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Un'emorragia durante il parto mette a rischio madre e figlio, salvati al "Beauregard" grazie alla professionalità multidisciplinare

redazione 12vda.it
La dottoressa Cristina Sarteur ed il dottor Livio Leo con la mamma

Parlano di vero e proprio "miracolo" i medici dell'ospedale "Beauregard" di Aosta, che nella serata di sabato 31 agosto hanno dovuto affrontare, su una partoriente di 34 anni, un'imprevedibile emorragia subito dopo il parto, perché un cotiledone malformato della placenta era aderedente all'utero ed è rimasto ancorato ad esso.

«Venerdi scorso era iniziato il travaglio indotto nella signora - racconta il dottor Livio Leo, direttore della struttura di ostetricia e ginecologia del "Beauregard" - perché la pressione si stava alzando e le piastrine stavano diventando molto basse per una patologia indotta dalla gravidanza. Appena dopo il parto di una bella bambina si nota che la placenta non veniva espulsa nei tempi prestabiliti. In sala operatoria la donna ha iniziato a sanguinare e grazie la pronta risposta dei ginecologi di guardia esperti, la dottoressa Cristina Sarteur, appena trasferita dal nosocomio di Ivrea, ed i dottori Giuseppe Santoro e Stefano Mosca, e dell'équipe anestesiologica con le dottoresse Enrica Governo e Serena Cerioli, preparate ad affrontare tali emergenze, hanno applicato un sistema a palloncino endouterino che ha arrestato la emorragia».

«Il giorno successivo, dopo che i medici anestesisti della rianimazione hanno compensato le perdite di sangue - continua il primario - sono intervenuti gli specialisti della radiologia interventistica del dottor Massimiliano Natrella per "embolizzare" e chiudere temporaneamente i vasi dell'utero patologico per prevenire un ulteriore sanguinamento. Tuttavia, nel momento in cui in sala operatoria con l'équipe chirurgica schierata si è provato a togliere il tampone uterino, l'emorragia è ripresa ed ho dovuto procedere all'intervento demolitore conservativo. In queste circostanze la placenta è patologicamente aderente all'utero e ne invade la parete muscolare sino a coinvolgere, come in questo caso particolarmente grave, le strutture adiacenti. L'accretismo placentare comporta, al momento del parto, un elevato rischio di emorragia, che può portare alla morte della mamma e del bambino anche se limitato ad una porzione limitata».

«Proprio per scongiurare rischi di questo tipo è stata operante una collaborazione molto stretta multidisciplinare - evidenzia il dottor Leo - che comprende chirurghi ginecologi e radiologi interventisti insieme con anestesisti dedicati alla ostetricia, neonatologi, ostetriche ed infermiere specializzate pronte a intervenire per ogni emergenza, e che venerdì e sabato hanno operato la donna sottoponendola a un difficile intervento di isterectomia culminato con un successo. Un'organizzazione di questo tipo si ottimizza dopo il continuo lavoro di aggiornamento ed addestramento per affrontare i casi clinici così complessi e ci ha portato ad avere tassi di intervento chirurgico demolitivo ridotti del cinquanta per cento rispetto alla media nazionale e dei Paesi più evoluti».

In tutti i Paesi occidentali, negli ultimi decenni si è registrato un aumento esponenziale dei casi di placentazione anomala, correlato anche al ricorso sempre più frequente al "taglio cesareo" che ne rappresenta il più importante fattore di rischio: «se negli anni '30 e '50 la frequenza era di un caso ogni 30mila parti - sottolinea Livio Leo - oggi l'incidenza può arrivare a tre casi ogni mille parti, con una mortalità materna del sette per cento. Nella nostra realtà il dato degli ultimi cinque anni è di due casi su circa 4.500 parti».

La mamma e la bimba sono stati dimessi e sono tornati a casa con il papà dove li aspetta il fratellino più grande: «è una grande soddisfazione - conclude il primario di ostetricia e ginecologia del "Beauregard" - per tutti i medici che hanno lavorato per il conseguimento di questo successo».

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