Insulti e minacce agli allevatori valdostani da parte delle "Iene vegane", gruppo animalista in cerca di visibilità, che ha disturbato la "bataille des reines" ad Etroubles

Angelo Musumarra
Alessandra Di Lenge durante la manifestazione ad Etroubles

Chissà se qualcuno degli allevatori, che la scorsa domenica 29 luglio ha partecipato, ad Etroubles, alle qualificazioni della "batailles de reines", ha denunciato per minacce e diffamazione gli attivisti del sedicente gruppo "Iene vegane" di Milano, guidato dalla osteopata Alessandra Di Lenge, che prima sul posto e poi sui "social" ha pesantemente insultato i proprietari delle varie bovine accusandoli di essere dei «trogloditi di merda».

«Abbiamo foto con le mucche bastonate e prese a calci». Più che il presunto interesse delle "reine", la presenza del gruppo di animalisti è sembrata un'occasione per ottenere visibilità, soprattutto su "Facebook", da tempo ormai regno incontrastato delle "fake news" e di chi "investe" nella promozione dei propri contenuti, la cui veridicità è spesso tutta da verificare. In un primo video "in diretta", realizzato dalla stessa Di Lenge, in cui emerge che il gruppo non sa in che località si trovi, la sedicente "warrior", armata di megafono, nonostante le fosse stato espressamente chiesto di non usarlo per non spaventare gli animali, appoggiata sulle transenne che delimitano la zona in cui le "reine" combattono, davanti agli spettatori, disturba ed urla i suoi slogan in continuazione, insieme ai suoi seguaci, cercando di coprire la voce dello speaker ufficiale, Federico Squinabol, che inutilmente ha più volte cercato, pacatamente, di spiegare le origini e la tradizione delle "bataille".
Il gruppo, ripreso da un'altra persona che si era posizionata frontalmente, così da realizzare un secondo video, ha proseguito la protesta, insultando ed innervosendo gli allevatori. Alessandra Di Lenge, poco ferrata sull'evento, ha presentato una visione del tutto particolare delle "battailles de reines", (con due "T") come ha scritto su diversi post su "Facebook": "anche se gli organizzatori sostengono che la lotta sia "totalmente incruenta" e che questa razza di bovini "lotti istintivamente contro un simile ad armi pari e gli animali non si facciano male" l'atteggiamento dei bovini costretti a stare ore sotto il sole, legati con catene e spinti con bastoni è prova tangibile dell'assurdità di questa tradizione. Raccapricciante il fatto che tutte le mucche nell'arena fossero incinte: vengono scelte per questo motivo poiché, portando il cucciolo in grembo, questi esemplari sono meno "aggressivi" e la più debole, durante il combattimento, si sottomette più facilmente. Anche se questa razza di bovini, selezionata da anni, avesse un'indole più aggressiva rispetto alle comuni mucche, non vi è ragione di credere che il combattimento forzato e a scopo ludico possa essere in alcun modo accettato e acclamato come spettacolo e tradizione locale".
«Le mucche cercano di scappare dal recinto - ha poi aggiunto nel primo video - vengono messe testa e testa, abbiamo foto che vengono prese a bastonate ed a calci. Picchiatevi fra di voi col bastone, lo strumento del mestiere. Invece che lasciarle stare le fanno combattere incinta perché almeno non si massacrano».



«Per "battaglia" si intende che una delle due muore?». «Stiamo assistendo ad vergognoso combattimento tra animali paragonabile ai combattimenti illegali di pitbull e galli» scrive poi uno degli attivisti di "Iene vegane", «non si riesce a guardare per quanto crudele», risponde un'altra, ma a rispondere a tono ci ha pensato Nelly Letey, sbugiardando altri commenti che avrebbero visto evidenti violenze sulla bovina "numero 3": «senza offesa ma la "numero 3" era la mia, e quando voi siete venuti a fare 'sto spettacolo di merda era già tranquilla al pascolo con l'erba ed un secchio di pane... dunque mettetevi occhiali e soprattutto leggete le istruzioni del montaggio un'altra volta che vi montate da soli il cervello».
«Lo spettacolo raccapricciante è il vostro, animali pacifici in gravidanza costretti a combattere! Siete gli unici a difendere questa sagra medioevale il resto di Italia si schifa!» ribatte un altro attivista mentre il culmine dell'ignoranza si raggiunge quando qualcuno chiede «per "battaglia" sin intende che una delle due muore?» con la Di Lenga che, ormai esperta, evidenzia che «no, la più debole desiste per proteggere il vitello che ha in grembo».
C'è quindi poi chi chiede di «denunciare nomi e cognomi di questi pezzi di merda proprietari», ed altri che evidenziano che «queste saranno tradizioni ma gli stronzi che lo permettono lo sono ancora di più, schifosi spero vi prendano a cornate» arrivando a mettere sullo stesso piano le corride spagnole e le "bataille" alpine.
«Maledetti, perché che non si scornano l'oro (sic.) questi bastardi e ancora di piu chi scommette. Basta queste barbarie dove stanno le forze dell'ordine» si chiede ancora qualcuno, senza rendersi conto della presenza dei Carabinieri proprio a fianco degli attivisti, per evitare contatti con gli allevatori, ormai esausti a causa dalle sguaiate urla contro di loro. «Che coglioni di merda, falliti, parassiti, schifosi senza cuori» sottolineano ancora, evidenziando «Ce (sic.) anche una donna che mamma di merda, che Dio li fulmina a questi bastardo di merda» e chiedendo «ma voi che siete lì in tanti non potete entrare e vergate quegli idioti?» ma la Di Lenge risponde che «le mucche sono ovviamente spaventate e possono travolgere gli attivisti o la folla stessa nel momento in cui si leva una transenna. Ci hanno raccontato che l'anno scorso o giù di lì uno degli organizzatori ha preso una cornata pesante».

«Metteteci le vostre mogli e figlie gravide a strapparsi i capelli». Anche alcuni residenti in Valle d'Aosta partecipano al dileggio: «Io purtroppo (sic.) ci vivo e non posso che essere d'accordo con te - scrive Natascia Baudin - ignoranti che se contraddetti sanno rispondere solo alzando le mani. Bella Regione, non fosse per il novanta per cento degli abitanti».
«Purtroppo ci vivo anch'io - aggiunge Rinalda Diemoz - e ai tempi in cui parlai a "striscia" contro questa barbarie subii per mesi insulti in ogni dove... Quanto vorrei che fallissero tutti gli allevatori... ma la regione li finanzia con contributi e li approva, schifo totale».
«Siamo mosche bianche in questa realtà - ribatte la Baudin - sradicare queste usanze da uomini delle caverne è una battaglia contro i mulini a vento! Sappiamo bene gli interessi che ci sono dietro a tutto questo schifo!».
«Sì, lo sappiamo bene - risponde ancora la Diemoz - bacino enorme di voti questi e tutti gli edili ecc. del sud... a loro contributi a pioggia... ma spero possa finire un giorno tutto questo schifo, ma ci conto poco».
C'è però chi la pensa diversamente: «Non sono fan della battaglia - racconta pacatamente Eugenio Riviera - ma vi assicuro che in Valle d'Aosta la mucca è sacra, in confronto in India sono dilettanti. Le mucche combattono per loro natura, poi se qualcuno le guarda fatti loro, io lo trovo noioso ma non c'è nulla di male. Combattono tra loro anche in alpeggio, è naturale che combattano. Poi che la gente le guardi mentre lo fanno è un altro discorso, ma sono animali che cercano sempre di affermarsi, nulla di disumano» che però si vede rispondere «poveri bifolchi idioti. E bifolco idiota chi autorizza tali esibizioni della stupidità umana. Spero che quelle mucche vi infilzino, Vergogna! farei lottare le loro mogli gravide» con chi suggerisce, nei confronti dei «montanari ignoranti» di «boicottare la fontina e i prodotti della Valle d'Aosta, non gli basta di mungerle e mangiarle, devono persino usarle per dare spettacolo... metteteci quelle vacche delle vostre mogli e figlie gravide e a tette al vento a strapparsi i capelli nell'arena... e io col bastone gli picchio gli stinchi per mandarle avanti».



«Cosa ne sanno i leoni da tastiera dell'amore che nasce per gli animali». Per l'ennesima volta c'è chi prova la strada del confronto: «è sempre bello quando tanta gente parla senza neanche sapere le cose - esordisce Marily Salto - già solo l’inizio del video si può commentare da solo. Solo per precisare ma le mucche non sono mai senza acqua c'è sempre qualcuno con il secchio che passa per abbeverarle, inoltre se non fossero attaccate alla catena inizierebbero a battersi tra loro in maniera assolutamente naturale per decidere chi è "il capo branco". Non per niente in Valle d'Aosta (e non "Val") è ancora consentito avere gli animali legati in stalla. Detto ciò vi invito anche ad informarmi sulla genetica delle bovine di razza valdostana castana dal momento che presentano un gene che le caratterizza per l'aggressività. Sono convinta che con un po' più di ricerche potrete dire qualcosa di più sensato e non "lo facessero fare alle loro mogli incinte". Conosco gente che tratta queste mucche mille volte meglio di come tante persone invece trattano la propria moglie o il proprio figlio».
«Le mucche che troverai in Valle d'Aosta - continua la Salto, rispondendo alla Di Lenga, che l'accusa di macellare i propri bovini - sono più vecchie di quelle che troverai nel resto del nord Italia. Non abbiamo allevamenti intensivi e l'unico scopo è portare avanti un lavoro che hanno sempre fatto i nostri avi e produrre la "Fontina". Ma ti posso assicurare che molti allevatori per poter mantenere il territorio pulito e allevare una razza che se no verrebbe dimenticata (perché ha poca resa lattifera e poca resa di carne) deve fare un secondo lavoro. Ma che ne sanno i leoni da tastiera dell'amore che nasce dopo che alle 4 di mattina sei lì con gli animali, la sera non te ne vai mai prima delle 20/21 e delle notti insonni quando una mucca deve partorire per aiutarla e non perdere il piccolo vitellino. Ma siamo dei mostri in tutto questo perché vengono macellate, dovremmo iniziare ad avere una dieta vegetale così riusciremmo a schivare anche noi, poveri onnivori, i manrovesci».
«Gli allevatori sono i primi a non volere che la mucca si faccia male - ribadisce ancora Marily Salto - qui non si parla se dopo sette anni o più portano la mucca al macello, si sta insultando un lavoro molto duro e una regione molto bella. Si sta parlando del benessere animale! Cavolo! Ho fatto l'agraria e ho visto posti dove le mucche sognavano di stare come quelle in Valle d'Aosta! Solo per la cronaca ma qui appena la neve va via escono a pascolare e si ricreano la loro gerarchia (a suon di "cornate") dopo essere state chiuse in stalla a causa delle intemperie. Ma il punto è la frase che hai detto anche tu, le mucche valdostane sono bellissime! E comunque se non vogliono battersi, vengono incoraggiate ma non obbligate. Non si fanno male anche perché la mucca lo capisce da sola quando non può essere superiore all'altra e si ritira. La crudeltà non è questa, non è l'aver creato una tradizione su un istinto naturale della nostra razza bovina. Ma presumo sia stato peggiore l'aver urlato al megafono facendole spaventare, o almeno questo è quello che posso vedere dal video. Non ero presente alla battaglia e non mi piace parlare senza sapere i fatti realmente accaduti però da quello che posso leggere c'è gente messa peggio di me che parla senza aver studiato il "dna" oppure le caratteristiche dell'allevamento».

«Informatevi prima di parlare a sproposito». «Questo "servizio" non ha un senso, è pieno di inesattezze ed è totalmente fazioso! - aggiunge poi Gioele Fonte, ragazzo di Aosta - sono anche certo che le persone che protestano contro questo evento sappiano benissimo che gli allevamenti valdostani siano d'esempio in quanto a rispetto, cura e dignità dell'animale ma mostrino di proposito scene che ad un estraneo al mondo della "bataille" possono sembrare violente per portare acqua al mulino del mondo vegano: niente di più sbagliato a mio parere. Si può discutere sulla possibilità di avere uno stile di vita non carnivoro e sul fatto che dietro la carne che ci ritroviamo a tavola spesso si nascondono terribili violenze contro gli animali (mi riferisco ovviamente ad allevamenti di tipo intensivo e non di certo a quelli della Valle d'Aosta dove anche gli animali destinati al macello sono trattati con estrema cura fino al momento della morte) ma non capisco a che pro mischiare le carte in tavola con un evento che non ha nulla a che vedere con la macellazione dei capi da bestiame ma nel quale al contrario le mucche sono esaltate a tal punto da essere chiamate regine! Non sto dicendo che la "bataille des reines" vi deve piacere per forza ma almeno informatevi prima di parlare a sproposito. Io non ho alcun interesse da difendere, sono nato in Valle d'Aosta ma ho assistito alla mia prima battaglia qualche anno fa e sinceramente non vi ho trovato alcun tipo di violenza: chi parla in questi termini conosce solo superficialmente questi animali. Non è un evento a cui partecipo normalmente ma mi fa impazzire quando sento qualcuno paragonarlo alla corrida o robe del genere dal momento che conosco diversi allevatori e so quanto tengono al benessere del loro bestiame. Il battersi per i diritti degli animali non ha nulla a che vedere con questo evento e la scelta di uno stile di vita vegano è totalmente compatibile con questo!».
«Io condivido il fatto che bisogna avere rispetto per tutti gli animali (umani compresi) - continua Fonte - ma ciò non toglie che ogni specie abbia abitudini diverse e se lei andasse in alpeggio scoprirebbe che le mucche hanno un'inclinazione naturale a lottare in modo simile a come accade durante la bataille. Non deve piacere ma non bisogna nemmeno parlarne senza conoscerne le origini. Per quanto riguarda il fatto che stiano sotto il sole senza acqua le posso assicurare che quelle mucche sono trattate meglio di come una mamma tratta il proprio bambino, sono piuttosto sicuro che non fossero a corto di acqua o mangime. Si capisce che tutti quelli che attaccano questa usanza non conoscono affatto le mucche. Il fatto che siano in gravidanza è proprio per evitare che si facciano male, cosa che peraltro non accadrebbe comunque dato che si tratta di animali intelligenti che non si ammazzano tra loro. Semplicemente quello che c'è di diverso da un combattimento in natura a questi combattimenti con un pubblico è che i secondi sono "organizzati". Tra l'altro ogni affronto non ha un tempo limite e non è raro che si prolunghino parecchio visto che non sono mai forzate ma solo invitate a fare davanti a degli osservatori ciò che fanno normalmente in natura. Non riesco a sopportare che si parli di violenza e mancato rispetto di questi animali: si può essere d'accordo o meno con l'evento, ma che non vi siano maltrattamenti è un dato di fatto non un'opinione. A me, per dire, non fa impazzire andare a vedere due mucche incornarsi ma non per questo protesto contro la "bataille" allo stesso modo in cui non protesto contro l'equitazione, per dire».

«Ad Alessandra Di Lenge l'essere umano fa orrore». Ad Alessandra Di Lenge, che ha fomentato la protesta alla "bataille" di Etroubles, sono state dedicate due pagine del libro "I fasciovegani", scritto da Giuseppe Cruciani e pubblicato da "La Nave di Teseo": «soprannominata "Warrior", Alessandra Di Lenge, quarantenne residente a Milano, è fondatrice del gruppo "Iene vegane" - si legge - Trattasi della versione all'amatriciana dei gruppi ecoterroristi americani, una sorta di Vassallo (Valerio Vassallo, animalista biellese, portavoce del "Meta - Movimento etico tutela animali", n.d.r.) in gonnella con qualche briciola di cervello in più. Insieme ai suoi adepti arrangia dei blitz per strada, importunando le donne coi visoni, si incatena (ma solo per qualche ora) all'ingresso dei mattatoi, espone striscioni dentro i supermercati per protestare contro la vendita di carne, si dipinge la pelle con del sangue fìnto per mimare l'olocausto animale. Cose così.
Sostiene di voler risvegliare le coscienze e ha come grandi nemici i cacciatori: "Sono dei malati mentali, mi fanno schifo". Quando ne muore uno, durante una battuta, ha una specie di orgasmo multiplo: "Il cacciatore che muore se l'è andata a cercare. Un assassino in meno". Ma assassini, secondo la Iena, sono tutti, siamo tutti noi: "Anche i pescatori lo sono, come quelli che fanno le pellicce". Una volta, parlando della tragedia di Amatrice, disse: "Anche gli allevatori colpiti dal terremoto sono assassini. Ingrassano gli animali, poi li caricano su un camion che li porta a morire. Cos'è questo? Se fossero uomini sarebbe omicidio, dunque è uguale"»
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«L'essere umano le fa orrore: "L'uomo ha sempre stuprato le donne e i bambini, ha sempre assassinato altri uomini e ha sempre mangiato la carne. Avete il cervello imbevuto di cadaveri" - continua il conduttore de "La Zanzara" - invece il suo, di cervello, le suggerisce che "gli allevatori sono come i nazisti, per costruire i lager si sono ispirati agli allevamenti". D'altra parte, afferma senza incertezze, "chi è sopravvissuto ai campi di concentramento lo dice: stiamo facendo agli animali quello che hanno fatto a noi". Questo mondo carnivoro porta "alla morte del pianeta, non possiamo girarci dall'altra parte, la rivoluzione parte dal piatto". Stiamo ammazzando un sacco di gente, soprattutto i più piccoli: "I bambini muoiono di fame per colpa della nostra alimentazione cruenta. Togliamo cereali e acqua dalla loro bocca per far ingrassare animali innocenti che dopo quattro mesi di vita la gente mangia". L'urgenza è tale che l'intera società va ribaltata. A partire dai programmi televisivi: "Cracco nel suo show non vi fa vedere gli animali uccisi appesi al gancio. E' uno show di morte, non di cucina". Ogni vita va risparmiata, tranne quella delle ss mangiacadaveri. Per una supervegana, il cacciatore si può sopprimere, mentre "i pidocchi non vanno uccisi". "Se si può evitare, si evita. Perché schiacciare le zanzare?"».

«Non c'è margine per dialogare con queste persone che denigrano il nostro lavoro». «Non troviamo corretto il modo con il quale hanno agito - commenta a 12vda Roberto Bonin, presidente della associazione "Amis des Reines", che organizza le "batailles" - ognuno è libero di pensare, però già due anni fa, quando erano venuti alla finale regionale, avevamo concordato con la Questura un posto dove potevano manifestare senza essere troppo a contatto con gli allevatori per non rischiare qualcosa di ancora più pesante. Quando questi sono arrivati ad Etroubles ho cercato di dialogare con loro, gli ho proposto uno spazio, ma loro non hanno accettato, rispondendo che se li avessimo accantonati in un angolo non avrebbero avuto lo stesso risalto che avrebbero avuto a ridosso delle transenne, e quindi è evidente il fatto che vengono solamente per cercare visibilità più che per manifestare le loro idee e questo ci dispiace».
«Onestamente, chi conosce il nostro ambiente sa quanto noi teniamo alle bovine - ribadisce Bonin - che rapporto c'è con loro e che la domenica delle "batailles" è una domenica di festa, dove si va con tutta la famiglia, c'è chi viene a fare il picnic ed ha piacere a passare una giornata in mezzo alle mucche. Le "batailles" sono veramente qualcosa di innato, non sono forzate, per quanto riguarda il benessere animale ed anche domenica, come sempre, c'era la dottoressa Claudia De Santis che ci segue e se ci fosse mai qualche problema sul rispetto della salute degli animali lei è la prima ad imporre delle regole. Però fino ad ora non c'è mai stato bisogno perché gli allevatori sono i primi garanti del benessere delle proprie bovine. Tra l'altro anche la dottoressa ha cercato di spiegare come era la situazione, spiegando che le bovine sono controllate, sono ecografate, che facciamo l'antidoping e sono assolutamente più che normali, proprio per evitare qualsiasi atteggiamento fuori dalle righe che potesse mai portare qualcosa di non corretto verso gli animali e verso la gente e questi l'hanno apostrofata con commenti molto pesanti, è un atteggiamento sicuramente da censurare».
Si sa, gli allevatori sono persone pragmatiche, non perdono tempo in chiacchere inutili né tanto meno sui "social", dove gli attivisti delle "Iene vegane" hanno segnalato i diversi profili chiedendo ai propri adepti di attaccarli: «abbiamo ricevuto e-mail e commenti su "Facebook" - conferma il presidente degli "Amis des Reines" - ma abbiamo scelto di comportarci correttamente, se c'è qualcuno che ci manifesta contro possiamo anche accetterlo finché rimane nelle regole, venire e dire la propria opinione è un discorso ma non ci fa piacere che si denigri il nostro lavoro e ci si tratti da incivili e da persone scorrette verso gli animali. Come ci ha detto il maresciallo dei Carabinieri che ha cercato di portare la calma, cercando far ragionare questa gente, "siamo un Paese democratico e tutti hanno il diritto di dire la propria ed esprimersi" ed onestamente mi piacerebbe avere un confronto per poter dialogare e per far capire la nostra posizione, ma con questa gente non c'è margine».

Daniele Ronc risponde agli animalisti con foto e video e lancia l'hashtag #iostoconlereines. Le discussioni con gli animalisti del gruppo "Iene vegane" proseguono sui "social", confermando l'evidente necessità di visibilità degli attivisti, nonostante le numerose e pacate spiegazioni da parte di allevatori, appassionati, esperti, veterinari e chiunque abbia un minimo di conoscenza della cultura e tradizione valdostana, ma si concludono sempre con lo stesso schema, vale a dire l'obiezione, da parte degli animalisti, che le mucche, alla fine vengono macellate e non muoiono di vecchiaia, con divagazioni sul fatto che l'allevamento è un'attività totalmente sbagliata, che in Valle d'Aosta non ci dovrebbero essere bovini e tutti gli animali dovrebbero vivere in completa libertà.
Daniele Ronc, fotografo delle "reines" ha lanciato, come reazione all'attacco animalista, l'hashtag #iostoconlereines, pubblicando sul suo profilo "Facebook" numerose immagini di bovine in alpeggio, che testimoniano il benessere degli animali e le spiegazioni sulle "batailles" oltre ad un "video risposta", contro il «fastidioso ronzio degli animalisti».



Le considazioni di Ronc, che ha scoperto che una militante di "Iene vegane" avrebbe anche "adottato" un ratto di fogna, sono state ovviamente inascoltate dagli animalisti, i quali non hanno altro scopo che disturbare chiunque non la pensi come loro, hanno organizzato un'attività di "mail bombing", rendendo pubblici indirizzi, e-mail e numeri di telefono cellulari di associazioni ed allevatori, che con tutta probabilità si troveranno i propri telefoni e server di posta (utilizzati anche per il proprio lavoro) intasati dallo "spam" provocato dagli animalisti.
Chissà se, oltre alle normali Forze dell'ordine, gli allevatori valdostani, dovranno rivolgersi anche alla Polizia postale ed al garante della privacy per poter vivere tranquillamente.

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 3 Agosto '18, h.10.10