La prima Commissione conclude le audizioni sulla criminalità organizzata: «il pericolo vero risiede nella Regione e nel suo pervasivo intervento in campo economico» sottolinea Luca Ceccanti

redazione 12vda.it
Luca Ceccanti, procuratore vicario della Procura di Aosta

Ci sono voluti quasi tre mesi per la prima Commissione permanente del Consiglio Valle per ascoltare i comandanti delle Forze dell'ordine operanti nella regione, rispettivamente Flavio Vertui del Corpo forestale, Emanuele Caminada dei Carabinieri, Raffaele Ditroia della Guardia di Finanza e Pietro Ostuni della Polizia, oltre al procuratore vicario della Procura di Aosta, Luca Ceccanti, per redigere la relazione sul "Fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata in Valle d'Aosta" che dovrà essere presentata e discussa in Aula.

All'inizio del mese di marzo si è infatti conclusa la pubblicazione dei verbali delle audizioni sulla questione affrontata dalla Commissione consiliare, che si occupa di "Istituzioni ed autonomia" ed ha competenze, tra l'altro, sulle politiche per la legalità e la sicurezza.
Oltre che dal presidente David Follien (Union Valdôtaine), eletto nel ruolo lo scorso 17 ottobre, la Commissione vede Nello Fabbri (Union Valdôtaine Progressiste) come vice presidente, Paolo Cretier (Partito Democratico) come segretario, ed è composta da Alberto Bertin (Coalition Citoyenne - Mouv'), Chantal Certan (Alpe, fino al 10 gennaio c'era Elso Gerandin), André Lanièce (Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano), Carlo Norbiato (Area Civica - Stella Alpina - Pour Notre Vallée), Davide Perrin (UV, fino al 10 gennaio c'era Joël Farcoz, poi eletto presidente del Consiglio Valle) e Stefano Ferrero ("Movimento Cinque Stelle"), il quale, per motivi di salute, non è stato presente alle audizioni ed è stato quasi sempre "sostituito" dal collega Roberto Cognetta.

«Fino a dove ci si può spingere per avere informazioni?». La prima riunione in cui si affronta la tematica, per programmare i lavori, è quella di giovedì 26 ottobre, dove Follien sottolinea che «è necessario procedere all'audizione di quei soggetti utili all'acquisizione di elementi conoscitivi in ordine al fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata in Valle d'Aosta» e «propone di sentire il Questore, il Comandante del Gruppo Carabinieri di Aosta, il Comandante del Comando regionale della Guardia di Finanza e il Comandante del Corpo forestale della Valle d'Aosta» e che «nel corso dei lavori, potranno essere proposti altri soggetti da audire».
Cognetta, da parte sua, propone «di audire anche il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Aosta» e la Commissione concorda con il programma di audizioni proposto: «il fenomeno va monitorato in maniera puntuale ed al di là dello strumento individuato dal Consiglio regionale - ribadisce quindi Bertin, già presidente, nella tredicesima Legislatura, della Commissione speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta, che aveva operato dal 22 febbraio 2012 al 9 gennaio 2013 - è necessario valutare l'istituzione di un osservatorio permanente che dia maggiori strumenti all'Assemblea per contrastare questi fatti. Valuterò se presentare delle proposte formali sull'argomento».
«Il problema vero è fino a dove ci si possa spingere per avere delle informazioni su questi fenomeni» ha poi chiosato Joël Farcoz.

«In Valle le violazioni al codice dell'ambiente solo da piccole imprese». Due settimane dopo, nel pomeriggio di giovedì 16 novembre, la Commissione procede quindi alla prima audizione, quella del Comandante del Corpo Forestale della Valle d'Aosta, Flavio Vertui: «come già evidenziato l'anno scorso, nell'ambito dell'attività svolta dagli agenti del Corpo Forestale - spiega ai consiglieri regionali - sia in qualità di agenti di polizia giudiziaria, sia come agenti di pubblica sicurezza, dai reati riscontrati non emergono delle rilevanze che possano essere riferite al crimine organizzato o, comunque, ad attività di carattere mafioso. Nel 2016 sono state inviate alla Magistratura 62 notizie di reato con la denuncia di sessanta persone e che, dal 2017 fino ad oggi, sono 61 le notizie di reato e cinquanta le persone interessate dai reati considerati».
«Questi reati, tipici delle attività in cui il Corpo Forestale ha maggiore competenza - aggiunge Vertui - sono quelli legati alle violazioni del codice dell'ambiente, con l'abbandono o il deposito incontrollato di rifiuti, e maggiormente presenti in termini numerici, oppure le emissioni in atmosfera e gli abusi edilizi, attività che, in altre Regioni, sicuramente sono di interesse delle associazioni criminali, in particolare, di quelle di stampo mafioso. In Valle d'Aosta sono stati riscontrati quantitativi non così significativi e, comunque, legati ad attività di piccole imprese per le quali non ci sono contatti ed evidenze con realtà che possano essere ricondotte ad attività di carattere mafioso. Lo stesso vale per gli incendi boschivi, ambito nel quale, per il 2016, sono state inviate alla Magistratura tre notizie di reato, mentre, nel 2017, le notizie di reato sono state quattro».
«Anche per i reati che riguardano la tutela animale - conclude il Comandante del Corpo Forestale della Valle d'Aosta, dopo sette minuti di audizione - il settore agro-alimentare o altre attività che possono essere legate al codice penale, dalle attività del Corpo Forestale non risultano evidenze che possano essere di interesse della Commissione sotto questo profilo».
Dopo Vertui ci doveva essere il questore Ostuni che però ha comunicato al presidente Follien che «per motivi personali» non avrebbe potuto partecipare alla riunione, chiedendo ed ottenendo il rinvio della sua audizione.

«Esiste la presenza di un substrato culturale favorevole a questo tipo di fenomeno». Due settimane dopo è la volta del Tenente Colonnello Emanuele Caminada, Comandante del Gruppo Carabinieri di Aosta: «premetto che, dall'ultima volta in cui ho avuto modo di conferire con la Commissione, il quadro non è mutato, come dimostrato dalle attività investigative pregresse - esordisce - c'è la massima sensibilità e attenzione verso questo fenomeno da parte dell'Arma dei Carabinieri dal momento che comunque esiste la presenza di un substrato culturale favorevole a questo tipo di fenomeno. Il problema principale è rappresentato dal fatto che, se non c'è un'attenzione nel rivolgersi alle Forze dell'ordine, per i Carabinieri è difficile poter captare quei segnali che possono mettere in moto un'attività investigativa articolata e complessa».
Il Tenente Colonnello Caminada, dopo essersi soffermato su due episodi particolarmente gravi, avvenuti nell'ultimo anno «che potevano far presumere un'attività a monte delittuosa organizzata» sottolinea che «è in atto una costante attività di monitoraggio anche con i reparti della Calabria. L'equazione "calabrese - 'ndranghetista" è fuori luogo, ma tuttavia, un trenta per cento delle attività investigative pregresse hanno dimostrato che questo legame con la Regione di appartenenza esiste ed è forte, soprattutto tra i giovani. L'attività di monitoraggio che viene messa in campo è rivolta a tutti i tipi di appalti, soprattutto quelli grossi ed importanti, riguardanti i settori edile ed ortofrutticolo. In questi due ambiti non vi è una grande capacità di poter penetrare e captare le anomalie, in considerazione del fatto che sfugge completamente tutto ciò che rappresenta "i piccoli lavori", come la ristrutturazione di appartamenti e locali, stante la difficoltà di potersi inserire da un punto di vista informativo. E' stata intrapresa una campagna di legalità, soprattutto nelle scuole, mentre, non si riesce a intervenire e a sensibilizzare i settori professionali».

«In Valle d'Aosta latitanza tranquilla e lontana da occhi e da attenzioni particolari». Sulla domanda precisa di Follien sull'esistenza di una "locale" di 'ndrangheta in Valle d'Aosta, il Comandante dei Carabinieri risponde che «allo stato attuale, non sono stati riscontrati elementi oggettivi che avvalorino questa possibilità» mentre sulla richiesta di Cognetta sull'eventualità che la presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta sia più di supporto a determinate attività, anziché protagonista in prima persona, Caminada fa rilevare che quello che «si è potuto constatare che, se è presente, lo è in modo assolutamente subdolo e sottotraccia. E' stato rilevato che, in Valle d'Aosta, ci sono stati passaggi di alcuni latitanti che hanno favorito, in tal modo, la non evidenza di alcuni comportamenti, permettendo loro di poter usufruire di un periodo di latitanza tranquillo e lontano da occhi e da attenzioni particolari».
«Quello che interessa - aggiunge il Comandante dei Carabinieri della Valle d'Aosta, rispondendo ad un'ulteriore domanda del consigliere "grillino" sul monitoraggio degli appalti delle società partecipate dalla Regione - non è tanto l'Ente quanto l'importo dell'appalto, e quindi vengono controllati e monitorati anche appalti importanti fra privati».

«Non aspettiamo le segnalazioni in caserma, ma andiamo nei cantieri». Alberto Bertin, riferendosi all'aspetto dei legami diretti con la Calabria, chiede quindi se i giovani sono nati e vissuti in Valle d'Aosta oppure sono arrivati a seguito di recente immigrazione ed ipotizza la creazione di "strumenti informali" per «portare a conoscenza le Forze dell'ordine di situazioni evidenziate dagli operatori economici e dai liberi professionisti che, di per sé, non portano un reato, ma che andrebbero comunque attenzionate».
«Nel momento in cui ci si siede, si perde un po' quell'anonimato - risponde il Tenente Colonnello Caminada - ma, soprattutto, si viene a creare una situazione istituzionale, da un punto di vista anche psicologico, tale per cui è difficile trovare quella persona che sia disponibile a parlare di sensazioni. La politica dei Carabinieri è proprio quella non di attendere la persona in caserma, ma di inviare il Comandante di stazione nei cantieri per i controlli del caso, in modo tale da poter anche raccogliere, in maniera confidenziale, quell'input che può essere estremamente importante». Per quanto riguarda la prima domanda «è stato constatato che il legame, anche se si tratta di cittadini nati ad Aosta, è comunque forte, soprattutto perché è forte il vincolo di parentela ed il legame con le tradizioni di quella Regione».
Sugli appalti «viene fatto un controllo del materiale cartaceo - precisa quindi il Comandante dei Carabinieri, rispondendo ad altre domande dei consiglieri Gerandin e Cognetta - oltre ad un controllo sul campo e, soprattutto, all'atto dell'aggiudicazione dei lavori».
Per quanto riguarda l'attività di sensibilizzazione nelle scuole «annualmente viene messa in campo un'attività indirizzata agli Istituti superiori e realizzata in collaborazione con le altre forze di Polizia - conclude, dopo venticinque minuti di audizione, Emanuele Caminada - per evitare che il messaggio diventi controproducente. Si dovrebbe intervenire in qualche altro ambiente, oltre a quello scolastico».

«In Valle d'Aosta non ci sono estorsioni e l'usura è circoscritta al Casinò». «Rispetto all'anno scorso, anche approfittando della visita della Commissione Parlamentare Antimafia, sono state incrementate le attività di controllo - riferisce poi il Generale Raffaele Ditroia, Comandante della Guardia di Finanza della Valle d'Aosta, audito dalla prima Commissione dopo il collega dei Carabinieri - questo fenomeno ha assunto delle peculiarità piuttosto singolari rispetto al resto del panorama nazionale, soprattutto delle Regioni che hanno una grossa infiltrazione in termini di presenza e di controllo del territorio. Qui in Valle d'Aosta non è presente il fenomeno estorsivo a livello di imprenditori ed anche il fenomeno dell'usura rimane piuttosto limitato e circoscritto al contesto del Casinò, vista l'attività dei prestasoldi connessa alla stessa Casa da Gioco. Nonostante gli sforzi nel voler individuare qualche collegamento con una dimensione più organizzata, anche in questo caso, non sono emerse risultanze positive e non vi sono fenomeni di controllo del territorio con atti violenti, e quindi, non c'è una vera e propria gestione territoriale come Regione».
In ogni caso «il settore economico che viene maggiormente attenzionato dalle organizzazioni criminali è quello relativo al turismo - continua Ditroia - nell'edilizia e nei settori alberghiero e della ristorazione, ed il lavoro che viene svolto è quello di attenzionare manifestazioni di ricchezza sproporzionata ai redditi e repentini incrementi patrimoniali di soggetti che operano in questi ambiti, eseguendo degli accertamenti di natura patrimoniale sulle singole persone e verificando i flussi finanziari e l'esistenza di casi di sovrafatturazioni».

«Il riciclaggio di denaro è un reato molto difficile da dimostrare». Per quanto riguarda la possibilità che in Valle d'Aosta le organizzazioni criminali stiano operando nell'attività di riciclaggio di denaro, come ipotizzato da Alberto Bertin, «si sta lavorando in questa direzione - spiega ai consiglieri regionali il Comandante dei finanzieri valdostani - anche se il riciclaggio è molto difficile da dimostrare, in quanto viene provato con l'individuazione del "reato presupposto", vale a dire il reato che fornisce dei proventi che derivano da attività criminose quali il traffico di stupefacenti, di armi o altri fenomeni criminali. Premesso che è evidente che ci sono dei capitali "illeciti" che giungono in Valle ma che arrivano per reati commessi altrove, si stanno valutando delle ipotesi di "autoriciclaggio" sul quale, tuttavia, non c'è una giurisprudenza consolidata. Però, non essendoci grossi fenomeni criminali in loco, è difficile agire con investigazioni mirate per individuare prima il reato presupposto e poi questi flussi di denaro. Non riuscendo a individuare i capitali a monte, si è cercato di capire se a valle, avvalendosi dei poteri di polizia tributaria, le fatturazioni che vengono fatte siano corrette e corrispondano realmente agli utili dell'azienda che poi vengono reinvestiti in ulteriori attività o nell'espansione dell'azienda stessa».
Roberto Cognetta, in particolare, chiede se «nell'ambito dei settori sopra enunciati, ci sia la possibilità che esponenti della criminalità organizzata o persone vicine a questo ambiente diventino soci occulti di società di ristorazione con la possibilità di effettuare forniture a prezzi anche sopra gli standard di mercato, in maniera tale da legare, a seguito di un prestito, il fornitore e l'azienda cliente» e se «si sia presentato anche il caso, al di là dell’acquisto di beni a prezzi superiori, di vendita di servizi, da parte di queste società, a prezzi inferiori rispetto al mercato».
Il Generale Raffaele Ditroia, dopo venti minuti di audizione, risponde affermativamente ad entrambe le ipotesi, sottolineando che, nel primo caso, «questo è proprio il tipico caso di sovrafatturazione».

«L'infiltrazione si previene con la trasparenza e la coscienza civica di ogni cittadino». Nella successiva riunione, che si è tenuta giovedì 30 novembre, l'allora questore di Aosta, Pietro Ostuni, comunica nuovamente la sua impossibilità, «per motivi personali» a partecipare alla riunione e quindi la sua audizione si tiene il 17 gennaio scorso, con la Commissione che ha visto la sostituzione di Elso Gerandin con Chantal Certan e di Joël Farcoz con Davide Perrin, sempre con la partecipazione di Roberto Cognetta e con i consiglieri Andrea Rosset ed Andrea Padovani: «come ho già riferito alla Commissione Nazionale Antimafia - sottolinea Ostuni - non si può negare che la Valle d'Aosta, come tanti territori del nord ovest ed anche di altre parti del Nord, sia ormai interessata da fenomeni di infiltrazione. Sebbene non si abbiano evidenze sulla presenza di una "locale", non si può mettere in discussione il fatto che ci sia, in questo territorio, una presenza di persone che fanno riferimento a delle famiglie 'ndranghetiste».
Il Questore, ricordando che «sono state emesse sei "interdittive antimafia", che rappresentano un segnale significativo dell'attività svolta» comunica che il "Gruppo interforze antimafia", da lui presieduto e di cui fanno parte la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la "Direzione investigativa antimafia - Dia" di Torino e la Direzione territoriale del Lavoro, «si riunisce periodicamente nell'arco dell’anno ed è l'organo che ha emesso le suddette "interdittive antimafia", che sono passate tutte senza alcun problema. L'attenzione verso questo fenomeno è altissima, pone l'accento sullo stretto coordinamento tra la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, con cui c'è uno scambio informativo molto continuo. L'infiltrazione si previene con la trasparenza e con la coscienza civica di ogni cittadino perché, quando la società è sana, ci sono minori possibilità di essere avvicinati dalla criminalità organizzata».

«Diminuiti del cinque per cento rispetto al 2017 i furti in appartamento». Ostuni, che ricorda alla Commissione di «non poter fornire alcun elemento conoscitivo in relazione alle attività in corso» informa quindi i consiglieri regionali del fatto che «stanno continuando gli incontri sulla trasparenza e sulla legalità, rivolti ai giovani, alle associazioni, alle categorie professionali ed a coloro che stanno iniziando un'attività imprenditoriale, soprattutto nei settori dell'edilizia e in quello turistico, che sono quelli più a rischio. Grazie ad un'attività che sta proseguendo con una certa insistenza, si è riusciti ad abbassare l'indice di delittuosità del 16,70 per cento con una regressione dei furti del venti per cento. Pur essendoci ancora qualche criticità sui furti in appartamento, anche rispetto a questa tipologia di reato, c'è stata una diminuzione, rispetto allo scorso anno, del cinque per cento e, rispetto al 2016, del quindici per cento. Abbiamo anche sottoscritto un protocollo, che riguarda il Traforo del Gran San Bernardo, che permetterà di fare un'azione di controllo molto mirata attraverso la lettura in tempo reale delle targhe che entrano e di quelle che escono dal territorio valdostano. La videosorveglianza ed il sistema di illuminazione pubblica costituiscono degli importanti strumenti di prevenzione».

«Il lavoro delle Forze dell'ordine non è di potere ma di servizio». Pietro Ostuni, dopo aver confermato a Bertin, che gli ha chiesto se le "interdittive antimafia" siano pubbliche, ha reso noto che «c'è un sito dove si può consultare l'elenco di coloro che sono iscritti nelle "white list"» mentre, sulle azioni messe in campo nelle scuole «in relazione alla trasparenza, alla legalità ed al rispetto delle regole», su richiesta di Andrea Rosset, ha condiviso il fatto che «ci si forma soprattutto nelle scuole fin da piccoli, e sono disponibile ad incontrare l'assessore alla Pubblica istruzione ed il Soprintendente agli studi per incentivare questo tipo di incontri che possono partire anche dalle scuole elementari. Anche le famiglie devono dare degli esempi di legalità, il lavoro delle Forze dell'ordine non è un lavoro di potere, ma di servizio perché il compito principale è quello di fare la prevenzione. La repressione viene dopo, se c'è la violazione».
«Sono già stati effettuati dei controlli in due Istituti scolastici - aggiunge Ostuni, rispondendo a Chantal Certan, che ha chiesto se sia stato previsto un piano di interventi per contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole - in Valle d'Aosta il consumo di sostanze stupefacenti, soprattutto quello di droghe leggere, è in linea con il dato nazionale, però c'è anche un consumo di eroina e di cocaina, i canali di rifornimento principali sono sempre Milano e Torino. Il fenomeno dello spaccio passa anche attraverso la Rete, la Polizia Postale monitora continuamente il fenomeno ed è stata riscontrata anche in Valle qualche situazione del genere, che, però, non è risultata così allarmante».

«Polizia locale e Corpo Forestale insieme per contrastare i reati predatori». «E' intenzione, in accordo con la Presidenza della Regione e con i colleghi delle altre Forze dell'ordine - annuncia quindi, su specifica domanda di Roberto Cognetta, il Questore Ostuni, che due settimane dopo si trasferirà a Piacenza - di estendere il sistema di lettura delle targhe, introdotto all'interno del Traforo del Gran San Bernardo, a tutto il territorio regionale» e che, dopo la richiesta da parte di Paolo Cretier di sapere «se siano previste forme di collaborazione con il Canavese, con il Piemonte e con Torino per prevenire il flusso del reato predatorio soprattutto nel periodo invernale», «la collaborazione istituzionale e lo scambio di informazioni avviene non solo tra tutti i presidi di Polizia del Nord Ovest ma anche con l'Arma dei Carabinieri» ricordando anche, dopo una domanda di Davide Perrin sulle «misure per contrastare le ondate di furti, soprattutto nelle località più piccole» che «nell'arco di due anni c'è stato un decremento dei fenomeni delinquenziali».
«Ho emanato due ordinanze - conclude Pietro Ostuni, dopo 45 minuti di audizione - la prima, per chiedere la collaborazione, tra gli altri, dei Comuni che hanno le Polizie locali, che devono essere sentinelle del territorio, la seconda, per coinvolgere anche il Corpo Forestale valdostano, al fine di contrastare i reati contro il patrimonio».

Le ipotesi di audizione di Paolo Fortuna e di Donatella Corti. Dopo l'audizione del Questore, la Commissione decide di fare il punto del percorso e Follien chiede «considerata la ristrettezza dei tempi e l'urgenza che rivestono alcuni temi all'esame della Commissione, se venga confermata la proposta di audizione del Procuratore Capo della Procura di Aosta». Bertin propone anche l'audizione di Donatella Corti, referente dell'associazione "Libera Valle d'Aosta" mentre Cognetta propone di indicare preliminarmente gli argomenti sui quali si intende avere delle risposte, e Fabbri che ritiene le ulteriori audizioni utili «nel caso in cui vadano ad integrare gli elementi conoscitivi già acquisiti». Per la Certan «dal momento che la prima Commissione svolge le funzioni di "Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata in Valle d'Aosta" si deve avere modo di sentire tutti i vertici delle Istituzioni» e quindi David Follien annuncia che anche se «è da tre mesi che si sta lavorando questo argomento» verificherà la disponibilità del Procuratore Capo, Paolo Fortuna, e della referente di "Libera Valle d'Aosta", «in modo tale da procedere alla loro audizione prima possibile».

«C'è una certa permeabilità della realtà valdostana a fenomeni contigui alle associazioni criminali». A presentarsi in Commissione, mercoledì 14 febbraio, che vede la partecipazione di Andrea Rosset e di Patrizia Morelli al posto di Chantal Certan, è Luca Ceccanti, procuratore vicario della Procura della Repubblica di Aosta: «c'è una certa permeabilità della realtà economica, politica e sociale valdostana a fenomeni contigui alle associazioni criminali - esordisce il magistrato - le evidenze processuali sono in questo senso, sebbene non ci sia una presenza organizzata, non ci siano delle articolazioni o, almeno, che non sia questa la storia processuale della criminalità organizzata, della 'ndrangheta, in particolare, in Valle d'Aosta. Pur essendoci dei riferimenti, soprattutto, in procedimenti, che sono stati fatti fuori dalla Valle, questi, tuttavia, non hanno avuto un riscontro processuale. La Valle d'Aosta, in quanto Regione ricca, rappresenta un'opportunità di guadagno, prima di tutto, per le associazioni criminali che hanno l'interesse ad acquisire terreno attraverso strutture imprenditoriali, medie o piccole, che operano sul territorio, nel settore dell’edilizia, prima di tutto, ma non solo. Di questo ci sono evidenze amministrative e processuali, perché è innegabile che società che operano in Valle d'Aosta, e che hanno sede in Valle d'Aosta, siano state coinvolte in procedimenti penali e che ci siano state misure di prevenzione e misure interdittive applicate anche in questa Regione».

«Il pericolo vero risiede nell'Amministrazione regionale e nel suo pervasivo intervento economico». «Premesso che è altrettanto percepibile e percepito che il pericolo vero risieda nella struttura dell'Amministrazione regionale e nel suo pervasivo intervento in campo economico - continua Ceccanti - il fenomeno del voto di scambio crea preoccupazione perché questo è un terreno di elezione classico della criminalità organizzata che, in modo molto evidente, dà dei frutti significativi, che sono dei frutti avvelenati, proprio in Valle d'Aosta. Pur non essendoci un’evidenza processuale, in questo momento, di voto di scambio elettorale politico-mafioso, non essendo state rilevate condotte coercitive o di intimidazione che attestino che il mercimonio dei voti passi attraverso le forme classiche della criminalità mafiosa, fa tuttavia rilevare la presenza del fenomeno, che è più insidioso e molto più preoccupante, soprattutto in realtà molto piccole come quelle valdostane, dell'accaparramento dei voti che arriva fino a forme molto più insidiose, che trovano terreno di coltura molto fertile nell'anomalia, tutta valdostana e che non ha eguali in questo Paese, del sistema delle società partecipate. E' evidente che questa galassia di "Srl" e "SpA", a cui si aggiunge tutto un coacervo di Comitati, Associazioni e Fondazioni, comporta opportunità di guadagno e di accesso, sia in termini di posti di lavoro che di cariche. Il sistema, anche se non direttamente legato a forme tipiche di espressione della criminalità organizzata, manifesta un esercizio rigido del potere».
Luca Ceccanti conclude, dopo un quarto d'ora di audizione, senza riferirsi a persone od a forze politiche in particolare, che «è però un dato indiscutibile questa rigidità di esercizio del potere, che è poco fisiologica, perché il potere, in democrazia, si esercita in forme elastiche, fluide e partecipative, cosa che questo sistema non garantisce».

«La partecipazione al cento per cento della Regione in "Finaosta" è un'anomalia». «Fanno pensare le considerazioni svolte dal dottor Ceccanti in relazione al fenomeno del voto di scambio» commenta Patrizia Morelli alla fine dell'audizione, «è necessario attivare una seria analisi sul futuro e non sul passato» aggiunge Andrea Rosset che sottolinea anche: «gli aspetti riguardanti il voto di scambio e le società partecipate sono quelli sui quali si è incentrato l'intervento del dottor Ceccanti».
«Io sono stato presidente di una piccola società partecipata - ricorda quindi Davide Perrin, riferendosi alla sua esperienza alla guida della "Sirt", la società che gestiva gli impianti a fune a Torgnon, poi inglobata, nel 2013, dalla "Cervino SpA"- è necessario fare una riflessione al riguardo per il futuro».
Se Nello Fabbri fa presente che «la materia è stata recentemente oggetto di un intervento normativo attraverso la legge regionale numero 20 del 2017» il collega Rosset insiste sul fatto che «la partecipazione al cento per cento della Regione all'interno della "Finaosta" è stata indicata come una forte anomalia», «ma è stata evidenziata anche la partecipazione della "Finaosta" in molte "Srl" e "SpA"» ribadisce Alberto Bertin.
Il presidente della Commissione, David Follien, che all'inizio della riunione aveva precisato che con l'audizione di Ceccanti si concludeva il calendario di incontri, ha annunciato che «si dovrà ora predisporre la relazione da sottoporre al Consiglio» e che «la stessa verrà messa all'ordine del giorno della prossima riunione per la sua approvazione e l'invio al Consiglio regionale».

ultimo aggiornamento: 
Sabato 3 Marzo '18, h.18.55