Una deputata del Mali è la "Donna del'Anno" 2015. «Sogno di vedere emancipate le donne del mio Paese» dichiara Aicha Belco Maiga

redazione 12vda.it
Aicha Belco Maiga con Marco Viérin

Lo ha dedicato alla madre, analfabeta, che, contro tutte le regole della sua comunità, l'ha fatta studiare da piccola, permettendole così di diventare quello che è. Aicha Belco Maiga, nata a Tessalit, in Mali, è la vincitrice della 17esima edizione del "Premio Donna dell'Anno", organizzato dal Consiglio Valle, in collaborazione con il "Soroptimist club" della Valle d'Aosta, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta nella serata di venerdì 20 marzo, al teatro ex "Splendor" di Aosta.
Esperta in comunicazione, deputata della sua cittadina d'origine, Aicha Belco Maiga è attiva su molteplici fronti in favore delle donne, occupandosi dei diritti umani, dello sviluppo culturale ed economico, del diritto alla libertà e all'uguaglianza di fronte alla legge. Ha ricoperto diverse cariche, tra cui quella di direttrice regionale dell'ente di promozione della donna, del bambino e della famiglia, nella regione di Kidal, della cui Assemblea regionale è stata anche la prima vice presidente. Attualmente è la quinta presidente dell'Assemblea nazionale del Mali e sostiene la nascita politica di donne leader: "Victor Hugo scriveva "Quasi tutto il segreto delle anime grandi si racchiude in questa parola: perseverando" - si legge nella motivazione della giuria del Premio - e la perseveranza è la parola chiave che ha guidato Aicha Belco Maiga nella sua lotta per il rispetto, la dignità e la libertà degli esseri umani. La perseveranza ha ispirato la sua azione nel settore dell'istruzione e della sanità, due pilastri fondamentali per lo sviluppo sostenibile di una comunità. Aicha è anche molto coraggiosa perché viene da un Paese, il Mali, che è lacerato da ribellioni e conflitti senza fine, dove lavora per difendere i diritti dei bimbi, delle bimbe e delle donne, le prime vittime della violenza. Aicha ci ricorda che non si può combattere la violenza con la violenza, l'ingiustizia con l'ingiustizia, ma lei combatte rispettando il diritto di garantire che i diritti siano rispettati. L'unico modo per il trionfo della libertà, della democrazia e della pace".

Ad Aicha Belco Maiga sono quindi andati i trentamila euro del Premio, che verranno destinati all'attività e all'azione che hanno determinato l'attribuzione del riconoscimento: «ho frequentato la scuola grazie alla complicità di mia madre - ha raccontato durante la cerimonia - che era una donna che non è mai andata a scuola. A quel tempo solo i maschi dovevano andare a scuola e le ragazze potevano a malapena andare dai religiosi per imparare a sposarsi ed a rispettare il marito. Quando mio fratello maggiore andava a scuola, lo accompagnavo e mi fermavo fuori dalla finestra ad ascoltare, vicino a lui. A casa si sono resi conto che ero più intelligente di lui e così mia mamma mi ha detto di continuare ad andare a scuola. Dato che dovevo anche occuparmi dei lavori di casa, all'epoca bisognava andare a prendere l'acqua per tutta la famiglia prima di fare ogni altra cosa e lei ha cominciato a farlo al posto mio. Per tre anni sono andata a scuola e mio padre non l'ha mai saputo, questa era la complicità di mia mamma. E' così che lei ha guidato i miei primi passi, malgrado fosse allora analfabeta. Oggi mi sento sollevata rispetto a tutte le donne della regione del Kidal perché esse sono nella stessa situazione, anche loro sono avvolte nell'analfabetismo. Le hanno convinte che debbano fare solo bambini, obbedire all'uomo e, come si dice da noi, "non conoscere niente di più del suo letto". Io ho voluto combattere tutto questo, e mi è costato molto. All'inizio certa gente mi ha ostacolata ma non mi sono fermata, perché so che ogni battaglia è difficile. Assieme ad altre tredici donne, che hanno avuto la fortuna di andare a scuola come me, abbiamo cominciato a sensibilizzare nell'ambito dell'educazione, affinché le donne mandassero le figlie a scuola, almeno fino ad un certo livello. Ci siamo dedicate anche a sensibilizzare sulla salute della donna, perché da noi la pianificazione delle nascite è vietata, ma bisogna che le donne sappiano almeno che certe gravidanze possono essere difficili. Abbiamo lavorato anche sull'emancipazione economica delle donne, perché bisogna almeno aiutarle a prendere certe decisioni, almeno al livello più basso, nei comitati di gestione dell'istruzione o della salute. Quando è partita la ribellione del 2012, che ha diviso in due il Mali, sono arrivati gli jihadisti che mi hanno arrestata e costretta ad andarmene, perché ho ricevuto chiare minacce: se non avessi accettato di sostenere la loro politica mi avrebbero rinchiusa in casa, cosa che non sono abituata a fare. Non sono voluta restare, ho fatto le valigie, ho preso i miei sei figli e sono andata a Bamako e da lì ho continuato la mia battaglia. Tornavo a Tessalit ogni volta che potevo per continuare la mia opera ed il mio sogno è sempre lo stesso: vedere, un giorno, le donne del Mali emancipate, con un minimo di formazione per occupare posti e ruoli della politica».

Il "Premio popolarità", assegnato sulla base delle votazioni on line che si sono tenute fino alle ore 14 di venerdì 20 marzo sul sito Internet del Consiglio Valle, ha visto la vittoria schiacciante di Alessandra Morelli, che ha raccolto il 62 per cento delle preferenze. La Morelli, delegata per la Somalia dell'"Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati - Unhcr", è specializzata nel campo della protezione ed assistenza agli sfollati, rifugiati e rimpatriati ed ha quindi ricevuto ventimila euro per proseguire nell'attività per cui è stata segnalata: «la Somalia è un Paese meraviglioso, sono onorata di poterci lavorare - ha evidenzia dal palco del teatro ex "Splendor" - ma è un Paese ancora molto fragile in cui il terrorismo bussa alle porte di noi tutti in maniera asimmetrica quotidiana, difficile proteggersi. La vita politica sta rinascendo ed è proprio in questo momento che bisogna entrare dentro e sostenere un Governo democratico molto fragile aiutandolo a combattere il terrorismo, che non si contrasta solo con le armi, ma anche con l'educazione ai giovani, con una ripresa socio-economica del Paese e con il diritto dei rifugiati di tornare a casa e contribuire alla ricostruzione del loro Paese».

Il terzo premio, dal valore economico di diecimila euro, è andato a Shruti Kapoor, imprenditrice indiana impegnata nei servizi per la sicurezza per donne e ragazze del suo Paese. Dopo essere stata vittima di molestie sessuali, ha fondato "Sayfty", un'organizzazione per sostenere le donne indiane a farsi carico della propria sicurezza, coniugando la formazione e la sensibilizzazione con l'utilizzo di prodotti per l'autodifesa: «quando ero bambina non avevo la forza per combattere - ha confidato - poi, quando ho iniziato la scuola superiore ho capito che potevo diventare più forte. Oggi posso far sentire una voce forte contro la violenza alle donne ed ho quindi fondato "Sayfty" per dare una voce a milioni di donne che sono state oggetto di abusi sessuali e violenze. Penso che sia assolutamente necessario incoraggiare le donne a parlare ed a condividere le loro storie».

Ad Aosta, nonostante il 21 marzo si festeggi il "Nawroz", il Capodanno persiano, c'era anche Selene Biffi, l'imprenditrice italiana che opera in Afghanistan, a cui è andato il premio da 2.500 euro del "Soroptimist club" della Valle d'Aosta, consegnato dalla presidente Margherita Garzino Trasino: «determinata, volitiva, eclettica, entusiasta - l'ha descritta Maria Paola Battistini Varda, past president delle "soroptimiste" valdostane, nella motivazione - Selene Biffi è un vulcano in continua eruzione che ti affascina e conquista. Il suo credo? Cercare, conoscere e sperimentare nuove vie, per aprire ai giovani di ogni Paese, soprattutto a quelli meno fortunati, il mondo del lavoro. I suoi strumenti? Le nuove tecnologie, questo universo che ci pervade, ma che pochi sfruttano in modo giusto e che lei invece sa esplorare con tanto ingegno e capacità. Il suo obiettivo? Far crescere i giovani attraverso l'istruzione, la conoscenza e il cambiamento di mentalità e di approccio ai problemi. Il suo punto debole? L'amore per l'Afghanistan cui dedica una parte importante del suo lavoro».
«Nel 2013 ho aperto a Kabul una scuola per dare ai ragazzi disoccupati tra i diciotto ed i venticinque anni la possibilità di cominciare a crearsi un futuro differente - ha evidenziato la Biffi - in un Paese che purtroppo non ha visto che trentacinque anni di guerra. La mia motivazione è stata semplice, non bisogna essere straordinari per fare cose straordinarie, ognuno di noi ha la possibilità, nel proprio piccolo di andare a cambiare quel pezzettino di realtà che non ci stava bene. Quella era la realtà che a me non stava bene ed ho deciso quindi di intervenire in prima persona per poterla cambiare». La Biffi ha poi annunciato che «Alessandra Morelli ha deciso di condividere il suo premio per sostenere la nostra scuola», donandole diecimila euro.

A tutte e quattro le premiate, è andata anche una "Pouetta" dell'"Unicef", la bambola di pezza utilizzata per la raccolta fondi, tutte realizzate dalle volontarie e vestite con l'abito tradizionale della Valle d'Aosta: «le nostre volontarie le cuciono e trattano con amore - ha precisato Ester Bianchi, presidente della sezione valdostana dell'Unicef - proprio per pensare che grazie al loro tempo libero che dedicano a queste bambole, un bambino possa essere salvato, soprattutto nei suoi primi cinque anni di vita. Queste sono uniche e particolari perché sono vestite con un classico costume tradizionale valdostano».

La serata, condotta dalla giornalista della "Tgr" valdostana Alessandra Ferraro, ha visto la partecipazione della "Sfom orchestra", diretta da Mauro Gino e del coro di voci bianche "Canto leggero", diretto da Luigina Stevenin che hanno suonato e cantato e fatto anche da scenografia per tutta la cerimonia di premiazione. Era presente l'intero ufficio di Presidenza del Consiglio Valle e anche quasi tutti i membri delle due giurie: mancavano Evelina Christillin, presidente della "Fondazione del Teatro stabile di Torino", Fabrizio Cassella, rettore dell'Università della Valle d'Aosta, Anna Nigra, caporedattore della "Tgr" di Aosta ed Emily Rini, assessore regionale all'istruzione e cultura. Sul palco è salito anche Carlo Benvenuto che ha cantato dal vivo "Incanto donna", la canzone scritta appositamente nel 2012 per il "Premio Donna dell'anno".

Con l'occasione sono state ricordate le ventidue vittime dell'attentato terroristico di Tunisi di mercoledì 18 gennaio, con un minuto di silenzio chiesto dal presidente del Consiglio Valle, Marco Viérin: «puntare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle storie di queste tre donne - ha osservato - significa non soltanto aiutarle a concretizzare i loro progetti, ma anche sensibilizzare e far riflettere la gente sui valori che queste donne incarnano. La loro vita rappresenta infatti un chiaro esempio di solidarietà nei confronti delle persone più fragili e più in difficoltà, non manca giorno in cui non debbano sfidare guerre e pregiudizi».

Qui la gallery fotografica della cerimonia di consegna del "Premio Donna dell'Anno".

Nel video, l'attività delle quattro finaliste del "Premio Donna dell'Anno":