Non si realizzerà il "rassemblement" con l'UV e tutti i suoi transfughi: perplessità di Caveri e Chatrian, mentre Marquis lo considera «una sconfitta»

Angelo Musumarra
Una delle riunioni tra i vari movimenti politici

Potrebbe essere composta dalle sole Union Valdôtaine ed Union Valdôtaine Progressiste la nuova "Casa delle Autonomie", il "rassemblement" politico, chimera dell'estate valdostana, che come prima azione probabilmente deciderà di staccare la spina, dopo poco più di sei mesi, al Governo regionale presieduto da Pierluigi Marquis, insediatosi dopo l'accordo della stessa UVP con parte dell'allora Stella Alpina, Alpe e "Pour notre Vallée", uscendo dalla precedente maggioranza, che la vedeva in Giunta insieme all'UV ed al Partito Democratico.
E' infatti probabile che la "grande coalition", che avrebbe voluto rivedere insieme tutti i transfughi del "mouvement", attualmente frammentati i quattro diversi gruppi, non si realizzerà, ma i consiglieri dei gruppi dell'UV e dell'UVP, con il supporto del PD e di "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano" sono in ventuno, un numero che garantirebbe una certa serenità di governo alla nuova Giunta, che potrebbe essere presieduta da Andrea Rosset, che lascerebbe il suo ruolo di presidente del Consiglio Valle ad Augusto Rollandin, con un Governo regionale che vedrebbe, in larga parte, il ritorno del precedente Esecutivo.

«Evitiamo che la montagna partorisca un topolino». Il fallimento della "Casa delle Autonomie" è stato evidenziato da Luciano Caveri, fondatore di "Mouv'", che insieme al consigliere regionale Elso Gerandin, ha partecipato ai diversi incontri: «per evitare che la montagna partorisca un topolino - ha scritto sul suo blog, dopo aver ricordato il progetto, fallito, della "Constituante valdôtaine" - credo che si debba agire con cautela in questo nuovo passaggio sulla scena politica, che è stato chiamato infelicemente "Rassemblement Valdôtain", evocando, penso inconsciamente, il nome di un'infruttuosa diaspora conservatrice dell'Union Valdôtaine che avvenne nel 1963. L'idea sarebbe quella di rifondare un'area autonomista su basi rinnovate ed adeguate ai tempi e ciò dovrebbe avvenire in un momento che pare davvero epocale per i destini dell'Autonomia valdostana, rimettendo assieme le forze che più ci credono. Una scelta che potrebbe, se su basi solide e senza secondi fini, risultare coraggiosa per uscire dal quel frazionamento, frutto di varie ragioni d'incomprensione che portarono alle rotture. Compresa la progressiva occupazione di un uomo solo al comando dell'Union Valdôtaine, Augusto Rollandin, che ha forgiato un sistema di potere che ha spinto molti ad andarsene, me compreso, e che oggi, tolte le valutazioni personali che non servono più, è un sistema agonizzante e inefficace. Perciò è giusto per tutti guardare avanti e non indietro, sotterrando, lo dico con ironia, l'ascia di guerra».

«Un alberello di Natale destinato a rinsecchirsi». «Ma proprio l'esperienza della "Constituante" obbliga ad essere molto cauti - ha continuato Caveri - evitando corse contro il tempo sospette, dovendo evitare che dentro la scatola ci sia solo un cambio del Governo regionale in carica (criticabile per molte sue scelte e neppure formula politica valida per il futuro) a pochi mesi dalle elezioni. Non credo che questo ennesimo avvicendamento in corsa verrebbe capito, specie se si trattasse di una scelta a freddo, priva cioè di vere radici, piantata lì come un alberello di Natale destinato a rinsecchirsi. Per cui lungi da me fare il difensore dello status quo ma neppure di quello precedente e di quello ancora prima, visti gli andirivieni di alleanze, come non ricordare a questo proposito l'alleanza con Silvio Berlusconi & c. ed i misteriosi patti con Matteo Renzi alla caserma "Perenni" di Courmayeur. Esito? Norme d'attuazione dello Statuto pochissime e mai stati così privi di risorse economiche con un bilancio regionale pressoché dimezzato rispetto al mio ultimo bilancio da presidente della Regione di dieci anni fa. Mala tempora currunt: scarsi a Roma e spariti dal radar a Bruxelles. Sarei però sinceramente dispiaciuto se l'occasione di un riavvicinamento nell'area dell'autonomismo storico, che vede in giro alcuni veleni come la penosa strumentalizzazione della posizione cristallina di Elso Gerandin in Consiglio Valle, fosse buttata via».

«Evitare il rischio di mettere il carro davanti ai buoi». Caveri infine, avoca a "Mouv'" la proposta di convocare gli "États généraux des autonomistes", evidenziati alla fine della bozza del documento del "rassemblement" «per definire tappe, modalità e contenuti programmatici del cammino comune - ha sottolineato - un'idea a beneficio di un progetto per il rinnovamento della democrazia valdostana e delle sue Istituzioni e per il benessere della popolazione della Valle per evitare azioni verticistiche già confezionate. Cosi sarebbe, invece e con effetti disastrosi, se non si capisse l'importanza di rendere partecipi aderenti, simpatizzanti e chi voglia esserci in questo passaggio. Ma non solo: se bisogna definire la necessaria unitarietà nei modi opportuni in vista delle prossime scadenze elettorali, utili per legittimare con il voto dei cittadini la scelta di "réunification", sarebbe decisivo dar vita in prospettiva, definendone però i tempi sin da subito, ad un unico soggetto politico che faccia del pluralismo interno la sua forza, garantendo la stabilità di governo e la discontinuità contro le già evocate derive personalistiche, secondo principi di trasparenza, competenza e rettitudine morale. Un'azione potente nel solco dello sviluppo dell'identità valdostana e di una gestione corretta del nostro territorio in quadro di collaborazione con il resto delle Alpi e in Europa con i popoli che chiedono più autogoverno. Un percorso serio e condiviso servirebbe in sostanza per evitare il rischio di mettere il carro davanti ai buoi e per fare in modo che ci sia alla base un momento forte e pubblico di svolta. Altrimenti saremmo di fronte ad un'operazione piccina e senza fondamenta».

«Sconcertato per quanto parrebbe stia accadendo». Numerosi dubbi sulla "Casa delle Autonomie" sono stati espressi pubblicamente anche da Albert Chatrian di Alpe, attuale assessore regionale al bilancio, sul quale il Governo regionale dovrebbe cominciare a lavorare dal prossimo mese di ottobre: «faccio politica da un po' di tempo, tuttavia mi sta venendo il dubbio di non aver ancora imparato "il mestiere" del politico, e non so se sia un male - ha scritto su "Facebook" - se la politica non è più in grado di offrire altro oltre allo spettacolo cui stiamo assistendo, fra tavoli allargati e tavolini ristretti, annunci di "réunification", propositi di "réunion", appelli all'"embrassons-nous" e improvvisa riscoperta dell'autonomia, il mio dubbio cresce ancora. Quello che vorrei far capire a chi mi legge è che sono anch'io sconcertato per quanto parrebbe stia accadendo, anche se in questo momento non ho proprio idea se certe notizie appaiano sui giornali senza grosso costrutto, o se realmente si stia lavorando ad un ennesimo imminente cambio di alleanze politiche. Mi permetto semplicemente di ricordare che neanche sei mesi fa, l'alleanza fra Union Valdôtaine ed Union Valdôtaine Progressiste è saltata, ufficialmente perché non c'erano più le condizioni per governare assieme. L'UVP scelse di uscire dall'allora maggioranza votando con Alpe e "Mouv'" una mozione di sfiducia costruttiva attraverso cui si diede poi vita ad una nuova maggioranza e ad un nuovo Governo regionale. Governo che, tra problemi contingenti ed emergenze, sta portando avanti il programma di Legislatura e, senza proclami, cerca di venire incontro alle esigenze dei valdostani. Ci sono tante cose ancora da fare da qui a fine legislatura, tanti tasselli ancora da sistemare per ricomporre il quadro della nostra piccola realtà che sia al contempo armonioso e ambizioso. Non avremmo dovuto, in passato, dormire sugli allori del nostro ricco bilancio; a maggior ragione non possiamo permetterci ora di non agire, di perdere tempo in discussioni pretestuose».

«Chiedo un po' di serietà a chi si occupa di politica». «Anche Alpe ha accettato di sedersi a quel tavolo - ha quindi giustificato Chatrian - ma lo ha fatto perché crede che può essere l'occasione, finalmente, per parlare di ciò che i movimenti autonomisti vogliono fare per la Valle d'Aosta, per difenderne l'Autonomia e salvaguardarne la storia, ma soprattutto per proiettarla verso un futuro solido. Alpe intende però mantenere l'impegno assunto con "Mouv'", "Pour notre Vallée", Stella Alpina, UVP e il consigliere Andrea Padovani il 10 marzo 2017. Abbiamo il compito di traghettare la Valle d'Aosta dallo stallo in cui è stata lasciata andare spesso, ad una navigazione responsabilmente guidata, in grado di affrontare le difficoltà del momento, ma avendo ben chiara la mappa e il percorso che ci dovrà condurre ad un nuovo mondo. Nel futuro della Valle d'Aosta ci sarà ancora, eccome, l'Autonomia, ma per difenderla e garantirla nel tempo dobbiamo essere capaci di farne buon uso: in primis governando bene ed amministrando al meglio le nostre risorse, senza dimenticare però che facciamo parte di uno Stato e che apparteniamo ad una categoria, quella delle regioni a Statuto Speciale, che non gode di molte simpatie».
«Ai signori che dichiarano di avere a cuore le sorti dell'Autonomia
- ha aggiunto, rivolgendosi esplicitamente ai membri di UVP ed UV - ai consiglieri regionali che si siedono ai vari tavoli dove si dovrebbe decidere per il bene della Valle, chiedo di riflettere bene prima di assecondare sommovimenti che, non solo non sarebbero capiti né graditi da gran parte dei valdostani, ma rischierebbero di mettere in ridicolo la nostra regione, senza peraltro portare a niente di concreto o di più incisivo, sul fronte politico, rispetto a quanto si sta facendo ora. Convinto come sono che c'è bisogno più che mai di sobrietà, che le energie andrebbero spese per costruire una Valle d'Aosta proiettata oltre il 2020, chiedo a chi si occupa di politica un po' di serietà. Mancano pochi mesi a fine legislatura, facciamo in modo di non dare ragione ai qualunquisti o ai disfattisti, cerchiamo di ridare dignità al "fare politica", se ci riusciamo».

«Altri percorsi rischiano di farci apparire schizofrenici». «Il confronto e il dibattito politico in atto è legittimo e utile, purché non sia fondato su pregiudizi, purché abbia al centro l'interesse della Valle d'Aosta e non l'autoreferenzialità - ha spiegato, da Fiumicino, sempre su "Facebook", il presidente della Regione, Pierluigi Marquis - ci troviamo alla fase conclusiva di una difficile Legislatura che ha mostrato la necessità per il bene della Valle di un rinnovato metodo e di energie fortemente motivate che sappiano orientare lo sguardo al futuro più che al passato. In questi tempi, in uno spirito autonomista e responsabile, dobbiamo saper garantire la governabilità della Valle, sia per affrontare le questioni particolarmente delicate di questo periodo di crisi, sia per evitare possibili riverberi negativi esterni alla Valle d'Aosta, che renderebbero più difficile la difesa delle nostre prerogative. Sei mesi fa abbiamo intrapreso un nuovo percorso che, sebbene non appaia risolutivo, ha comunque indicato una traccia per guardare al futuro. Credo sia questa la base da cui partire per costruire insieme il domani della nostra Valle, con i valdostani e le forze politiche che ne condividono l'esigenza. Altri percorsi sono difficili da attuare e da comprendere, mostrano disorientamento, rischiano di farci apparire come in preda a schizofrenia».

«La paura spinge ad un passato che non c'è più». «Indietro non si può tornare - ha ribadito Marquis - non si possono assumere posizioni difensive rispetto ai cambiamenti, bisogna governarli. La paura spinge a un passato che non c'è più, impedisce la proiezione al domani. Non è possibile trovare le soluzioni ai problemi del presente con la riproposizione di vecchie formule e con i metodi che hanno condotto alle condizioni attuali. Bisogna essere capaci di fare una lettura critica del passato, non per trovare responsabilità dei singoli, ma per non ripetere gli stessi errori, anche nei rapporti con lo Stato. La situazione della Valle d'Aosta non dipende soltanto dalla pur grave crisi economica, ma è strutturale, e richiede una nuova maturazione, una nuova visione, una nuova cultura politica. D'altra parte, l'approccio centralista fondato su un ruolo eccessivo della Regione, sul benessere senza sviluppo, è contrario allo stesso messaggio federalista di Chanoux, ed allo spirito dell'"Essai sur l'organisation administrative de notre Pays". La semplificazione, la riduzione del ruolo dell'Amministrazione pubblica sono già state da lui delineate con chiarezza, che si richiamava più alla comunità e ai suoi valori, più alla società e alla libertà rispetto al centralismo burocratico e paternalista di cui è stata espressione la Valle d'Aosta degli ultimi trent'anni».

«Mettersi a parlare solo con alcuni e non con tutti è già una sconfitta». «Per questo non è sufficiente creare contenitori ma occorre un confronto aperto tra tutte le forze politiche sulla progettualità e sulla visione della Valle d'Aosta di domani - ha proposto quindi il presidente della Regione - si riproporrebbe un approccio che in ultimo ha portato la Valle d'Aosta all'attuale crisi: invece la politica valdostana deve passare dalla semplice distribuzione di risorse alla progettualità per lo sviluppo. Inoltre, mettersi a parlare solo con alcuni e non con tutti è già una sconfitta: piuttosto è venuto il momento in cui tutti i cittadini si devono impegnare in politica, per partecipare alla costruzione del futuro della Valle. Il politico deve essere disponibile al confronto. A questo si deve essere pronti e partecipi, nell'ambito di tutte le forze autonomiste e federaliste, ma anche con tutto il popolo valdostano, che in questi anni si è allontanato dalla politica. Unirsi e partecipare intorno a un progetto per la Valle d'Aosta richiede una nuova politica, e probabilmente anche un rinnovamento della classe dirigente, fa appello a un nuovo coraggio di fare e a una grande capacità di costruire».

Ultimo aggiornamento: 
Venerdì 8 Settembre '17, h.12.15

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