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Calano gli stranieri residenti in Valle d'Aosta: la comunità rumena è la più numerosa, seguita da quella marocchina. I migranti costretti a restare fermi per due anni

redazione 12vda.it
Migranti a spasso per Aosta

Sono 8.257, il 3,3 per cento del totale dei 126.883 residenti, gli stranieri presenti in Valle d'Aosta: il dato si legge nell'edizione 2017 del "Dossier statistico immigrazione", lo studio realizzato dal "Centro studi e ricerche Idos" per «mettere a disposizione un sussidio di larga diffusione e in grado di favorire una conoscenza del fenomeno migratorio libera da pregiudizi e strumentalizzazioni».

I numeri, con Romania, Marocco ed Albania in testa. Nella pagina dedicata alla Valle d'Aosta si evidenzia una corposa presenza di stranieri provenienti dalla Romania (2.505), seguiti da quelli del Marocco (1.610) e quindi dall'Albania (799). Più contenuti i numeri relativi a Cina (272), Ucraina e Tunisia (258), Moldavia (246), Francia (221), Repubblica Dominicana (207) e Polonia (159). Complessivamente gli stranieri europei sono 4.761, di cui 3.268 comunitari, gli africani 2.335, gli americani 598 e gli asiatici 559. Ci sono anche tre residenti provenienti dell'Oceania ed una persona apolide.
La variazione, rispetto l'anno precedente, presenta un calo del 2,6 per cento, la percentuale di donne è del 57,1 per cento, mentre i nuovi nati sono 132. La cittadinanze acquisite sono 640, mentre gli iscritti dall'estero sono 538 con 127 cancellati per l'estero.

Quasi seimila valdostani emigrati, per lo più in Svizzera e Francia. I valdostani residenti all'estero sono 5.856, di cui 1.734 in Svizzera (47 emigrati nell'anno), 1.525 in Francia (113 emigrati nel 2016), 314 in Argentina, 298 nel Regno Unito, 241 in Germania, 215 in Spagna, 208 negli Stati Uniti, 172 in Belgio, 163 in Brasile, 83 in Australia, 79 in Canada e 65 nei Paesi Bassi. Complessivamente in Europa ci sono 4.530 emigrati valdostani, di cui 2.745 nell'Unione Europea, 972 in America, 198 in Africa, 71 in Asia ed 85 in Oceania.

Continua la tendenza al ribasso degli stranieri in Valle d'Aosta. «In continuità con l'anno precedente anche nel 2016 si conferma la tendenza al ribasso dei residenti stranieri in Valle, caratteristiche della presenza immigrata - si legge nello studio realizzato, nella nostra regione, da William Bonapace - infatti, se al 1° gennaio i cittadini di nazionalità non italiana erano 8.480, alla fine dell'anno risultavano 8.257 (7.741 se si escludono i cittadini appartenenti all'Unione Europea a 15 ed alla Svizzera), pari al 6,5 per cento della popolazione regionale, oltre quattro punti percentuali in meno rispetto alla media delle regioni del Nord-Ovest (10,6 per cento) e quasi due rispetto alla media nazionale (8,3 per cento). Un calo, nonostante 132 nuovi nati, non imputabile alle acquisizioni di cittadinanza (640 unità nel 2016, -117 rispetto al 2015) od alle cancellazioni dovute a decessi (15), bensì a un trend negativo pluriennale cominciato nel 2013, quando la percentuale di cittadini stranieri raggiunse il suo massimo (7,3 per cento), e continuato nel corso degli anni successivi, riportando la quota d'immigrati presenti a quella del 2010».

Calano tutte le nazionalità, crescono solo i cinesi. «Come già verificatosi nell'anno precedente, la riduzione ha coinvolto tutte le nazionalità - continua lo studio - a partire da quelle più numerose, come nel caso dei romeni (2.505 residenti, pari al 30,3 per cento degli stranieri) che perdono, rispetto all'anno scorso, circa cinquanta componenti. Lo stesso dicasi per i marocchini, seconda nazionalità presente sul territorio per numero di presenze, che da 1.819 residenti nel 2015, scendono a 1.610, passando dal 21,5 per cento al 19,5 per cento. Trend negativo anche per gli albanesi, terza nazionalità, che da 869 residenti nel 2015 calano a 799 pari al 9,7 per cento (10,2 per cento nell'anno precedente). Si conferma, inoltre, il calo dei tunisini (258 presenze nel 2016, 309 nel 2015) e di diverse nazionalità appartenenti all'Unione Europea a quindici come i francesi, che scendono a 221 residenti (2,7 per cento). Unica eccezione quella dei cinesi che, passando a 272 residenti, crescono rispetto all'anno passato in cui erano 265, quando erano già in crescita rispetto al 2014. All'interno di questo quadro, la componente europea risulta ancora maggioritaria (57,7 per cento, 51,7 per cento se si escludono gli appartenenti ai Paesi UE a quindici), seguiti dagli africani (28,3 per cento) Infine, con percentuali grosso modo simili, i cittadini asiatici e quelli latino-americani (6,8 per cento i primi e 6,9 per cento i secondi)».

Escludendo i comunitari, in Valle d'Aosta i più numerosi sono i marocchini e gli albanesi. «Se a questa prima analisi si compie un'ulteriore distinzione - prosegue l'analisi del "Dossier statistico immigrazione" - differenziando i titolari di un permesso di soggiorno (5.469 unità, con una lieve maggioranza maschile, pari al 50,3 per cento) dai cittadini comunitari, risulta che nazionalità più rappresentata tra i soggiornanti è quella marocchina (33,2 per cento), e la componente magrebina la più numerosa, con una percentuale pari al 42,8 per cento. L'Africa rappresenta, quindi, il 51,1 per cento, risultando il continente di principale provenienza, mentre l'Europa non comunitaria raggiunge il 26,7 per cento, grazie alla forte presenza albanese che da sola raggiunge il 14,4 per cento degli stranieri residenti. Il rimanente ventidue per cento circa è distribuito tra l'Asia (11,2 per cento) ed il centro sud America (10,5 per cento). Tra i titolari di permesso di soggiorno il 51,7 per cento ha un permesso a tempo indeterminato e il 48,3 per cento a termine. Tra questi ultimi, il 54,1 per cento per ragioni famigliari e il 26,6 per cento per lavoro. Tutti gli altri per altre molteplici motivazioni, tra cui la richiesta di asilo (9,5 per cento). Nel corso del 2016 i primi rilasci di permessi sono stati 597 di cui 187 a favore di donne, 290 per ricongiungimenti familiari, 269 per ragioni umanitarie o per richiesta di asilo, venti per lavoro e tre per studio».

I minori calano di un punto e sono poco più del 18 per cento. «Con riferimento alle classi d'età dei cittadini stranieri residenti in regione - evidenzia Bonapace - i minori sono il 18,1 per cento (in calo rispetto all'anno scorso quando erano il 19,1 per cento), con una ricaduta sul numero degli iscritti nei diversi ordini e gradi della scuola valdostana: 1.255 nell'anno scolastico 2016-2017 (di cui circa il 48 per cento femmine), pari al 6,8 per cento della popolazione scolastica regionale (7,4 per cento nell'anno scolastico precedente). E' interessante notare che all'interno del quadro generale di riduzione del numero complessivo degli alunni nella regione (-219), circa il 63 per cento ha riguardato minori stranieri. Il calo ha interessato tutti gli ordini scolastici come risulta dai seguenti dati sulle iscrizioni: 284 nella scuola dell'infanzia (320 nell'anno scolastico 2015-2016), 471 nella primaria (496), 212 nella secondaria di primo grado (259) e 288 secondaria di secondo grado (318). Allo stesso modo la riduzione degli iscritti ha coinvolto tutte le principali nazionalità (nel caso del Marocco il calo è stato il più rilevante con una perdita di 64 studenti) ad esclusione della Cina che, in controtendenza rispetto alle altre "comunità", ha aumentato il numero dei suoi studenti, passando da 55 nell'anno scolastico 2015-2016 a 71 in quello appena concluso. Il tasso di scolarità (riferito al 2014) dei minori stranieri in Valle d'Aosta è dell'83,6 per cento (75,5 per cento per i maschi e 97,1 per cento per le femmine), dieci punti in meno rispetto al dato degli italiani che raggiunge il 92,8 per cento, ma superiore alla media nazionale la cui percentuale, per gli stranieri, è del 77,8 per cento (93,6 per cento per gli italiani)».

Forte presenza di "badanti". «Tornando all'analisi della struttura generazionale del mondo migrante - si legge ancora - gli ultra 65enni sono il cinque per cento, percentuale superiore alle medie nazionale e occidentali del Nord-Ovest (rispettivamente 3,7 per cento e 3,5 per cento) e in crescita rispetto agli anni precedenti (4,6 per cento nel 2015). Rispetto alle altre classi d'età, la Valle d'Aosta risulta invece in linea con le percentuali nazionali. Allo stesso tempo, emerge una significativa sproporzione tra l'età media della componente femminile rispetto a quella maschile. Infatti tra gli ultra 65enni il 63,2 per cento è donna, ancora più elevato lo scarto nella classe d'età 45 -64 anni in cui le donne sono il 68,4 per cento. Non meno rilevante la percentuale femminile nella classe compresa tra i trenta ed i 44 anni: 55,9 per cento, appena superiore nella classe 18-29 (51,3 per cento) e curiosamente inferiore tra i minori (48,7 per cento). Si conferma, inoltre, la rilevante femminilizzazione dell'immigrazione nella regione, che raggiunge il 57,1 per cento di tutti i cittadini non italiani residenti; dato lievemente in calo rispetto all'anno precedente (57,8 per cento) ma significativamente superiore rispetto alla percentuale riferita al Nord-Ovest (51,9 per cento) e a quella nazionale (52,4 per cento). Il forte carattere di genere dell'immigrazione in Valle d'Aosta emerge con chiarezza analizzando la percentuale femminile in alcune componenti nazionali in cui le donne superano il settanta per cento dei residenti stranieri, come nel caso delle thailandesi (90,9 per cento), le colombiane (88,9), le ucraine (84,5 per cento), le russe (83,9), le cubane (76,7 per cento), le filippine (72,7 per cento). In altre nazionalità superano comunque il sessanta per cento dei residenti, come avviene per le peruviane (67,7 per cento), le domenicane (66,2 per cento), le moldave (63,0 per cento) e le romene (62,8 per cento). Tutti indicatori di una forte presenza di lavoratrici nel settore della cura alla persona».

La situazione dei migranti, costretti a stare in Valle per due anni. Per quanto riguarda i migranti, il dossier evidenzia che «in Valle d'Aosta i dati parlano di una presenza nel sistema di accoglienza, a maggio 2017, di 329 cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale (pari al 0,2 per cento degli immigrati accolti in Italia), contro una richiesta di posti, definita dalla "Conferenza Stato-Regioni" ed attualizzata con le indicazioni del recente decreto Minniti, di 440 unità. Questa situazione colloca la regione valdostana all'ultimo posto nella classifica dell'accoglienza, in coda anche al Molise, territorio dalle dimensioni paragonabili a quelle della Valle d'Aosta e dalla popolazione pari a poco più del doppio ma con un reddito decisamente inferiore, che ne accoglie 3.123, il due per cento. In regione non sono presenti "Centri di prima accoglienza" né "Servizi strutturati per la seconda accoglienza - Sprar". Per tale ragione il locale Dipartimento degli affari di prefettura ha concesso un periodo di ulteriori sei mesi per chi ha ottenuto la protezione internazionale od altre forme di protezione sussidiaria che danno titolo al regolare soggiorno in Italia. Inoltre, i tempi per ottenere risposta alla propria domanda di protezione sono ancora molto lunghi. A Torino, sede a cui fa riferimento la Valle d'Aosta, i tempi sono mediamente di un anno per l'incontro con la Commissione e di ulteriori otto mesi per l'eventuale ricorso in Tribunale. Tale tempistica rende estremamente difficoltosa la fase preliminare del percorso dei richidenti asilo, costretti a vivere quasi due anni (a volte anche di più) in una situazione di attesa alla possibilità di un futuro in Europa».

Mancano percorsi di integrazione dei migranti. «Il sistema locale di accoglienza si sviluppa in strutture temporanee con il contributo di otto enti gestori - sintetizza ancora lo studio - le strutture autorizzate sono distribuite sul territorio regionale e la loro capienza varia da otto a venticinque persone. I cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale ospitati in Valle d'Aosta sono prevalentemente giovani adulti. I Paesi di origine dei cittadini accolti sono in prevalenza dell'Africa subsahariana (Nigeria, Gambia, Mali, ma anche Etiopia, Eritrea e Sudan), a cui seguono Asia centrale (Pakistan, Bangladesh), e Medio Oriente (Kurdistan iraqeno). Emergono alcuni problemi di prospettiva: il sistema di accoglienza si occupa della prima fase del percorso dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale che va dall'arrivo in Italia, alla formalizzazione della domanda di asilo, fino all'esito della domanda, ovvero al riconoscimento o meno di una qualche forma di protezione da parte delle autorità preposte all'esame, la Commissione territoriale per la valutazione della domanda e il Tribunale per la valutazione dei ricorsi. Per tali ragioni questo sistema genera un numero ridotto di cittadini residenti in regola con i titoli di soggiorno in Italia (circa il 35 per cento del totale degli accolti): si parla di un numero tra sessanta e novanta persone all'anno. Dopo la prima fase dell'accoglienza, non ci sono percorsi di inserimento nel tessuto socio-economico della Regione che possano accompagnare i rifugiati. L'assunto che i giovani adulti maschi vadano altrove, migrino in altre regioni di Italia dopo la fase della prima accoglienza rischia di non essere validato dai dati effettivi: dopo una fase di esplorazione verso altre regioni italiane, infatti, sono frequenti i ritorni in Valle d'Aosta che, seppur scarsa di opportunità effettive di inserimento, rappresenta per chi ha passato in Valle un lungo periodo di attesa dei documenti l'unico punto di riferimento effettivo».

ultimo aggiornamento: 
Giovedì 26 Ottobre '17, h.17.40

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