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Federico Pellegrino conquista con intelligenza e determinazione la sua prima medaglia olimpica: «non ho voluto strafare ed ho raggiunto il mio obiettivo»

Angelo Musumarra
Federico Pellegrino con la medaglia olimpica d'argento

La strategia e l'intelligenza hanno permesso a Federico Pellegrino, nella giornata di martedì 13 febbraio, ad aggiudicarsi la sua prima medaglia olimpica, ai Giochi di PyeongChang, in Corea del Sud, nella gara sprint a tecnica classica di sci nordico, dove è arrivato secondo, ad 1"34 dal norvegese Johannes Hoesflot Klaebo, che ha vinto la finale in 3'05"75. La genialità dell'atleta valdostano è caratterizzata dall'aver gestito sapientemente le forze disponibili, dopo il gravoso impegno nelle qualificazioni, quarti e semifinali, dove era arrivato rispettivamente nono, primo e secondo.

Nella semifinale l'anteprima del confronto tra i tre medagliati. Sul tracciato da 1.381 metri del "Centre de ski de fond d'Alpensia", Pellegrino si era già confrontato con Klaebo ed il russo Alexander Bolshunov nella semifinale: tutti e tre avevano vinto i rispettivi quarti di finale e il valdostano era arrivato dietro al norvegese per soli 16 centesimi, sopravanzando il russo per 46 decimi, quest'ultimo qualificato alla finale come "lucky loser", insieme all'altro norvegese Paal Goldberg, visti i loro migliori tempi.
Nella finale, partito con il pettorale numero nove, Pellegrino si è subito fissato in terza posizione, dietro a Klaebo ed a Bolshunov che ha cercato di dettare il ritmo. Il fondista valdostano, dopo aver ceduto qualche metro, ha sapientemente recuperato in progressione, evitando di correre subito dietro ai due avversari e, al termine dell'ultima salita, dopo che Klaebo aveva agilmente passato Bolshunov e staccato il gruppo, si è presentato spalla a spalla con il russo sul rettilineo finale. Con la sicurezza di aver conquistato una medaglia olimpica, Pellegrino è riuscito a rosicchiare progressivamente a Bolshunov quel tanto che è bastato per finire la gara davanti a lui, grazie anche alla "divaricata sagittale" che entrambi hanno eseguito sull'arrivo, con il "fotofinish" che ha confermato l'ottima prova del valdostano, secondo per due centesimi, con il tempo di 3'07"09.
Staccatissimi dietro a Bolshunov, gli altri tre finalisti, Goldberg (3'09"56, a 3"81 dal connazionale vincitore), lo svedese Oskar Svensson (3'13"48, + 7"73) ed il finlandese Ristomatti Hakola (3'36"47, +20"72), vincitore dell'altra semifinale.

«Non ho voluto strafare e rischiare di perdere la medaglia».«La festa per la medaglia di Dominik Windisch (che domenica 11 febbraio ha conquistato il bronzo nel biathlon, nella gara dei dieci chilometri, prima medaglia azzurra di questi Giochi Olimpici, n.d.r.) mi ha dato la carica - ha commentato Pellegrino - inoltre mi ha aiutato anche il presidente Giovanni Malagò con il quale ho parlato. Qui a PyeongChang non volevo avere nulla da rimpiangere e quindi ho impostato lo stesso tipo di avvicinamento che avevo usato la scorsa stagione per i Mondiali, dove la gara era un po' prima e quindi ho dovuto spostare gli impegni nella tabella di due ore».
«Tutto è andato esattamente come doveva andare
- ha aggiunto l'atleta valdostano - l'unico intoppo è stato non credere completamente in me stesso, perché avrei potuto risparmiare un po' di energia nelle batterie precedenti alla finale. Conosco bene i miei avversari però, e non li ho mai battuti nel classico quindi dovevo usare tutte le mie qualità per uscirne vincitore. In finale ho scelto per quarto il binario e mi sono trovato controvento e in quel momento ho perso qualche energia di troppo e non sono riuscito a fare quello che avevo fatto in semifinale. In salita poi ho pensato di seguire Klaebo, ma le gambe mi hanno suggerito di non strafare e rischiare di perdere la medaglia. A quel punto mi sono detto di stare dietro a Bolshunov per assicurarmi il podio e nei cento metri finali ero ancora lì e ci ho provato».
«Klaebo non era impossibile da battere, ma oggi ha dimostrato di essere troppo giovane e troppo forte per me nella tecnica classica - conclude Federico Pellegrino - tra una settimana (nella staffetta sprint a tecnica libera, in programma mercoledì 21 febbraio, n.d.r.) riproverò a batterlo. Il mio obiettivo l'ho già raggiunto quindi non avrò nulla da perdere ma mi farebbe tanto piacere regalare soddisfazioni anche ai miei compagni di Nazionale e mi impegnerò per aiutarli nella staffetta. Ora tornerò nella mia camera ed imposterò i nuovi obiettivi».

I risultati degli altri azzurri. Maicol Rastelli, quarto in qualifica con il tempo di 3'11"32, è stato eliminato nella prima batteria dei quarti, dove è arrivato sesto ed è stato classificato ventiseiesimo. Fuori dai trenta gli altri azzurri Mirco Bertolina (3'20"07, 40esimo) e Stefan Zelger (3'20"18, 41esimo), mentre il valdostano Mark Chanloung, che corre per la Nazionale thailandese, si è classificato 57esimo (3'26"12).
Al femminile, l'oro è andato alla svedese Stina Nilsson, con il tempo di 3'03"84 (in un circuito accorciato a 1.176 metri), davanti alla norvegese Maiken Caspersen Falla, staccata di 3"03, ed alla russa Yulia Belorukova, a 3"37 dalla vincitrice. Per quanto riguarda le azzurre, Gaia Vuerich è 21esima, dopo essere arrivata quinta nella sua batteria dei quarti di finale, Lucia Scardoni 24esima, anch'essa quinta nei quarti, mentre è rimasta fuori dai trenta Greta Laurent, fidanzata di Pellegrino, che si è classificata in 32esima posizione con il tempo di 3'25"54.

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 14 Febbraio '18, h.12.10