La crisi del calcio italiano si aggrava mentre un’indagine penale del Milan svela una presunta manipolazione delle decisioni del VAR e della selezione degli arbitri.
Il calcio italiano affronta una nuova crisi a causa di un’indagine penale che ha preso di mira il capo degli arbitri e i funzionari del VAR. Cinque esponenti del sistema arbitrale di Serie A e Serie B sono ora indagati dalla Procura di Milano. Lunedì fonti hanno confermato che sono sotto indagine anche diverse altre persone.
Al centro dell’inchiesta c’è Gianluca Rocchi, designatore arbitrale sia della Serie A che della Serie B. Rocchi è stato indagato penalmente per presunta frode sportiva e dovrà comparire giovedì davanti alla Procura di Milano. Si è allontanato dai suoi incarichi mentre le indagini procedono.
Sotto indagine c’è anche Andrea Gervasoni, supervisore VAR della Serie A, che si è anch’egli sospeso dal suo incarico. Tra gli indagati figurano anche altri tre dirigenti del VAR: Rodolfo Di Vuolo, Luigi Nasca e Daniele Paterna. I media italiani riferiscono che tutti e tre sono sospettati di aver fornito false informazioni durante l’inchiesta.
Tutto nasce dalla denuncia di un tifoso del Verona
L’indagine trae origine da una denuncia presentata nel 2024 da un avvocato e tifoso dell’Hellas Verona, in seguito alla sconfitta per 2-1 in Serie A contro l’Inter a San Siro. La partita è stata decisa da un gol concesso nonostante il difensore dell’Inter Alessandro Bastoni avesse dato una gomitata in faccia a Duda del Verona durante la preparazione. L’arbitro del VAR in servizio per quella partita era il Nasca; Di Vuolo è stato assistente del VAR. Non è stato effettuato alcun intervento.
Un secondo filone dell’indagine emerse nel luglio del 2025, quando gli investigatori parlarono con Domenico Rocca, ex guardalinee di Serie A che aveva presentato autonomamente una denuncia sul sistema arbitrale. È stata la relazione di Rocca, depositata un anno fa, a portare per prima all’esame le accuse di interferenza esterna con le revisioni del VAR.
Le accuse contro Rocchi
Le accuse contro Rocchi sono concrete e gravi. È accusato di frode sportiva in relazione a tre distinti incidenti.
Il più eclatante riguarda la sala VAR in occasione della partita Udinese-Parma del marzo 2025, vinta dall’Udinese 1-0 su rigore. Rocchi è accusato di aver fatto pressioni su un dirigente del VAR affinché rivedesse un episodio di fallo di mano che aveva portato alla concessione del rigore decisivo. Un video dall’interno della sala del VAR mostra l’arbitro Paterna che distoglie lo sguardo dal suo monitor e pronuncia con la bocca le parole “è un rigore”. Sembra che ciò sia avvenuto in risposta ad un colpo alla porta della sala del VAR attribuito a Rocchi, atto che rappresenterebbe una fondamentale violazione del protocollo. Una delle principali preoccupazioni del caso è l’accusa secondo cui il personale del VAR potrebbe essere stato sottoposto a istruzioni codificate o influenze esterne, sollevando seri dubbi sull’indipendenza della tecnologia progettata per garantire un arbitraggio corretto.
Rocchi è anche accusato di aver manipolato le nomine degli arbitri pensando all’Inter. Avrebbe scelto Andrea Colombo per arbitrare la trasferta dell’Inter a Bologna nell’aprile 2025 con la motivazione che Colombo era “piace all’Inter”. Allo stesso modo, ha assicurato che Daniele Doveri, un arbitro che il club avrebbe non favorito, non avrebbe diretto nessuna partita dell’Inter nelle fasi finali della stagione o nella finale di Coppa Italia. L’Inter ha perso 1-0 la partita del Bologna.
L’indagine di Gervasoni riguarda un altro episodio di Serie B. È accusato di condotta irregolare in relazione a una partita Salernitana-Modena del marzo 2025, in cui un rigore inizialmente concesso al Modena fu poi revocato a seguito di un intervento del VAR.
La posizione scomoda della Figc
L’indagine penale ha messo la Federcalcio italiana (FIGC) in una posizione scomoda. La federazione aveva già indagato su Rocchi l’anno scorso per l’incidente della cabina del VAR, ma a luglio aveva archiviato il procedimento disciplinare. La questione è ora riemersa con l’avvio dell’inchiesta penale. Il procuratore della FIGC Giuseppe Chiné ha confermato di essere in contatto con la Procura di Milano e valuterà la possibilità di riaprire le indagini della federazione se emergeranno nuove prove.
Il presidente della Serie A Ezio Simonelli si è mosso rapidamente per difendere l’integrità del campionato. “Abbiamo il dovere di garantire che il sistema calcio assicuri trasparenza e parità di trattamento. Non può essere un avviso di accertamento che mette in discussione l’onestà intellettuale e il funzionamento di un intero sistema. Se salta fuori che qualcuno ha sbagliato, sarà giusto che paghi. Ma non è mai consentito mettere in discussione la credibilità del sistema”.
Sia Rocchi che Gervasoni saranno interrogati dalla Procura di Milano il 30 aprile.