"Abitare, educare, annunciare" gli obiettivi della nuova lettera pastorale di monsignor Franco Lovignana, che lamenta «un certo disincanto per l'impegno sociale e politico»

Elena Meynet
Monsignor Franco Lovignana durante la presentazione della lettera apostolica

L'ascolto del territorio e l'invito ad una partecipazione attenta segnano la presentazione degli orientamenti pastorali di monsignor Franco Lovignana, nella lettera dal titolo "Ma che cos'è questo per tanta gente?". «La lettera pastorale nasce dall'assemblea che abbiamo vissuto lo scorso 25 marzo a Saint-Martin de Corléans - spiega il vescovo di Aosta - con i rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali della Diocesi, erano presenti 62 parrocchie su 93. In questi ultimi anni, da quando ci è stata consegnata la lettera di Papa Francesco "Evangelii gaudium", alla Chiesa universale come lettera programmatica del suo pontificato. Ci sono indicazioni pastorali molto interessanti che come Chiesa italiana abbiamo ripreso poi nel convegno di Firenze, celebrato a novembre 2015. Ed anche noi abbiamo cercato di cogliere un grosso aiuto che ci viene da quella lettera, laddove il Papa dice che non è tanto importante occupare spazi o fare cose, quanto piuttosto mettere in moto dei processi. Quindi gli ultimi orientamenti pastorali di questi anni sono stati finalizzati ad iniziare dei percorsi, fondamentalmente attorno ad alcuni temi: quello dell'attenzione alla vita concreta delle famiglie, quello dei giovani e quello della collaborazione tra le comunità. Cerchiamo di mettere in moto alcuni processi che crescano nel tempo, in una idea di continuità tra gli orientamenti pastorali dei diversi anni».

Abitare, educare, annunciare. La sintesi dei lavori tra persone dell'alta e della bassa Valle, mescolati in tavoli di otto, dieci persone, ha portato al contenuto che anche nella lettera pastorale verte su tre parole: abitare, educare, annunciare. «Abitare vuol dire la presenza attiva dei cristiani nel mondo - continua Lovignana - educare è essere come famiglie e come comunità generatori di umanità e di fede, mentre vediamo l'annunciare come idea di recuperare il cuore dell'annuncio cristiano, la vicinanza di Dio accanto alle persone».
Dalle sintesi prendono vita tre schede di lavoro consegnate alle parrocchie «perché si possa fare un passo in più - sottolinea il vescovo - a livello di gruppi di parrocchie, nelle cinque zone della Diocesi, riunendo i gruppi parrocchiali per un lavoro simile a quello di Saint Martin. I tre temi delle schede sono la famiglia, la parrocchia e la carità. La terza è in modo particolare pensata per le comunità parrocchiali, per guardarsi attorno e interrogarsi sul proprio territorio, sui problemi di ordine sociale e quali sono le risorse e le possibilità di collaborazione per risolverli».

«Un certo disincanto per l'impegno sociale e politico». La collaborazione e la relazione sono quindi la prima raccomandazione, accanto alla disponibilità a mettersi in gioco: «mi ha colpito molto leggere le sintesi dell'assemblea - precisa ancora Lovignana - perché si vede un certo disamore, un certo disincanto rispetto all'impegno sociale e politico, nel senso che tutti coloro che sono intervenuti su queste tematiche hanno detto che è estremamente importante per una comunità cristiana l'impegno sociale e politico, ma oggi è come se ci fosse una impossibilità di rimboccarsi le maniche e buttarsi dentro. L'anno scorso finalmente è partito il percorso di formazione dedicato ai giovani, per una presenza consapevole all'interno della società e abbiamo avuto una trentina di partecipanti che hanno fatto il percorso del primo, adesso a settembre partirà il secondo anno dal titolo "Io partecipo". Ho voluto sottolineare anche nella lettera pastorale che in questo anno pastorale ci saranno anche le elezioni regionali, qualcosa che interpella tutti i cittadini, ovviamente, ma anche i cittadini che si considerano credenti e legati alla vita delle nostre comunità, quindi doppiamente una attenzione da mantenere desta e viva».

«Bisogna fare di tutto per accogliere degnamente i migranti». La raccomandazione alla concretezza torna anche in altri temi, su cui il prelato si era già espresso e che ha ribadito, innanzitutto l'accoglienza dei migranti: «Ritengo che il problema dell'accoglienza, per unità cristiana, una volta che le persone ci sono e hanno bisogno si debba fare di tutto per accogliere degnamente, non solo questione di numeri - ribadisce il vescovo di Aosta - però è anche un problema etico, che deve essere affrontato dalla comunità civile dallo stato. Il fatto che ad in certo punto ci si sia resi conto che servisse una soluzione politica, nel senso alto del termine, credo sia cosa giusta. L'ho detto fin dall'inizio. Mi sembrava non giusto umanamente che ci fosse un gran numero che non si era in grado di accogliere adeguatamente. E dall'altro lo stravolgimento di comunità piccole per una imposizione dall'alto».

La nuova "Casa della Carità" sorgerà dietro la Cattedrale. Intanto proseguono i lavori per la "Casa della Carità": «Abbiamo individuato la Casa nella ex prevostura, accanto alla Cattedrale, che la Diocesi ha acquisito dall'Istituto per il sostentamento del clero - annuncia monsignor Lovignana - ora che abbiamo risolto tutte le pratiche, tra l'altro è anche bene culturale, aspettiamo solo il frazionamento, perché sia possibile offrire i servizi fondamentali: un centro d'ascolto, la mensa, docce. Ora per la mensa "dei poveri" di via Gorret le persone che arrivano prima dell'apertura devono aspettare sulla strada, dove non c'è neppure il marciapiede, e le docce sono in situazione disastrata. Intendiamo agire in modo attento alla persona, per esempio prevedere anche un piccolo salone in cui sedersi. D'altro canto bisogna considerare anche la visibilità, il luogo è importante, vicino alla Cattedrale: da sempre luogo della celebrazione, dei sacerdoti, e anche della carità. Già nel medioevo c'erano sempre queste strutture in prossimità del luogo di culto. Stiamo già lavorando sulla progettazione. Sono ancora aperte le sottoscrizioni: qualcosa abbiamo raccolto durante l'anno santo e i pellegrinaggi, per ora non molto, restiamo sotto i 50mila euro».

Tre nuovi appuntamenti per "Fede e scienza". Con il nuovo anno pastorale riprendono anche le visite pastorali, a partire da Aosta, e tornano gli appuntamenti con le conferenze di "Fede e scienza", quest'anno ispirate all'Inno alla vita di Madre Teresa di Calcutta: il 20 ottobre il vescovo di Ivrea monsignor Edoardo Aldo Cerrato tratta "Prendersi cura della vita, Prospettiva letteraria", il 3 novembre il professor Leonardo Becchetti dell'Iniversità di Roma "Tor Vergata" parlerà di "Prendersi cura della vita: lavoro ed economia a servizio della persona", mentre venerdì 10 novembre il dottor Ferdinando Cancelli, esperto in cure palliative, racconterà di come "Prendersi cura della vita sempre. Il fine vita: prospettive mediche e bioetiche".
Sabato 21 ottobre tornano anche gli "Incontri anselmiani", convegno in collaborazione con la "Accademia di Sant'Anselmo", mentre continueranno i corsi di aggiornamento per gli insegnanti di religione e gli appuntamenti per il clero ed i giovani.

La lettera pastorale è stata presentata, come ormai è consuetudine, alla vigilia della festa del Patrono di Aosta, San Grato: giovedì 7 settembre alle 9,30 il vescovo presiede la celebrazione solenne seguita dalla processione nel centro città, mentre la sera, alle ore 18, la "Cappella Musicale di Sant'Anselmo" animerà, dopo la celebrazione del mattino, anche i "Vespri solenni", sempre nella Cattedrale di Aosta.

Ultimo aggiornamento: 
Giovedì 7 Settembre '17, h.12.45

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