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A tre giorni dalla nomina, Filippo Rolando presenta la domanda per il "concordato" del Casinò: «indispensabile il controllo del Tribunale»

redazione 12vda.it
Filippo Rolando, amministratore unico del Casinò

Filippo Rolando, nuovo amministratore unico del "Casino de la Vallée SpA" ha depositato mercoledì 31 ottobre, dopo soli tre giorni dalla sua nomina, in Tribunale, ad Aosta, una domanda, con riserva, per accedere al "concordato", in accordo con i due soci, la Regione autonoma Valle d'Aosta ed il Comune di Saint-Vincent: «ho intrapreso una manovra finalizzata a conseguire il risanamento della società - scrive il "ristrutturatore", in una nota - in un'ottica di prosecuzione dell'attività aziendale, finalizzata alla stipulazione di accordi di ristrutturazione dei debiti con i propri creditori».

«Riteniamo indispensabile che la procedura avvenga sotto il controllo del Tribunale». «In ragione del notevole impatto sociale che la questione riveste - aggiunge Rolando - la società, allo scopo di garantire il massimo rispetto dei diritti dei lavoratori e dei creditori e la migliore preservazione del patrimonio aziendale, ritiene indispensabile che la procedura di negoziazione avvenga sotto il controllo del Tribunale. A tal fine la società, in collaborazione con adeguate professionalità, ha depositato già in data odierna presso il Tribunale di Aosta una domanda con riserva, ai sensi dell'articolo 161, comma 6, della Legge fallimentare».

Entro, al massimo, cinque mesi, il nuovo Piano e la documentazione. L'articolo in questione prevede che "l'imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi ed all'elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il Piano e la documentazione entro un termine fissato dal giudice, compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni".
Inoltre, "con decreto motivato che fissa il termine di cui al primo periodo, il Tribunale può nominare il commissario giudiziale che , quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall'articolo 173 (la revoca dell'ammissione al concordato e la dichiarazione del fallimento nel corso della procedura, n.d.r.), deve riferirne immediatamente al Tribunale che, verificata la sussistenza delle condotte stesse, può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del Pubblico ministero, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza".

Se ci sono atti di frode il "concordato" salta e si passa al fallimento. L'articolo 173, infatti, prevede che "il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al Tribunale, il quale apre d'ufficio il procedimento per la revoca dell'ammissione al concordato, dandone comunicazione al Pubblico ministero ed ai creditori" e che le disposizioni "si applicano anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato".

«Si segnala che le trattative con i principali creditori - precisa infine Filippo Rolando - sono già in fase avanzata e che quindi si confida nel fatto che la procedura si concluderà in tempi brevi».

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