"I Signori di Avise" vince la puntata valdostana di "4 ristoranti", anche se Alessandro Borghese aveva preferito "Lo Riondet" di La Thuile

redazione 12vda
Ismaele Maino riceve il premio da Alessandro Borghese

E' stato il ristorante "Signori di Avise", nell'eponimo castello, a vincere la puntata valdostana della trasmissione "4 ristoranti" di Alessandro Borghese, trasmessa in prima serata, mercoledì 15 dicembre su "Sky Uno" e dedicata alla "miglior cena di Natale". Il caratteristico locale, gestito dall'architetto Ismaele Maino, ha avuto la meglio, con 119 punti, su "Lou Bequet" di Cogne, di Marco Stefenelli, staccato di otto punti, mentre terza si è classificata Maria Elena Udali e la sua famiglia, che gestisce "Lo Riondet" di La Thuile, con 104 punti, lasciando in coda Giuseppe Giuliani ed il suo "Giuliani ristorante" nel centro storico di Aosta, con 92 punti.
Maino era già in testa nella classifica provvisoria, quella formata dalle valutazioni dei colleghi, con 92 punti, dove aveva staccato di molto Stefenelli, che si era fermato a 79 punti, e quindi la Udali a 71 punti e Giuliani a 70 punti: i voti di Alessandro Borghese, che ha dato 33 punti a "Lo Riondet", 32 punti a "Lou Bequet", 27 punti ai "Signori di Avise" e 22 punti al "Giuliani ristorante" non hanno cambiato le posizioni, pur riducendo il distacco tra i primi due classificati.

I ristoratori ed Alessandro Borghese dovevano giudicare, con un voto tra zero e dieci, quattro aspetti dei colleghi, la location, il menù, il servizio ed il conto. I ristoratori sono stati quindi "caricati" sul pulmino della produzione ad Aosta, la Udali davanti alla chiesa di Sant'Orso, Maino davanti al Vescovado e Stefenelli davanti alla torre di Bramafam e tutti sono poi andati da Giuliani, il primo ristoratore a mettersi in gioco nella trasmissione natalizia di Alessandro Borghese: «sono un curioso di natura ed uno sperimentatore - ha dichiarato Giuseppe Giuliani, nella sua presentazione - io faccio una cucina un po' fuori dai soliti canoni del territorio, un'ispirazione "fusion" alle varie regioni d'Italia e con qualche puntata anche verso l'estero. Abbiamo un locale che è abbastanza chic e vedere una bella donna in abito da sera fare "scarpetta" in un mio piatto perché gli è piaciuto così tanto è una grande soddisfazione. Vinceremo perché siamo diversi e forse questa diversità sarà l'arma che ci permetterà di stupire i nostri commensali. Cerco di fare una cucina italiana che abbia un concetto di "fusion" a livello nazionale, andando a pescare prodotti che non tutti sono territoriali».
Alla fine della cena il "Giuliani ristorante" ha ottenuto 70 punti su un totale massimo parziale di 120, 19 punti per la location, 14 punti per il menù, 19 punti per il servizio e 18 punti per il conto, con Borghese che ha assegnato 22 punti, di cui 7 alla location, 4 al menù, 6 al servizio e 5 al conto, di 270 euro. «Ni» (né "sì" nè "no") è stato il giudizio dei colleghi, che hanno lamentato portate «un po' troppo affogate» e, la Udali in particolare, un piatto sbeccato, mentre è piaciuto molto il dolce preparato da Andrea, la figlia del titolare: «un locale minimal al centro di Aosta - ha commentato Borghese - dove il Natale si percepisce appena, nel menù, di Natale non c'è proprio niente, infatti questa cucina sperimentale non mi ha proprio convinto».

Il giorno successivo i ristoratori sono saliti a Cogne, da Marco Stefenelli: «io sono in cucina, sono lo chef, mia moglie e mia sorella sono in sala - ha raccontato - la mia cucina, se devo paragonarla ad un tipo di musica, la definirei "jazz", noi abbiamo una traccia, poi improvvisiamo, per poi concludere con la traccia iniziale. Abbinare sapori nuovi è sempre una scommessa e quello è una cosa che ti diverte, ti stimola, non è mai un lavoro piatto. Non devi mai pensare di essere arrivato ad una meta perché sennò hai finito di crescere. "Lou Bequet" vincerà perché in patois vuol dire "il diavolo" ed in questo caso il diavolo fa le pentole ma anche i coperchi... forse».
Il ristorante, criticato dai colleghi per essere sulla strada e non dentro il borgo di Cogne, ha raccolto 79 punti, 22 punti per location e menù, 23 punti per il servizio e solo 12 punti per il conto da 180 euro, valutazione però non condivisa da Borghese che invece ha valutato con 9 punti l'aspetto economico, dando poi 8 punti sia alla location ed al menù e 7 al servizio per 32 punti totali: «c'è qualcosa che non funziona - ha criticato Giuliani, che ha chiesto spiegazioni al collega - questa è una tattica, non è un prezzo reale di quello che costa un menù di questo tipo». «Questo è un prezzo che io avrei fatto comunque, non è un prezzo di favore - ha risposto Stefenelli - la gente che viene qui sa che trova qualità ad un prezzo accessibile un po' a tutti».
«Non ci credo neanche se me lo mette per iscritto»
ha ribattuto il ristoratore aostano, «fai la fame», ha aggiunto la Udali, che ipotizzava di pagare oltre cento euro in più: «un piccolo chalet riscaldato da un camino che domina la sala - ha chiosato Borghese - qui il Natale è arrivato di sicuro e mi è piaciuta molto la cucina di Marco, ma quello che mi è piaciuto di più è stato il conto».

Nella terza giornata i ristoratori sono saliti a La Thuile: «mia mamma è in cucina e mio papà gestisce tutto quanto - ha spiegato Maria Elena Udali - io e mio fratello stiamo cercando, di prendere il loro posto, pian piano. Abbiamo deciso, essendo in alta montagna, di rimanere rustici e tradizionali, la polenta, che è un classico, la selvaggina, essendo tutti noi cacciatori, noi speriamo di vincere perché a "Lo Riondet" entri a casa nostra, prima di tutto e quindi c'è un calore familiare che a Natale scalda il cuore e fa sempre piacere. Noi ci troviamo a La Thuile, a 1.850 metri, fa sempre molto freddo e quindi il camino è sempre acceso, anche a Ferragosto».
"Lo Riondet" ha ottenuto da colleghi 71 punti, di cui 18 punti per la location, 19 punti per il menù, e 17 punti sia per il servizio che per il conto, di 225 euro: Alessandro Borghese ha attribuito, per la prima volta il massimo, ben 10 punti, alla location, 8 punti al menù, 7 punti al servizio ed 8 punti al conto. Le critiche, principalmente di Giuliani, hanno evidenziato che «qui la montagna si sente tutta, ma c'è una sovrabbondanza di oggetti, come se fosse il negozio di un rigattiere. Qui il Natale si è confuso con la casa di marzapane di "Hänsel e Gretel", a metà tra il rigattiere di Porta Portese e l'accumulatore compulsivo». Intanto la Udali, che aveva portato Alessandro Borghese nella cantina dei formaggi, gli ha spiegato che «siamo tutti cacciatori, la carne la procuriamo noi finchè possiamo perchè è una caccia regolamentata ed è di selezione, poi il resto viene comprato. I prosciutti non li stagioniamo noi ma i formaggi sì». «Buoni i formaggi stagionati - ha evidenziato lo chef - più sono saporiti e puzzolenti più mi piacciono».
La cena, decisamente abbondante, è iniziata con la "raclette": «un piatto tipico savoiardo - ha raccontato la ristoratrice - che noi facciamo sempre» per poi proseguire con polenta, capriolo (la cui preparazione è stata oggetto di discussione tra gli altri ristoratori) , faraona, maialino ed agnello, messi sul tavolo, con i commensali che si servivano autonomamente. «Mamma c'è un quintale di roba, caspita» ha sottolineato la Udali alla chef di casa: «c'è una cosa per ognuno di loro - le ha risposto la madre - poi si prendono quello che vogliono, forse qualcuno non gradisce la selvaggina e comunque questo è il nostro piatto di Natale e noi siamo abbondanti».
La cena si è conclusa con il classico giro della "coppa dell'amicizia", impropriamente definita "grolla", bevuta insieme da tutti e quattro i ristoratori insieme ad Alessandro Borghese: «un'atmosfera calda, casalinga e natalizia al cento per cento - ha giudicato il conduttore di "4 ristoranti", senza nascondere la propria soddisfazione - una cucina casareccia e ben eseguita, addirittura con la "coppa d'amicizia" alla fine. Qui, secondo me, Babbo Natale ci passa almeno sei mesi l'anno».

L'ultimo ristorante a sottoporsi al giudizio dei colleghi è stato il "Signori di Avise": «abbiamo trasformato questa struttura di fine '400 prima in un'enoteca, poi in una "table d'hôtes" - ha spiegato Ismaele Maino, definito "archicuoco" da Borghese - che è una struttura ristorativa che offre un menù fisso. La cucina che offriamo è del territorio, siamo molto attenti alle materie prime, ci piace riscoprire anche piatti della tradizione che ci si ricorda da bambini. Io mi occupo di scegliere i piatti con la cuoca, è tutto in mano a me quello che si mangia. Il menù di Natale lo abbiamo pensato con un menù fisso, come nella nostra tradizione, chi verrà qua non si potrà aspettare una "nouvelle cuisine" perché non è la nostra cucina. Vincerò perché sono il migliore».
Ed in effetti i 92 punti conquistati dai "Signori di Avise" da parte dei ristoratori lo hanno confermato, visti i 26 punti per la location, i 23 punti per il menù, i 21 punti per il servizio ed i 22 punti per il conto, di 208 euro, mentre più basso è stato il giudizio di Borghese, che ha dato 7 punti a location, menù e conto, scendendo a 6 punti per il servizio, a causa del cameriere che, per l'emozione, si è dimenticato la "comanda". Maino, criticato per la mancanza di decorazioni natalizie sul castello, ma invidiato per la "sala della cassaforte", la suite dove ha ospitato i colleghi, era preoccupato del fatto che «gli st***zi (riferito ai colleghi. n.d.r.) stanno facendo combutta», confermato dal fatto che tutti e tre i ristoratori hanno ordinato il camoscio, è stato l'unico che ha fatto conoscere ad Alessandro Borghese qualcosa di inedito, come il "teteun" ed il "meculin": «al "Castello di Avise" si festeggia un Natale raffinato, ricercato ma un po' austero - ha commentato lo chef - un servizio un po' impacciato con una cucina che non regala grandi emozioni, mi aspettavo qualche cosina di più».

Il "Castello di Ismaele", come lo ha definito lo stesso Borghese, è stato anche la location del "faccia a faccia" tra i quattro ristoratori, che non si sono risparmiati le critiche: Stefenelli è stato ancora attaccato sul conto, difeso dal conduttore che ha evidenziato il fatto che «lui nel suo lavoro ci mette la passione che ci vuole in questo mestiere, ed io me ne sono accorto». Lacrime per la Udali, alla quale sono dispiaciuti principalmente i giudizi sul servizio definito «inesistente» ed «anni '80», mentre Giuliani ha preso atto del fatto che il suo menù «non è stato di loro gradimento» nonostante gli sia stata riconosciuta «una grande inventiva e passione». «Erano piatti particolari che non possono piacere a tutti» ha ribattuto il ristoratore valdostano. Soddisfazione per Maino, criticato per il servizio, anche se la Udali ha perdonato la svista: «hanno aperto da poco e queste cose possono succedere».
Il confronto tra i ristoratori è continuato anche sul pulmino con i vetri oscurati, che si è fatto un giro in tondo prima di tornare ad Avise per la premiazione del vincitore: «io ho penalizzato tanto il voto del conto, perchè tu meriti di più» ha insistito Giuseppe Giuliani nei confronti di Marco Stefenelli che si è chiesto «forse sbaglio i miei conti ed i miei calcoli». «Se tu alzassi i prezzi forse potresi accogliere delle persone che apprezzano veramente la tua cucina e ti toglieresti un problema» gli ha poi suggerito Maria Elena Udali.
Giuliani ha poi motivato ulteriormente il suo giudizio nei confronti della ristoratrice di La Thuile: «è un posto fantastico, di persone speciali, ma è un posto dove non ci andrei a passare un Natale neanche sotto tortura, come a te non piace il mio locale». «Io non ho detto mai che non mi piace il tuo locale - ha ribattuto la Udali - ho dato 7 al servizio perché si sentiva la famiglia, ho apprezzato tua figlia che ti supera di gran lunga, mio caro. Non mettermi addosso cose che io non ho detto, ok?». L'unico in silenzio è proprio Maino che, probabilmente, pregustava già la vittoria e la conseguente notorietà che porterà ai "Signori di Avise", tanto che, nel momento della consegna della carta prepagata con i cinquemila euro del premio, ha chiesto ad Alessandro Borghese: «non li posso utilizzare per andare in vacanza?». «Vanno impiegati nell'attività, non ci puoi andare in vacanza - ha risposto il conduttore - adesso potete avvinazzarmi con formaggio e salumi a gogò».
Alla fine, nei titoli di coda, non mancano i ringraziamenti all'Assessorato regionale "all'educazione e cultura", alla "Film commission Vallée d'Aoste", alla "Camera valdostana - Chambre valdotaine", ad "Expo VdA" e per le immagini aeree concesse dall'Amministrazione regionale.

In definitiva, la "competizione" fra ristoratori ha stimolato non solo il confronto fra i concorrenti-giudici, ma anche tra i valdostani, che hanno continuato i commenti ben oltre la puntata e la sua replica. Alcuni ristoranti sono già luoghi del cuore, altri potranno diventarlo, complice anche l'entusiasmo di Alessandro Borghese, che ha riempito i social di commenti entusiastici e tornerà in Valle d'Aosta con un suo progetto. La domanda che diversi spettatori cominciano a porsi è se sia opportuno far valutare locali e menù da colleghi, vista la facilità con cui, nella puntata valdostana, sono emersi screzi fra i concorrenti e, in alcuni casi, anche commenti davvero poco diplomatici.
E' stato bello, invece, vedere come il vincitore, i "Signori di Avise", abbia ricevuto la miglior valutazione da parte dei colleghi, con un distacco di tredici punti dagli altri tre, al contrario del punteggio assegnato da Borghese, di ben sei punti inferiore rispetto al "suo" ristorante vincitore.
La puntata valdostana di "4 ristoranti", la sesta della seconda stagione, che si prende una pausa fino al 12 gennaio, quando ripartirà da Milano, è stata la più vista di sempre, con una media rilevata dall'"Auditel" di 511mila e 815 spettatori.

Nel video, la sintesi della puntata valdostana di "4 ristoranti":

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Commenti

Commento: 
Per lo Riondet e la sua avvenente proprietaria quindi solo le persone economicamente agiate possono gustare pienamente la loro cucina... Ottimo e niente paura, non passerò mai da voi!!! Che pena!!!

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