Luigi Bertschy nuovo presidente dell'UVP: nel secondo Congresso del movimento critiche ad Andrione ed ai media: «siamo noi che decidiamo la nostra linea politica»

Angelo Musumarra
Luigi Bertschy ed il tavolo del Congresso UVP

Il fantasma di Etienne Andrione, ormai ex capogruppo in Consiglio comunale ad Aosta dell'Union Valdôtaine Progressiste, ha aleggiato, nel pomeriggio di sabato 12 marzo, nella sala polivalente "Pacou" di Brissogne, dove 150 "progressistes" si sono ritrovati per il secondo Congresso del movimento, durante il quale Alessia Favre ha concluso i suoi tre anni di Presidenza, lasciando il posto a Luigi Bertschy, ex sindaco di Hône e capogruppo in Consiglio Valle.
La Favre ha subito affrontato la questione dell'editoriale intitolato "UVB", pubblicato a pagina 7 del settimanale "Aostanews24" di venerdì 11 marzo, firmato "Calgacus": «dopo averlo letto abbiamo annunciato la querela al direttore responsabile, lo abbiamo avvisato e ci detto che l'autore era un presunto "progressiste", Etienne Andrione - ha riassunto la presidente uscente - nel "Conseil de direction" già convocato per organizzare il Congresso è emerso il senso di amarezza e lo stupore, perché le sedi opportune per la discussione ci sono e ci sono state. Siamo amareggiati perché certi metodi che abbiamo volutamente abbandonato sono ritornati così forti all'interno del nostro movimento ed abbiamo risposto con una presa d'atto, senza impedire a nessuno di partecipare al Congresso. Il signor Etienne Andrione non ha partecipato per una sua decisione, dato che il Congresso era aperto a tutti coloro che avevano regolarizzato la situazione 2016. Questo signore ha tenuto a sottolineare che la tessera dell'UVP l'ha presa solo per partecipare al Congresso e mi sono venuti brividi, mi ha fatto male pensare a quando tutti noi avevamo una tessera e non contava nulla perché era semplicemente qualcosa che si comprava. Io spero che la tessera dell'UVP sia qualcosa di diverso, non qualcosa che acquistiamo come fosse merce, ma che formalizziamo perché fa parte di noi e l'abbiamo nel cuore. Il Conseil de direction e la Presidenza uscente ha informato i propri legali che la questione verrà portata nelle sedi opportune e dopo tre anni è meglio certi capricci e certi atteggiamenti li lasciamo da parte, e che si capisca che la politica non si fa con le questioni personali».

La questione, oltre che gli immancabili risvolti politici, avrà anche una conseguenza professionale: il giornalista aostano Giovanni Pellizzeri, direttore responsabile del settimanale "Aostanews24", verrà, con tutta probabilità, sottoposto ad un procedimento disciplinare, sulla base dell'articolo 2 della legge che definisce la professione di giornalista, dove viene indicato che "giornalisti ed editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse". Tiziano Trevisan, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta, ha infatti annunciato che, il Consiglio dell'Ordine "intende acquisire ogni elemento utile a far luce sulla questione", dopo che il "comunicato stampa dell'UVP" ha indicato "che il direttore responsabile del settimanale "Aostanews24" avrebbe rivelato l'identità di un articolista che firmava i suoi articoli con uno pseudonimo".

Alessia Favre, che nel suo intervento di commiato dalla Presidenza UVP ha anche citato Gandhi, «prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci», ha ricordato come i "progressistes" sono «considerati come dei nemici, con persone che cambiano marciapiede per non salutarci» ribadendo la linea ispiratrice del movimento, lasciando oggettivamente poco spazio alle ipotesi di un futuro ingresso in maggioranza in Consiglio Valle: «lasciamo andare via un certo clima di sospetto che non ha fatto bene - ha concluso, dopo aver ringraziato i dirigenti ed i collaboratori dell'UVP - e faccio un augurio speciale a Gigi per la disponibilità data a portare avanti il progetto progressista, con te siamo in buona mani, tu sai unire e non dividere. I fiori non me li aspettavo da un movimento maschilista come l'UVP, ricordiamoci che questa è una casa, si discute ma non si va mai via».

La "questione Andrione" ha fatto, inevitabilmente, capolino anche nel discorso da "candidato presidente" di Luigi Bertschy, dopo che, all'inizio del Congresso, è stato modificato lo statuto dell'UVP, che ora permette di ricoprire la carica anche ad un consigliere regionale, ad un parlamentare nazionale od europeo, che prima era incompatibile: «sono abituato ad affrontare le cose, quando uno si mette in politica, vede le persone, a volte arrabbiate, a volte contente, e sopratutto quando ci parla le guarda negli occhi - ha evidenziato - sono talmente abituato al confronto che non avrei mai rinunciato ad un'occasione per dire quello che penso per fare una conferenza stampa. Di gente così non ne abbiamo più bisogno, parliamoci fra di noi. Ci dispiace perché ne riconosciamo la competenza e l'intelligenza, ma ci va anche la passione ed il coraggio di mettersi un po' tutti insieme».

Bertschy ha avviato il suo programma ricordando la "Renaissance", il progetto politico di larga maggioranza che, nella primavera 2014, avrebbe dovuto sostituirsi al Governo Rollandin, ma che non è decollato: «è inutile far finta che qualcosa non sia cambiato - ha ricordato - noi, in quell'occasione, ci abbiamo messo la faccia, era facile, ci avevamo creduto tutti insieme e l'unione ha fatto vedere che veniva fuori la forza. Quell'entusiasmo l'abbiamo un po' perso, e dobbiamo ritrovarlo. La "Reinaissance" ne è stato l'apice, in Consiglio regionale abbiamo tessuto la tela e spinto la carriola per mettere insieme le forze politiche. Quando la "Reinaissance" non è andata bene c'è stato un momento di delusione ed anche di disorientamento, il resto lo ha fatto il passaggio del Partito Democratico e poi è nata questa fase molto difficile. Dopotutto è facile fare festa insieme quando si va tutti d'accordo, di meno quando le cose non vanno bene: adesso stiamo attraversando questa fase, ma visto che qui siamo in oltre 150 persone, credo che la stiamo superando, visto che siamo qui a parlare di politicha anche se questo è un sabato particolare, con impianti di risalita ed alberghi aperti».

Uno degli obiettivi pratici di Bertschy è quello di veder funzionare i "Groupes progressistes" sul territorio: «noi non possiamo cambiare la Valle d'Aosta con le interpellanze - ha proseguito - quella è la fase di controllo, ma ogni legge va migliorata con una piccola azione concreta, ma non solo da parte degli eletti. La politica deve pensare alla dignità delle persone, ed oggi non c'è niente di peggio che perdere il lavoro. In Valle d'Aosta c'è una difficoltà evidente, non dobbiamo presentare solo un messaggio di analisi, ma dobbiamo impegnarci per una legge che dia la possibilità di vivere in nella nostra regione, anche ai giovani. Oggi ci si ferma ai confini della Valle d'Aosta, ma ormai quello che succede nel mondo ha ricadute importanti anche da noi e quando ce ne accorgiamo è sempre troppo tardi: abbiamo giovani formati, da qui in gruppo che legga quello che succede fuori per parare il colpo, non passiamo vivere in maniera passiva come ha fatto il Governo regionale».

«Dovremo quindi fare politica con competenza - ha quindi aggiunto - conoscendo quello che capita anche fuori casa nostra, anche se siamo tutti legati ad un piccolo egoismo personale. L'idea di fare bene politica ce l'abbiamo e dobbiamo metterla in evidenza, con dei momenti di incontro con la gente, e se qualcuno va troppo su dovete tirarci giù. Oggi la politica è un esercizio di potere per aiutare gli amici, ma noi non ci stiamo occupando degli amici e se torneremo al potere sappiamo come fare per aiutare la cittadinanza. L a faccia dell'UVP è anche quella di chi ci ha sostenuto in giro che non vorrei mai che si sentissero smarriti: per questo, la proposta di un "Conseil des elus" con rappresentanti di maggioranza e minoranza sarà un'occasione di incontro unica, il nostro sistema di far crescere l'UVP nel futuro, daremo una struttura amminsitrativa che li sostenga, pensando anche ad un'Assemblea annuale che possa diventare un momento formativo, pensando ad una politica non solo per il Consiglio Valle, ma per prepararci cazzuti ed operativi per il 2020. Adesso abbiamo cinque anni davanti per costruire anche se non so se ad Ayas saremo già nella condizione di agire, ma non dovremo più arrivare agli appuntamenti politici all'ultimo giorno».

«Sono due mesi che l'UVP discute che cosa fare - ha rimarcato ancora - ci sono giornalisti che dettano le linee del movimento, ed altri che ci vogliono dire che cosa dobbiamo fare. Noi siamo un movimento dove si può dire che cosa si pensa, anche se sarebbe meglio che lo dicessimo tra di noi e meno sui giornali, ma io voglio un'UVP con la gente che alza la mano, dice quello che pensa, ascolta gli altri ed alla fine si decide cosa fare. Non possiamo pensare di andare avanti senza guardare la realtà, dobbiamo fotografare l'esistente, decidere quale sia la soluzione migliore e mettere al centro un nuovo progetto politico. Io non accetterei un ruolo in cui mi si obbliga ad andare d'accordo per forza. Per fare un cambiamento come quello che abbiamo in mente noi abbiamo bisogno di un progetto che ci indichi la strada, vedremo con chi, con cosa ed in quali posti, ma ci vuole una grande discussione, tutti insieme. E' necessario che chi si siederà con noi collabori anche con noi. Discutere tra di noi va bene, ma poi ci vorrà un po' di disciplina, che ci permetterà di crescere nei prossimi anni».

E' parti ta dalle "Idi di marzo" del "Giulio Cesare" di William Shakespeare l'analisi dell'ex presidente della Regione Luciano Caveri, tra i fondatori dell'UVP: «ricordo quando Cassio Longino, dopo aver ucciso il dittatore si rivolge alla moltitudine di Roma, indicando tre parole, libertà, indipendenza ed emancipazione - ha raccontato - naturalmente si riferisce ad un periodo storico molto distante, il 44 a.C., ma in realtà questa commedia è stata scritta verso l'inizio del Seicento, quando a Londra nasceva quel parlamentarismo che è all'origine della democrazia così come la conosciamo. Sono tre parole molto importanti, in fondo sono gli argomenti della democrazia per la Valle d'Aosta del futuro. In quel periodo si discuteva molto di come si potesse uscire dalle dittature, e Shakespeare mette in bocca a Cassio la frase "ogni schiavo ha in mano il potere di annullare il suo servaggio" ma un altro pensatore francese di quell'epoca, Etienne de La Boétie, scrisse un bellissimo saggio sulla "servitude volontaire" in cui diceva "l'arma del tiranno non è la spada del suo esercito o della sua politica ma la volontà di chi si fa suddito". Questa è una considerazione importante, in fondo noi discutiamo, modernamente, delle nostre libertà. Il quadro che tracciamo non è tranquillo, nei saluti delle forze politiche qualcuno ha ricordato che il riferimento dell'Autonomia valdostana quest'oggi rispetto al rapporto storico Roma non è granché. Noi ci troviamo di fronte una situazione dove, seppur esista una norma di tutela nella riforma costituzionale di Renzi, il clima attorno a noi è sempre più ostile e difficile. Va detto che anche il declino dell'Unione europea è qualcosa che ci deve fare preoccupare, ed ho apprezzato la parte del discorso di Gigi dove dice di non essere chiusi nel nostro orticello, che ora è gravemente minacciato da delle ruspe che rischiano di portarcelo via. Sulla situazione di Aosta, siamo tutti d'accordo sul declino della nostra Autonomia, ma ci rendiamo conto che oggi abbiamo meno potere e competenze ed anche meno soldi , e sappiamo quanto siano importanti per alimentare l'Autonomia. All'inizio della nostra giornata vedevo scorrere le fotografie all'inizio della nostra giornata e ricordavo quando eravamo vibranti e coraggiosi nelle cose che abbiamo detto. Oggi non mi sento come uno di quei giapponesi chiusi nelle giungla dopo trent'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che venivano trovati come dei sopravvissuti. Credo che il metodo personalistico che c'è ancora nel Governo della Valle d'Aosta sia lo stesso di quando noi ci ribellammo a questa situazione. Io personalmente non sono contrario a delle aperture, ad una nuova strada, anche a momenti di "salute pubblica", partendo dal presupposto che bisogna essere solidali e coesi ma tutto deve essere coerente rispetto alle nostre idee ed alle nostre battaglie, sapendo che ci sono state, da parte nostra, delle aperture importanti, che poi sono morte lì per responsabilità che non sono nostre. Penso alla "Constituante", dove abbiamo operato con un gruppo di lavoro, ma composto da persone di seconda e terza fila dei partiti politici, come una specie di declino di un'idea brillante che dovrebbe però riproporsi, dato che sappiamo perfettamente che se dovesse passare la riforma costituzionale noi dovremo riscrivere questo nostro benedetto Statuto».

Caveri ha voluto citare anche la presidente uscente richiamando i rischi di un possibile ingresso in maggioranza: «ho sempre scherzato con Alessia, che ha gli occhi di "Kaa", la "serpentessa" del "Libro della Giungla" - ha continuato - e va bene l'embrassons-nous, va bene un ragionamento con gli altri, ma dobbiamo fare attenzione a non finire nelle spire di qualcuno che potrebbe farci secchi. Noi abbiamo molto puntato sui diritti dei valdostani ma anche sui doveri perché la difesa dell'Autonomia non è fatta solo di diritti, ma anche di comportamenti da parte nostra e "doveri" va quindi inteso anche come "dov'eri?", ed io credo che sia importante essere qui, non credo che sia indifferente. Il "bene comune" resta il nostro orizzonte, Luigi Einaudi, presidente della Repubblica italiana, amico della Valle d'Aosta e grande federalista e difensore della nostra "Zona franca" nella Costituente, scrisse, nel 1959: "noi sappiamo una sola cosa, di non sapere, noi non conosciamo, ma cerchiamo la verità, noi non siamo mai sicuri di possederla e torneremo ogni giorno a cercarla, sempre insoddisfatti e sempre curiosi". Questa è la rappresentazione della nostra vita, che deve essere sempre dinamica, alla ricerca di nuovi orizzonti, e credo che metafora vale anche per l'UVP. Sarà poco elegante, ma in questa fase storica non facciamoci fregare dalle grisaglie ministeriali, e restiamo fieri del nostro ruolo politico di persone libere. Noi siamo saliti, nello scettismo generale, su una specie di nave corsara che ha percorso il mare della politica valdostana con grande coraggio. Io vorrei che restassimo molto legati alle nostre Istituzioni, molto forti nel nostro radicamento territoriale, delle nostre idee e dei nostri progetti, ma anche sempre un poì corsari».

Qualche sassolino dalla scarpa se lo è tolto anche Laurent Viérin, il quale ha risposto alle critiche pubblicate su "Aostanews24", e che, come ha ricordato Alessia Favre «senza il quale niente di tutto quello che siamo oggi sarebbe mai stato possibile»: «se qualcuno l'ha dimenticato noi siamo nati dopo una rinuncia - ha precisato - ed il momento per esprimersi è quello nelle sedi opportune. Ci tocca fare un po' di storia perché abbiamo pensato più agli altri che a noi e molti dimenticano che nel 2013 ci siamo dovuti candidare a Roma perché nessuno ci voleva. In queste settimane le abbiamo sentite tutte da "lo fate per la poltrona" a "è colpa vostra della crisi dei settanta giorni", ma ricordo che sono i 150 presenti a questo Congresso che decidono e portano avanti la linea politica, non i "social" ed i giornali. Tutti vogliono influenzarci per determinare la nostra linea politica, ma l'etica non prevede pseudonimi e far parte dell'UVP è anche metterci la faccia. Chiunque può venire qui e dire cosa pensa, questa è la famiglia UVP e noi tutti ci ricordiamo quando raccoglievamo i soldi per Mario Andrione mentre era in Francia. Insomma, diciamoci le cose in faccia, mettiamoci la faccia, far parte dell'UVP non è un'ipocrisia ed è stata dura non rispondere alle insinuazioni che ci davano tutti assessori. Vi chiediamo è di fidarci ancora di noi, non vi deluderemo, non siamo ingenui, l'UVP ha un progetto che guarda al futuro della Valle d'Aosta».

Qualche minuto prima delle ore 20, Luigi Bertschy è stato quindi eletto, per acclamazione, secondo presidente dell'UVP, esattamente come era avvenuto il 26 gennaio 2013 con Alessia Favre: i vice presidenti sono Silvana Cerise e Fabio Marra, mentre nel ruolo di tesoriere è stato confermato Andrea Vuillermoz. Il nuovo "Conseil de direction" sarà composto dalla Favre, da Caveri, da Dino Viérin, dal vice presidente uscente Claudio Brédy, e da Fiorenzo Corradin, Elvio Fosseret, Mirena Vaudois, Nadia Noro ed Henry Dondeynaz.

Qui il nuovo statuto dell'Union Valdôtaine Progressiste

Qui il rapporto di Alessia Favre sull'attività dal 2013 al 2015

Qui il programma del nuovo presidente Luigi Bertschy

Commenta..

Scrivi qui sopra il tuo commento alla notizia.

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il commento non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine

Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.