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Per gli albergatori valdostani il "bollino" sugli affitti turistici è «solo il primo passo di un percorso strategico di tutela degli ospiti»

Elena Meynet
La sede 'Adava' di Aosta

«Ribadiamo per l'ennesima volta che consideriamo la locazione turistica una risorsa per l'offerta turistica regionale, ma che contestualmente sia necessario regolamentarla nel comune interesse degli ospiti che frequentano la Valle d'Aosta e degli stessi locatori». In occasione della decisione di istituire il "bollino" con un "codice identificativo univoco" che, a partire dal prossimo mese di agosto vedrà anche l'organizzazione di una banca dati di tutte le strutture ricettive, tuona ancora una volta la voce della "Adava", l'associazione degli albergatori valdostani, che ha allargato sempre più le rappresentanze al proprio interno, comprendendo anche i proprietari, che vedono nel delegato Patrick Therisod il rappresentante delle "Cav", le case ed appartamenti per vacanze: «riteniamo questa sia la risposta più chiara della visione non protezionistica di "Adava" - aggiungono gli albergatori valdostani - e la dimostrazione che la nostra associazione è aperta a tutti coloro che operano seriamente e professionalmente nel mondo dell'ospitalità valdostana».

Una norma contro l'evasione fiscale da parte di chi affitta appartamenti turistici. Dal 1996, anno in cui la legge regionale numero 11 regola il settore extra-alberghiero, fino ad oggi, sono molte le tipologie che si sono fatte spazio nel mercato turistico e che, una per volta, sono state normate, anche se la varietà di tipologie possibili lascia ancora spazio all'evasione fiscale e alla rabbia di chi invece denuncia tutto: «grazie all'approvazione dell'articolo 13 quater del cosiddetto "decreto crescita" - spiegano da "Adava" - entro tre mesi sarà istituito un "codice identificativo", che consentirà di migliorare l'offerta turistica, realizzando un mercato più trasparente, a tutela dei consumatori, dei lavoratori, delle imprese, delle comunità locali e dell'erario». Il provvedimento prevede che tutte le strutture ricettive, inclusi gli immobili destinati alle locazioni brevi, vengano iscritte in una banca dati istituita presso la "Agenzia delle Entrate".
La confusione che si è creata negli ultimi anni è fra tipologia di locali per vacanze e portali che invece li vendono: l'esempio più noto è quello di "airbnb", nato come sistema all'interno del quale si poteva mettere a disposizione di turisti una stanza della propria casa, anche a titolo gratuito, ed ora diventato un vero portale di vendita, come è già "booking.com" per gli alberghi, con tanto di discussioni fra i piccoli proprietari su quale sia il più redditizio. In tutto ciò, manca però il lato fiscale.

Da due anni è in vigore una legge che si affida all'onestà dei proprietari. La "Agenzia delle Entrate" ha già diffuso nell'ottobre 2017 una "Guida alla locazione breve", vale a dire "contratti di locazione di immobili a uso abitativo, situati in Italia, di durata non superiore a trenta giorni e stipulati da persone fisiche al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa", perché c'è un differente regime fiscale in base ai giorni di locazione, alla quantità di appartamenti, al tipo di proprietario. Se un proprietario affitta più di due appartamenti, deve costituirsi in una società imprenditoriale detta "Cav - case e appartamenti per vacanze"; con meno di due non c'è obbligo e si rientra nella disciplina del codice civile, come "gestione familiare".
Le "Cav" si commercializzano attraverso le "Online travel agencies - Ota", agenzie di intermediazione online del settore turistico, che permettono le prenotazioni e danno visibilità. Quello che denunciano gli albergatori è il sottobosco che non è né "case vacanza" né impresa e quindi sono difficili da monitorare, conoscere, controllare e dipende solo dall'onestà dei proprietari.

Sanzioni fino a cinquemila euro sul portale che ospita gli annunci degli "irregolari". E' già stato definito il "codice anti evasione" sugli affitti brevi e porterà a costituire, a livello comunale, una banca dati di tutte le strutture ricettive, con l'obbligo di un "bollino di qualità" e una stretta sulla tassa di soggiorno. Ad ogni struttura o appartamento in affitto verrà assegnato un codice identificativo che dovrà, obbligatoriamente, comparire sugli annunci pubblicati sui vari portali on line e i dati saranno comunicati automaticamente alla "Agenzia delle Entrate", rendendo più agevoli i controlli e impossibile sfuggire al fisco. Senza il "bollino" non sarà possibile pubblicare le offerte di affitto, pena sanzioni da cinquecento a cinquemila euro per annuncio a carico del portale.
Con lo stesso strumento, i Comuni potranno verificare direttamente il pagamento della tassa di soggiorno da parte dei turisti e le Questure riceveranno i dati degli ospiti e comunicheranno con la "Agenzia delle Entrate": «quando nel 2016 abbiamo iniziato a denunciare il fenomeno della locazione turistica abusiva e selvaggia - commenta Filippo Gérard, presidente "Adava" - chiedendo uno specifico provvedimento che disciplinasse tale attività, siamo stati accusati di essere dei visionari che vedevano problemi inesistenti. Oggi, dopo oltre tre anni di lavoro continuo, su tutti i tavoli, sui giornali, negli incontri con le forze politiche e con i vari assessori che si sono susseguiti, il Parlamento è finalmente arrivato ad approvare quanto da tempo richiedevamo».

«Introdurre un set minimo di regole in materia igienico sanitaria». «Il lavoro non si esaurisce comunque qui - aggiunge Gérard - il "codice identificativo" nazionale rappresenta solo il primo passo di un percorso strategico, che deve proseguire introducendo un set minimo di regole in materia igienico sanitaria, urbanistica e condizioni di esercizio a tutela dei nostri ospiti e della stessa immagine turistica della nostra regione. Senza poi dimenticare l'improcrastinabilità dell'introduzione anche per le locazioni turistiche brevi dell'imposta di soggiorno. E' quindi indispensabile procedere quanto prima con l'approvazione, in maniera coordinata con la disciplina nazionale, del disegno di legge regionale sul quale l'Assessorato regionale al turismo ha lavorato negli ultimi mesi con energia, determinazione e competenza».
«Abbiamo così uno strumento utile - ha commentato anche Graziano Dominidiato, presidente dell'associazione "Confcommercio" della Valle d'Aosta - per migliorare l'offerta e semplice per contrastare l'abusivismo nel settore, che danneggia quanti operano nel rispetto delle leggi».

«Fa sorridere la posizione di "Confcommercio", salita sul carro dei vincitori senza far nulla». Ma il presidente di "Adava" ha richiamato l'accordo dell'ottobre 2017 fra "Confcommercio" e i proprietari di appartamenti di "airbnb": «fa sorridere la recente posizione di altre associazioni che solo due anni fa stringevano accordi con la locale community di "airbnb" - ha concluso Filippo Gérard - che a livello nazionale ha in corso un contenzioso con il fisco per il recupero di imposte dovute per più di 250 milioni di euro e che ha già annunciato impugnerà il provvedimento che introduce il codice identificativo, e che oggi salgono sul carro dei vincitori pur non avendo mai preso né pubblicamente né nelle varie riunioni che si sono svolte in Assessorato una posizione veramente chiara sul tema».

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