Da una testa di Alessandro del I secolo raffigurata come un dio del sole a una lettera rinascimentale di un duca al suo poeta, uno storico rimpatrio di manufatti segna 25 anni di cooperazione italo-americana contro il traffico globale di opere d’arte.
La polizia artistica italiana e le forze dell’ordine americane hanno unito le forze mercoledì sera alla Caserma La Marmora a Roma per svelare 337 antichi manufatti rimpatriati dagli Stati Uniti negli ultimi mesi. Si tratta di una delle restituzioni più significative di beni culturali depredati della recente storia italiana.
Gli oggetti abbracciano più di mille anni di civiltà italiana: romana, bizantina, magnogreca. Il tesoro comprende sculture, bronzi, ceramiche, oreficerie, documenti d’archivio e opere d’arte, la maggior parte delle quali provenienti da scavi clandestini o rubate direttamente alle istituzioni italiane prima di trovare la loro strada nel mercato internazionale dell’arte.
“La cultura non è persa, non è dimenticata”, ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli durante la cerimonia, alla quale ha partecipato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman J. Fertitta. “Va tutelata, recuperata e soprattutto restituita alla comunità. La nostra cultura non andrà perduta”.
I 337 oggetti sono stati recuperati in due tranche distinte. Del totale, 221 sono stati restituiti grazie alla collaborazione con l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan, che sotto il susseguirsi dei procuratori distrettuali ha mantenuto una delle unità investigative sul traffico di antichità più attive al mondo. I restanti 116 sono stati recuperati il 10 aprile attraverso un’operazione congiunta che ha coinvolto l’FBI, l’Homeland Security Investigations e l’ufficio del procuratore distrettuale. La casa d’aste Christie’s di New York ha contribuito all’identificazione e alla restituzione di almeno un oggetto.
Tuttavia, il comandante generale dei Carabinieri TPC, Antonio Petti, ha sottolineato che operazioni di questo tipo richiedono una strategia internazionale sostenuta e coordinata. Il traffico d’arte, ha osservato, è “un fenomeno globale e complesso” che non può essere combattuto attraverso sforzi nazionali isolati.
Alessandro Magno come Helios
L’oggetto che attira maggiormente l’attenzione è una testa in marmo di Alessandro Magno, risalente al I secolo d.C. Raffigura il conquistatore macedone nelle vesti di Helios, il dio greco del sole. La testa fu originariamente rinvenuta nella Basilica Emilia nel Foro Romano e il suo ritorno in Italia chiude un capitolo iniziato quando fu illecitamente prelevata e trafficata all’estero.
Accanto ad essa, tra i singoli reperti più significativi, si trovano una scultura in bronzo saccheggiata da Ercolano, la città sepolta accanto a Pompei dal Vesuvio nel 79 d.C., e due sculture egiziane in basalto. Il nucleo della collezione restituita abbraccia anche il periodo che va dal V secolo a.C. al III secolo d.C. e comprende sculture, bronzi, ceramiche e oreficerie provenienti da tutto l’antico mondo mediterraneo.
Il bottino dell’FBI comprende bronzi e terrecotte dall’età del ferro al periodo ellenistico, mentre tra gli oggetti recuperati con l’assistenza dell’Homeland Security Investigations figurano il timone di una nave, un vaso di Canosa e una serie di monete romane.
Una lettera rinascimentale consegnata all’Italia
Tra i 337 reperti più toccanti dal punto di vista storico c’è una lettera scritta nel 1524 da Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, al poeta Ludovico Ariosto – autore del Orlando Furiosouna delle opere più importanti della letteratura rinascimentale italiana.
La lettera verrà restituita all’Archivio di Stato di Massa, a cui appartiene. “Questo documento verrà finalmente restituito al suo contesto originario, ricostruendo l’unità di un patrimonio e restituendo il pieno significato delle fonti”, ha affermato Antonio Tarasco, Direttore generale dell’Archivio. “È anche grazie a queste operazioni che gli Archivi rafforzano la loro funzione: conservare e trasmettere nel tempo testimonianze autentiche, essenziali per una piena comprensione della nostra storia e del nostro assetto istituzionale”.