Quasi un bambino italiano su quattro vive in povertà

Un nuovo rapporto dell’UNICEF sui bambini e la disuguaglianza economica colloca l’Italia nella fascia intermedia delle nazioni ricche. Tuttavia, segnala gravi preoccupazioni sulla povertà e l’obesità infantile, riconoscendo anche i tassi relativamente bassi di suicidio tra gli adolescenti del paese.

I bambini italiani crescono in un paese in cui la disuguaglianza economica sta modellando le loro possibilità di vita in modi misurabili, secondo Report Card 20: Disuguaglianze di opportunità: bambini e disuguaglianza economicapubblicato martedì dall’Ufficio Strategia e Evidenze dell’UNICEF. Il rapporto, il ventesimo di una lunga serie che analizza il benessere dei bambini nelle nazioni più ricche del mondo. Esamina la relazione tra le disuguaglianze economiche e il benessere dei bambini in 44 paesi dell’OCSE e ad alto reddito, scoprendo che nella maggior parte di essi i tassi di disuguaglianza di reddito e di povertà infantile rimangono ostinatamente elevati.

La classifica generale dell’Italia, al 12° posto su 44 paesi, la colloca comodamente nella metà superiore della classifica, un miglioramento significativo rispetto alle edizioni precedenti, dove l’Italia figurava regolarmente nell’ultimo terzo. Il risultato riflette un quadro davvero contrastante: aree di forza tranquilla si affiancano a lacune persistenti e preoccupanti.

Povertà infantile

Il dato più sorprendente per l’Italia è che circa il 23% dei bambini vive in famiglie con un reddito inferiore al 60% della mediana nazionale – la definizione standard di povertà relativa di reddito utilizzata in tutta l’UE. Ciò significa che quasi un bambino italiano su quattro potrebbe non avere accesso alle risorse che i suoi coetanei danno per scontate, come un’alimentazione adeguata, un alloggio stabile, materiale didattico e partecipazione ad attività sociali.

Nei 44 paesi studiati, quasi un bambino su cinque vive in media in condizioni di povertà di reddito, il che significa che i suoi bisogni primari potrebbero non essere soddisfatti. Il tasso italiano del 23% è superiore a quella media, rendendo la povertà infantile una delle sfide irrisolte più urgenti del Paese. La dimensione geografica aggrava la preoccupazione. I dati mostrano costantemente che il problema è molto più acuto nel Sud Italia e nelle isole, dove i tassi di povertà infantile sono drammaticamente più alti che nel Nord e nel Centro.

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Salute – Mentale e fisica

Il rapporto rileva che il 27% dei bambini e degli adolescenti italiani di età compresa tra i cinque e i 19 anni sono in sovrappeso, un dato che richiede attenzione date le sue implicazioni a lungo termine per la salute pubblica. L’Italia ha storicamente avuto alcuni dei tassi di obesità infantile più alti in Europa, in particolare nel sud, dove modelli alimentari e fattori socioeconomici si intersecano in modi complessi.

C’è però un vero lato positivo in questi dati. La precedente Report Card Innocenti dell’UNICEF, pubblicata nel 2025, rilevava che tra il 2018 e il 2022 i tassi di sovrappeso hanno continuato ad aumentare in un terzo dei paesi considerati, ma sono migliorati sostanzialmente solo in due: Italia e Portogallo.

Il rapporto rileva inoltre che i bambini che vivono nei paesi con i più alti livelli di disuguaglianza hanno 1,7 volte più probabilità di essere in sovrappeso rispetto a quelli che vivono nei paesi più equi. Ciò evidenzia la connessione tra deprivazione economica e scarsi risultati in termini di salute fisica.

Un’area in cui l’Italia ottiene risultati decisamente positivi è il suicidio degli adolescenti. Il tasso di mortalità per suicidio in Italia tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni è pari a 2,82 per 100.000, uno dei livelli più bassi in Europa. È anche ben al di sotto dei tassi registrati in paesi come Lituania, Nuova Zelanda ed Estonia, che sono costantemente in testa alle classifiche dei suicidi nelle edizioni precedenti.

È un dato che parla, almeno in parte, della resilienza di forti reti familiari, legami comunitari e coesione sociale che continuano a caratterizzare gran parte della vita italiana.

Il contesto più ampio

Il direttore dell’UNICEF Innocenti, Bo Viktor Nylund, ha affermato: “La disuguaglianza influisce profondamente sul modo in cui i bambini apprendono, cosa mangiano e come si sentono nei confronti della vita”. Il rapporto invita i governi a rafforzare le reti di sicurezza, espandere i benefici familiari e familiari, aumentare i salari minimi e impegnarsi direttamente con i bambini per comprendere come la disuguaglianza modella la loro esperienza quotidiana.

Per l’Italia il 12° posto in classifica è il riconoscimento che molto si sta facendo bene. Un Paese che si colloca tra gli ambienti più protettivi in ​​Europa per la salute mentale degli adolescenti e che ha mostrato reali progressi nella lotta all’obesità infantile, ha le basi per fare meglio sulla povertà infantile.

Se abbia la volontà politica di affrontare le disuguaglianze strutturali – in particolare il persistente divario nord-sud – che mantengono quasi un quarto dei suoi bambini in circostanze precarie è una questione che va ben oltre qualsiasi classifica.