La Meloni difende la proposta sul tetto degli alunni stranieri

La proposta del premier Giorgia Meloni di limitare al 30% gli alunni stranieri per classe ha suscitato critiche da parte dei politici dell’opposizione e dei presidi. Sembrava inoltre suscitare un intervento mirato del presidente Sergio Mattarella sul ruolo della scuola nell’integrazione.

Questa settimana in Italia è scoppiata una disputa sulla proposta del Primo Ministro Giorgia Meloni di limitare al 30% la percentuale di alunni stranieri in una data classe, con il dibattito che ha coinvolto il Presidente Sergio Mattarella e riacceso interrogativi su come tale misura potrebbe funzionare nella pratica.

La proposta della Meloni suscita critiche

La Meloni ha esibito per la prima volta il cappello la domenica precedente, intervenendo a un festival organizzato da Gioventù Nazionale, l’ala giovanile del suo partito Fratelli d’Italia. Nello stesso discorso ha affermato che burqa e niqab saranno vietati nelle scuole italiane.

La proposta è stata rapidamente criticata da due direzioni. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi scolastici (ANP), ha affermato che la preoccupazione di fondo è comprensibile ma si è chiesto come potrebbe essere applicato nella pratica un limite massimo. Ha osservato che le scuole – in particolare a livello prescolare e primario – sono generalmente tenute ad accettare i bambini dal loro bacino di utenza indipendentemente dalla nazionalità.

I dati dell’opposizione erano più schietti. Vittoria Baldino del Movimento 5 Stelle ha accusato il governo di utilizzare le scuole per “propaganda” elettorale in vista delle elezioni generali del prossimo anno, sostenendo che problemi più urgenti – dalla mancanza di forniture di base al malfunzionamento del riscaldamento e dell’aria condizionata nelle aule – venivano trascurati. Ha inoltre sottolineato che l’Italia spende circa il 4% del PIL per l’istruzione, al di sotto della media europea, e ha osservato che una circolare ministeriale prevede già un tetto massimo del 30% per le aule scolastiche.

Mattarella punta sulla scuola come strumento di integrazione

Il presidente Mattarella ha affrontato indirettamente la polemica lunedì, intervenendo all’inaugurazione del nuovo anno scolastico all’Istituto comprensivo “Sergio Marchionne” di Amatrice, nel decennale del terremoto che ha ucciso 3.030 persone nel Centro Italia.

Senza citare direttamente la proposta della Meloni, Mattarella ha affermato che la scuola deve contribuire a prevenire la formazione di “ghetti” e ad abbattere le barriere, creando fiducia con le famiglie e rafforzando la coesione sociale piuttosto che la divisione. Ha definito la scuola “lo strumento più efficace di integrazione” sia per i bambini che arrivano dall’estero sia per quelli nati in Italia da genitori immigrati, invocando l’articolo 34 della Costituzione, che garantisce che la scuola sia “aperta a tutti”. Secondo quanto riferito, la linea ha suscitato applausi prolungati.

Queste osservazioni sono state da molti interpretate come un tentativo del capo dello Stato di prendere le distanze dalla proposta del governo.

La Meloni ha risposto martedì durante un’apparizione su Rai 1 Cinque minutisostenendo che lo stesso Mattarella aveva assunto una posizione simile quando era ministro dell’Istruzione negli anni ’90. Ha detto che all’epoca aveva redatto circolari che sconsigliavano di concentrare gli alunni stranieri nella stessa classe, definendola “una misura di buon senso” e ribadendo la sua intenzione di andare avanti con il limite.

Lo scambio lascia il governo e la presidenza pubblicamente in disaccordo su come le scuole italiane dovrebbero gestire un numero crescente di alunni nati all’estero e di seconda generazione, con i dirigenti scolastici che si chiedono ancora se un tetto percentuale fisso sia praticabile sul campo.