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Il "Casino de la Vallée" aderirà al "concordato" per mettere a posto i conti. Aggravi: «soluzione severa ma non indolore, nessuno porterà i libri in Tribunale»

Elena Meynet
Manuela Brusoni con Stefano Aggravi

Si apre la strada del "concordato preventivo" per la "Casino de la Vallée SpA": dopo soli diciassette giorni di lavoro, il Consiglio d'Amministrazione composto dalla presidente, la professoressa universitaria Manuela Brusoni, e dai commercialisti Maurizio Scazzina e Sara Puglia Muller, ha ritenuto di aver concluso il proprio incarico.
Venerdì 26 ottobre, i tre commissari e l'assessore regionale al bilancio e finanze, Stefano Aggravi, hanno incontrato i capigruppo del Consiglio Valle ed hanno annunciato la decisione di far procedere, come da codice civile, alla nomina di un commissario che dovrà far mettere a posto i conti della Società. Per questo motivo, lasceranno tutti e tre il loro incarico: «il nuovo CdA ha avuto un mandato all'atto della nomina - ha precisato Aggravi - quello di valutare la continuità in funzione di sistemare il bilancio 2017, identificare le manovre per ristrutturare l'azienda e definire un aiuto al salvataggio a livello di Comunità europea. Il CdA ha rilevato una serie di criticità, che il socio sapeva, sapevano in molti, ma non con questi dettagli».

«Mi chiedo come possa criticare ora chi, fino ad oggi, ha contribuito a questa situazione». Da quanto è emerso, la "Casino de la Vallée SpA" risulterebbe "inadempiente" nei pagamenti, sia per quanto riguarda i rimborsi di capitale sia per vari debiti nei confronti dei fornitori per circa undici milioni di euro, con un bilancio 2017 che, in bozza, fa segnare una perdita di oltre ventuno milioni di euro, mentre gli introiti, sono calati, in sette anni, quasi di quaranta milioni di euro, fermandosi a quota 57 milioni nel 2017: «mi chiedo come possa criticare ora chi, fino ad oggi, ha contribuito alle scelte del Casinò - ha aggiunto Aggravi - vista la situazione, oggi ho ritenuto, per trasparenza, di metterla in comune con tutta la politica: il CdA ha esposto questa relazione, ufficiale e funzionale alla prossima Assemblea dei soci che sarà convocata il prima possibile, all'inizio della prossima settimana, e dovrà garantire soci ed azienda. Bisognerà chiedere formalmente all'azienda come definire il percorso che si prenderà».

«Nessuno ha portato i libri in Tribunale né lo farà». «Il CdA ha fatto il suo mestiere anche ampiamente, darà la sua attività "pro bono" e non chiederà emolumenti - ha sottolineato ancora l'assessore regionale alle finanze - non bisogna però confondere commissario e dimissioni: da codice civile il Tribunale nominerà un commissario, che potrebbe essere uno dei tre componenti del CdA ma anche un'altra persona, e si andrà ovviamente in "concordato". Non si parla di fallimento: nessuno ha portato i libri in Tribunale né lo farà. Le dimissioni, che ad oggi non confermo, devono essere presentata all'Assemblea, e si dovrà quindi nominare un tecnico che porti avanti la soluzione prospettata dal CdA. Le procedure cofondatarie non sono un fallimento, semplicemente il Tribunale nomina una persona che controlla l'amministratore, poi non si sa, ci possono essere diverse soluzioni, e ci potrà essere ancora un Consiglio d'Amministrazione».

«C'era bisogno di tre bocconiani per prendere questa decisione?». «Lo spettro del "concordato preventivo" per il Casinò di Saint-Vincent pare non essere più tale dalle ultime notizie stampa che arrivano - ha commentato Vilma Gaillard, segretario della "Cgil" valdostana - rimarchiamo la poca serietà su un argomento così importante, come il "Casino de la Vallée". Come al solito dobbiamo apprendere le notizie dagli organi di informazione, nonostante sia stato chiesto con forza un incontro tra le organizzazioni sindacali e il nuovo CdA, nonché con la Regione. Ci chiediamo a questo punto che bisogno ci fosse di nominare tre figure di spicco, che arrivano dall'Università "Bocconi", se poi la decisione si potrebbe rivelare essere questa. Oltre tutto, è notizia di pochi minuti fa che il nuovo CdA abbia annunciato le dimissioni in un vertice, che ha avuto luogo questa mattina in Regione. Si continua a giocare sulla pelle dei lavoratori. Evidenziamo il perpetuararsi di un atteggiamento irrispettoso da parte della politica regionale. A questo punto ci chiediamo chi sarà ad assumersi l'onere dei tagli sul personale e delle misure per contenere le perdite? Quali saranno le azioni per mantenere almeno gli attuali ricavi?».

«I lavoratori del Casinò non sono certo "in stato disagiato"». «Per me oggi è necessario avere la situazione chiara e soprattutto una soluzione tecnica che non metta a rischio l'Ente regionale - ha ribadito Stefano Aggravi - tra manovre e soldi il Casinò aveva una serie di problematiche e la soluzione proposta oggi è in linea con la normativa e con gli interessi dei soci, una soluzione severa ma non indolore. Le parti fanno il loro gioco, ma i lavoratori non si possono proprio definire "in stato disagiato". Il Casinò non un'acciaieria, tutte le professionalità hanno una dignità, ma non mescoliamo. Resta l'attenzione totale su questo dossier, che va davvero ragionato a mente fredda: bisogna stare molto attenti a quello che si dice ed a quello che si fa. Le banche chiedono un po' di riservatezza e di attenzione, visto che, nell'ultimo anno, quando hanno voluto rientrare lo hanno fatto. Certe uscite bisogna ponderarle».

Giornalisti mantenuti distanti dalle stranze della politica. La vicenda presenta anche un lato polemico, dal punto di vista della comunicazione, dato che la "Associazione stampa valdostana - Asva", l'unico sindacato dei giornalisti presente in Valle d'Aosta, ha lamentato che «il Palazzo regionale era off limits per i giornalisti durante il vertice in cui i capigruppo regionali si sono confrontati con il CdA del Casinò de la Vallée sul futuro dell'azienda». In una nota: "L'Associazione stampa valdostana esprime sconcerto per la decisione assunta dai vertici regionali di impedire agli organi di informazione di accedere ai locali di pertinenza del Consiglio regionale normalmente aperti agli operatori dell'informazione». 
«Cosa si vuole nascondere? - si chiedono ancora - si tratta di un atteggiamento che viola i più elementari doveri di trasparenza a cui la Pubblica amministrazione è soggetta, soprattutto considerato che il "Casino de la Vallée" è azienda sì di diritto privato ma di proprietà totalmente pubblica. L'Asva chiede l'apertura immediata di un confronto con la Giunta regionale e l'Ufficio di Presidenza del Consiglio per un chiarimento su chi ha deciso la messa al bando dei giornalisti da palazzo e su quali regole di accesso si intendono definire per il futuro».

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 26 Ottobre '18, h.19.30