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La diocesi di Aosta anticipa a venerdì 6 settembre la giornata di digiuno per la pace in Siria proposta da Papa Francesco

redazione 12vda.it
Papa Francesco

Si anticiperà a venerdì 6 settembre, ad Aosta, la giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria indetta da Papa Francesco per la giornata di sabato il 7 settembre, annunciata durante l'Angelus di domenica 1° settembre: «considerando che essa cadrebbe il giorno della solennità del Santo Patrono di Aosta - spiegano dalla diocesi di Aosta - questa viene anticipata a venerdì 6 settembre e, con questa precisa intenzione, si svolgerà la preghiera della Route di San Grato la sera dello stessio giorno con ritrovo alle ore 20.30 presso la chiesa di Pila».
José Bergoglio ha voluto ribadire la scelta del negoziato contro l'uso delle armi, oltre che la condanna per l'utilizzo dei gas, dopo l'annuncio del presidente americano Barack Obama del probabile intervento armato nel Paese devastato dal conflitto civile: «c'è un giudizio di Dio che è anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire - ha sottolineato il Santo Padre durante l'Angelus - ed esorto la comunità internazionale a fare ogni sforzo per promuovere la pace, promuovendo iniziative basate su dialogo e negoziato. Chiedo che non sia risparmiato alcuno sforzo, in particolare in aiuto agli sfollati nel Paese e nei Paesi vicini. Agli operatori umanitari sia assicurata possibilità di prestare il necessario aiuto ed a tutti spetta il compito di ricomporre rapporti di convivenza, in una catena di impegno che unisca tutti gli uomini di buona volontà. Ripeto a voce alta che non è la cultura dello scontro e del conflitto che produce la convivenza». Anche ad Aosta si raccoglie quindi l'invito di Papa Francesco affinché in ogni diocesi si organizzi «qualche atto liturgico secondo questa intenzione»: i fedeli sono invitati a partecipare ai vespri e all'adorazione eucaristica, sabato 7 settembre alle ore 16.30 in Cattedrale.
Alla giornata aderisce anche la "scuola di pace della Valle d'Aosta" : «Papa Francesco invita tutti a una giornata di preghiera e di digiuno - evidenziano i componenti della "scuola di pace" valdostana - la preghiera per i credenti, il digiuno per tutti. Il digiuno è, prima ancora che un atto di rinuncia materiale al cibo, un gesto di vicinanza a tutti quei bambini, quelle donne e quegli uomini che sono stati precipitati nell'inferno della guerra "in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero". Il digiuno è anche un atto politico contro una "politica" che minaccia di trascinarci in un nuovo conflitto mondiale, che non solo non ha ancora fatto nulla per spegnere l'incendio mediorientale ma ha addirittura contribuito ad alimentarlo. Ma il digiuno è anche un atto di "penitenza", di "autocritica", di riconoscimento delle proprie responsabilità. Chi digiuna riconosce di non aver fatto abbastanza, di essere in qualche misura "corresponsabile". Il digiuno è anche un atto di proposta nonviolenta che chiede il "cessate il fuoco" tutti in Siria, con trattative al posto dei combattimenti, l'aiuto alla popolazione civile massacrata dalle milizie di qualsiasi bandiera, l'embargo Onu su tutte le forniture di armi entro il territorio siriano ed il "no" a bombardamenti "punitivi" da parte di nessuno».
I consiglieri regionali di Alpe e Partito Democratico hanno voluto rendere nota la propria adesione alla giornata: «le risposte a ogni conflitto sono, innanzi tutto, il dialogo, la diplomazia, la nonviolenza - spiega Patrizia Morelli, capogruppo in Consiglio Valle di Alpe - principi sanciti anche dallo statuto di Alpe e alla base dell'appello di Papa Bergoglio per la pace in Siria».
«Il 6 settembre
- aggiunge Raimondo Donzel, segretario del PD valdostano - verrà esposta la bandiera della pace fuori dalle sedi territoriali del Partito Democratico della Valle d'Aosta ed aderiremo all'iniziativa di digiuno per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero indetta da papa Francesco. Credenti e non credenti devono essere uniti più che mai nel sostenere le ragioni della pace e della ferma contrarietà all'uso delle armi per la risoluzione dei conflitti. Le conseguenze del ricorso alle armi, infatti, sono sempre pagate a caro prezzo dalla popolazione più debole, dai profughi, dalle donne e dai bambini. Al contrario, bisogna fare ogni sforzo perché prevalga la linea della diplomazia».

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