«Massimo riserbo» nelle indagini per capire la provenienza di 25mila euro in contanti, trovati nella vecchia scrivania del presidente della Regione

redazione 12vda.it
Un'auto della Polizia davanti a Palazzo regionale

C'è il «massimo riserbo» sul ritrovamento, nell'ufficio del presidente della Regione, al secondo piano di Palazzo regionale in piazza Deffeyes ad Aosta, di una busta contenente 25mila euro «in banconote di medio-grosso taglio» oltre a varia documentazione, avvenuto nella serata di giovedì 22 giugno e resa nota nel pomeriggio di venerdì 7 luglio.

Dietro i cassetti una busta con 25mila euro e documentazione varia. All'inizio dell'estate, il presidente della Regione, Pierluigi Marquis, data la sua altezza al di sopra della media, aveva deciso, dopo due mesi dal suo insediamento, avvenuto lo scorso 10 marzo, di recuperare la scrivania in vetro utilizzata quando era stato assessore regionale alle attività produttive, dal luglio 2013 al luglio 2015: approfittando del momento, così come avevano già fatto diversi assessori della sua Giunta, ha proceduto anche a far rinfrescare le pareti del suo ufficio ed a sostituire parte dell'arredo.
La scrivania precedente, in legno di noce, un oggetto storico degli anni '40, proveniva dalla Prefettura ed era stata riportata nella Presidenza della Regione nel luglio 2008 da Augusto Rollandin dopo che il suo predecessore, Luciano Caveri, ne aveva preferita una in vetro, poi spostata a "Palazzo Darbellay", nel vicino Assessorato alla sanità.
Nel momento dell'ultimo trasloco, che si è svolto in diversi giorni, fuori dall'orario di apertura degli uffici, togliendo i cassetti della scrivania in legno sono stati trovati la busta con i soldi ed i documenti. Il presidente Marquis ha quindi avvisato la Questura che ha mandato sul posto gli agenti della "Digos" e della "Squadra mobile" i quali hanno sequestrato tutto il materiale, mentre la scrivania è stata portata nel magazzino dell'economato regionale, a Quart, a disposizione delle Forze dell'ordine.

La Procura di Aosta starebbe indagando per il reato di "corruzione". Le indiscrezioni, soltanto in parte confermate, sono state rese note da fonti non ufficiali vicine alla Procura, dove lo scorso mercoledì 5 luglio si è insediato il nuovo procuratore capo, il napoletano Paolo Fortuna, che ha sostituito il "facente funzione" Giancarlo Avenati Bassi, tornato a Torino. Risulterebbe così che, sulla vicenda sia stato «aperto un fascicolo»: le indagini, «coordinate dal sostituto procuratore Luca Ceccanti», si svolgerebbero «nel massimo riserbo»: in un primo tempo l'inchiesta per capire l'origine della «mazzetta» sarebbe stata iscritta «come "modello 45", ovvero nel registro degli "atti che non costituiscono una notizia reato"», e quindi «non sono in programma interrogatori di persone "informate sui fatti"». Successivamente si sarebbe invece ipotizzato il reato di «corruzione», anche se «nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati e non sono in programma interrogatori di persone "informate sui fatti"», ed invece sarebbe già stato sentito, poco dopo il ritrovamento della documentazione, l'ex presidente Rollandin, «ascoltato dalla polizia giudiziaria della procura aostana come persona "informata sui fatti", e senza avvocato».
Tra i documenti, trovati «in un doppiofondo sotto la scrivania in noce su cui sono passati tutti gli atti più importanti per l'amministrazione regionale» trasformatosi poi in «una fessura in fondo ai cassetti della scrivania», sarebbe anche stata rinvenuta una «tessera bancomat intestata all'ex presidente della Regione, Augusto Rollandin» oltre a «simboli che richiamano la massoneria, come l'occhio della provvidenza» ed una foto che «ritrae un gruppo di persone, due uomini e due donne, nei pressi della funivia del Monte Bianco».

«Che si esprima chi di dovere» chiede Caveri. «Contro boatos e tesi più o meno fantasiose sul "caso scrivania" alla Presidenza della Regione, chi di dovere deve esprimersi» ha chiesto su "Twitter" l'ex presidente della Regione, Luciano Caveri che, sul suo sito, ha ricordato: «in Regione avevo due scrivanie moderne di vetro temperato, una per riunioni con più soggetti e quella personale su cui lavoravo. Oggi l'attività politica si è molto modificata e la sua destrutturazione rende inutile certa logica di prestigio legato al mobilio e al resto».
«Immagino che non citarne citarne l'esatto contenuto sia avvenuto per la necessaria riservatezza - sottolinea ancora Caveri - non dicendo dunque se ci fosse qualche reale legame con la cospicua somma di denaro. Si teme, tanto per non essere ipocrita, che dietro al gruzzolo, di cui manca il proprietario, si possa celare una somma oggetto di un "do ut des", cioè un possibile patto luciferino di un eletto con qualcuno che ne potrebbe averne avuto utilità in cambio di soldi. Non ho voglia di fare il moralista d'accatto, ma devo dire che in molte occasioni, anche in discussioni banali, mi è sembrato di cogliere in più di una persona il fatto che si possa considerare un politico che non chiede una "stecca" (e io non l'ho mai fatto) come un'anomalia, nella considerazione di troppi del rivoltante "così fan tutti...". Giustificazione che aborro assieme al perdonismo all'italiana, che consente a troppi farabutti di restare a galla e, per bon ton, evito di aggiungere a che cosa somigli questo loro galleggiamento».

Ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 12 Luglio '17, h.09.45

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