Milena Béthaz è Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica: «Presidente, venga a trovarci in Valle d'Aosta»

redazione 12vda.it
Milena Béthaz con Sergio Mattarella

«Sono contentissima, è stata una giornata toccante ed indimenticabile, una cerimonia con tanta positività. Io credo che nella società odierna ci sia bisogno di esempi concreti come quelli che ho visto oggi». Così Milena Béthaz, 44 anni, racconta a 12vda l'emozione di essere stata nominata, al Quirinale, giovedì 2 febbraio, Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il terribile incidente del 2000. La Béthaz, guardaparco del "Corpo forestale" della Valle d'Aosta, era miracolosamente scampata ad un gravissimo incidente il 17 agosto 2000, nell'alta Val di Rhemes, al Colle di Entrelor, ad oltre tremila metri di quota, quando, durante un tirocinio, era stata colpita da un fulmine insieme al collega Luigi Fachin, che, a differenza di lei, non era sopravvissuto. Milena Béthaz, che poco prima dell'incidente si era laureata campionessa del mondo di corsa in montagna, è rimasta in coma, dopo il quale è stata operata più volte al cervello e, grazie alla sua grande forza di volontà ed al supporto dei parenti, ha superato la paresi, dopo un lungo periodo di riabilitazione.

«Presidente venga a trovarci in Valle d'Aosta». L'onorificenza le è stata attribuita "per l'encomiabile esempio di forza di volontà con cui ha combattuto la malattia, successiva ad un grave incidente, riconquistando la sua quotidianità" ed il Presidente Mattarella, quando le ha stretto la mano per salutarla, è tornato indietro per dirle: «mi saluti la montagna».
«Io gli ho risposto di venirci a trovare in Valle d'Aosta - aggiunge Milena, che nella trasferta romana è stata accompagnata dalla mamma, da due sorelle e da un fratello, da tre nipoti e da un cognato, che le sono stati vicini anche in questa felice occasione - e che questa onorificenza mi dà la carica per andare avanti».

«Siete l'esempio di quello che è in realtà l'Italia». «Non c'è bisogno di parole - ha dichiarato Sergio Mattarella nel suo discorso "a braccio" dopo aver consegnato le quaranta onorificenze - le cose importanti sono quelle che abbiamo ascoltato nelle motivazioni per queste onorificenze, per questi riconoscimenti, che sono lietissimo di aver consegnato. Un benvenuto a tutti al Quirinale, grazie per quello che avete e che continuate a fare, vorrei dirvi che il nostro Paese, attraverso di me, è orgoglioso di quel che avete fatto. Siete dei testimoni, testimoni di come si può interpretare in maniera concreta ed autentica il senso della comunità, il senso della solidarietà. Quel che avete fatto risponde al valore della solidarietà, dell'aiuto per chi è in difficoltà o in condizioni di debolezza, o dell'intenzione di aprire opportunità per tutti, o di garantire libertà effettiva ed eguaglianza, di valorizzare energie di chi è in condizioni altrimenti di non poterle esprimere, sono tutti comportamenti che concorrono ad irrobustire ed a realizzare la nostra vita in comune nel nostro Paese. Non siete i soli, vi sono tante altre persone che fanno, con lo stesso impegno, la stessa dedizione, tanto lavoro e tanta attività di grande e proficua importanza per il nostro Paese. Non siete quindi dei casi isolati, rappresentate una grande quantità di persone del nostro Paese che fanno, non soltanto il loro dovere, ma molto di più, impegnandosi in queste direzione. Io vi ringrazio per questo, perché il vostro comportamento dà fiducia nella nostra vita in comune e contribuisce a superare quel senso di paura e di sfiducia che genera chiusura in sé stessi e provoca egoismo, in definitiva. Quel che avete fatto è la dimostrazione che impegnarsi per gli altri realizza sé stessi e fa stare meglio, tutto e tutti quanti, per usare un termine antico, ma sempre attuale è la ricerca del "bene comune" che avete svolto, attraverso il superamento dei limiti della malattia, attraverso il superamento delle barriere che vi sono con persone in difficoltà, attraverso il superamento di persone che sono emarginate, attraverso il superamento di condizioni che creano disagio, attraverso la ricerca di condizione che possono a tutti garantire un modo di vita migliore»

«Tutte queste cose sono esemplari - ha concluso il Presidente della Repubblica - e sono l'esempio di quello che è in realtà l'Italia, che non è quella che alle volte si percepisce dalla cronaca nera, l'Italia è questa, è quella fatta di impegno, di senso della comunità, di dedizione vicendevole. Non aggiungo altro, mi limito a ringraziarvi, e a dirvi che queste onorificenze, meritate, si riflettono sull'intero tessuto del nostro Paese, grazie e auguri».

Ultimo aggiornamento: 
Giovedì 2 Febbraio '17, h.20.35

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