In settanta pagine, il procuratore della Corte dei conti, Roberto Rizzi, spiega le motivazioni del sequestro conservativo dei beni, dei conti e degli investimenti di ventuno consiglieri regionali

Angelo Musumarra
Il procuratore regionale della Corte dei conti, Roberto Rizzi

"Il sottoscritto Pubblico Ministero intima ai predetti soggetti di astenersi dal compimento di qualunque atto diretto a sottrarre i beni sequestrati alla garanzia del credito". Si conclude così, a pagina 69, il ricorso per il sequestro conservativo nei confronti di ventuno dei ventidue indagati dalla Corte dei conti che hanno autorizzato "quattro operazioni di erogazione di liquidità, qualitativamente eterogenee" da luglio 2012 a dicembre 2015, per quasi 140 milioni di euro, alla società partecipata "Casino de la Vallée SpA".

"Contestato il dolo e, in subordine, la colpa grave, nel cagionare un danno erariale alla Regione". "A ventuno di tali soggetti - scrive il procuratore regionale, Roberto Rizzi - è stato contestato, in via principale, a titolo di dolo e, in subordine, a titolo di colpa grave, di aver concorso a cagionare, alla Regione autonoma Valle d'Aosta, il danno erariale della consistenza appena indicata (139.965.096,56 euro, n.d.r.), avendo contribuito ad assumere le decisioni di fornire un ausilio finanziario alla partecipata, a determinare la tipologia di interventi (finanziamento - aumento di capitale), nonché a definire la loro consistenza. Atteso il titolo dell'imputazione principale (connotazione dolosa delle condotte), la responsabilità ai medesimi ascritta è di tipo solidale, nell'ambito, naturalmente, della pertinente linea causale.
Peraltro, tanto ai fini della mera ripartizione interna fra i co-responsabili (assumendo sussistenti responsabilità con connotazioni dolose), quanto allo scopo di procedere ad una compiuta contestazione anche in relazione all'ipotesi, prospettata in via gradata, di imputazioni a titolo di colpa grave, tenuto conto dell'omogeneità dell'efficienza causale degli apporti alla produzione dell'ingente danno, nonché della sostanziale uniformità del grado di colpevolezza ai medesimi imputabile, è stata operata una ripartizione attraverso l'applicazione di frazioni percentuali identiche in relazione a ciascun evento dannoso"
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"Dubitiamo del fatto, se i soggetti saranno condannati, che l'importo sarà realmente corrisposto all'Amministrazione regionale". "L'azione di responsabilità avviata in relazione alla prospettata vicenda - continua il ricorso - presenta connotazioni tali da indurre il Pubblico Ministero a promuovere l'adozione di misure cautelari finalizzate a tutelare il credito erariale. Per un verso, la consistenza, estremamente elevata, del danno complessivamente ipotizzato e, per altro verso, la gravosità dell'onere in capo a ciascuno dei soggetti chiamati a risponderne (nella prospettiva dell'imputazione dolosa, tenuti solidalmente per l'intero, nell'ambito della linea causale a ciascuno facente capo; o, quanto meno, nella prospettiva dell'imputazione a titolo di colpa grave, tenuti al pagamento di importi compresi tra un minimo di 2.857.142,86 euro ed un massimo di 17.297.709,14 euro), sono elementi che inducono a dubitare del fatto che l'importo che i medesimi soggetti saranno condannati, eventualmente, a risarcire all'esito del processo, sarà realmente corrisposto all'Amministrazione regionale".

"Il Codice di giustizia contabile autorizza ad esercitare la tutela". "Al fine di attenuare il rischio che i soggetti cui è ascritta la responsabilità amministrativa possano, nelle more della celebrazione del processo, compiere operazioni pregiudizievoli per la garanzia patrimoniale, vaporizzando le risorse con le quali rispondere dell'adempimento dell'eventuale obbligo risarcitorio - ipotizza, prudenzialmente, Rizzi - il Codice di giustizia contabile, confermando quanto già precedentemente previsto, ha attribuito al Pubblico Ministero la possibilità di "esercitare tutte le azioni a tutela, delle ragioni del creditore previste dalla procedura civile". Fra gli strumenti impiegabili a tal fine, è espressamente contemplato il sequestro conservativo. Per poter ricorrere a tale mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale è sufficiente che, ad una prognosi sommaria, la pretesa che si intende tutelare appaia ragionevolmente fondata (cosiddetto "fumus bonijuris") e che sussista il timore di perdere la garanzia del credito (cosiddetto "periculum in mora")".

Il requisito del "fumus boni juris". "Gli elementi di valutazione offerti, corroborati dalle risultanze dei pertinenti riscontri documentali - sottolinea ancora il magistrato amministrativo - mostrano che le reiterate iniezioni di liquidità a beneficio della Casa da Gioco, operate sotto l'accorta e determinante regia della Giunta o del Consiglio regionale, sono state poste in essere disattendendo numerosi imperativi precetti che governano l'azione amministrativa nel delicato ambito dei rapporti patrimoniali fra l'ente pubblico e le società dal medesimo partecipate. Precetti aventi fonte in ogni livello di produzione delle regole: quello dell'Unione europea, quello nazionale e quello regionale.
Poiché il giudizio è stato già promosso, per l'assolvimento dell'onere di giustificare la sussistenza del requisito del "fumus boni juris", non può che rinviarsi alle argomentazioni contenute nell'atto di citazione allegato. In altri termini, il perimetro entro cui la prognosi di probabile fondatezza della pretesa in contestazione dovrà essere compiuta coincide con quello delineato in sede di proposizione del giudizio e trattandosi di iniziativa promossa dopo l'avvio dell'azione, non potrebbe essere diversamente"
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Il requisito del "periculum in mora". "Nella vicenda in esame, la Procura ha il fondato timore che, nelle more della celebrazione del processo, possa andare perduta o grandemente assottigliata la garanzia del credito erariale - ribadisce Roberto Rizzi - reputa, cioè, che i compendi patrimoniali dei beni presenti e futuri con i quali i soggetti convenuti in giudizio dovranno far fronte alle statuizioni di condanna che saranno eventualmente rese all'esito del processo, potrebbero, nel frattempo, subire delle modifiche peggiorative in grado di compromettere la solvibilità futura. L'apprezzamento di questo rischio di potenziale insolvenza o di più difficoltoso soddisfacimento della pretesa, secondo un ormai consolidato orientamento della giurisprudenza, tanto della Suprema Corte di Cassazione quanto della Corte dei Conti, può essere condotto facendo ricorso o ad un parametro di valutazione fondato sulla valorizzazione della sproporzione tra la capacità patrimoniale del debitore in relazione all'entità del credito da tutelare (cosiddetto criterio oggettivo), o ad un parametro di valutazione che faccia riferimento a dati comportamentali del debitore che abbiano un'attitudine predittiva, tale da ingenerare nel creditore il ragionevole dubbio che la sua pretesa possa rimanere insoddisfatta (cosiddetto criterio soggettivo).
Inoltre, è altrettanto pacifico che tali parametri di valutazione sono alternativamente sufficienti a giustificare la misura cautelare, non essendo necessario che siano simultaneamente compresenti. Facendo ricorso a tali criteri, è indubitabile che, nella vicenda, il requisito del "periculum in mora" sussista. Ed infatti, i soggetti nei confronti dei quali il sequestro e chiesto hanno un'esposizione debitoria teorica, nascente dal vincolo solidale"
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"Il patrimonio dei presunti responsabili è del tutto insufficiente a garantire il pagamento dal danno". "E' evidente che rispetto a tali importi, le consistenze patrimoniali dei presunti responsabili appaiono del tutto insufficienti a garantire il soddisfacimento della pretesa creditoria - rimarca ancora il procuratore della Corte dei conti della Valle d'Aosta - che si assume poter essere esercitata all'esito del giudizio di merito. Peraltro, tale sproporzione sussiste anche laddove ci si ponesse nella prospettiva della responsabilità per colpa grave, indicata per via subordinata nell'atto di citazione: in tal caso, infatti, le responsabilità oscillerebbero tra un massimo di 17.297.704,14 ed un minimo di 2.857.142,86 euro.
In entrambi i casi, quindi, risultando una macroscopica sproporzione tra le sostanze economiche dei soggetti e la pretesa creditoria azionale, è altamente giustificata l'adozione della misura cautelare. Il metodo di indagine suggerito dal criterio oggetti, in precedenza evocato, rende, dunque, incontestabile la ricorrenza del requisito del "periculum in mora". Peraltro, la sussistenza di detto elemento, legittimante il ricorso del sequestro conservativo, è ulteriormente rafforzata, per taluni dei soggetti convenuti, dall'esito delle valutazioni conseguenti all'applicazione del cosiddetto "criterio soggettivo" che prende in considerazione condotte o atti del potenziale debitore"
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"Sono stati posti in essere, da taluno, atti sintomatici della volontà di sottrarre i propri beni alla garanzia patrimoniale". "In un'epoca in cui erano già stati avviati, da parte della Procura contabile, approfondimenti istruttori sulla vicenda per la quale v'è causa e, perciò, quando era ipotizzabile la possibilità che una qualche iniziativa giudiziaria avrebbe potuto essere intrapresa anche nei confronti dei soggetti per i quali si procede - ricorda Rizzi - sono stati, da taluno, posti in essere atti di disposizione del patrimonio sintomatici della volontà di sottrarre i propri beni alla garanzia patrimoniale e che inducono, dunque, a presagire la possibile infruttosità della futura esecuzione eventualmente conseguente all'esito del processo contabile.
Impregiudicato il ricorso, da parte del Pubblico Ministero contabile, a quegli strumenti che l'ordinamento appresta per assicurare che siano soddisfatte le ragioni di credito rivenienti dall'azione di responsabilità amministrativa ed, in particolare, all'azione revocatoria, volta a neutralizzare gli effetti pregiudizievoli di atti dispositivi del patrimonio da parte dei soggetti citati in giudizio, le annotazioni contenute nelle schede elaborate dalla Guardia di Finanza, delegata a compiere gli accertamenti patrimoniali, mettono in evidenza una spiccata operosità nel compimento di atti dismissivi di cespiti e nella realizzazione di altre operazioni comunque in grado di rendere non aggredibili significative porzioni del patrimonio per il risarcimento dell'ipotizzato danno erariale. Addirittura, alcuni dei soggetti hanno proseguito questa laboriosità anche nel periodo successivo alla notifica dell'invito a dedurre"
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Gli indagati sono stati tutti "radiografati", a maggio ed a novembre, con gli stumenti del "Progetto Molecola". Un primo accertamento patrimoniale, da parte della Guardia di Finanza, è stato attivato il 5 aprile scorso, mentre un aggiornamento è iniziato il 26 ottobre, utilizzando il "Progetto Molecola", un sistema informatico attivo dal 2010 che, in tempo reale, fornisce la "radiografia" patrimoniale di ogni singola persona, andando ad estrapolare, dalle varie banche dati, tutti gl elementi significativi, dai precedenti penali, di polizia e tributari ai beni posseduti, dai conti correnti ai flussi finanziari. Le Fiamme Gialle hanno quindi elaborato una tabella dove sono evidenziate le differenze patrimoniali tra maggio e novembre 2017 ed hanno segnalato le possibili operazioni anomale: "al fine della determinazione della misura del sequestro cautelare, la Procura procedente, nella meditata convinzione della correttezza dell'imputazione a titolo di dolo, in via principale - continua il magistrato - della prospettata responsabilità e nella piena consapevolezza degli effetti che ne conseguono in ordine al carattere solidale dell'obbligazione risarcitoria, ha ben presente la possibilità teorica di agire in via cautelare chiedendo, perciò, la misura cautelare solo per taluni sfruttando la misura della responsabilità teoricamente riveniente dal vincolo solidale di responsabilità.
Tuttavia, anche la somma di alcuni dei patrimoni maggiormente capienti non è affatto sufficiente a coprire la consistenza del danno contestato. Sicché si impone la scelta di agire in via cautelare nei confronti di tutti i soggetti citati a giudizio, ad eccezione di uno
(il dirigente regionale Peter Bieler, n.d.r.), nei cui confronti l'ipotizzata responsabilità di tipo sussidiario induce a soprassedere ad iniziative cautelari per ragioni connesse proprio alle caratteristiche della posizione debitoria che potrebbe realizzarsi all'esito del processo".

"Il sequestro non può travalicare i limiti della pretesa creditoria". "Considerato che l'effetto rafforzativo della garanzia patrimoniale riveniente dal sequestro non può comunque travalicare i limiti quantitativi della pretesa creditoria azionata - aggiunge Roberto Rizzi - e tenuto altresì conto dell'omogeneità degli apporti causali riferibili a ciascuno e dell'uguaglianza del titolo di imputazione della responsabilità amministrativa, la Procura chiede il sequestro fino alla concorrenza degli importi specificati per ciascun soggetto, in linea con la ripartizione del danno, oltre la rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio e salva diversa misura determinata dal Giudice".
"Il sequestro, ove concesso, sarà eseguito, fino a concorrenza degli importi o nei diversi valori stabiliti dal Giudice, sui beni specificati
- precisa ancora il procuratore generale della Corte dei conti della Valle d'Aosta - per i cespiti immobiliari il valore sarà prudenzialmente determinato, in assenza di altri attendibili parametri, secondo i coefficienti moltiplicatori previsti dalla disciplina fiscale, il cosiddetto "valore catastale", per ciascun soggetto, fatti salvi i limiti di legge (nel limite quindi del "quinto" dello stipendio, n.d.r.) con riguardo ai crediti da lavoro e previdenziali".

"Sussistenti il fumus boni juris ed il periculum in mora". Il ricorso di Roberto Rizzi è datato 21 febbraio, ed il giorno successivo, Pio Silvestri, presidente della Sezione giurisdizionale per la Valle d'Aosta della Corte dei conti ha emesso il decreto che ha autorizzato il sequestro conservativo "ritenuto che, impregiudicate tutte le valutazioni inerenti il giudizio di merito, introdotto nell'atto di citazione depositato il 18 gennaio 2018, dalla prospettazione attorea emergono profili di violazione del corretto agire pubblico - ha scritto, confermato le ipotesi del suo procuratore - che, esaminati e valutati ai soli fini del presente atto, introducono la sussistenza di elementi utili a definire sommariamente fondata la pretesa ed è quindi sussistente il profilo del "fumus boni juris". Ritenuto che, anche in ragione dell'entità della richiesta complessiva di risarcimento, sia ragionevole supporre come esistente il profilo del "periculum in mora", inteso come possibile perdita della garanzia del credito attraverso la dismissione di parte del patrimonio personale al fine di diminuire la quota aggredibile".
Il presidente Silvestri condivide anche "l'urgenza del provvedimento, onde consentire, in accoglimento del ricorso, la sua attuazione" e, dopo aver autorizzato il sequestro conservativo ha fissato per le ore 10 di mercoledì 21 marzo, davanti al giudice Alessandra Olessina, l'udienza "per la comparizione delle parti e per eventuali dichiarazioni di terzo".

"I debitori" sono invitati a segnalare "altri beni" di proprietà non ancora trovati. La notifica degli atti di sequestro è avvenuta nella giornata di mercoledì 7 marzo, con l'ingiunzione, agli interessati "di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito indicato le somme e/o i beni assoggettati a sequestro e i frutti di essi" con l'intimazione "all'Ente, Istituto o Società" dove sono stati disposti i sequestri "di non disporre delle somme sequestrate senza ordine del Giudice, avvertendolo che in difetto verranno applicate le sanzioni di legge" ed invitando quindi "il debitore", vale a dire i ventuno tra consiglieri regionali effettivi, sospesi ed ex, "ad indicare altri beni utili di sua proprietà, non ancora assoggettati ad esecuzione, ed i luoghi in cui si trovano, che possano garantire il debito per cui si procede, ovvero le generalità di terzi debitori, avvertendo che per l'omessa o falsa dichiarazione è prevista, sanzione penale". Gli stessi potranno "chiedere di sostituire alle cose e crediti sequestrati una somma di denaro di denaro pari all'importo dovuto, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale".

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 9 Marzo '18, h.17.15