In ventimila davanti alla televisione per ricordare, dopo trent'anni, la tragedia del Crest, dove morirono undici sciatori

Angelo Musumarra
Un fotogramma della trasmissione, con le cabine sulla neve dopo il terribile volo

Ha raggiunto il 22,37 per cento lo share la trasmissione televisiva "Quelle storie del passato", vista da quasi 20mila spettatori, che, condotta da Luca Casali, con la regia di Guido Raimondo, ha debuttato alle ore 20 di mercoledì 13 febbraio su "Rai VdA", nello spazio dei programmi regionali su "Rai3", ricostruendo, nel trentesimo anniversario, la tragedia del Crest del 13 febbraio 1983, quando la caduta di due cabine della funivia di Champoluc, ad Ayas, aveva provocato la morte di undici sciatori.
«L'idea della trasmissione è stata del direttore dei programmi, Luciano Caveri - confida Luca Casali a 12vda.it - ed iniziare con questo tipo di inchiesta non è stato certo facile. Dopo circa venti giorni di ricerche, sono riuscito anche a risalire all'unico sopravvissuto, che lavora a Londra per una multinazionale, che ha accettato di voler ricordare quel terribile incidente, in cui ha perso il padre. Più difficile è stato convincere Ferruccio Fournier, ma alla fine anche lui ha accettato di parlare, pur non affrontando l'argomento dal punto di vista professionale, ma analizzando l'evoluzione e gli investimenti regionali nel settore. Lui non ha mai parlato pubblicamente dell'incidente e credo che, in cuor suo, lui si senta responsabile anche se, il Tribunale di Aosta lo ha assolto».
A Champoluc la tragedia del Crest ha lasciato ferite ancora aperte, seppur siamo passati trent'anni: «quando siamo andati nei luoghi dell'incidente - conferma Casali - per girare degli "stand-up" e fare qualche immagine, un maestro di sci in particolare si è molto arrabbiato con noi, tanto che voleva bloccare tutto ma alla fine, siamo riusciti a fare il nostro lavoro. Gli impiegati mi hanno spiegato che quell'incidente rappresenta, per loro, una macchia indelebile, difficile da dimenticare».
«Io ebbi la possibilità di vivere quelle vicende - ricorda Luciano Caveri - quando ero un giovane cronista radiotelevisivo e raccontare la cronaca è una scuola di vita, ve l'assicuro. Tre cabine dell'ovovia di allora che portava da Champoluc al Crest si staccarono dalle funi, caddero a terra e morirono undici persone. Il caso mi aveva messo alla prova visto che quell'impianto, un "bifune" ad agganciamento automatico, costruito nel 1959, era per me del tutto familiare, perché era lì che ero andato fin da piccolissimo per imparare a sciare e proprio al Crest mio papà aveva costruito una casa. Per me Champoluc era familiarissimo e non era facile, in un luogo amico, in un impasto fra dolore e incredulità, visto che poche ore prima ero salito su un "ovetto" di quelli, in una giornata limpida all'alba e poi coperta con la neve a ricoprire l'agghiacciante scenario del sinistro».
«Cos'era successo?
- riassume ancora Caveri - in quella domenica, con la stazione piena di sciatori, una cabina, non molto dopo la partenza in una zona di sorvolo molto alta, perse l'ammorsamento, scivolando su quella seguente ed entrambe caddero su di una terza cabina. Le tre cabine urtarono poi un pilone, restando appese per un soffio. Una quarta cabina, appena uscita dalla stazione e non ancora giunta al primo pilone, per gli urti subiti, tornò indietro con violenza e scarrucolò. L'addetto pensò che quest'ultimo fosse stato l'incidente vero e proprio e, messo a posto quell'ovetto, riavviò l'impianto e le cabinette in precario equilibrio si schiantarono al suolo con le terribili conseguenze note. Ci furono arresti, perizie, processi, valutazioni assicurative e quel fatto cambiò molti aspetti della sicurezza negli impianti a fune. Anche se nel caso specifico, le morse incriminate, risultarono infine essersi aperte per un problema dovuto ad un eccesso di ingrassaggio, fatto in buona fede».
Stefano Borlini, unico sopravvissuto, all'epoca dell'incidente aveva nove anni e dopo essere caduto, è stato in coma due settimane: «quella mattina ho perso il papà ed son dovuto crescere senza di lui - ha ricordato durante la trasmissione - ma adesso sono a mia volta papà di una bimba che ho portato a sciare, anche se prendo la funivia con un certo terrore. Non ho più avuto contatti con Champoluc».
«Interessarmi a questa vicenda è stato molto toccante
- conclude Luca Casali - e sarà sicuramente servito, oltre che per ricordare, anche per informare i ragazzi di oggi, in modo che sappiano, per bene, le cose che sono accadute. vista anche l'efficacia dei servizi dell'epoca».

Commenti

Commento: 
la persona che mi accompagnava: mio zio. Rivedo ancora quell'ammasso di lamiere e quei corpi coperti da teli di lana. Non potrò mai dimenticare. Sono più volte ritornato sul luogo e purtroppo la mia impressione e che non si voglia far conoscere piuttosto che aver paura di ricordare. La località vive di turismo e mantenere viva una vicenda simile non è una grande pubblicità.

Commento: 
quel giorno ero in gita con l' oratorio, mancavano ancora poche persone e poi sarei salito io e un gruppo di amici , una cabina tornò indietro dopo poco che era partita e sbatté contro la parete e la cabina su cui stavano salendo altre persone ... Dopo poco una mia amica gridò «sono cadute! sono cadute!» Mi guardai intorno e non vedendo alcuni dei nostri amici ci precipitammo in tre o quattro verso il primo pilone... arrivammo tra i primi... ed il prete dell'oratorio ebbe il coraggio di guardare le persone una ad una... Intanto arrivavano dall'alto dei maestri con gli sci e, dopo un poco, un medico. Che ansimava talmente tanto che non riusciva ad essere utile... disse che c'erano due vivi... io ero vicino alla ragazza e li rimasi fino a quando la caricammo su una barella portata da due con gli sci che scesero verso valle... Non dimenticherò mai i gemiti e il rumore mentre la si sollevava di poco per adagiarla sulla barella. Qualche giorno dopo seppi che morì, ma del ragazzo non seppi più nulla... Con molto piacere ho letto oggi di un lieto fine, per anni il "giornaliero" di quel giorno è rimasto appeso in camera mia, poi sposatomi, è finito in qualche scatola. Non scio più, non sono più tornato in quei luoghi ed il giorno di San Valentino ho sempre un pensiero per quelle persone... parlarne mi costa ancora.

Commento: 
per aver condiviso questo ricordo.

Commento: 
Avevo 20 anni ed ero in settimana bianca con la mia fidanzata di allora e altri amici. Andavamo a sciare ogni giorno, ma quel giorno, facendo colazione, notammo un serpentone di pullman di turisti. Per di più nevicava, quindi decidemmo di lasciar perdere e di non andare a sciare visto il maltempo e l'affollamento eccessivo. Ci incamminammo verso il centro del paese e arrivati in prossimità dell'ovovia notai che era ferma. Lo feci notare agli altri e ci reputammo fortunati dato che evidentemente anche gli impianti erano fermi a causa, probabilmente , del maltempo. Mentre ci avvicinavamo commentammo le molte persone in fila a un impianto fermo e ci mettemmo a scherzare su quel fatto. Ad un tratto l'ovovia si rimise in funzione e dopo pochi secondi, davanti ai miei occhi, il clangore degli ovetti che cadevano sbattendo credo contro il pilone. Cominciai a correre a perdifiato verso il punto dell'impatto ( al tempo ero allenato, ma fu una fatica immane) urlando con tutto il fiato che avevo in corpo. Ricordo come fosse ora il silenzio assordante. Nessun urlo, nessun lamento, nessuna richiesta di aiuto. Silenzio totale. Mi dicevo che non potevano essere morti, che in fondo cadendo nella neve alta non era poi un salto cosi pericoloso. Mi sbagliavo. Attorno a me arrivavano altre persone, tutti cercavamo di darci da fare. Non ricordo assolutamente nulla dei morti. Niente. Come cancellato dalla mente. So per certo che mi diedi da fare con altra gente per scostare lamiere. Poi un lamento. Una donna si lamentava. Altri soccorritori urlavano che era viva. Mi avvicinai e vidi con orrore che una gamba della donna era stata amputata di netto dalle lamiere. Ricordo che mi meravigliai tantissimo. del fatto che non sanguinava. Probabilmente il freddo aveva bloccato la circolazione. Riuscimmo a fatica ad estrarre quella donna che venne portata in ospedale. Purtroppo neppure lei sopravvisse. Alla sera eravamo tutti davanti al telegiornale, aspettandoci che quella sarebbe stata la prima notizia. Invece fu la terza. Prima parlarono di un incidente su una nave con numerosi morti. Poi parlarono della tragedia del Cinema Statuto di Torino. Infine dedicarono un servizio a Champoluc. Per anni mi domandai il motivo per il quale l'impianto si fosse rimesso in funzione, dato che per quella manovra ci furono tanti morti. Alla mia partenza da Champoluc, qualche giorno dopo, mi fermai in una stazione dei Carabinieri lungo la strada per dare la mia testimonianza sul fatto che l'ovovia era ripartita dopo che era stata fermata. Ma non fui mai chiamato da nessuno per raccontare quanto vidi. Grazie a questo articolo, oggi finalmente posso dare una spiegazione logica a quello che vidi.

Commenta..

Scrivi qui sopra il tuo commento alla notizia.

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il commento non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine

Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.