D'Agostino e Caterina Battaglia (rispettivamente di 55 e 44 anni, che vivono insieme ad Aosta, n.d.r.).
Ma i tempi erano ormai maturi anche per altri cinque provvedimenti disposti dalla Procura della Repubblica di Aosta: altrettante persone si sono viste notificare dalle "Fiamme Gialle" un provvedimento di "fermo di indiziato di delitto", un arresto vero e proprio, ma disposto dai sostituti procuratori Luca Ceccanti e Francesco Pizzato, coordinati dal procuratore capo Paolo Fortuna. Ma la particolarità di questa indagine è stato lo scoprire un sottobosco di criminalità, principalmente concentrato al "quartiere Cogne", di cui la Valle avrebbe fatto a meno molto volentieri.

Tre gli aspetti emersi durante le investigazioni: l'uso ed il porto di diverse tipologie di armi, da coltelli spesso portati sulla persona o sui mezzi di trasporto, ma anche armi improprie, come un tubo di ferro lungo oltre un metro, con una rudimentale impugnatura ed un grosso bullone in punta per aumentarne la capacità offensiva. Il secondo evento, sempre strettamente correlato al proliferare della violenza, è stato l'intrecciarsi dell'indagine per spaccio con la brutale rissa scatenata a marzo scorso sempre nella stessa zona del "quartiere Cogne", nel corso della quale diverse persone rimasero ferite e furono inoltre uditi colpi di armi da fuoco, allo stato non individuate.



Infine, "malAosta" ha messo in luce quello che gli investigatori hanno definito il "racket dei camioncini", vale a dire la spartizione delle piazzole di sosta fra diversi soggetti, che stabilivano in modo categorico a quali venditori ambulanti assegnare lo spazio, dirimendone i conflitti con metodi violenti e minacce ed ottenendone in cambio prodotti alimentari od ortofrutticoli.
A riprova del sottobosco di violenza venuto a galla nel corso dell'indagine, durante le perquisizioni odierne, seppure non siano stati sequestrati altri stupefacenti, sono state rinvenute numerose altre armi, fra cui un proiettile "calibro 308", quattro coltelli a serramanico, tre coltelli di altra tipologia, una balestra, un "taser" ed un "machete" lungo oltre quaranta centimetri, quest'ultimo rinvenuto a bordo di un'autovettura e quindi, ancora una volta, nella immediata disponibilità e conseguentemente idoneo ad arrecare offesa.

Per questi reati, oltre alla coppia già tratta in arresto, oggi sono stati accompagnati al carcere di Brissogne anche Francesco Battaglia (46 anni, di Aosta, n.d.r.), per il reato di porto di arma da fuoco e concorso in spaccio di sostanze stupefacenti; Antonio D'Agostino (39 anni, residente a Pollein, n.d.r.), Marino D'Agostino (38 anni, di Aosta, n.d.r.), Giuseppe Caponetti (43 anni, residente nel capoluogo regionale, n.d.r.) ed Albert Bushaj (39 anni, avvocato di Châtillon, n.d.r), tutti per spaccio di sostanze stupefacenti. Infine, per alcune delle armi rinvenute nella giornata odierna, è stato denunciato "a piede libero" anche Gaetano Nicotera (47 anni, gestore del bar "Grifon d'Oro", di Aosta, n.d.r).

 

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