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Agli arresti domiciliari una coppia di Nus che carpiva la fiducia delle persone che poi derubava in casa: accusati di cinque furti

redazione 12vda.it
Il commissario Eleonora Cagnini, il pubblico ministero Carlo Introvigne ed il capo di Gabinetto Augusto Canini

Lo stesso "modus operandi", in cinque casi regolarmente denunciati fra il 2014 e il 2017, ha portato la "Squadra mobile" della Questura di Aosta a risalire ad una coppia che compiva furti in abitazioni. Si tratta di Anton Ndreka, 40enne di origine albanese, e della sua compagna Margherita Ricci, 32 anni, ora entrambi agli arresti domiciliari a Nus dalla mattina di mercoledì 21 febbraio: «approfittavano della confidenza con le persone per carpirne la fiducia - spiega la dirigente Eleonora Cognini - uno degli arrestati aveva collaborazioni, anche come badante e, una volta in casa, si faceva raccontare dove si trovavano gli oggetti che poi venivano rubati. E' preoccupante che le situazioni si siano ripetute nello stesso modo e con una certa frequenza».

I furti sono stati perpetrati a Nus, Quart e Aosta, secondo l'occupazione della donna, come badante o collaboratrice domestica: «un furto in casa, e chi lo ha subito lo sa, lascia una sensazione sgradevole - sottolinea Carlo Introvigne, pubblico ministero della Procura di Aosta - il nostro messaggio vuole essere un invito a denunciare, perché si possa intervenire. Non abbiate paura, dateci una mano, perché ce la mettiamo tutta ed a volte riusciamo ad ottenere risultati».

«La strategia dei furti - continua il magistrato - consisteva nel creare un rapporto di fiducia secondo l'occupazione del momento dell'uno o dell'altro, del tipo "A che ora uscite?" "C'è il cane?" "Dove lasciate le cose?" "Dove tenete i gioielli?" Dove hanno potuto capire dove si trovavano le chiavi di riserva le hanno usate, quando si sono trovati all'interno dell'abitazione erano già lì, quando invece non avevano altro, hanno compiuto il furto con l'aggravante dell'effrazione».
«L'elemento che ha permesso di collegare i cinque casi
- aggiunge la Cognini - ha riguardato alcuni gioielli che solo una data persona poteva sapere dove si trovavano quel giorno».
La refurtiva non è stata recuperata: «chi ruba in casa - precisa Introvigne - sa già dove piazzare i beni, in genere denaro contante e monili, che hanno più che altro un valore affettivo familiare per i derubati».

Gli inquirenti hanno deciso di non diffondere le immagini dei volti degli arrestati, per non violare la loro privacy: in realtà la scelta è legata alla necessità di proteggere i figli piccoli della coppia.

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 21 Febbraio '18, h.14.00

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