Lo storico teatro dell’opera di Venezia ha interrotto tutti i legami con la sua controversa direttrice musicale designata Beatrice Venezi dopo i commenti da lei fatti ad un giornale argentino. L’intervista di Venezi ha portato mesi di aspro conflitto a una conclusione improvvisa e ha scatenato scene di giubilo all’interno del teatro stesso.
Il mandato di Beatrice Venezi alla direzione musicale del Teatro La Fenice è finito prima ancora di iniziare. Domenica 26 aprile la fondazione che gestisce il leggendario teatro d’opera di Venezia ha annunciato di aver cancellato ogni futura collaborazione con il 36enne direttore d’orchestra.
Lo stimolo immediato è stata un’intervista rilasciata da Venezi il 23 aprile al quotidiano argentino La Nazionegiornale al quale è legata grazie al suo ruolo di direttore ospite al Teatro Colón di Buenos Aires. Nell’intervista Venezi ha accusato La Fenice di nepotismo, dicendo: “Non ho mecenati. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra in cui le cariche si tramandano praticamente di padre in figlio”.
Le parole finirono come una granata all’interno dell’istituzione. Il sindacato dei lavoratori del teatro ha prontamente condannato le dichiarazioni definendole “gravi, false e offensive” e incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e di proficua collaborazione artistica.
Il fuoco
Il Sovrintendente Nicola Colabianchi ha annunciato la risoluzione affermando: “La decisione è stata presa anche a seguito di ripetute e gravi dichiarazioni pubbliche rese dal Maestro; dichiarazioni ritenute offensive e lesive del prestigio artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, sulla cui sostanza e sui giudizi espressi la Fondazione non condivide, sono incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e il rispetto dovuti ai membri dell’Orchestra”.
La decisione portava con sé una particolare ironia. Colabianchi è stato tra i più fermi difensori di Venezi sin dalla sua controversa nomina nel settembre 2025. Era stato lui il sovrintendente che l’aveva designata, sostenendo la scelta come “un investimento per il futuro” e citando quello che ha definito il “valore simbolico” di nominare una giovane donna su uno dei podi più prestigiosi d’Italia.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che in precedenza aveva sostenuto la nomina, si è mosso rapidamente per allontanare il governo dalle conseguenze. Ha espresso “piena fiducia” in Colabianchi e ha auspicato che la decisione “sgomberi il campo da incomprensioni, tensioni e strumentalizzazioni di ogni ordine e grado nell’interesse del teatro e della città di Venezia”.
Scene di giubilo alla Fenice
La notizia è arrivata domenica sera, proprio mentre la Fenice chiudeva la serata con l’opera di Wagner Lohengrindiretto da Markus Stenz, stava iniziando. La voce si è sparsa rapidamente per tutta la casa durante il primo intervallo, con il pubblico che ha tirato fuori i telefoni e ha passato la notizia da persona a persona. È seguita un’ovazione unanime, con alcuni spettatori che si sono recati a congratularsi personalmente con i musicisti dell’orchestra. Tra gli stessi musicisti l’entusiasmo era evidente, con i violinisti che alzavano in alto i loro strumenti per festeggiare.
L’orchestra si è unita al pubblico in lunghi applausi e grida di gioia per la notizia.
Una polemica lunga sette mesi
Le radici della crisi risalgono al 22 settembre 2025, quando Venezi fu nominato direttore musicale stabile della Fenice con un mandato quadriennale a partire dall’ottobre 2026. La decisione scatenò immediatamente una forte opposizione da parte dei musicisti e dello staff del teatro, che sollevarono preoccupazioni non solo sulla natura politica della nomina ma anche sulle credenziali artistiche del direttore.
I critici hanno notato che Venezi non aveva mai diretto prima un’importante orchestra di un teatro d’opera. L’orchestra e il coro hanno intrapreso ripetute azioni sindacali. Uno sciopero nell’ottobre 2025 ha portato alla cancellazione della prima di Wozzecke in novembre un corteo operaio ha richiamato personale da altri teatri italiani. La protesta si è diffusa anche nell’auditorium, con musicisti che indossavano spille con il simbolo di una chiave di violino e membri del pubblico che hanno inondato la platea di volantini.
La nomina ha prodotto anche una serie di dimissioni di alto profilo. Domenico Muti, figlio del celebre direttore d’orchestra Riccardo Muti, si dimise dall’incarico di consulente teatrale, così come il consigliere Alessandro Tortato, nominato dal governo.
Il sentimento era così crudo che, per la prima volta nella storia della Fenice, il pubblico aveva chiesto esplicitamente le dimissioni del sovrintendente prima dell’inizio di un concerto – durante uno spettacolo del venerdì di Pasqua all’inizio di questo mese.
Politica, genere e il legame Meloni
La nomina è stata controversa fin dall’inizio, anche a causa della vicinanza ben documentata di Venezi al primo ministro Giorgia Meloni. Poco dopo essere salita al potere nel 2022 come prima donna primo ministro italiano, la Meloni ha nominato Venezi consigliere musicale del suo governo. Da allora la conduttrice ha ricevuto sia elogi pubblici dalla Meloni che un premio dal suo partito Fratelli d’Italia (FdI).
Il padre di Venezi è un ex militante di estrema destra, un dettaglio biografico che ha contribuito a politicizzare la disputa e ha reso difficile separare le questioni di merito artistico dall’appartenenza politica. I critici di sinistra sostenevano che il suo curriculum fosse troppo scarno per un incarico della statura della Fenice. Quello della Gran Bretagna Telegrafo quotidianoal contrario, ha sostenuto di essere vittima di sessismo, misoginia e inversione dell’età.
La stessa Venezi aveva reso la dimensione di genere centrale nel suo caso pubblico, insistendo per essere chiamata “direttore” piuttosto che “diretta” – una posizione personale di vecchia data. Ha anche presentato la sua nomina come un duro colpo per la rappresentanza femminile nella musica classica.