Tredici condanne per il primo grado del processo per il rogo del tunnel del Monte Bianco

redazione 12vda.it

Gérard Roncoli, responsabile della sicurezza della 'Atmb'Alle 14 di mercoledì 27 luglio Renaud Le Breton De Vanoise, presidente del Tribunale di Bonneville, cittadina francese dell'Alta Savoia, ha concluso il processo di primo grado per il rogo nel Traforo del Monte Bianco, dove il 24 marzo del 1999 sono morte trentanove persone e sono stati provocati oltre trecento milioni di euro di danni. Il giudice, che ha dichiarato, prima di leggere le sentenze, che «la catastrofe poteva essere evitata», ha inflitto tredici condanne e tre assoluzioni: la pena più grave è stata quella per Gérard Roncoli, responsabile della sicurezza della 'Atmb - Autoroute e Tunnel du Mont Blanc', la concessionaria francese del tunnel, che è stato condannato ad una pena di trenta mesi, dei quali dovrà trascorrerne almeno sei in carcere.

«Siamo pienamente soddisfatti della sentenza - ha dichiarato l'avvocato Matteo Rossi, che cura gli interessi di alcuni familiari delle vittime italiane - è in linea con le nostre aspettative salvo che per qualche piccolo intoppo. Siamo sempre più convinti che la tragedia non solo si poteva evitare, ma era annunciata».
Le pene comminate dal Tribunale di Bonneville sono quasi tutte inferiori a quelle richieste dal pubblico ministero, Vincent Le Pannerer. Il presidente della 'Atmb' Rémy Chardon, 57 anni, ex collaboratore di Jacques Chirac quando era sindaco di di Parigi, è stato condannato a ventiquattro mesi e quindicimila euro di multa, così come Michele Tropiano, 63 anni, di Pré-Saint-Didier, ex direttore di esercizio della 'Sitmb - 'Società Italiana Traforo Monte Bianco', la concessionaria italiana del tunnel, che dovrà invece pagare cinquemila euro di ammenda. Due anni di carcere e settemila euro è invece la pena decisa per Christian Basset, 63 anni, ex direttore della 'Sgtmb - 'Société de Gestion du Tunnel du Mont Blanc', società che forniva il personale alla 'Atmb'.
Michele Tropiano, ex direttore della 'Sitmb'Più lievi le pene per il personale operativo: Claudio Lyveroulaz, 37 anni, di Morgex, responsabile della sicurezza per la 'Sitmb', è stato condannato a sedici mesi e quattromila euro di multa, così come Daniel Claret-Tournier, 63 anni, controllore della 'Atmb' che non dovrà pagare nessuna ammenda. Dodici mesi di pena, invece per, Marcello Meysellier, 41 anni, di Courmayeur, controllore della 'Sitmb'. Il sindaco di Chamonix, Michel Charlet, è stato condannato a sei mesi e millecinquecento euro di multa, così come Chantal Lecomte, 57 anni, funzionario della divisione strade del Ministero dei Trasporti francese. Gilbert Dégrave, autista del tir che ha generato il terribile rogo, è stato infine condannato a quattro mesi di carcere.
Renaud Le Breton De Vanoise ha inoltre condannato le tre società al pagamento di centocinquantamila euro per la 'Sitmb', centomila per la 'Atmb' e cinquantamila per la 'Sgtmb'. Sono stati invece prosciolti la 'Volvo' produttrice del tir incendiatosi, Charles Salzmann, ex presidente della 'Atmb', e Jean Claude Gaime, responsabile della sicurezza della prefettura dell'Alta Savoia. Per tutti l'accusa era di omicidio involontario semplice, che in Italia viene chiamato 'omicidio colposo'.
«Il tribunale ha dato più peso alle carenze della struttura che agli errori dei singoli - ha dichiarato alla fine della lettura della sentenza, l'avvocato Claudio Maria Papotti, legale dell'italiana 'Sitmb' - non è possibile commentare una sentenza che in un certo senso, per la gravità del fatto accaduto, era attesa».
Per quanto riguarda i risarcimenti ai familiari delle vittime, l'associazione che li tutela ha chiesto 27 milioni di euro, dei quali la metà sono stati già versati, solo da parte della 'Sitmb', di sua spontanea iniziativa. Nella sentenza vengono citati in giudizio civile altri quattro responsabili: la 'Atmb', il comune di Chamonix, attraverso il sindaco Charlet, la compagnia 'Fortis', assicuratrice del tir di Degrave e lo Stato francese, tramite Lecomte. «Le sentenze vanno lette prima di essere commentate - ha dichiarato in merito il presidente della giunta regionale Luciano Caveri - tuttavia, in un caso di questo genere, quel che conta sono gli obblighi di non deflettere rispetto alle misure di sicurezza. Dal rogo del Monte Bianco è derivata la direttiva europea sulla sicurezza nei tunnel stradali e direi che i decisori politici hanno meglio compreso i motivi, legati anche all'incidentalità, che devono portarci a trasferire quote significative di merci dalla strada alla rotaia soprattutto attraverso le Alpi».
Gilbert Dégrave, autista del tir belga che ha provocato il rogo«E' pazzesco, incredibile. Che giustizia è questa?
- ha dichiarato Degrave - prosciolgono la 'Volvo' e condannano me? Io sono una vittima come quei trentanove morti, io non c’entro nulla. Hanno fatto come i kamikaze, che fanno stragi di innocenti senza mai andare a colpire chi sta in alto. E' un'assurdità, qui non ha trionfato la giustizia, qui i vincitori sono la politica e il denaro, i potenti insomma».
«Siamo soddisfatti dell'esito del processo che ben rispecchia quanto era già emerso durante le indagini
- ha fatto invece sapere Lars Lidman, vice presidente senior della 'Volvo truck corporation' - la sentenza rinforza la posizione di 'Volvo truck corporation' nei futuri procedimenti legali tesi ad accertare le responsabilità civili. La 'Volvo truck corporation' ha fornito alla Corte spiegazioni dettagliate quale proprio contributo per permettere alla verità sul rogo nel traforo del Monte Bianco di emergere. Il processo è stato condotto con straordinaria professionalità e con grande rispetto per tutte le parti coinvolte affinché giustizia fosse fatta. Nonostante nulla possa riportare in vita le vittime ci auguriamo che il processo abbia aiutato i familiari delle vittime a comprendere meglio le circostanze in cui è avvenuto l'incidente».
«Non credo che sia stata fatta giustizia
- ha detto invece Myriam Marguerettaz, moglie di Stefano Manno, valdostano di Jovençan, una delle 39 vittime - io ho sentito un elenco di nomi e di cognomi, di colpevoli secondo la legge, di condanne. Eppure in carcere non andrà nessuno. E questa, secondo me, non è giustizia. Sono morte 39 persone in quel tunnel e questo non conta nulla? Che le pene previste per un reato del genere fossero lievi, ce lo avevano già detto all’inizio del processo. Ma quel poco che hanno inflitto agli imputati, non potevano almeno farlo scontare in un carcere? Capisco che noi siamo i famigliari, siamo coinvolti emotivamente, siamo in prima linea, però così è come se non fosse successo nulla o quasi, in quel tunnel».
La 'Atmb' e la sua controllata 'Sgtmb' non faranno comunque appello contro la sentenza: «'Atmb' ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità - è stato ribadito dal presidente della concessionaria francese Jean-Paul Chaumont - nei confronti dei familiari delle vittime e nei confronti degli utenti del tunnel. La nostra società lo deve anche ai quattrocento dipendenti che si impegnano nel tunnel e nell'autostrada con un costante impegno per la sicurezza».
«La magistratura ha operato correttamente, secondo quanto previsto dalla legge, ma resta l’impressione che alla fine a pagare siano solo dei capri espiatori
- è infine il parere di Nora Girardi dell'associazione per la difesa del Monte Bianco - la società italiana del Traforo del Monte Bianco, di proprietà del gruppo di Benetton, è stata condannata ad un'ammenda che può pagare con poche ore di pedaggi. Le vere responsabilità per il disastro del Bianco risiedono negli alti livelli decisionali della politica e dell'economia. Gli stessi che oggi continuano a promuovere una politica dei trasporti fondata sul profitto ad ogni costo e che continuano a far passare quattromila tir al giorno in un buco largo appena sette metri. Confermiamo la nostra solidarietà al sindaco Charlet, da sempre contrario alle modalità di gestione del Tunnel che causarono la tragedia del 1999».