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Luca Mercalli a Donnas lancia l'allarme sui cambiamenti climatici: «altro che la preoccupazione dello spread! Senza fotosintesi non c'è vita!»

Roberto Belluco
Luca Mercalli a Donnas

Oltre 260 persone hanno popolato il parterre del salone "Bec Renon", a Donnas, nella serata di venerdì 5 aprile per la conferenza "in musica" del climatologo Luca Mercalli: l'incontro si è presentato in maniera insolita, introdotto ed accompagnato dalla tromba di Ercole Ceretta, componente dell'Orchestra sinfonica nazionale della "Rai", e dai delicati suoni elettronici di Igor Sciavolino, musicista e arrangiatore: «è un modo per alleggerire – spiega a 12vda.it un ironico Luca Mercalli - sono argomenti difficili da accettare, ma che hanno una via d'uscita».
Il primo tema affrontato dal climatologo della trasmissione "Che tempo che fa" è stata una vera staffilata al mondo dell'informazione: «una cosa è sicura – ha evidenziato Mercalli - le informazioni sul clima non interessano, a meno che non succeda qualcosa di cronaca». La serata verteva sull'origine del clima e di quanto l'uomo ha inciso sulla sua mutazione: «nelle ere preistoriche abbiamo assistito a varie mutazioni climatiche – ha continuato Mercalli - ma erano effetti dell'evoluzione del nostro pianeta». Non è mancata una spiegazione delle origini della vita sulla Terra e sulle cose che contano davvero: «la vera ricchezza del nostro pianeta è stato l'inizio della fotosintesi - ha affermato il climatologo - altro che la preoccupazione dello spread! Senza fotosintesi non c'è vita!».
Il tono della serata è cambiato quando si è iniziato a comprendere di chi sia la responsabilità dei cambiamenti climatici, causati dall'innalzamento delle temperature: «più di cento anni fa si erano calcolati effetti climatici disastrosi – ha ricordato Luca Mercalli - confermati oggi dall'uso indiscriminato di risorse che, una volta bruciate, rilasciano nell'atmosfera quantitativi enormi di co2, accompagnati da altri elementi altamente inquinanti. L''uomo che fa? Guarda».
Durante la conferenza Luca Mercalli ha attirato l'attenzione sull'immobilismo degli organi mondiali, come della "Conferenza Mondiale sul clima": «sono riunioni enormi, che hanno coinvolto tutto il mondo – ha criticato - e la cosa più importante che decidono è la data del congresso successivo».
Che l'uomo si stia comportando come il "padrone del mondo", invece di considerarsi parte di esso, è cosa ormai assodata: «noi si pensa "a crescere", a consumare e ad inquinare - ha evidenziato ancora - senza renderci conto che la natura ci presenta il conto anche in maniera silenziosa. Basti pensare che la plastica si riduce in particelle piccolissime, magari ingoiate da una lumaca, a sua volta mangiata da chissà quale predatore, e il passo per fare arrivare i nostri rifiuti sulla nostra tavola è breve, e lo confermano le analisi».
L'uomo sta rovinando la vita futura, ma c'è ancora una speranza: «un treno lo abbiamo già perso – ha quindi spiegato Mercalli, aiutandosi con un grafico - ma potremmo contenere, per i prossimi ottant'anni, l'aumento della temperatura media di tre gradi». I modi ci sono e sono attuabili: «bisogna smettere di pensare solo alla crescita ed ai soldi - ha ribadito - dobbiamo ragionare sul mantenimento di quello che abbiamo raggiunto, perché la natura non è infinita. Soprattutto, oltre che sperare nei comportamenti virtuosi degli Stati che consumano troppo, anche con piccoli gesti possiamo fare tanto».
Luca Mercalli ha concluso la serata infondendo la speranza che molto si può fare: «se non ci fosse nulla da fare, non sarei qui - ha chiosato - cambiamo un po' le nostre abitudini: ricicliamo, facciamo compost, piantiamo alberi, coltiviamo un orto, risparmiamo energia. Sembrano cose difficili, ma non lo sono».