Un 50enne marocchino muore a Charvensod dopo una rissa. Indagato per omicidio un valdostano: «entrambi erano ubriachi» dichiarano i Carabinieri

redazione 12vda.it
La zona in cui è morta la vittima

Rachid Oussalam, cinquantenne di origine marocchina, residente a Charvensod, lavoratore precario in una cooperativa che si occupa di sistemazioni del verde, è morto nella notte tra sabato 22 e domenica 23 settembre, in seguito ad una rissa avvenuta di fronte alla "Locanda Da Mami", nel capoluogo del paese della "Plaine" di Aosta, poco distante da dove abitava con la moglie e tre figli piccoli, l'ultimo dei quali non ha ancora compiuto un anno.

Indagato un valdostano per omicidio preterintenzionale. Oussalam sarebbe deceduto a causa di un fatale trauma alla nuca, dopo aver battuto con violenza pare sullo spigolo in pietra del marciapiede davanti al locale, forse provocato da una spinta: la Procura di Aosta sta indagando Remo Quendoz, muratore 46enne anch'egli residente a Charvensod, accusato di omicidio preterintenzionale. Nella rissa anche Quendoz era rimasto ferito, colpito al viso, a poca distanza dall'occhio, con una bottiglia di vetro spaccata: sul posto, intorno alle ore una, oltre agli operatori del "118", che hanno constatato il decesso di Oussalam e trasferito Quendoz in ospedale, dove è stato curato e dimesso, sono intervenuti i Carabinieri del "Nucleo operativo radiomobile" di Aosta, che su incarico del pubblico ministero Francesco Pizzato, stanno svolgendo le indagini per ricostruire l'accaduto.
I Militari hanno sottolineato che entrambi i litiganti erano «in stato di ebbrezza alcolica» e, da quanto emerso da una prima ricostruzione, la discussione sarebbe iniziata all'interno del locale ed è proseguita fuori, dove i toni sono ulteriormente saliti.
Gli inquirenti, oltre ad ascoltare i testimoni ed a controllare le immagini delle telecamere presenti nella zona, stanno verificando se nella rissa sono state coinvolte altre persone e, per verificare le cause del decesso di Oussalam è stata disposta l'autopsia sul corpo della vittima, che verrà eseguita venerdì 28 settembre dal medico legale Mirella Gherardi insieme ad un perito nominato dai legali di Remo Quendoz.

Andrea Manfrin querela un egiziano che lo accusa di razzirmo. Numerose discussioni, a causa dell'origine magrebina della vittima, sono nate sui "social", ed una, in particolare, coinvolge Andrea Manfrin, consigliere regionale della Lega, attaccato da un egiziano noto alle Forze dell'ordine per i suoi precedenti per stalking: «noi immigrati siamo contro il Governo razzista presieduto dalla "Lega nord" - ha scritto su "Facebook" - dopo le (sic!) frase "uno in meno" pronunciata dal consigliere regionale Andrea Manfrin dopo l'assassinio di un marocchino in Valle d'Aosta... Fuori Andrea Manfrin dall'assessorato... Chiediamo indagine della Procura della Repubblica sul comportamento razzista del consigliere regionale... Vogliamo chiarimenti sul caso...».
«Ho sporto querela verso questo signore - ha risposto Manfrin - che mi accusa di aver scritto frasi che non ho mai nemmeno pensato. Non vedo l'ora di dare un po' di soldi in beneficenza e di insegnare un po' di educazione al personaggio in questione».
«Io ho commentato dicendo "peccato solo uno" - ha quindi evidenziato un "follower" di Manfrin, risolvendo la questione - ma non era la sua etnia il problema. Ma l' appartenenza alla categoria "co****ni". A cinquant'anni suonati se hai bisogno di ubriacarti e morire perché usi violenza sul suolo pubblico, non fai pena... anzi, non sono certo queste le tragedie. Ribadisco, peccato che lui sì e l'altro "scienziato" no».

«Rifuggiamo la violenza in qualsiasi forma». «Sono molto dispiaciuto per questa vicenda - commenta a 12vda Mostafa Moutazzaki, presidente della "Associazione immigrati marocchini" di Aosta - uno esce di casa e muore dopo una discussione per cose banali, condanno chi usa questa tragedia per uno scopo politico e per cercare visibilità, soprattutto in questo momento storico dove l'immigrazione rappresenta il tema principale del Governo centrale. Condoglianze alla famiglia e coraggio anche per l'altra persona coinvolta, che sta vivendo una situazione drammatica. Preferisco non esprimermi sulla specifica vicenda e confido nel sistema giudiziario».
«In momenti come questi il silenzio vale più di tante parole - chiosa, ancora su "Facebook", Ronny Borbey, sindaco di Charvensod - un nostro compaesano è morto, un altro è ferito e la tragedia ha colpito due famiglie della nostra comunità. Rifuggiamo la violenza in qualsiasi forma».

ultimo aggiornamento: 
Martedì 25 Settembre '18, h.18.30