Don Paolo Curtaz, 42 anni, residente a Rhêmes-Notre-Dame, parroco del paese della Valle del Gran Paradiso, di Rhêmes-Saint-Georges ed amministratore delle parrocchie di Valsavarenche e di Introd, località che per dodici volte ha ospitato le vacanze estive papali, ha presentato, lunedì 28 maggio, le dimissioni dal suo incarico. La Curia vescovile di Aosta ha accettato le dimissioni e lo ha anche sospeso, per un anno, dal servizio liturgico.
La decisione arriva dopo lunghi dialoghi tra il parroco e la Curia, in seguito all'acuirsi di 'voci' che insistono sulla vita privata del sacerdote, secondo cui egli avrebbe avuto, nel 2004, una figlia, da una ragazza, da lui in un primo tempo seguita per motivi di tossicodipendenza. Per dodici mesi don Curtaz non potrà celebrare pubblicamente la Messa e distribuire sacramenti né nella diocesi di Aosta né altrove: «per quanto ne so io - commenta il sindaco di Introd, Osvaldo Naudin - don Paolo è sempre stato una brava persona ed un ottimo sacerdote. Se si dovesse dare conto alle voci che girano in questi piccoli paesi, nessuno potrebbe mai vivere tranquillo».
Nel 2007, papa Benedetto XVI non verrà in vacanza in Valle d'Aosta, ma dal 9 al 28 luglio soggiornerà in Veneto, a Lorenzago di Cadore, in provincia di Belluno.
Don Paolo Curtaz, il cui fratello Carlo è un stimato avvocato ed è stato per otto anni consigliere regionale per i Verdi Alternativi, resta quindi per un anno al di fuori dell'attività pubblica a causa del contrasto tra le 'voci' ed il ministero sacerdotale, che negli anni l'ha portato ad occuparsi con successo di attività nell'ambito della pastorale giovanile della diocesi, poi a predicare con regolarità in ritiri spirituali molto seguiti, ad inviare, via Internet, migliaia di commenti alle letture settimanali, pubblicare in più edizioni i commenti al Vangelo. Inoltre, dal 2002, è suo il commento quotidiano al Vangelo diramato sul circuito CEI delle radio cattoliche: «come avete potuto vedere sono finito sulle prime pagine dei giornali nazionali sull'onda del gossip, questa volta clericale - ha scritto don Paolo nella sua ultima newsletter - la notizia delle mie dimissioni da parroco, era cosa già nota a tutti. Meno noto era il fatto che, in sintonia col Vescovo e dopo un lungo e schietto discernimento, io abbia concordato un anno sabbatico di riflessione e di approfondimento. Questa scelta attiene esclusivamente alla mia sfera privata di uomo e di prete e tutti i tentativi di dietrologia inerenti a questo fatto dovrebbero essere relegati a ciò che sono: pettegolezzi. Vorrei rasserenare le molte persone turbate dalla ridda di notizie uscite e che ringrazio per le tante manifestazioni di stima: sono prete, resto prete e desidero fare il prete. Ciò che è in discussione, per me, e ciò su cui voglio riflettere in questo anno è, semmai, il modo di esercitare il mio ministero in questa Chiesa che ho servito e che amo con lealtà e se questa Chiesa abbia bisogno di ciò che io sono in grado di essere e di dare».
«Per me non è in discussione il celibato - continua - ma come vivere, se possibile, la mia chiamata profonda senza abdicare alle mie responsabilità che ho assunto con convinzione e fatica da sempre. Tutto il resto, lo ripeto, attiene alla sfera intimissima della coscienza che ogni essere umano dovrebbe rispettare e nel cammino interiore di ogni credente. Vorrei ribadire il fatto che sono sereno nelle mie convinzioni e nelle mie scelte e che la difficoltà, semmai, la sta creando questa insistente e perniciosa violazione della privacy, per me e per le persone che amo. Mi spiace che queste vicende possano aver fatto soffrire qualcuno e di questo mi scuso».
«Non mi dispiacerebbe, però, ricevere le scuse di chi - conclude don Paolo Curtaz - in questi anni, ha scordato, se uomo, la prudenza del giudizio e, se credente, il precetto della misericordia. Siano la misericordia e l'essenziale a condurmi per mano in quest'anno che, spero, diventi un anno di riflessione non solo per me. Concludo dicendo che è per me un bel obiettivo, alla fine del percorso di vita che il Signore mi darà da vivere, cercare di diventare più uomo e, spero, più discepolo del Signore che mi ostino ad amare. Non ci tengo, perciò, a diventare un caso giornalistico e ad essere considerato un traditore o un martire, perché non sono né l'uno, né l'altro».
Durante il periodo di sospensione dall'attività pubblica, le quattro 'Paroisses du Paradis' saranno rette da don Ferruccio Brunod, parroco di Aymavilles, paese che si trova all'ingresso della valle di Cogne, e cappellano della casa circondariale di Brissogne.
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