Prima indagine per autoriciclaggio ad Aosta: contestati 230mila euro di evasione ad una parrucchiera che, con l'aiuto del compagno, li ha "investiti" a Santo Domingo

comunicato stampa
Il salone 'Josefina parrucchiera' in via Torino, ad Aosta

Nella mattinata di martedì 16 gennaio, i Finanzieri del Gruppo Aosta hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Aosta, Giuseppe Colazingari, a seguito della richiesta formulata dal sostituto procuratore Luca Ceccanti, sotto la direzione del procuratore capo di Aosta, Paolo Fortuna.
L'indagine ha preso avvio a seguito di una verifica fiscale eseguita nei confronti della ditta individuale "Josefina hair stylist", per gli anni d'imposta dal 2013 al 2015. La titolare, Josefina Bienvenida Herrera Nunez (52 anni, originaria di Santo Domingo, cittadina italiana residente ad Aosta. n.d.r.), seppur avesse sempre presentato le prescritte dichiarazioni dei redditi, non ha mai provveduto al pagamento delle imposte.

In sedici anni 129 cartelle esattoriali per quasi un milione di euro. Approfondendo l'analisi, è emerso che fra il 2000 ed il 2016, all'impresa individuale sono state notificate ben 129 cartelle esattoriali, per un ammontare complessivo pari a poco meno di un milione di euro (924.581,63 euro, n.d.r.). In tale importo, è ricompreso quello di circa 230mila euro (231.931,50 euro), che rappresenta l'ammontare delle imposte dirette, dell'IVA (oltre a sanzioni ed interessi), che l'arrestata non ha mai versato.
Nel corso della verifica fiscale, anche grazie ad alcune segnalazioni scaturite dal sistema informativo valutario, attraverso gli accertamenti bancari è stato accertato che, per poter continuare l'attività nonostante le procedure cautelari avviate per ottenere il pagamento delle cartelle esattoriali, il convivente dell'arrestata, Antonino Tripodi, anch'egli ai domiciliari (54 anni, residente ad Aosta, dipendente pubblico al "Catasto", n.d.r.), ha messo a disposizione i propri conti correnti per pagare fornitori e dipendenti, riscuotere i corrispettivi, e tutto quanto era necessario per la prosecuzione dell'impresa. Ma non solo: attraverso innumerevoli ricariche di carte di credito ed invio di denaro tramite "money transfer", i due hanno inviato a Santo Domingo, Paese di origine della signora Herrera, circa 150mila euro, in totale spregio dei debiti tributari pendenti in Italia.

A Santo Domingo hanno un attico, una villa e due saloni di bellezza. Per questo, al termine della verifica fiscale (dove sono emersi i mancati versamenti di 62.392 euro di IVA, 3.913 euro di "Irpef" e 2.062 euro di "Irap", oltre ad una maggiore base imponibile di 176.434,83 euro e 61.289.42 euro di IVA dovuta, n.d.r.), entrambi sono stati denunciati per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Come se non bastasse, dalle indagini è emerso che entrambi si sono adoperati per far fruttare al meglio il denaro inviato oltreoceano: l'acquisto di un attico in centro, una villa in campagna con piscina ed almeno due saloni di bellezza con decine di dipendenti. Insomma, il provento dei reati commessi in Italia veniva reinvestito a Santo Domingo in beni immobili ed attività imprenditoriali, proprio la condotta che concretizza un nuovo reato introdotto nel nostro ordinamento dal 1° gennaio 2015: l'autoriciclaggio.
Il quadro si è oltremodo aggravato quando l'analisi dei trasferimenti all'estero ha permesso di individuare una serie di persone compiacenti (dodici, n.d.r.), che ricevevano i soldi inviati per metterli a disposizione dei due arrestati per i loro affari in Sudamerica. Sulla base di queste evidenze, è stata anche formulata l'accusa di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione dei reati già richiamati, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte aggravata ed autoriciclaggio.

In corso il sequestro preventivo per equivalente per 231mila euro. Infine, un'ulteriore capo d'imputazione, introdotto nel nostro ordinamento per combattere il crimine globale: l'aggravante della transnazionalità del reato. In buona sostanza, quando una parte della condotta avviene a cavallo di due o più Stati, rendendo il reato di fatto più difficilmente perseguibile, lo stesso viene punito in modo più severo grazie a questa aggravante prevista dalla legge di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale. I Finanzieri stanno tutt'ora provvedendo all'esecuzione delle perquisizioni presso il domicilio ed i luoghi di lavoro degli arrestati (che stavano aprendo un secondo salone ad Aosta, n.d.r.). Nel contempo, sono in corso i sequestri di conti correnti, beni immobili e mobili registrati nella disponibilità degli indagati, fino alla concorrenza di oltre 230mila euro.
La Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza, in un'azione sinergica, efficace ed efficiente, continueranno a porre particolare attenzione a questo genere di reati, contrastandoli in modo severo con tutti gli strumenti messi a disposizione dal legislatore, al fine di accrescere la sicurezza economico-finanziaria dei cittadini onesti e delle imprese sane, tutelando il mercato e la corretta contribuzione alla spesa pubblica.

ultimo aggiornamento: 
Martedì 16 Gennaio '18, h.15.40