«Quella perizia è sottoposta a segreto d'ufficio, chi l'ha diffusa ha commesso un reato». Il pm Carlo Introvigne stigmatizza la pubblicazione degli atti sull'incidente mortale di Capodanno

redazione 12vda.it
Carlo Introvigne, magistrato della Procura di Aosta

«O la mia segreteria oppure il perito non hanno rispettato il segreto d'ufficio e chi ha pubblicato gli stralci della perizia ha commesso un reato». Commenta così, senza mezzi termini, a 12vda, Carlo Introvigne, pubblico ministero della Procura di Aosta, dopo la diffusione, nella giornata di martedì 3 luglio, di alcuni estratti della perizia, sottoposta a segreto d'ufficio, realizzata da Luigi Bracci, sull'incidente che, nella notte di Capodanno aveva provocato, sull'autostrada "A5", all'altezza di Chambave, la morte di Federica Banfi, 19enne di Canegrate, località in provincia di Milano, ed il ferimento grave di altri quattro ragazzi, che ci hanno messo diversi mesi per guarire dalle ferite, con alcuni che stanno ancora sopportando le conseguenze.

La Procura di Aosta ha infatti aperto un'indagine per il reato di omicidio colposo e sta valutando eventuali responsabilità sull'accaduto, a partire dalla società concessionaria del tratto autostradale fino ai conducenti dei mezzi: «anch'io ho letto un'anteprima sui giornali - sottolinea il magistrato - e non sapevo nulla della perizia, visto che è stata consegnata ieri in segreteria e non è ancora arrivata sulla mia scrivania».
«Tanto lavoro per mantenere riservati i risultati della perizia ed invece eccoli pubblicati sui giornali - aggiunge Luigi Bracci, che ci ha messo sette mesi per concludere il lavoro, rallentato a causa di un grave lutto familiare - certo, mi hanno chiamato in diversi, ma io sono vincolato al segreto d'ufficio e non posso certo dire nulla».
Bracci, che per effettuare la sua perizia, oltre ad esaminare minuziosamente i mezzi dove c'erano le vittime, ha anche ascoltato numerose testimonianze: «il problema principale è che non ci sono prove certe - rimarca - a parte i feriti e le persone coinvolte, quelli più vicini al luogo dell'incidente erano ad oltre un chilometro e la situazione non era stabile».

Secondo quanto è stato pubblicato, nella perizia, si evidenzia la "responsabilità del gestore dell'autostrada, ma anche degli autisti coinvolti nello scontro, per velocità non prudenziale" e del fatto che "si pone l'accento su questioni considerate problematiche per la società "Sav", che gestisce l'A5 tra Aosta e Quincinetto (Torino): l'organizzazione del servizio spargisale, le modalità di segnalazione attraverso cartelli (due quelli presenti e non facilmente visibili) del pericolo di ghiaccio sulla carreggiata, la possibile scarsità di strumenti che potessero segnalare i cambiamenti atmosferici e dunque far intervenire i mezzi spargisale".
In tempi di "gdpr" e di "diritto all'oblio", regole europee che servono per il rispetto della privacy, neanche i nomi dei conducenti vengono risparmiati: "a partire dal cronotachigrafo, il consulente tecnico di parte ha ricostruito che l'autista del pullman, Gianni Dal Vecchio, procedeva a circa 85 chilometri orari al momento dello scontro - si legge ancora - Dal Vecchio stava infatti riguadagnando terreno rispetto al furgoncino che lo precedeva, e su cui si viaggiava anche Federica Banfi, dopo essersi fermato a soccorrere un terzo automobilista che aveva perso il controllo del proprio veicolo. Davide Vignati, alla guida del "Fiat Ducato" su cui si trovava la vittima, guidava a una velocità inferiore agli 85 chilometri orari, considerata comunque non adeguata in base alla perizia, vista la perdita di controllo che ha preceduto lo scontro con il pullman che sopraggiungeva".

Intanto, nella giornata di mercoledì 4 luglio, a Messina, in Sicilia, gli agenti della Guardia di Finanza hanno arrestato due persone, tra cui un ex magistrato in pensione, proprio per "rivelazione di notizie coperte da segreto d'ufficio".
Il reato, disposto dall'articolo 326 del "Codice penale", prevede che "il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni".

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 4 Luglio '18, h.14.45

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