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Trovato in fondo ad un crepaccio, dopo due giorni, l'escursionista novarese disperso sul Monte Rosa: il "Soccorso alpino" censura le relativa discussioni sui "social"

redazione 12vda.it
Massimo Peressini, in una delle foto diffuse sui 'social'

Il corpo di Massimo Peressini, escursionista 44enne residente a Novara, disperso sul Monte Rosa da domenica 29 aprile, è stato ritrovato nel pomeriggio di martedì 30, intorno alle ore 16.30, in fondo ad un crepaccio nei pressi del Col del Lys, a 4.151 metri di quota, tra Valle d'Aosta, Piemonte e Svizzera.

L'uomo, che era stato visto per l'ultima volta alle ore 6.30 di domenica dietro la "Capanna Gnifetti", a 3.647 metri di quota, nel territorio del Comune di Gressoney-La-Trinité in coda ad un fila di escursionisti, con le ciaspole ai piedi, ed intendeva arrivare, in solitaria, a "Punta Parrot", a 4.432 metri, sulla linea di confine tra l'Italia e la Svizzera, lungo un tragitto definito «difficile e severo» dagli esperti.
Le ricerche erano iniziate nella mattinata di lunedì 29, nella zona tra "Punta Indren" e "Punta Parrot", da parte degli operatori del "Soccorso Alpino" valdostano e piemontese di Alagna e Borgosesia e della Guardia di Finanza, intervenuti via terra con guide, tecnici ed unità cinofile e sono proseguite nella giornata di martedì, anche con l'aiuto dell'elicottero, di un drone e con la antenna "Recco", apparecchiatura utile a captare le frequenze emesse dai riflettori che vengono inseriti dentro i vestiti, gli scarponi, i caschi e le protezioni per il corpo indossati dal'escursionista.

Il recupero del corpo di Peressini è stato particolarmente complesso a causa delle condizioni meteorologiche proibitive per vento e freddo e della quota elevata "risolto grazie alla sinergia tra "Soccorso alpino e speleologico" piemontese, "Soccorso alpino" valdostano e "Soccorso alpino" della Guardia di Finanza - spiegano dal "Centro unico del soccorso" valdostano - sono state adoperate tutte le risorse umane e tecnologiche a disposizione: elicotteri, droni, unità cinofile e la nuova antenna "Recco". Il ritrovamento è avvenuto grazie all'individuazione di una traccia nella neve nei pressi del crepaccio, con l'ausilio delle corde i tecnici si sono calati all'interno per circa trenta metri prima di trovare il corpo esanime dell'uomo che in seguito è stato recuperato e consegnato alle autorità per le operazioni di Polizia giudiziaria".

Le ricerche di Massimo Peressini hanno coinvolto anche i "social" con il "Soccorso alpino e speleologico" del Piemonte che ha diffuso, sulla sua pagina "Facebook", foto fornite dalla famiglia ed informazioni varie, chiedendo la condivisione e provocando, ovviamente, discussioni sul caso, visto che, da quanto emerso, le condizioni meteorologiche sconsigliavano un'escursione in alta quota in solitaria e le ricerche dell'uomo hanno messo a rischio l'incolumità degli stessi operatori.
Le discussioni sono state tutte censurate dopo il ritrovamento della salma, con la cancellazione dei commenti: "riteniamo che il silenzio sia la forma migliore di rispetto nei confronti della vittima e dei suoi famigliari - si è giustificato il "social media manager" del "Soccorso alpino" piemontese - per questo motivo abbiamo deciso di cancellare tutti i commenti che ormai risultano inutili".