Polemica sui social per le nuove modalità di accesso, in discussione, alla conferenza stampa settimanale della Giunta regionale

redazione 12vda.it

Si apre il confronto fra i giornalisti dell'Ufficio stampa della Presidenza della Giunta regionale ed redattori di giornali, ma i toni sono contrastanti e finiscono per alimentare discussioni aperte al pubblico sui maggiori social network. Gli antefatti accadono nell'arco di poche ore: nella mattinata di venerdì 9 giugno il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta indirizza un messaggio a tutti gli iscritti, per invitare «alla lucidità nella discussione, all'equilibrio nel giudizio, al rispetto reciproco» e, nel primo pomeriggio, il nuovo Ufficio stampa della Presidenza della Regione invita i caporedattori o direttori di testata ad un incontro per migliorare la collaborazione fra giornalisti. Dal confronto scaturiscono osservazioni e richieste da entrambe le parti convenute, non solo referenti di testata, ma anche un rappresentante del Consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti, si ricordano a vicenda limiti ed "abitudini" maturati in anni di frequentazione della sala Giunta, ma anche dal modello in uso presso altri organi di Governo, a vario livello.

Le "buone pratiche" criticate sui social da chi non ha partecipato agli incontri. Un accredito verbale per accedere alla conferenza stampa di Giunta, qualche suggerimento cammin facendo, qualche restrizione temporanea ci sono sempre stati, ma la proposta dell'attuale ufficio stampa di formalizzare le "buone pratiche", ed anche gli accessi alla sala Giunta, non è piaciuta a chi non aveva neppure raccolto l'invito al confronto, tanto più che la "bozza di regolamento di accredito", per accedere alle conferenze stampa settimanali della Giunta, è stata pubblicata e criticata sui "social", aprendo la discussione anche a chi non scrive per i giornali di quanto accade a Palazzo regionale: «l'Ufficio stampa della Giunta regionale della Valle d'Aosta inaugura un rapporto con i giornalisti pacato, costruttivo e rispettoso dei ruoli - scrive con velata ironia sul suo profilo personale di "Facebook" il caposervizio di un quotidiano - in sostanza, se vuoi fare una domanda a un assessore d'ora in avanti devi chiedere il permesso; appena finita la conferenza stampa ti devi levare dalle palle di corsa, guai a te se ti fermi a far due parole con qualche esponente di giunta. Poi: "la conferenza si svolge in condizioni di normale decoro e rispetto" perchè è ben nota l'abitudine dei giornalisti di accogliere in canottiera presidente e assessori, tra campanacci e boati da stadio. Dopo questa nota mi aspetto, come minimo, un invito a cena al Cremlino». E, dopo aver pubblicato integralmente il documento interno ed aver scatenato commenti di vario genere, anche da parte di esponenti politici contro il presidente della Regione, chiosa «ci limitiamo, per ora, a non partecipare più a una sola conferenza di giunta fin che non ritirano sta roba».

Ordine dei giornalisti e sindacato esprimono opinioni contrastanti. Indicazioni contrastanti arrivano dai due maggiori organismi regionali a tutela dell'informazione: la rappresentante dell'Ordine dei giornalisti sollecita, a nome del direttivo, che alle conferenze stampa istituzionali siano ammessi soltanto giornalisti iscritti all'Albo, a tutela della professione. Di altro avviso è invece il direttivo sindacale della "Associazione stampa valdostana", assente alla riunione con l'Ufficio stampa della Presidenza della Giunta regionale, che in una lettera indirizzata al presidente Pierluigi Marquis e poi diffusa alla sua "mailing list" ha sottolineato: «Hanno colpito in particolare i toni del documento che sembra più una circolare prefettizia di ordine pubblico che una comunicazione tra una struttura di servizio della pubblica amministrazione e gli organi di informazione. Un puntiglio regolamentare francamente fuori luogo e fuori misura che interrompe tra l'altro una tradizione di "porte aperte" della conferenza stampa della Giunta regionale che i Presidenti della Regione che si sono succeduti negli ultimi decenni hanno sempre voluto mantenere e che non ha mai posto problemi. Problemi si potrebbero presentare invece sui quatto criteri delle "modalità d'accesso". Essi oltre a ingessare e, temiamo, irregimentare il rapporto tra media e amministrazione, descrivono solo in parte il mondo dell'informazione: esistono, magari oggi non in Valle d'Aosta ma domani chissà, anche i free lance che non hanno direttori a cui far firmare carte intestate, per fare un esempio. Non possiamo inoltre non rilevare un atteggiamento tutt'altro che inclusivo riguardo alla redazione di un "elenco dei giornalisti accreditati" oltre che un certo disprezzo per i lavoratori dell'informazione ("La conferenza si svolge in condizioni di normale decoro e rispetto", c'è bisogno di dirlo?)».

Da dieci anni in Consiglio Valle applicate regole simili ma mai contestate. Del resto, rimostranze simili, ma in epoca in cui i social non sovrastavano canali di comunicazione più tradizionali, aveva sollevato l'aggiunta, da parte di Albert Cerise di alcune puntualizzazioni sull'accesso all'aula del Consiglio Valle ed alle tribune. Con quasi dieci anni di anticipo sulle attuali raccomandazioni per la sala Giunta, l'allora presidente del Consiglio regionale (e giornalista pubblicista) aveva dato indicazione agli uscieri, che tuttora cercano di far rispettare le disposizioni, di non far entrare in aula, seppur "per il tempo strettamente necessario per effettuare riprese filmate o fotografiche", chi non indossasse almeno una giacca e scarpe non sportive. Inoltre, restrizioni e stretto controllo valgono anche per l'accesso alla tribuna: "le persone ammesse alla tribuna devono essere correttamente vestite e stare a capo scoperto e in silenzio - si legge nel regolamento - è fatto divieto ai giornalisti ed al pubblico di introdurre nella tribuna apparecchi registratori e macchine fotografiche, salvo autorizzazione del Presidente del Consiglio. Nella tribuna apposito personale è incaricato dell'osservanza del Regolamento e di eseguire e far eseguire gli ordini del Presidente. E' vietato qualunque segno di approvazione o di dissenso".

Caduto nel vuoto l'appello al rispetto della lealtà del presidente dell'Ordine. Ora però che sono giornalisti a suggerire ad altri giornalisti un vademecum sull'accesso alle conferenze stampa del Governo regionale, sottolineando che «nella sostanza nulla muterebbe rispetto alla situazione attuale, salvo il diretto collegamento tra la testata e il giornalista presente», si scatena la protesta pubblica.
Del resto, proprio pochi giorni prima il presidente dell'Ordine dei giornalisti aveva rilevato «scambi di opinione e diverbi tra colleghi, che si palesano sempre più spesso, con toni anche molto accesi, sui social network, in pagine pubbliche e su profili privati e che spesso si traducono in segnalazioni ed esposti all’Ordine. Accade che questi tafferugli verbali acquisiscano modi e toni aggressivi che mal si conciliano con la civile discussione e che rasentano spesso l’ingiuria e l’offesa».
Forse deve essere ancora raccolto l'invito agli «appartenenti alla nostra categoria ed agli iscritti al nostro Ordine professionale, che alla base di ogni dialogo, anche e soprattutto se consumato in ambienti di pubblica evidenza come il web e i social network, tutti noi siamo chiamati al rispetto dell’articolo 2 (diritti e doveri) della Legge professionale numero 69 del 1963 e al Testo unico dei doveri del giornalista approvato il 27 gennaio 2016 che determinano l'obbligo di promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, oltre che alle norme dell'etica e della deontologia proprie del nostro ordinamento professionale».

Ultimo aggiornamento: 
Venerdì 16 Giugno '17, h.09.25