Federica Brignone conquista il bronzo nello slalom gigante ai Giochi Olimpici: l'atleta valdostana "vendica" la madre Ninna Quario dopo 38 anni

Angelo Musumarra
Ragnhild Mowinckel, Mikaela Shiffrin e Federica Brignone

Si mescola la storia dello sci alpino, delle Olimpiadi ed anche la conferma del detto che "la vendetta è un piatto che si consuma freddo" nella conquista, da parte di Federica Brignone, della medaglia di bronzo, all'alba di giovedì 15 febbraio, nello slalom gigante dei Giochi Olimpici di Pyeongchang, in Corea del Sud.

La prima manche, con tre azzurre nel prime cinque. Sulla pista del "Yongpong alpine centre", nella gara che era stata inizialmente prevista per lunedì 12 febbraio, rinviata di tre giorni a causa del forte vento, la Brignone si era classificata terza nella prima manche, con il tempo di 1'10"91, dietro all'americana Mikaela Shiffrin (1'10"82) ed all'altra azzurra Manuela Moelgg (1'10"62) e davanti alla norvegese Ragnhild Mowinckel (1'11"17) ed alla connazionale Marta Bassino (1'11"19).
Tre azzurre nei primi cinque sono un ottimo prologo per la seconda manche, dove è invece la tedesca Viktoria Rebensburg a dare il via alle ostilità (1'09"05, terzo posto di manche), con la Bassino subito dietro (1'09"50, 7a), ma la Mowinckel, vera e propria outsider della gara olimpica, riesce ancora ad abbassare il tempo (1'09"24, 5a), caricando non poco la Brignone, alla sua terza esperienza ai Giochi Olimpici, si presenta al cancelletto con un vantaggio di 26 centesimi, restando però dietro alla norvegese per 33 centesimi (1'09"57, 8a). Seppur provvisoriamente seconda, a sette centesimi dalla Mowinckel, l'atleta valdostana non riesce a nascondere, all'arrivo, un moto di rabbia, rivedendo la scena dei Mondiali 2017 di Sankt Moritz 2017, quando prese la "medaglia di legno" per 22 centesimi.

La Moelgg non riesce nell'impresa e la Brignone resta sul podio. E invece "la provvidenza" di manzoniana memoria, la stessa che che ben 38 anni fa, alle Olimpiadi di Lake Placid, aveva privato della medaglia di bronzo Mariarosa "Ninna" Quario, la madre della Brignone, stava rimettendo a posto l'equilibrio universale: la Shiffrin chiude la seconda manche al quarto posto (1'09"20), andando in testa alla classifica, mentre Manuela Moelgg non riesce a scendere al livello delle avversarie, concludendo la manche al 23esimo posto (1'10"58"), con Federica Brignone che cristallizza così le prospettive di medaglia della Nazionale azzurra.
Mikaela Shiffrin si porta così in Colorado la sua seconda medaglia olimpica d'oro, dopo quella conquistata nel 2014 a Soči nello slalom speciale, mentre Ragnhild Mowinckel, che proprio in questa stagione sta sbocciando, si aggiudica l'argento con un distacco di 39 centesimi (2'20"41) davanti alla Brignone (2'20"48"). Il famigerato quarto posto finisce alla Rebensburg (2'20"60, a 12 centesimi dalla valdostana), mentre la Bassino conclude quinta (2'20"69), con la Moelgg ottava (2'21"20) e Sofia Goggia undicesima (2'21"80).

«Uno di quei giorni che resteranno impressi per sempre nella memoria». Particolarmente toccante è l'abbraccio di Ninna Quario alla figlia, sul parterre: «oggi è anche uno di quei giorni che resteranno impressi nella mia memoria per sempre - ha scritto su "Il Giornale", nel suo diario dedicato ai Giochi Olimpici, condividendo le sue personalissime emozioni - un po' come il 23 febbraio di 38 anni fa, quando fui io a giocarmi la medaglia olimpica nello slalom di Lake Placid e chiusi quarta, a 3/100 da quel bronzo che oggi mia figlia Federica si è presa dopo una gara ad altissima tensione, sua, mia, di tutte le persone che ci vogliono bene e sentivano che questo 15 febbraio 2018 avrebbe potuto diventare una giornata storica».
«Ero quasi più contenta quel giorno di quanto lo sia stata ieri - ha ricordato la Quario - perché io lo slalom di Lake Placid non avrei dovuto farlo, mi inserirono nel quartetto 24 ore prima del via e quando per un nulla persi la medaglia esultai, perché avevo in ogni caso dimostrato di meritare il posto in squadra. Tornando al presente, sono invece convinta che Fede ieri abbia perso una grande occasione di vincere l'oro, nella seconda manche non si è espressa al massimo e quando ha tagliato il traguardo dietro alla norvegese mi è venuto un colpo, perché anche lei rischiava di finire quarta. La certezza per la sua medaglia è poi coincisa con la tremenda delusione di Manuela Moelgg ed esultare e godersi l'attimo è stato ancora più difficile. Il sogno era realizzato, ma era triste vedere Manu così disperata. Poi la giornata è andata avanti, ho cominciato a realizzare, sono andata alla premiazione e tutto è diventato realtà: la medaglia stava attorno al collo di Fede, era sua, e io sono scoppiata di orgoglio, perché per me e per la mia famiglia di grandi appassionati di sport, l'Olimpiade è sempre stata qualcosa di speciale».

«Emozioni troppo grandi, non riuscivo a sopportarle». «Lo so che sono arrivata ed ho iniziato a dire "no, di nuovo!" perché l'anno scorso ai Mondiali ero quarta - ha poi spiegato Federica Brignone - essendo terza alla prima manche, arrivando giù ed avendo sette centesimi, ero veramente non contenta, però lo sport si guarda dopo l'ultimo ed è stato difficile guardare Manu. Anzi, non sono riuscita a guardarla, sentivo due emozioni contrastanti, sognavo di fare di questo podio con lei e ci credevo: l'avevo vista sciare forte nella mattina e pensavo di arrivare veramente quarta. Da un lato stavo malissimo per lei dall'altro è esploso tutto perché ero contentissima per me, le emozioni erano troppo grandi, non riuscivo a sopportarle. Il tracciato mi piaceva, anche se c'erano delle porte difficili, ma non ho tirato fuori il mio miglior sci ma chissenefrega, in queste gare bisogna andare giù ed alla fine non è solo la mia perfomance che conta. Io sicuramente non ho fatto la mia discesa migliore, ma neanche le altre sono state a livello, eravamo tutte molto stressate prima della prima, e sicuramente le migliori hanno fatto ancora più fatica di me ad entrare in gara. Nella prima eravamo tutte vicine, ma nessuna aveva fatto il "manchone" e quindi la seconda era da attaccare, perché le altre non avrebbero più scherzato, ed io ci ho provato al massimo delle mie possibilità e sono felicissima».

«Non sapevo se facevo la stagione, ora ho vinto una medaglia». Federica Brignone è cosi la terza italiana della storia a conquistare una medaglia nella disciplina, dopo un'altra valdostana, Giuliana Minuzzo Chenal (bronzo ad Oslo 1952) ed a Debora Compagnoni (oro a Lillehammer 1994): «vincere una medaglia olimpica è il sogno di tutti gli sportivi - ha aggiunto la 27enne atleta di La Salle - sono veramente felice perché non è così scontato ottenerla anche se sei sempre tra le migliori, in questo sport infatti conta tantissimo la pressione. Dedico questa medaglia anche a me stessa, forse non l'ho mai fatto, ma quest'anno non sapevo nemmeno se sarei riuscita a fare la stagione, eppure sono riuscita a vincere una medaglia qui a PyeongChang. Una dedica particolare inoltre va a mio fratello che è qui, mi segue e mi sta sempre vicino. Riportare una medaglia all'Italia dopo vent'anni è un sogno per me, rappresentare il tuo Paese è una cosa bellissima oltre che un onore. Tra la prima e la seconda manche ho tifato per i ragazzi dello sci e mi dispiace tantissimo per Dominik Paris (arrivato quarto nella prova olimpica di discesa libera, n.d.r.), però mi è servito per staccare un po' e togliere l'ansia dell'attesa. La prima gara è andata bene e ora sarò più libera e tranquilla di godermi questa Olimpiade e continuare, speriamo, con dei buoni risultati».

«In gara sempre, anche da mamme!». «Mi sento fortunata ad avere una figlia come Federica - ha scritto ancora la Quario - perché il mondo dello sci è pieno di ex campioni che hanno fatto sciare i loro figli e li hanno incoraggiati e aiutati e stimolati perché diventassero forti, nella stragrande maggioranza dei casi senza riuscirci. Le molte delusioni patite in carriera sono ripagate con gli interessi dalle gioie di adesso, molto più intense di quelle di allora. La svizzera che nel 1980 mi soffiò la medaglia e poi diventò una delle più grandi di sempre, Erika Hess, credo darebbe una decina delle sue vittorie per vedere uno dei suoi figli vincere una medaglia olimpica. E Hanni Wenzel, che quello slalom di 38 anni fa lo dominò, non sarà felice della gara fatta ieri da sua figlia Tina Weirather, finita a quattro secondi dalle prime. Ma la sfida continua, c'è il superG, Tina lì sarà fra le favorite, ma io spero tanto che Fede ancora una volta riesca a vendicarmi! In gara sempre, anche da mamme!».

«Orgoglio allo stato puro per la Valle d'Aosta». «Il bronzo conquistato da Federica Brignone non fa che accrescere la gioia nel mondo sportivo valdostano - ha poi commentato Riccardo Borbey, presidente del "Comitato Asiva" - non possiamo negare che tutti ci aspettavamo gli exploit, sia di Federica, sia di Pellegrino, ma vederli entrambi sul podio ci riempie il cuore, e anche gli occhi di lacrime di commozione. Non dobbiamo scordare che la lunga rincorsa a una medaglia olimpica l'ha aperta, nel lontano 1952 a Oslo, Giuliana Minuzzo Chenal. Oggi, un'altra figlia degli sport invernali valdostani è di nuovo sul podio olimpico. Un risultato che parte da lontano, che nasce e cresce in una famiglia di grandi sportivi, e che ha iniziato il suo percorso nella fila dello "Sci club Courmayeur Mont Blanc", a seguire nella squadra del "Comitato Asiva", per poi approdare nelle formazioni azzurre. Tanto lavoro, altrettanti sacrifici, abnegazione, nulla lasciato al caso. Sforzi ampiamente ricambiati e premiati dal metallo che oggi fa bella mostra di sé al collo di Federica Brignone. E non dimentichiamo neppure l'approccio mentale di Federica e la consapevolezza di poter inseguire risultati di prestigio nella più prestigiosa competizione al mondo. Una medaglia olimpica che dà lustro a tutto l'ambiente delle discipline bianche ed al mondo dello sport della nostra regione, ed è orgoglio allo stato puro per la Valle d'Aosta».

«Spero che la notte scorsa in Italia qualche bambino si sia messo la sveglia per vedere Federica - ha auspicato Ninna Quario - e che si sia entusiasmato per la sua medaglia e sia poi andato a scuola contento e ispirato a dare di più, per raggiungere obiettivi, nello sport o in qualsiasi altra sua passione».

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 16 Febbraio '18, h.18.20