Mercoledì 10 Marzo 2010
   
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Il Tribunale di Aosta chiamato nuovamente a giudicare su Internet: ancora liti sul sito di 'Zhukov'

Emilio Revil, denunciato da Roberto ManciniDopo la prima sentenza per diffamazione a mezzo Internet, il tribunale di Aosta sarà il primo, in Italia, a giudicare presunte minacce via blog. Uno dei due protagonisti di questa vicenda è ancora Roberto Mancini, 50 anni, di Aosta, ex vice presidente dell'ordine dei giornalisti, noto per essere stato considerato come "Generale Zhukov" e condannato per la responsabilità degli scritti sul suo blog, mentre il secondo è Emilio "Uahlim" Révil, 37 anni, residente a Brusson, personaggio molto noto, tra gli utenti della Rete, nelle varie occasioni di discussione.
Mancini ha denunciato Révil per minaccie ed ingiurie: quest'ultimo è stato rinviato a giudizio e la prima udienza è prevista per lunedì 16 aprile.
Roberto Mancini, presunto 'Generale Zhukov' (foto SteMa)Nella prima versione del blog del "Generale" (Mancini, interpellato sulla questione, continua ad affermare che lui e "Zhukov" sono due persone diverse), Révil, che scriveva prevalentemente con lo pseudonimo di "Uahlim", rendendo pubblica la sua identità (compreso l'indirizzo di casa ed il numero di telefono) si è subito scontrato verbalmente con le idee ed i pensieri espressi da "Zhukov" tanto da essere "bannato" dal blog stesso: i commenti venivano cancellati dopo qualche istante essere stati scritti. Révil non si è perso d'animo ed ha creato un controblog tutt'ora on line.
Emilio Révil è il figlio di Franco Révil, maestro elementare di Brusson che, il 20 novembre 2001, si è tolto la vita a Verrès, dopo essere stato sospeso in seguito al rinvio a giudizio per aver tirato le orecchie ad un'alunna. Il figlio del maestro di Brusson è convinto che, oltre allo sconforto per la sospensione, arrivata dopo 35 anni di insegnamento, suo padre non abbia retto alla vergogna per essere descritto come "mostro'" su alcuni giornali locali: per spiegare la triste vicenda, Révil ha organizzato un sito web dove racconta tutti i particolari del caso ed ha anche evidenziato di aver «avuto un episodio di follia maniacale dovuta a disturbo bipolare» che però non autorizza «a scrivere che io sono un malato di mente da internare in un manicomio».
La seconda versione del blog del 'Generale'"Zhukov" però liquida sempre senza mezzi termini "Uahlim", arrivando anche ad insultarlo pesantemente, fino a quando, nella notte del 3 aprile 2006, di fronte all'ennesimo scontro, Révil perde il controllo e si sfoga sul blog, collegando la censura nei suoi confronti a quello che è successo al padre: «gente come te ha ucciso mio padre - aveva scritto "Uahlim" sul vecchio blog del "Generale" - qua poi oltre al danno la beffa, la diffamazione anonima e poi piangere sul tasso estremo di suicidi in vda, come se voi con le vostre gogne del cazzo non incentivate una cultura foriera di morte».
"Zhukov", da parte sua, ha risposto per le rime: «l’unica circostanza della sua vita che potrebbe destare la mia curiosità - ha scritto - è la data di un funerale, in cui egli partecipi alla mesta cerimonia nella parte del protagonista, ossia della “cara salma”! A questi improperi sono costretto, visto che niente, tranne un suo prematuro e deprecabile decesso, sembra poterlo distogliere dalla missione di triturare i coglioni a me, ed a tutti i partecipanti alla discussione».
Da quanto si legge sulla querela di Roberto Mancini, Révil «avrebbe offeso il suo onore e decoro e lo avrebbe minacciato di morte in più occasioni'.
A difesa dell'operato del "Generale", sul numero di marzo 2006 "VivaVerdi" periodico della "Siae'", si sono schierati Ricardo Piferi, autore teatrale e televisivo e collaboratore di personaggi del calibro di Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Diego Parassole, Beppe Braida e di Paolo Rossi, e Diego Cugia, consigliere d'amministrazione della stessa "Siae" e scrittore di successo. Se Pifari, pur scrivendo in maniera errata il nome di "Zhukov", svolge una lunga analisi a difesa della satira, criticando la sentenza del giudice Eugenio Gramola, Cugia scrive di «liberta d'autore» (proprio così, senza l'accento, n.d.r), equivocando il vecchio sito con il nuovo ed evidenziando come avesse conosciuto Roberto Mancini, il «satiro blogger», nella «casa-ristorante che apre solo agli amici, in una baita da fratelli Grimm».
Diego CugiaCugia, che probabilmente non è a conoscenza del fatto che Mancini continua a sostenere di non essere il "Generale Zhukov", lo definisce come «un guascone della Val d'Aosta, un uomo di mare del Monte Bianco, un Giancarlo Fusco (noto giornalista e scrittore dalla vita irrequieta e movimentata, amico di Enzo Biagi ed Andrea Camilleri, scomparso nel 1984, a 69 anni, n.d.r) scrive, sbraita, rischia, denunzia e racconta in questa terra di rupi e castelli da cavalieri del Sacro Graal, ma come stesse vivendo da boxeur nei vicoli del vecchio porto di Marsiglia. Sono rari gli italiani fatti così, prendere o lasciare. A me lasciateli considerare razza in via d'estinzione che andrebbe protetta in un Paese di voltagabbana».
Diego Cugia critica anche lui la sentenza di Aosta, focalizzandosi sul fatto che il linguaggio utilizzato venga «espresso in termini scorretti», senza assolutamente approfondire la questione del presunto anonimato del responsabile del blog, aspetto che, forse, dovrebbe interessare seriamente la "Siae", che tutela gli autori, anche sotto pseudonimo. Dopotutto, assumersi le responsabilità di ciò che si scrive, come ha fatto Emilio Révil e come pretende che facciano anche i commentatori del blog più famoso d'Italia, quello di Beppe Grillo, che non accetta post anonimi, è l'aspetto che differenzia in maniera evidente la scritta vandalica sul muro rispetto alla pubblicazione di un giornale, anche se sul Web.
Mancini ha successivamente ritirato la querela nei confronti di Révil, dopo essersi accordato per risarcimento economico in sede extra giudiziale. Emilio Révil è stato trovato morto, domenica 22 febbraio 2009, nei pressi della stazione ferroviaria di Lambrate, nella periferia milanese, dove durante la settimana, lavorava. 

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