Si concentra in Valle d'Aosta l'aumento dei pedaggi autostradali, nonostante i proclami di Toninelli: incrementati del 5,66 per cento quelli della "Rav"

Angelo Musumarra
La 'A5' e la sede della 'Rav', a Saint-Pierre

E' rimasto inascoltato l'appello del presidente della Regione Antonio Fosson verso il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli che nel pomeriggio di lunedì 31 dicembre aveva annunciato, su "Facebook", che «grazie al duro lavoro fatto al Ministero in questi ultimi giorni, e nonostante tantissimi ostacoli, ho firmato i decreti grazie ai quali, nel 2019, non scatterà nemmeno un centesimo di aumenti dei pedaggi sul novanta per cento delle autostrade italiane».
Il "congelamento", in realtà, va dai 31 giorni della "A7 Milano - Serravalle", con possibilità di essere esteso, ai sei mesi dei tratti gestiti direttamente da "Autostrade per l'Italia".

La "Rav" ha rincarato il pedaggio del 5,59 per cento. Il restante dieci per cento degli aumenti che, nonostante la «fruttuosa interlocuzione con i concessionari autostradali» del ministro, sono stati comunque concessi, interessano la Valle d'Aosta ed in particolare il tratto di 37,3 chilometri di autostrada "A5" gestito dalla "Rav - Raccordo Autostradale Valle d'Aosta SpA", controllata da "Autostrade per l'Italia", che va da "Aosta ovest" a Courmayeur, caratterizzata dal "pedaggio unico", mentre non sono previsti incrementi per il restante tratto gestito da "Sav" e, in Piemonte, da "Ativa", società del gruppo "Sias" degli eredi Gavio.
Oltre alla tratta valdostana, l'altro aumento concesso dai Ministeri delle infrastrutture e del tesoro è quello del 1,82, relativo alla "A56 - Tangenziale di Napoli".

Da "Rav" previste richieste di aumenti annuali del 17 per cento. Viene così confermata, nonostante le smentite, l'indiscrezione fuoriuscita dalla relazione istruttoria degli "Adeguamenti delle tariffe di pedaggio autostradali per l'anno 2019" che prevedeva l'aumento del 6,32 per cento del pedaggio, dopo che lo scorso anno la "Rav" aveva ottenuto un incremento del 52,7 per cento, che era stato comunque considerato insufficiente dal CdA della società che mirava, nell'aggiornamento del "Piano economico finanziario", ad ottenere "il recupero delle tariffe sospese o non riconosciute negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, oltre alla quota del cumulo delle tariffe stesse, per una percentuale complessiva pari all'81,12 per cento".
Se si considera che nel 2018 doveva verificarsi un ulteriore incremento tariffario quantificato al 14,16 per cento, le prospettive per i prossimi anni non saranno favorevoli agli automobilisti, dato che le richieste indicavano aumenti "di circa il 16-17 per cento annuo per il periodo dal 2019 al 2024, e del 2,5 per cento per gli anni successivi fino al 2032" anche se, da quanto si legge nella relazione la "Rav" è stata l'unica a chiedere ed ottenere quanto voluto, che è poi risultato l'aumento percentuale più alto di tutt'Italia.

«Risultato di cui vado fiero, a favore dei cittadini». Nel suo messaggio «agli italiani onesti» il ministro Toninelli non parla di Valle d'Aosta né risponde al presidente Fosson, ma cita la società "Strada dei Parchi", che gestisce le autostrade "A24" ed "A25" che collegano Abruzzo e Lazio, di proprietà della "Toto holding" dell'imprenditore Carlo Toto, classificate "autostrada di montagna" così come la "A5", che ha deciso di non aumentare il pedaggio del 5,59 per cento in attesa di risolvere un contenzioso con "Anas" sugli interventi di messa in sicurezza: «laddove l'accordo non si è raggiunto - ha precisato il ministro - come nel caso di Strada dei Parchi, che gestisce le arcinote A24-A25, abbiamo agito emanando comunque l'apposito decreto di sterilizzazione degli esorbitanti rincari per gli utenti. Siamo di fronte a un risultato di cui vado molto fiero, un traguardo importante del Governo del cambiamento a favore dei cittadini, di tutti noi. Questo è quanto abbiamo fatto ereditando gli errori del passato. Per il futuro invece prevediamo pedaggi più bassi perché direttamente collegati con gli investimenti effettivi e non più presunti da parte dei concessionari. Una norma che abbiamo inserito nel decreto Genova e che è già legge».

Aumentato il costo dei biglietti per il transito nel Traforo del Monte Bianco. In pratica, un'auto di "classe A" che fino al 31 dicembre 2018 pagava 8,40 euro per percorrere i 25 chilometri da "Aosta ovest" (Saint-Pierre) a Courmayeur, dal 1° gennaio paga 8,90 euro: il costo sale ad 11,60 euro se si entra ad "Aosta est" (Quart) mentre spostarsi da un lato all'altro della Valle d'Aosta, da Courmayeur a Pont-Saint-Martin, costerà 20,90 euro per 88 chilometri. Il "classico" percorso turistico da "Milano Ghisolfa" a Courmayeur di 221 chilometri costa ora 36,30 euro.
Oltre al pedaggio della "Rav" è aumentato del 2,7 per cento anche il costo del biglietto di transito al Traforo del Monte Bianco (la cui "Sitmb" è socia di maggioranza della "Rav"), che ora, per un'autovettura, dal lato italiano richiede 46,40 euro per la "corsa semplice", 57,90 euro per "andata-ritorno", 144,70 euro per dieci transiti, 202,5 per venti transiti e 231,50 per il "forfait un mese".

Aumentano anche le sanzioni al codice della strada. Con l'inizio del 2019, come accade con cadenza biennale, sono aumentate anche le sanzioni del codice della strada, che vengono indicizzate al parametro "Istat" del costo della vita, salito del 2,2 per cento. Il divieto di sosta "ordinario" è passato da 41 a 42 euro (con la sanzione che scende a 29,40 euro se si paga entro cinque giorni), così come è salita da 85 ad 87 euro la sosta negli spazi riservati agli invalidi (60,90 euro), da 81 ad 83 euro la circolazione nelle corsie riservate ai mezzi pubblici e nelle "ztl" (58,10 euro).
Per quanto riguarda gli eccessi di velocità, quello non oltre i dieci chilometri orari è stato economicamente parificato al divieto di sosta ed passato da 41 a 42 euro (29,40 euro l'importo scontato), mentre quello sotto i quaranta chilometri orari è passato da 169 a 173 euro (121,10 euro). Nei casi più gravi, dove non è previsto lo "sconto", il superamento del limite tra i quaranta ed i sessanta chilometri orari è passato da 532 a 544 euro mentre quello oltre i sessanta da 829 a 847 euro.
Costerà sempre più caro parlare al telefono cellulare mentre si guida, con la sanzione che è passata da 161 a 165 euro (115,50 euro il pagamento scontato), così come il passaggio col semaforo rosso o contromano, da 163 a 167 euro (116,90 euro). Il mancato uso della cintura di sicurezza o delle lenti è passato da 81 ad 83 euro (58,10 euro) mentre la circolazione senza pneumatici invernali o catene ed l'omesso pagamento del pedaggio sono passati da 85 ad 87 euro (60,90 euro).
La circolazione sulle corsie d'emergenza in autostrada passa da 422 a 431 euro (non è ammesso lo sconto), mentre l'omissione della comunicazione dei dati del conducente (quando è previsto il "taglio" dei punti della patente di guida) è salita da 286 a 292 euro (204,40 euro). Infine, circolare con la revisione scaduta è passato da 169 a 173 euro (121,10 euro) mentre con la mancata assicurazione "rca" scaduta da oltre trenta giorni dal 849 ad 868 euro (607,60 euro).

ultimo aggiornamento: 
Martedì 1 Gennaio '19, h.15.30