Roberto Rizzi, procuratore della Corte dei conti di Aosta, conclude il suo incarico: «grande attenzione sul nostro operato, io ci ho messo il cuore»

Angelo Musumarra
Roberto Rizzi durante un'udienza alla Corte dei conti di Aosta

«Sono quattordici anni, da quando sono in Corte, che vado in giro per l'Italia. Ora è arrivato il momento di fermarsi un po' e di ricompattare la famiglia nel luogo in cui c'è la sede familiare. Ovviamente il lavoro a Roma alla Corte d'Appello l'ho scelto io e quindi non posso certamente lamentarmi, ma l'esperienza qui è stata meravigliosa».
Così Roberto Rizzi, procuratore regionale della Corte dei conti dal gennaio 2016, dove arrivava da Palermo, spiega a 12vda le motivazioni della conclusione della sua esperienza in Valle d'Aosta e, parallelamente, nell'organismo che controlla e giudica le spese degli Enti pubblici. Giovedì 26 luglio, infatti, prenderà servizio nella Capitale nel ruolo di giudice nella seconda sezione centrale della Corte d'Appello.

«Non ho fatto nulla di straordinario». Subito dal suo arrivo ad Aosta, in sostituzione del collega Claudio Chiarenza, che aveva operato in Valle d'Aosta per oltre sei anni, si è scontrato, suo malgrado, con il mondo politico valdostano, istituendo l'inchiesta sui danni erariali relativa alle spese dei Gruppi del Consiglio Valle, che ha visto la condanna di cinque consiglieri regionali ed ha concluso la sua attività con l'indagine sul finanziamento pubblico di 140 milioni di euro, dal 2012 al 2015, al "Casino de la Vallée", con conseguenti sequestri conservati verso ventuno consiglieri regionali e la richiesta di revoca di alcune vendite effettuate da quattro indagati.
L'udienza, anticipata dalla richiesta di sblocco dei sequestri patrimoniali, che non è stata concessa, si è tenuta lo scorso mercoledì 11 luglio: «stiamo aspettando le decisioni della Corte - aggiunge Rizzi - ma ormai il mio lavoro su questa vicenda si è concluso. Non reputo questa inchiesta un atto di coraggio ma è stato soltanto un esercizio ordinario dei poteri che sono intestati alla Procura della Corte dei conti, non ho fatto nulla di straordinario se non applicare le norme, è quello che a me sembra, poi sarà la sentenza a giudicare».

«Non credo di aver influito sulle dinamiche elettorali». La lunghissima udienza del processo principale, unita alle altre che hanno chiesto lo sblocco dei sequestri cautelativi, aveva visto diverse critiche verso la decisione di Roberto Rizzi, la prima del genere a livello nazionale, anche se lo stesso procuratore non si è mai sottratto al confronto con i difensori dei vari imputati: «è fisiologico avere rispetto delle opinioni altrui - sottolinea ancora Rizzi - ma è chiaro che la Procura, quando ha formalizzato le richieste, queste erano profondamente meditate. Da parte nostra, nei confronti della difesa degli imputati, non c'è stato uno spostamento rispetto a quello che originariamente era stato previsto, e la mia disponibilità al dialogo è dovuta al fatto che le norme vanno applicate sempre e nei confronti di chiunque. Questa è una Procura piccola perché la regione è piccola, però l'attività che viene svolta è analoga a delle regioni più grandi. E' chiaro che le forze sono minori e quindi devono essere centellinate verso quei profili che presentano maggiore incisività sulla spesa pubblica, il Casinò è stato uno di questi».
Non sono mancate le illazioni sulla tempistica dell'inchiesta sul Casinò, che si è incrociata con due consultazioni elettorali, e diversi commentatori pubblici hanno attribuito la sconfitta di questo o di quel partito anche in conseguenza alle accuse contenute nei fascicoli dell'indagine: «questo sicuramente no, io non credo di aver svolto qualcosa che possa aver influito sulle dinamiche elettorali - ribadisce il procuratore Rizzi - è una sfera che proprio non mi appartiene e nelle intenzioni era assolutamente escluso tutto questo. Io ho applicato le norme e poi queste norme hanno avuto degli effetti, questo spetta ad altri valutarlo».

«Ci ho provato e ci ho messo il cuore». L'attività della Corte dei conti, che ha più volte condannato dirigenti regionali che avevano assunto ripetutamente consulenti esterni, ha avuto conseguenze nella gestione degli incarichi da parte dell'Amministrazione pubblica, così come non sono mancate le diverse segnalazioni di presunti abusi, che non sempre però hanno visto l'apertura di un fascicolo: «noi non siamo degli sceriffi - rimarca Roberto Rizzi - fortunatamente la Corte dei conti viene percepita come al servizio del cittadino e noi operiamo in nome del popolo italiano. Chi sta dietro l'Istituzione è comunque un soggetto che deve avere ben presente l'obiettivo che è quello di cercare di incanalare la spesa pubblica nel modo più corretto possibile. Io credo che questo risultato sia stato raggiunto, io ci ho provato e ci ho messo il cuore, non so se sono riuscito nell'intento, saranno altri a giudicare».

Il nuovo procuratore è stato capo di Gabinetto del ministro Andrea Orlando. Intanto, ad Aosta, al posto di Roberto Rizzi, arriverà un altro romano: Massimiliano Atelli, 51 anni il prossimo 6 ottobre, proveniente da Firenze, dopo aver operato a Milano, magistrato della Corte dei conti dal settembre 2003. Atelli, tra le numerose attività svolte, è stato capo dell'Ufficio legislativo del Ministero dell'ambiente dal 2008 al 2013, con i ministri Stefania Prestigiacomo e Corrado Clini, a cui è seguita l'esperienza di capo di Gabinetto del Ministro dell'ambiente Andrea Orlando, per il quale ha svolto anche l'incarico di capo della Segreteria tecnica, che si è protratta anche con il suo successore, Gianluca Galletti, fino al 2014.
Il nuovo procuratore regionale della Corte dei conti di Aosta, oltre ad essere stato professore universitario di Diritto dell'informazione e della comunicazione ed aver lavorato per il "Garante per la protezione dei dati personali", ha collaborato, come esperto, con le testate economiche "Il Sole - 24 ore" ed "Italia Oggi" ed è stato consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.
Chissà se anche al primo piano del palazzo in piazza Roncas ad Aosta porterà con sé la stampa di Camillo Benso, conte di Cavour, fondatore, nel 1862, della Corte dei conti, che aveva affermato che "E' assoluta necessità di concentrare il controllo preventivo e consuntivo in un magistrato inamovibile".

«Ho notato che in Valle d'Aosta, sul nostro operato, c'è grande sensibilità e grande attenzione - conclude Rizzi, prima di ripartire, per l'ultima volta, verso la Capitale - la qualità del lavoro credo che sia stata percepita e sono certo che continuerà con il mio successore perché è una persona straordinaria».

ultimo aggiornamento: 
Martedì 24 Luglio '18, h.18.40

La Terra vista dallo spazio