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Un infarto si è portato via, a soli 44 anni, Donatello Trevisan, ex segretario di Pierluigi Marquis: era stato accusato di calunnia per il caso dei 25mila euro

Angelo Musumarra
Donatello Trevisan, quando ricopriva il ruolo di segretario particolare di Pierluigi Marquis

«Donatello ha sempre combattuto con i suoi difetti, ma negli ultimi mesi era diventata una vera e propria agonia». Così don Albino Linty Blanchet, durante la Corona che si è tenuta nella chiesa di Saint-Martin de Corléans nella serata di domenica 22 ottobre, in suffragio di Donatello Trevisan, rivolgendosi alle diverse centinaia di persone presenti, citando nel quinto Mistero del Rosario, l'orto degli ulivi dove venne arrestato Gesù Cristo e l'evidenza che «agonia significa combattere».

Ucciso a 44 anni da un infarto improvviso. Donatello "Don" Trevisan, 44 anni compiuti lo scorso giugno, sposato con Claudia Mosconi, apprezzata musicista, e padre degli adolescenti Xavier e Nicole, molto noto nel capoluogo regionale per il suo impegno nel volontariato, nella "Croce Rossa", negli scout e nel mondo cattolico, è mancato nella notte tra venerdì 19 quando, poco dopo le ore 23, è stato vittima di un arresto cardiaco. Solo due settimane prima erano state diffuse, da un'agenzia stampa e quindi ripresi da diversi media, numerose indiscrezioni in merito alle conclusioni delle indagini sul ritrovamento dei 25mila euro nell'ufficio del presidente della Regione, avvenuto il 22 giugno 2017, quando Trevisan ricopriva il ruolo di segretario particolare di Pierluigi Marquis.
La richiesta di rinvio a giudizio con l'accusa di calunnia, per lui e l'ex presidente del Consiglio Valle Marco Viérin, avrebbe dovuto essere mantenuta riservata, come da precise indicazioni del sostituto procuratore Luca Ceccanti, titolare dell'inchiesta, ma così non è stato e sono state quindi rese pubbliche le ipotesi di reato che, in pratica, attribuiscono la paternità della messinscena a Trevisan rendendo, di fatto, inutile, per l'opinione pubblica, il processo penale che avrebbe dovuto svolgersi nei prossimi mesi.
Proprio per difendersi dalle accuse e dalla "gogna pubblica", due giorni prima della sua scomparsa, Donatello Trevisan, interpellato per ribattere alle accuse, aveva confidato a 12vda che stava preparando, sull'intera vicenda, un memoriale, che avrebbe dovuto rendere pubblico «quando sarà il momento giusto».

Il cordoglio ufficiale solo da parte del Comune di Aosta. L'unica attestazione ufficiale di cordoglio è arrivata dal Comune di Aosta: "il sindaco di Aosta Fulvio Centoz e il presidente del Consiglio comunale, Michele Monteleone - si legge in una nota - appresa la notizia dell'improvvisa scomparsa dell'ex consigliere Donatello Trevisan, esprimono sgomento, e testimoniano alla famiglia il cordoglio dell'Amministrazione comunale della città di Aosta".
Centoz, dopotutto, era stato il primo a commentare la terribile notizia: «sono rimasto completamente spaesato dalla notizia della scomparsa di #DonatelloTrevisan - aveva scritto sul suo profilo "Facebook" personale creando anche l'apposito hashtag - Impossibile non essere scossi, impossibile capire. Solo silenzio. Condoglianze profonde alla famiglia», raccogliendo poi le reazioni di Massimo Lévêque, ex presidente di "Finaosta", «senza parole ma con inquietanti pensieri. Riposa in pace Donatello e tanta vicinanza ai tuoi cari», e di Dario Comé, ex consigliere regionale della Stella Alpina: «condoglianze alla sua famiglia. Spero che le male lingue e i giustizialisti riflettano e mostrino rispetto».

Pierluigi Marquis ed Enrico Martial lo ricordano sui "social". E' poi arrivato nella serata di sabato il cordoglio pubblico di Pierluigi Marquis: «una tragedia - ha commentato solo su "Twitter" l'attuale capogruppo in Consiglio Valle della Stella Alpina - è per tutti un dolore molto grande e profondo, improvviso. La tragica morte di Donatello tocca la sua famiglia, chi l'ha conosciuto, me personalmente che ho avuto modo di stimarlo e tutta la nostra comunità. Donatello era una persona perbene».
«Io conosco, io so chi era Donatello
- ha aggiunto, poco dopo, su "Facebook", Enrico Martial, capo ufficio stampa della Giunta regionale durante il Governo Marquis (che aveva gestito la comunicazione in merito al caso dei soldi nella scrivania) ed attuale presidente della Commissione di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta - io so chi era Donatello, ed era un uomo buono. Con le fragilità e la forza che tutti noi abbiamo. Quanto gli è capitato in questi mesi è stato ingiusto, sofferto e immeritato. E questo dolore grande, grave e terribile che giunge ora deve farci pensare».
«Ognuno deve fare il suo lavoro, ma dobbiamo ricordare che siamo tutti persone, con una vita, una dignità
- ha proseguito Martial - la pressione che molti vivono è spesso sopra le righe e quella su Donatello era senz'altro sproporzionata, nelle penne e nelle azioni. La nostra Comunità ha bisogno di riprendere fiato, di stemperare, di abbassare i toni, di riportarsi alla realtà, di ritornare a una calma responsabilità. Dobbiamo davvero stringerci intorno alla sua famiglia, perché le dobbiamo qualcosa, dobbiamo qualcosa a Donatello, è un dolore che non potremo dimenticare».

La carriera professionale e l'impegno nella "Croce Rossa". Donatello Trevisan, figlio di Giuliano, ex dipendente del "Casino de la Vallée" e fratello minore di Tiziano, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta, lavorava per la "Finaosta": assunto nel 2000 dalla finanziaria della Regione come impiegato del "servizio tecnico", nel 2012 era diventato "quadro" dell'ufficio appalti dove svolgeva il ruolo di "responsabile unico dei procedimenti" di gare. Nel 2008 si era laureato in scienze politiche e relazioni internazionali, ottenendo poi, due anni dopo, la specialistica in "management pubblico ed e-government".
Dopo le notizie sul suo coinvolgimento nel caso della scrivania, la "Banca d'Italia" aveva chiesto la sua rimozione dall'ufficio appalti di "Finaosta", ma la Presidenza della finanziaria regionale, dopo un consulto con un legale, non aveva accettato la richiesta di "Bankitalia" ma, prudenzialmente, aveva disposto il trasferimento di Donatello Trevisan all'ufficio legale.
Diplomato geometra, all'inizio della sua attività lavorativa si era specializzato in sicurezza aziendale sui luoghi di lavoro ed era stato assunto come istruttore tecnico per il Comune di Gressoney-Saint-Jean e quindi per la Comunità montana "Mont Emilius".
Lungo è stato il suo impegno nella "Croce Rossa" di Aosta, dove era entrato come volontario nel 1996, diventando nel 2000 ispettore del gruppo di Courmayeur per essere poi nominato, nel 2003, commissario del Comitato regionale e quindi presidente, il 1° dicembre 2005, carica che aveva mantenuto fino all'aprile 2006, dimettendosi dall'incarico dirigenziale per «non compatibilità», ma mantenendo l'impegno come volontario.

La politica, dall'Union Valdôtaine alla Stella Alpina passando per il PdL. Sei mesi dopo, ad ottobre, sarebbe stato nominato segretario particolare di Ego Perron, quando questi ricopriva il ruolo di presidente del Consiglio Valle, mantenendo l'impegno politico fino al termine della dodicesima Legislatura, a luglio 2008.
Nel 2005 era stato candidato nelle elezioni comunali ad Aosta nella lista dell'Union Valdôtaine risultando il sesto non eletto con 186 voti, e nel febbraio 2010, dopo le dimissioni di Giovanni Girardini, era entrato, per soli tre mesi, nel Consiglio comunale del capoluogo regionale. Presidente della sezione unionista di "Arpuilles-Excenex", era stato ricandidato nella lista del "mouvement" alle elezioni comunali di maggio 2010 ed aveva raccolto 308 voti, tre in meno dell'attuale vice sindaco di Aosta Antonella Marcoz, classificandosi come quinto non eletto.
Aveva quindi lasciato l'Union Valdôtaine e nel 2012 era diventato membro del coordinamento regionale del "Popolo della Libertà" e poi, successivamente, è passato alla Stella Alpina, supportando pubblicamente, alle elezioni politiche del 2013, la candidatura e la successiva elezione a deputato di Rudi Marguerettaz.

Il lavoro in "Autoporto SpA" e per la Diocesi di Aosta. Dal 30 maggio 2014 al 23 giugno 2017 è stato consigliere di amministrazione della società partecipata "Autoporto Valle d'Aosta SpA" di Pollein, nominato da "Finaosta", mentre dall'agosto 2006 al maggio 2008 era stato nel CdA della "Fondation Grand Paradis". Lo scorso 14 gennaio, era stato nominato, dal vescovo di Aosta, monsignor Franco Lovignana, nel Consiglio di amministrazione dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero: ultimamente era tornato ad occuparsi dell'animazione nella parrocchia di Saint-Martin de Corléans, dove nel pomeriggio di lunedì 22 ottobre, si sono tenuti i funerali: numerose persone sono rimaste fuori dalla chiesa, tra cui anche diversi giornalisti, anche quelli che avevano incautamente pubblicato le indiscrezioni sulle indagini.

«"Don" si è identificato nel salmo 87 ed un'ora dopo se n'è andato».  Diciamo "prendere il perdono" - ha dichiarato don Albino Linty Blanchet, in apertura della celebrazione funebre - oggi siamo qui a chiedere il perdono per "Don" ma anche chiedere il suo perdono per noi». Con grande delicatezza, don Albino ha ricordato il percorso di fede e di attività in parrocchia che Donatello aveva iniziato, in parrocchia e nel gruppo del "Rinnovamento dello spirito", sulle orme della moglie Claudia. «Ho combattuto una buona battaglia» è l'espressione che torna spesso durante l'omelia, un discorso di conforto per la consorte ma anche una condivisione con tutti i presenti: «la buona battaglia - ha sottolineato il sacerdote - la battaglia per la vita, per i cristiani è per la fede per la speranza e per la carità, perché è per la carità che saremo giudicati. Combattere per la fede è combattere per mantenere la fiducia. Ha combattuto "Don", combattiamo noi. E' un combattere il risucchio davanti alla voragine del non senso della morte improvvisa. "Don" ha combattuto con te, Claudia, questa battaglia, come fanno i cristiani, pregando. Anche nelle ore immediatamente predecenti, con la compieta del venerdì. Certo non sapeva che sarebbe stato l'ultimo salmo, il terribile 87 "davanti a te grido giorno e notte". Lo diciamo tutti i venerdì, qui si lui si è identificato. Ma subito dopo ci sono le parole di Geremia "noi siamo chiamati con il tuo nome, non abbandonarci" "Signore nelle tue mani affido il mio spirito". Un'ora dopo Donatello se n'è andato».
Ricordando il "Concerto per la pace" che Donatello stava progettando, l'esperienza con il "Rinnovamento", don Albino ha concluso: «il perdono, la consolazione passano attraverso le stesse bende e le stesse ferite della sofferenza. Solo se attraverso quelle ferite emerge il Cristo risorto. Ho combattuto una buona battaglia. Potessimo dire tutti lo stesso...».


Alla famiglia di Donatello Trevisan le condoglianze della Proprietà e della Direzione di 12vda.

ultimo aggiornamento: 
Martedì 23 Ottobre '18, h.15.50