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Venticinque valdostani vittime della "truffa del Postamat": sono stati indotti a ricaricare carte "Postepay" credendo di ricevere un pagamento

redazione 12vda.it
Lo sportello elettronico 'Postamat' nella sede centrale delle 'Poste Italiane' di Aosta

Sono venticinque i valdostani che, secondo quanto racconta la Polizia Postale, sono caduti nella cosiddetta "truffa del Postamat", dal nome del circuito domestico di prelievo contanti e pagamento gestito da "Poste italiane", che favorisce l'uso delle carte prepagate ricaricabili "PostePay", per le quali non è necessario avere un conto corrente bancario d'appoggio.

La truffa, della quale si hanno notizie dalla fine del 2018, si basa sulla diffusa ignoranza di utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento e, come spiegano i poliziotti, si rivolge agli "utenti del web che pongono in vendita oggetti sui diversi portali", portali che non sono però collegati al comportamento criminale di alcuni utenti.
"Il modus operandi - aggiungono, in una nota, gli agenti della Polizia postale della Questura di Aosta - consiste nel contattare telefonicamente il venditore, fingendo interesse all'acquisto dell’oggetto. Il truffatore si offre di pagare subito l'oggetto che sarà poi ritirato da un corriere ed invita la vittima a recarsi presso uno sportello "atm" (acronimo di "Automated teller machine", che indica una "cassa bancaria automatica", nota anche come "bancomat", n.d.r.) delle "PT" ("PT" indica, probabilmente, il nome delle "Poste e telecomunicazioni" risalente al Ventennio fascista, che da 1998 si chiama, invece, "Poste italiane", n.d.r.) al fine di ricevere il pagamento direttamente sulla carta "bancomat". Se il venditore acconsente, viene nuovamente contattato telefonicamente quando si trova presso l'atm. il truffatore, o un suo complice, detta la procedura da seguire: inserire la carta "bancomat" e digitare i codici forniti al momento dal finto acquirente, il numero della carta da ricaricare e l'importo".

Il truffatore, in pratica, confonde il venditore, dando l'idea che gli si stia inviando immediatamente, tramite l'inesistente "vaglia veloce", un acconto sul pagamento dell'oggetto in vendita, operazione che andrebbe fatta rapidamente, sulla base di un presunto limite di tempo (che non esiste) dello sportello elettronico, lasciando anche intendere che potrebbe ripensare alla volontà di acquistare l'oggetto, che spesso si tratta di smartphone o computer, ma anche biciclette, scooter ed automobili.
Il venditore quindi, pressato dal truffatore, non si rende conto che il pagamento in realtà lo sta facendo lui, che pensa invece di ricevere dei soldi. Infatti, sullo schermo dello sportello elettronico, il truffatore fa prima selezionare la voce "ricariche e pagamenti" e quindi poi quella che indica le "ricariche Postepay". Dopo aver chiesto il massimale, che non sempre coincide con la disponibilità economica reale del venditore, il truffatore gli comunica il "codice segreto" che non è nient'altro il numero della sua carta ricaricabile "PostePay". In più, oltre alla truffa, ci potrebbe essere anche la beffa, perché se il venditore esprime qualche perplessità sul fatto che non abbia ricevuto nulla, il truffatore tenta di fargli ripetere l'operazione, ottenendo così una seconda ricarica.
La truffa si può solo eseguire dallo sportello elettronico del circuito "Postamat", se il venditore si reca direttamente nell'ufficio e svolge l'operazione con il supporto del personale, questi sicuramente lo avviserebbero che sta eseguendo una ricarica e non una "ricezione" di denaro, assolutamente impossibile nella modalità in cui viene presentata dal truffatore. Inoltre, la ricarica della carta "Postepay" effettuata come "transazione", sarebbe, secondo i termini di utilizzo, impropria, in quanto manca la causale per la quale si effettua il versamento.

Alla fine il venditore si trova con l'oggetto inveduto, magari dopo aver perso reali possibilità di vendita ed aver pagato le relative commissioni, e con il conto prosciugato, magari in misura maggiore rispetto alla disponibilità eocnomica reale, con evidenti problemi a ripristinare l'eventuale "rosso" creato dalla ricarica truffaldina.
Diventa poi difficile anche ricontattare il truffatore, che magari utilizza numeri telefonici intestati a terzi e poi magari lasciati scadere dopo la truffa riuscita e, se si riesce a risalire all'identità della persona tramite il numero della carta "Postepay" (anche questa potrebbe essere, infatti, intestata ad un prestanome) è necessario dimostrare di non aver voluto espressivamente inviargli del denaro, operazione che, nei limiti previsti dalla legge, è del tutto lecita: "si invita la popolazione a non aderire a simili richieste - consigliano, in conclusione, dalla Polizia postale di Aosta - ma accettare solo pagamenti tramite bonifico bancario o altro sistema sicuro. Si raccomanda, inoltre, di inviare la merce solo dopo aver verificato l'accredito effettivo della somma richiesta".

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 19 Aprile '19, h.11.05

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