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Arriverà una proposta «riqualificante e risolutiva» per i quasi 200mila euro di debiti del "Ccs Cogne" verso la Regione

redazione 12vda.it
Il Palazzo Cogne ad Aosta

Dovrebbe risolversi il prossimo venerdì 11 ottobre, nell'udienza in Tribunale tra Regione ed associazione "Ccs Cogne", la questione relativa al debito di 191.656,91 euro che il circolo ha nei confronti dell'Amministrazione regionale per le spese di riscaldamento dal 2003 al 2016, dopo il rinvio della precedente, che era stata fissata il 4 ottobre: «verrà depositata una riqualificante e risolutiva proposta di pagamento del debito - si legge in una nota del presidente del circolo, Giuseppe Giovinazzo - quando le parti saranno nuovamente chiamate a comparire davanti ai giudici del Tribunale di Aosta. Ritengo che i contenuti di tale offerta potranno allineare e soddisfare una volta per tutte le esigenze di ognuno, mettendo fine a una diatriba, che negli ultimi tempi ha creato non pochi disagi all'Amministrazione regionale, all'associazione, ma sopratutto a tutti quei cittadini che ritengono che, per la citta, la realtà "Cral Cogne" sia risorsa virtuosa e insostituibile».
«Nel frattempo le attività sono riprese - aggiunge Giovinazzo - aria di grande positività si respira in ogni angolo dello storico circolo e mando un messaggio al Governo regionale "se pur con doverosa prudenza, siate equilibrati e realisti, collaborazione e dialogo è senza dubbio la formula vincente"».

La vicenda, che si trascina dal mese di agosto del 2018, partita da una richiesta "in via cautelativa" di "rilascio locali" firmata dall'allora assessore regionale al patrimonio Stefano Aggravi, dopo una serie di perizie in merito alla situazione dello stabile, aveva visto la presentazione di un ricorso d'urgenza da parte della Regione che aveva "rappresentato una situazione di degrado dell'immobile che necessiterebbe di interventi urgenti di manutenzione straordinaria che comporterebbero la necessità di una completa liberazione dello stabile", richiesta che lo scorso luglio è stata ritenuta «inammissibile» dal Giudice Davide Paladino.

«Nel caso in specie, la posizione della ricorrente (la Regione, n.d.r.) in merito all'azione che intenderebbe coltivare in un'eventuale fase di merito appare quanto meno ambivalente - aveva scritto Paladino nella motivazione - infatti, da un lato la Regione ha tenuto a precisare in ricorso che la finalità del presente ricorso sarebbe non già quella di ottenere la restituzione definitiva degli immobili, ma solo la loro liberazione, parrebbe solo in via temporanea, nel più breve tempo possibile al fine di effettuare "tutte le verifiche statiche e strumentali ritenute necessarie, nonché mettere in sicurezza le parti ammalorate", mentre sull'altro lato, la Regione Valle d'Aosta ha affermato sempre nell'atto introduttivo, che sussisterebbero gravi inadempimenti del "Ccs Cogne" che, a sua detta, "legittimano senz'altro la risoluzione del contratto di comodato o comunque il rilascio definitivo dell'immobile a favore del proprietario", precisando che "tali pretese saranno oggetto di azioni di via ordinaria", espressione alquanto criptica che non chiarisce se trattasi dell'eventuale azione di merito, cui è preordinata la presente richiesta cautelare o di un eventuale ulteriore giudizio».
«Tale incertezza appare insanabile - aveva sottolineato il Giudice - né all'udienza di comparizione delle parti la Regione ha chiarito tali dubbi o si è offerta di chiarirli ed essa non può che condurre all'inammissibilità del ricorso».

Dopo la sentenza il "Ccs Cogne" aveva chiesto un incontro con l'Amministrazione regionale e l'istituzione di un "tavolo tecnico-politico" «per risolvere bonariamente la questione - aveva annunciato Giovinazzo - purtroppo anche questa espressione di buona volontà e collaborazione, che mai abbiamo fatto mancare, è stata snobbata» ed il 26 agosto è arrivata una nuova intimazione a lasciare il Palazzo Cogne: «l'assoluta mancanza di una doverosa sensibilità civica si può comprendere se questa proviene dall'apparato tecnico amministrativo - aveva aggiunto il presidente del "Ccs Cogne" - altro discorso vale per gli indirizzi politici, che invece, non possono esimersi dal tener conto dei risvolti sociali che tali decisioni hanno sulla comunità valdostana e in particolar modo sulla citta di Aosta. E' dell'indignazione della comunità che mi faccio portavoce, di un grido di denuncia e al contempo di reazione nei confronti di un grave fatto di cui, suo malgrado, l'Amministrazione regionale si rende protagonista. La misura è colma e servono soluzioni condivise».

Intanto il Consiglio Valle, nella seduta di giovedì 3 ottobre, ha approvato all'unanimità una mozione depositata congiuntamente dai gruppi Mouv', Lega VdA e "Adu VdA", ed emendata dall'assessore ai beni culturali che impegna il Governo regionale, in quanto ente proprietario, "a richiedere alla Sovrintendenza ai beni culturali ed ambientali la verifica del possesso dei requisiti per dichiarare l'edificio Palazzo Cogne di "interesse culturale" ed il relativo livello di tutela".
«Palazzo Cogne attualmente è classificato semplicemente come "edificio documento" - ha specificato nell'illustrazione il consigliere Roberto Cognetta - ma, da quanto riferito recentemente in Aula dall'assessore Stefano Borrello, l'edificio ricade fin dal 1990 nella condizione per essere considerato "bene culturale". Se questo immobile fosse in possesso dei requisiti per essere di "interesse culturale", sarebbe dichiarato "monumento". Per questo, riteniamo necessario far convocare la Commissione regionale per i beni culturali e ambientali, deputata all'espressione di questo genere di pareri».

L'assessore ai beni culturali, Laurent Viérin, ha spiegato: «non è necessario dover far convocare la Commissione per i beni culturali, perché possiamo ricorrere ad un iter più rapido. In effetti, questa Commissione non è stata convocata perché in Valle d'Aosta vige un procedimento più rapido e meno burocratico per censire il patrimonio storico valdostano. Il Palazzo Cogne, oltre alla classificazione prevista dal Piano regolatore comunale, trattandosi di bene regionale e di opera di autore non vivente, eseguito oltre settanta anni fa, per quanto disposto dalla normativa, è sottoposto alla tutela della Sovrintendenza per i beni culturali. Ciò significa che possiamo immediatamente procedere alla richiesta di verifica da parte della Sovrintendenza. Riteniamo che sia la strada più breve ed efficace».

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