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«Salvini dovrebbe chiedere scusa soprattutto al giornalista minacciato mentre svolgeva il proprio lavoro». L'Ordine dei giornalisti richiama il ministro dell'Interno

redazione 12vda.it
Matteo Salvini sulla moto d'acqua della Polizia

"Non basta ammettere "l’errore da padre" per giustificare il giro sulla moto della Polizia compiuto dal figlio. Perché quella vicenda coinvolge anche il diritto di cronaca. E Salvini dovrebbe chiedere scusa soprattutto al giornalista minacciato mentre svolgeva il proprio lavoro". Lo afferma il presidente del Consiglio Nazionale dell‘Ordine dei Giornalisti Carlo Verna sulla vicenda che ha coinvolto il videomaker di "Repubblica" Valerio Lo Muzio.
"Anziché difendere la polizia da un suo errore di padre Salvini avrebbe dovuto stigmatizzare il comportamento di chi ha provato ad impedire il legittimo esercizio del diritto di cronaca. Su questo, dal giornalista professionista e ministro dell’Interno, ci aspettiamo delle scuse".

Valerio Lo Muzio, il giornalista "freelance" che ha realizzato il video ha raccontato di essere stato più volte minacciato dalla scorta di Salvini: «"Smettila di riprendere, spegni sennò te la levamo - ha spiegato - mi hanno chiesto i documenti e mi hanno detto "bene, ora sappiamo dove abiti". Che cos’è, una minaccia? Ho chiesto anche io che si identificassero visto che, con infradito e costumi, si dicevano poliziotti ma non era desumibile da nulla. Uno mi ha risposto: "Vieni con me in albergo che ti mostro il documento". Erano in tutto cinque. Naturalmente non ci sono andato perché non mi sembrava un invito a cena".
"Personalmente, da giornalista e da cittadino - conclude Lo Muzio - voglio che Salvini chiarisca tutta la vicenda e mi piacerebbe sapere chi erano quegli uomini che mi hanno aggredito verbalmente e velatamente minacciato, perché secondo me nei miei confronti c’è stato un abuso di potere".

Lo Muzio ha tentato di chiedere poi spiegazioni allo stesso Salvini, durante una conferenza stampa giovedì 1° agosto, che gli ha risposto: "i figli devono essere tenuti fuori dalla polemica politica, attaccate me, lasciate stare mio figlio. Mi vergogno a nome di chi coinvolge i bambini nella polemica politica. Non parlo di figli e di bambini. Non ho altro da aggiungere, lei che è specializzato, vada a riprendere i bambini, visto che le piace tanto. "Repubblica" è un giornale che mi diverte un sacco. Se voglio ridere leggo il vostro giornale".

Il Comitato di redazione di "Repubblica", in una nota "esprime massima solidarietà al collega Valerio Lo Muzio, intimidito martedì scorso da un addetto alla tutela di Matteo Salvini solo per aver svolto il suo lavoro di videomaker sulla spiaggia di Milano Marittima e oggi bersaglio di un’autentica aggressione verbale, condita da gravi allusioni, da parte del medesimo ministro dell’Interno. Il quale si è anche rifiutato di rispondere alle domande del nostro cronista Carmelo Lopapa e dello stesso Lo Muzio, attaccando in maniera denigratoria il nostro quotidiano. Vorremmo ricordare al ministro che informare i cittadini è un diritto tutelato dalla Costituzione, al quale corrisponde il dovere della stampa di documentare i comportamenti di ogni singolo rappresentante delle istituzioni, governo compreso. Tentare di impedirlo, come Salvini ha fatto, denota purtroppo la postura tipica di chi - in ragione del suo incarico - si considera al di sopra della legge. Una deriva liberticida alla quale non intendiamo rassegnarci e che i giornalisti di Repubblica combatteranno sempre".

podcast "listening"